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mercoledì 27 maggio 2026

Leslie's Life

Interessante recupero di archeologia biblioludica, o per meglio dire fumettoludica. L’opera che dà il titolo a questo libro è rimasta inedita per quasi sessant’anni a causa della sua lunghezza (40 tavole cui vanno aggiunte “copertina” e presentazione) ritenuta eccessiva per la rivista Quark cui era destinata, su cui vide invece la luce la più breve Norman vs. America dello stesso autore ristampata anche in questa sede.

Leslie’s Life è «una striscia a fumetti programmata» in cui il lettore decide volta per volta in quale direzione si svilupperà la vicenda umana del/la protagonista Leslie, dalla nascita sino all’affermazione o a una serie di morti una più brutta dell’altra. È il lettore stesso a decidere anche il sesso di Leslie, dal nome opportunamente epiceno, che viene disegnato/a in maniera ambigua potendo venire così interpretato/a come maschio o femmina a seconda della situazione. Questo tipo di virtuosismo riesce solo a quei disegnatori che sono veramente bravissimi o al contrario a quelli scarsi. Charles Platt rientra nella seconda categoria (Andrea Angiolino lo presenta generosamente come underground e forse c’è un po’ di Greg Irons in queste tavole).

Nonostante l’autore ci avvisi che raggiungere il lieto fine è difficile (calcola una possibilità su 30) io ci sono riuscito al primo colpo, e anche nella giocata immediatamente successiva sempre là sono finito. Una volta impostate le condizioni di base (Leslie femmina sarà bella o brutta? Leslie maschio che da bambino è alquanto disturbato diverrà un genio o è proprio un imbecille congenito?) la trama punteggia le vicende di Leslie con personaggi più o meno raccomandabili e pittoreschi: l’amica/amante Valerie è pressoché tassativa, ma il più delle volte il cast comprende anche il dottor Zimmerman e uno zio libidinoso. Platt si è inventato delle situazioni veramente grottesche e divertenti e soprattutto ha saputo collegare ogni sequenza in modo che il passaggio da una tavola all’altra fosse perfettamente coerente anche giungendovi da scenari e premesse totalmente diversi. Al di là di questo, in Leslie’s Life si respira tutta l’epoca in cui fu concepita, cioè il 1970. Lo humour è nerissimo e la maniera con cui vengono trattati argomenti come la malattia mentale e i rapporti sessuali con minorenni sarebbe impensabile oggigiorno.

Nello stesso solco si muove Norman vs. America (da un’idea di John T. Sladek) in cui il protagonista è un giovane inglese che vuole gettarsi nell’idealizzata e tumultuosa realtà statunitense degli anni ’70 e magari realizzare il suo American dream. Platt distribuisce generose punzecchiature caustiche a tutti: ribelli da salotto, classe proletaria, borghesia, aspiranti starlette, una catena di autogrill malfamata, ecc. Le situazioni possono degenerare in finali ancora più turpi di quelli di Leslie’s Life e il risultato è di conseguenza più divertente, ad affrontarlo con lo spirito giusto. Da notare che in questo caso un paio di tavole non presentano un’unica situazione ma, probabilmente per ottimizzare lo spazio, due possibili opzioni/vignette. Assieme al fatto che in alcune pagine ci sono più vignette in sequenza, Norman vs. America è più associabile a un fumetto rispetto a Leslie’s Life.

Nell’introduzione lo stesso Platt dichiara rassegnato la sostanziale inconcludenza della narrativa a bivi e dimostra ancora una volta quanti danni ha fatto il miracolato Joseph Campbell. Il volumetto presenta anche un interessante excursus sul genere a cura di Andrea Angiolino (presto una sua intervista) e soprattutto, sempre a cura di Angiolino, una rapida ricognizione su «L’Espresso al bivio», da cui apprendo che alcuni fumetti transitati su quelle pagine erano dei fumetti-test in cui il lettore veniva invitato a scegliere dove interrompere la storia, che comunque aveva uno sviluppo lineare, per determinare il suo profilo psicologico. Sapevo ovviamente che le storie brevi di Giardino raccolte in Vacanze Fatali avevano avuto una prima edizione “ristretta” ma non immaginavo che Quel brivido sottile fosse stata utilizzata in questa maniera.

A rimpolpare il volume, che altrimenti sarebbe stato un po’ troppo sottile, vengono riprodotti i due fumetti-gioco nella loro versione originale e anche questa è un’occasione per ricostruire l’atmosfera di un’epoca immergendosi nello slang di quegli anni. La qualità di stampa è in linea con quella degli ultimi decenni, quindi non è buona, ma non stiamo certo parlando di Zanotto o Moebius o Danilo Masciangelo.

Da quanto apprendo dall’elenco dei suoi altri titoli, la collana Edgar in cui è inserito Leslie’s Life comprende nomi eccellenti come Salgari, Robida e Pirandello.

mercoledì 21 maggio 2025

Intanto, in Norvegia...


…un tizio si è procurato tutti (o quasi) i fumetti (e non solo) pubblicati da alcune case editrici statunitensi underground o comunque indipendenti ma anche da sottoetichette autoriali. E ci ha costruito attorno degli indici che rimandano a ogni singola serie o one shot fornendone una recensione circostanziata (e spesso divertente da leggere) e della rassegna stampa laddove possibile. Ricostruisce anche la storia delle attività, delle politiche editoriali e delle vicissitudini delle case editrici. Nel novero non rientrano etichette misconosciute con pochi titoli all’attivo, ma colossi (beh, relativamente al settore alternativo) come Eclipse, Kitchen Sink e Pacific. Tocca fare un po’ la spola nei suoi vari blog per ricostruire il tutto ma mi pare che ne valga abbondantemente la pena. Ecco a cosa serve internet.

mercoledì 13 giugno 2018

Snatch Comics

Ah, le chicche che si scoprono nei posti più inaspettati. Questo volumetto dal formato pocket è stato pubblicato oltre vent’anni fa da Stampa Alternativa in occasione del centenario del fumetto. Si tratta della ristampa, con tanto di copertine riprodotte a colori, di cinque riviste underground uscite tra il 1969 e il 1975: Snatch Comics (a cui Stampa Alternativa dedicò almeno due “millelire”), Jiz Comics, Zam, Pork e Felch Cumics. Il sesso è l’argomento principale delle vignette e delle storielle raccolte, anzi praticamente l’unico con le eccezioni di Wonder Wart-hog di Shelton e A Bug Story di un irriconoscibile Crumb – che tra l’altro mi sono sembrate tra le cose migliori del volume.
Che dire? Se questo è il meglio che l’underground aveva da offrire tremo al pensiero del peggio. Scherzi a parte, è chiaro che le perversioni che gli autori inanellano ormai non hanno più la stessa forza provocatoria adesso che veramente si è visto di tutto, così come è innegabile che all’epoca ben pochi di questi autori avevano raggiunto non tanto la maturità artistica quanto almeno una qualità dignitosa (e alcuni comunque non la raggiungeranno mai). Tra le pochissime perle si segnalano alcune prove di Robert Crumb, Shit Hell Fuck Funnies (chissà chi è l’autore) e Jim Osborne, che oltretutto fornisce un suggerimento creativo su come utilizzare l’orbita vuota di una schiava guercia.
Non essendo un esperto del genere non sono riuscito a risalire all’identità di molti autori, che oltretutto si firmavano spesso con pseudonimi che non c’entravano niente col vero nome. In quarta di copertina vengono comunque elencati i più rilevanti: Robert Crumb, S. Clay Wilson, Victor Moscoso, Rick Griffin, Robert Williams, Spain (che immagino sia Spain Rodriguez), Gilbert Shelton e Jim Osborne.
A parte qualche risatina qua e là e qualche spunto interessante (regolarmente mandato in vacca senza elaborare una trama, con eccezioni rarissime come Wonder Wart-hog e Pudocchio), Snatch Comics si segnala per lo scrupolo filologico del curatore JD Jakini e per il suo valore come testimonianza di un’epoca.