Visualizzazione post con etichetta Lucca 2023. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lucca 2023. Mostra tutti i post

martedì 28 maggio 2024

Ricevo e diffondo

 

mercoledì 13 dicembre 2023

Britannia: Tra Nebbie, Spettri e Incanti

Tomo mastodontico di 250 pagine. Ce n’è di roba da raccontare su questa Provincia, e Francesca Garello sembra essere la persona più indicata per farlo, visto che padroneggia molto bene l’argomento – oppure si è documentata approfonditamente in merito.

La prima parte (poco più della metà) si concentra sul materiale d’ambientazione: quindi la storia, la geografia, la politica e la ricchissima e variegata etnografia del posto. Scopro grazie a questo libro che la mitica Hibernia sarebbe l’Irlanda. Gli argomenti (tra cui persino l’architettura rurale) vengono sviscerati in dettaglio e lo stile di scrittura è molto piacevole, ma al di là di questo i primi tre capitoli presentano parecchi spunti per avventure e non solo le proverbiali tabelle di Lex Arcana con cui determinare eventi casuali a seconda del luogo in cui si trovano i personaggi.

La ritualità druidica (da ricordare che in Lex Arcana i druidi figurerebbero tra i “cattivi” dell’ambientazione) viene sviscerata in profondità, insieme alla cultura e alle tradizioni celtiche e non solo: oltre alla misteriosa e poco esplorata Hibernia esiste anche una realtà ancora più antica a settentrione.

Seguono poi le parti regolistiche. Curioso che le regole per azioni abbastanza comuni come imparare una lingua, stordire o disarmare un avversario siano state demandate a un manuale geografico e non a quello di base. Dalla lettura degli effetti della Commixtio Belluina capisco che devo ripassarmi le differenze tra animali mostruosi e creature magiche in Lex Arcana.

Le varie creature (e anche le popolazioni) non corrispondono necessariamente all’idea stereotipata che uno può essersene fatta a seguito della loro canonizzazione da parte di certa letteratura o di altri giochi di ruolo: segno che Britannia è frutto di una scrupolosa documentazione e non si basa sulla rimasticatura di luoghi comuni.

Le avventure occupano una sessantina di pagine in fondo al volume. La prima, Gli Smeraldi di Morrigan, mi ha un po’ deluso: con tutte le mirabilie che si potevano introdurre in Hibernia Marzio Morganti si è limitato a una vicenda di successione dinastica piuttosto semplice con pochi elementi fantastici (in realtà ce ne sono e anche importanti, ma meno incisivi rispetto a quello che l’ambientazione può offrire). La prosa prolissa di Morganti e il suo lessico strampalato non agevolano la lettura. Come introduzione alla Britannia può starci, peccato però “bruciarsi” così l’Hibernia.

Da un cielo oscuro e lontano (di Francesca Garello e Andrea Garello) è in sostanza la reinterpretazione di un celebre film: basti dire che i Custodes devono vedersela con uno Xenomonstrum… Vabbè, non è che la trama sia seguita pedissequamente e alla base c’è un’indagine su dei minatori corrotti, ma il nucleo centrale è quello – forse si saranno ispirati a qualche seguito del primo film che non ricordo. Al di là della trovata che ad alcuni potrà sembrare pacchiana (ma ricordiamoci che l’avventura distribuita gratuitamente L’Isola delle Sabbie Morte aveva lo stesso soggetto, e infatti ne viene anche riciclata l’illustrazione), non capisco perché non sfruttare ed approfondire gli spunti che sono stati introdotti nelle altri parti di questo volume invece di cercare ispirazione altrove.

Rassegnato a considerare le avventure la parte più debole di Britannia, sono stato piacevolmente smentito da Il Regno che è stato, il Regno che sarà di Morganti. In questa avventura è di scena nientemeno che il mito arturiano (più britannico di così…), la trama è molto ricca e articolata, la missione è qualcosa di epico e vengono usati molti degli spunti e delle novità introdotti nei capitoli precedenti. L’avventura è blandamente legata a un’altra contenuta nella raccolta I Misteri dell’Impero II che non ho ancora comprato, ma da quello che ho capito le affinità si limitano all’ambientazione e a poco altro (come alcuni png). Forse a causa della necessità di compattare molto materiale in un numero generoso ma limitato di pagine, lo stile di Morganti è molto più asciutto e gradevole.

A Lucca le copie venivano vendute già dedicate

A voler proprio trovare un difetto in questo volumone, forse la serietà e lo scrupolo della trattazione vengono un po’ sviliti dalle citazioni più o meno ridanciane e dalle strizzatine d’occhio: i riferimenti al Mostro di Loch Ness, ad Asterix e Obelix, al Mastino dei Baskerville e ai corvi della Torre di Londra/Londinium potrebbero sembrare un po’ fuori luogo – e ci sono anche rimandi ad Alice nel Paese delle Meraviglie e al Dottor Jekyll e Mister Hyde, e chissà quanti altri mi sono perso. Non che la cosa costituisca un grosso problema (per fortuna nella traduzione latina non si è giocato sul doppio senso della parola inglese “dick” del nome della balena bianca di Melville), però ricordo che anche Mauro Longo indulge in queste citazioni ma secondo me le gestisce in maniera più elegante.

Nonostante la mole del volume i refusi sono pressoché inesistenti, tanto che a pagina 173 i “Capi” Elisi giungono inaspettatamente come un calcio nelle palle.

Le illustrazioni sono concentrate principalmente nella seconda parte del volume e sono opera di Angelica Donarini, Giorgio Donato, Alessandro Manzella, Moreno Paissan, Fabio Porfidia, Elena Conte e Louis Laurent – la copertina è di Antonio De Luca e viene riproposta parecchie volte all’interno del volume. Spesso c’è tanto, troppo computer nel comparto grafico: a volte il tentativo di riprodurre digitalmente gli effetti delle tempere porta a risultati artificiosi, altre volte certi azzardi artsy rendono poco comprensibili i soggetti e le scene raffigurati. Ben vengano quindi i disegni a matita (di un artista che non ho identificato dalla firma) che danno un tocco più verace ed espressivo alle pagine.

Le mappe sono come di consueto curate da Francesco Mattioli: buone se non ottime, confesso che ho dovuto farci un po’ l’occhio alla Gran Bretagna ruotata di 90° per esigenze di impaginazione e chiarezza – fosse stata riprodotta in verticale su un’unica pagina, le scritte sarebbero risultate illeggibili.

Per quel che può valere il mio giudizio e limitatamente ai manuali di Lex Arcana che ho letto (mi mancano la seconda raccolta di avventure e l’atlante sull’Italia, che ho già nell’edizione originale) trovo che Britannia sia il migliore uscito finora.

venerdì 8 dicembre 2023

L'Ultimo Volo della Farfalla

Carissimo, ti mando questa maldestra recensione dell'unico manga da me letto. Dopo averlo letto capisco meglio alcune cose dette dall'autrice.

L'ho scritta mentre ero privo del collegamento a internet, ora c'è, ma va  e viene... e io pago...

Se vuoi usala pure quando non sai cosa scrivere sul blog, se no leggila e basta, e una lettura interessante (ovvio, l'ho scritta io).

RECENSIONE: L’ULTIMO VOLO DELLA FARFALLA.

“Cho-no-Michiyuki”, di Kan Takahama, Dynit Manga, 2018

E’ una graphic novel di 158 pagine, suddivisa in 8 capitoli, bianco e nero con tonalità di grigio.

Si legge da destra verso sinistra, leggere è la sola occasione in cui un giapponese si butta a sinistra!

Non essendo assolutamente un esperto di manga (che, di base, mi fanno abbastanza schifo) tralascerò ogni osservazione sullo stile del disegno e limiterò il mio esame alla scrittura, cioè alla narrazione elaborata da Takahama-San.

La storia è ambientata nella Nagasaki di fine 800, a Maruyama, quartiere “a luci rosse” sede del rinomato bordello Chikugoya (in realtà Kagetsu).

Vi si narra la vicenda di Konoha, più conosciuta come Kicho, una richiestissima “Tayu” (a quanto capisco, un tipo di Geisha particolarmente versata nel procurare piacere agli uomini … una prostituta di altissimo livello, via), venduta giovanissima ai tenutari del bordello.

Questa ragazza era stata poi riscattata, a costo di grandi debiti, da Gen, un medico di osservanza cinese che la conosceva e l’amava fin da bambina e che, rimasto vedovo, l’aveva sposata anche per dare una nuova madre a suo figlio Kenzo.

Successivamente, Gen si ammala di “ascesso cerebrale” (probabilmente un tumore al cervello) e Kicho non ha altra scelta che tornare spontaneamente a lavorare al Chikugoya, destinando tutti i proventi della sua attività, e tutto quel che di extra può ricavare, a lui e a Kenzo, che però ignora i retroscena, e pensa che Kicho abbia abbandonato lui e suo padre per egoismo.

Kicho, essendo una donna intelligente e di mentalità aperta, non disdegna di frequentare anche gli stranieri olandesi, che hanno una colonia commerciale a Nagasaki, ed è così che conosce il dottor Thon, un medico di osservanza occidentale con cui allaccia un rapporto molto dolce e confidenziale. Sarà proprio Thon a procurare medicine e cibi nutrienti al “fratello malato” di Kicho (in realtà Gen), e avrà modo di conoscere e aiutare anche Kenzo, interessato a imparare la medicina occidentale.

Solo con il precipitare degli eventi (l’aggravarsi di Gen, e la sua morte) Thon e Kenzo capiranno quale sia stato il vero ruolo di Kicho ed il suo sacrificio, e mentre per Thon, innamorato della geisha, sarà inevitabile la delusione (suo fratello Bart gli dice: “Ti sei svegliato da un sogno… è giusto che sia così”), per Kenzo vi sarà un cambio di prospettiva tale da voler riscattare a sua volta Kicho qualche anno dopo, nel 1870, quando è ormai avviato a una brillante carriera di medico (e si veste all’occidentale), mentre lei è già “sul viale del tramonto” come Tayu. Ma Kicho rifiuta: “Gen ormai non c’è più, e non voglio ingannare me stessa, con un altro sogno”.

La storia si chiude con Kicho che rivolge al suo Gen un saluto, “Mi sa che presto arriverò anch’io”, che sembra alludere a una sua prossima fine (sulle sue braccia appaiono delle pustole, forse conseguenza della sifilide).

Pur essendo ambientata in un lupanare (Casa di tolleranza? Bordellone extra-lusso?… temo che tutti questi termini non rendano l’equivalente giapponese), questa storia non presenta MAI scene di sesso, al massimo dei nudi, molto castigati.

E’ in effetti una storia molto poco erotica, e molto sentimentale, diciamo, nel senso migliore del termine.

Ciò che interessa a Takahama-San, evidentemente, è illustrare un certo tipo di ambientazione storica, e ancor più descrivere la vita e la mentalità di queste donne imprigionate (ma allo stesso tempo protette) nel loro ruolo di Tayu.

Dice la vecchia O-Taki: “Da giovani, diciamo sempre che il bordello è un mare di dolore. Io non sono d’accordo. Se ti ci immergi una volta, capisci che il vero dolore è fuori. Una volta uscite da qui, noi non sopravviviamo”. Questo, chiaramente, può essere egualmente inteso come una sconfitta da parte di queste donne, o piuttosto come una comprensione e accettazione di quella realtà crudele che è la vita. Sfruttate insomma, ma in qualche strano modo, al tempo stesso salvaguardate, però costrette in un “ruolo”, una bolla da cui difficilmente si può evadere.

Sarà stato vero anche per le prostitute dei “saloni” occidentali? Chissà.

A Takahama-San non interessa giudicare, e forse per questo riesce a costruire un’ottima storia, che potrebbe anche essere una perfetta sceneggiatura cinematografica (con tanto di storyboard!) per un bel filmone di genere sentimental-drammatico, che comunque io non andrei mai a vedere.

Le sequenze centrate sulla vita quotidiana nel bordello, e in generale sulla vita com’era nella Nagasaki di fine 800, oltre ad essere storicamente accurate riflettono senz’altro la sensibilità personale di questa piccola, ma grande mangaka.

Ribadisco la mia inadeguatezza ad addentrarmi nella ricerca di eventuali influenze, o particolari stili nel suo disegno. Da perfetto ignorante rilevo che la caratterizzazione del Dr. Thon (un gentile signore olandese di mezza età, con baffi e capelli bianchi) mi ha ricordato alcuni personaggi di Miyazaki.

L’interessante, e per certi versi toccante, post-fazione (o prefazione, se come me aprite il libro come Dio vuole, cioè all’occidentale) al volume, di Takahama-San, chiarisce meglio alcuni aspetti della genesi dell’opera (vedasi l’aneddoto delle due farfalle).

Curiosa la frase di Kicho: “Nonostante le preghiere e le offerte, Tenjin è rimasto indifferente. Puah! Tanto valeva pregare Hanta Maruya [Santa Maria, cioè la Madonna], magari mi avrebbe ascoltata!”. Come sono pragmatiche queste giapponesi!

Concludo la “recensione” con un consiglio “alla Kit Carson”: Se vi accingete a leggere questa storia… preparate una montagna di fazzoletti, fratelli !!

CIAO CIAO

sabato 18 novembre 2023

I motivi di un insuccesso?

Grazie ai recuperi fortunati di Lucca ho finalmente messo le mani sui due numeri di Asso di Picche di Ivaldi del 1969. Ancora oggi una testata deve attendere almeno un paio di mesi per capire se è stata un flop, quindi sicuramente ci sono stati dei motivi contingenti per il naufragio del progetto (mi pare che Ivaldi lamentasse un trattamento sfavorevole da parte della distribuzione) ma forse il guazzabuglio che fu il secondo numero può aver allontanato alcuni lettori, o forse fu una testimonianza della difficoltà con i licenziatari: addirittura il sommario presenta dei fumetti che non ci sono, sostituiti da altri che l’editoriale si premura frettolosamente di presentare.

Nel primo numero aveva esordito Sherlock Time, iniziava un episodio di Randall e c’erano delle tavole umoristiche (pubblicate a casaccio ma amen). Nel secondo transitano solo Ernie Pike (con un episodio bellissimo, peraltro), L’Asso di Picche (interessante dal punto di vista dell’archeologia fumettistica ma non per la qualità di testi e disegni ancora acerbi) e Precinto 56 (ma la storia non si conclude!). Il resto delle 64 pagine della testata è occupato da un Robin Hood che comincia in medias res a firma George Summer (cioè Giorgio Bellavitis), così a occhio debitore di Hal Foster e con un lettering a volte difficile da leggere, e dalle 24 tavole di Lo Spettro e Rich Rooney, una storia anche simpatica (pur se Mario Leone sembrava inventarsi il copione di tavola in tavola, come comunque facevano tanti altri) ma con un disegno che tra gli epigoni di Milton Caniff si pone tra quelli meno riusciti. Tutto materiale ripescato dai vecchi Albi Uragano e quindi con una sua logica all’interno di una rivista intitolata all’Asso di Picche, ma se visto negli anni ’60 dubito che avrebbe garantito la sopravvivenza della testata (pur se a determinarne la chiusura prematura furono sicuramente altri motivi).

venerdì 17 novembre 2023

Il Tempo della Spada - Fastplay

Fascicolo di 16 pagine che introduce il nuovo gioco di ruolo di Acheron Games, casa editrice assai attiva che tra le altre cose pubblica Lex Arcana e Brancalonia.

Il Tempo della Spada è ambientato nei tre secoli che vanno dallo Scisma d’Oriente alla fine dell’epidemia di peste nera. Apparentemente viene posta grande attenzione alla ricostruzione dell’epoca ma degli elementi caratteristici non viene anticipato molto; da queste poche pagine non ho capito se i riferimenti al sovrannaturale siano da interpretarsi come semplici superstizioni (così si lascerebbe intendere) o se nel gioco completo ci saranno anche mostri, fantasmi, ecc. D’altro canto più che sull’ambientazione in sé questo Fastplay si concentra sulle regole.

Le meccaniche di gioco non sono nulla di rivoluzionario (e dopo quasi cinquant’anni di vita del settore sarebbe difficile che lo fossero): i personaggi sono rappresentati da 6 Caratteristiche, 4 Risorse e l’eventuale adesione a uno o più Valori. Purtroppo la scheda del personaggio si trova in un’avventura introduttiva scaricabile solo tramite QR Code e non avendovi accesso col mio cellulare antidiluviano non ho potuto avere sott’occhi l’esempio concreto – né viene spiegato come effettivamente si crea un personaggio, forse in previsione di fare solo avventure one-shot con personaggi pregenerati.

La risoluzione delle azioni viene determinata dalla quantità di Successi che un personaggio ottiene, una dinamica che può essere influenzata da fattori sia ludici che interpretativi. Il Tempo della Spada non vuole essere un gioco rigido con il controllo assoluto da parte del Master (qui Magister), ma viene concesso e incentivato l’intervento dei giocatori nello sviluppo delle trame. Un tocco di originalità è il fatto che i Successi vengono determinati con un 1 sul lancio del dado (rigorosamente d6) mentre negli altri giochi di ruolo un punteggio alto è solitamente quello che determina il successo o una performance migliore.

Si sentiva davvero il bisogno di un altro gioco di ruolo ambientato nel Medioevo? Fermo restando che ovviamente questo è solo un assaggio delle regole complessive, e quindi potrebbero non mancare sorprese, il perno attorno al quale lo hanno sviluppato Errico Antonio Borro e Ian Foss Hathaway non sembra essere né di carattere ludico né interpretativo: ciò che offrono gli autori è la sfida di vedere il mondo con gli occhi di un uomo di mille anni fa, mettendo da parte le conoscenze acquisite dalla modernità e accettando di sottostare a superstizioni, obblighi sociali e pregiudizi dell’epoca. Attraversare un innocuo boschetto di notte non è così semplice, né è scontato per l’eroe aiutare un lebbroso o qualsiasi altra persona su cui grava uno stigma sociale. E questa effettivamente mi pare una scelta originale.

Acc... dannaz... malediz...

 


Dentro a uno dei gioiellini che ho trovato a Lucca ho rinvenuto questi post-it: se ho interpretato bene le caratteristiche, il proprietario precedente ha cercato di adattare Faction’s War alla Quinta Edizione di Dungeons & Dragons. Non che Advanced D&D fosse il migliore gioco di ruolo del mondo, la campagna di Planescape, poi, ancora meno. Ma la spirale discendente è riuscita ad andare ancora più in basso. E che palle i residui di colla sulle pagine.

giovedì 16 novembre 2023

Il colore delle cose

Simon Hope è un adolescente sovrappeso e un po’ grullo. Vive nei sobborghi di una città inglese, sua madre confeziona torte e suo padre è un poco di buono dedito alle corse di cavalli. Viene vessato da un trio di bulletti che lo coinvolgono in un loro velleitario tentativo di trovarsi un lavoretto onesto. Ottenuti come ricompensa per la consegna della spesa i pronostici dei cavalli vincenti da una cartomante, decide di giocarseli forzando la scatola dove sono custoditi i risparmi di famiglia. È impossibile che il brocco che ha scelto come vincente arrivi primo, e d’altra parte essendo minorenne non potrebbe nemmeno giocare d’azzardo, ma alla fine un impiegato connivente lo fa giocare lo stesso. E così Simon vince sedici milioni di sterline. Per riscuoterle, però, serve la firma di un maggiorenne. Poco male: chiederà a sua madre di validargli la ricevuta. Solo che la sventurata è stata ridotta in fin di vita dal marito, che la ritiene responsabile del furto delle riserve di famiglia. Simon passa inutilmente giornate dopo giornate nell’ospedale dove la mamma vegeta in coma (incontrando una varia umanità) finché viene preso sotto l’ala protettrice di Alan, un amico di famiglia che gli somiglia in maniera sospetta. Insieme ad Alan (detective privato o presunto tale) parte alla ricerca del padre. Quando il giornalaccio scandalistico The Sun pubblica la foto di Simon spifferando la sua vincita le cose si complicano. Ancora di più quando Alan rivela chi è veramente.

Il colore delle cose è una storia avvincente e divertente, pervasa da una sottile ironia e raccontata con un’inventiva che mi ha ricordato vagamente Terry Pratchett. Il problema è che si tratterebbe di un “fumetto” ma le tavole consistono quasi esclusivamente di planimetrie viste dall’alto e i personaggi sono pallini colorati. Sulle prime il gioco suscita un po’ di curiosità, dopo 224 pagine inevitabilmente stufa. Se il lettore è libero di immaginarsi i personaggi come meglio crede, non sempre è facile seguire il filo di chi dice cosa e le possibilità offerte dall’anonimato grafico dei personaggi non sono giocate bene come invece fece Shane Simmons in Longshot Comics. Ci sono poi altri elementi che a me sono sembrati dei piccoli difetti, ma che magari per altri lettori non sono rilevanti: il Macguffin della pistola non mi pare molto realistico, verso la fine c’è un’accelerazione che fa sembrare che persino Panchaud volesse finire il prima possibile, il finale drammatico non è univocamente interpretabile: vuole aggiungere una punta di amarezza o rappresenta una liberazione? Comunque lo scoglio più grande rimangono i disegni, che in Francia hanno sollevato anche qualche polemica: Martin Panchaud ha infatti vinto il Grand Prix di Angoulême che è sempre stato interdetto agli sceneggiatori con la giustificazione che non sanno disegnare. Solo che nemmeno lui tecnicamente sa farlo, perché ha realizzato tutto col computer (i dettagli qui). Ma davanti a un venduto di 50.000 copie non si può rimanere indifferenti.

Al di là di queste considerazioni teoriche, si nota comunque come l’aspetto grafico sia poco o nulla influente sulla narrazione (risse e inseguimenti vanno comunque “decrittati”) e Il colore delle cose potrebbe benissimo essere letto come un testo teatrale. Come Longshot Comics, insomma, solo che Simmons seppe usare astutamente la grammatica minima del fumetto.

I prossimi anni ci diranno se rimarrà una bizzarria o aprirà le porte a un nuovo modo di fare letteratura disegnata (ché chiamarlo fumetto mi sembra un po’ arrischiato).

mercoledì 15 novembre 2023

Intervista a Matteo Pollone

Puoi presentare la casa editrice a chi non la conosce?

Allagalla si dedica principalmente alla ristampa dei classici, cercando di stamparli sempre a partire dalle tavole originali quando possibile. Quando invece non è possibile procediamo a restaurare digitalmente senza stravolgere.

Notavo infatti che la qualità di stampa di Allagalla è elevatissima rispetto a quella di molti altri editori della stessa nicchia di mercato. Mi confermi che partite da tavole originali.

Quando è possibile sì, naturalmente quasi nessun libro è composto al 100% di scansioni da tavole originali, perché può esserci sempre quella che si è persa o che non si trova per altri motivi, e allora procediamo a fare delle scansioni dalle pagine della rivista che la ospitava decolorandola. Si fa di necessità virtù, ma cerchiamo sempre di mantenere lo standard alto. E mi riferisco a uno standard alto sia per quel che riguarda la qualità di stampa che per quella delle storie e degli autori che proponiamo.

A posteriori vengono infatti anche realizzate delle modifiche decise dagli autori, penso ad esempio a Claudio Nizzi che è intervenuto su Larry Yuma e Capitan Erik.

Quasi sempre Nizzi ha scelto di modificare alcune battute, di snellire certi dialoghi che aveva scritto in passato. Un caso riguarda ad esempio una delle nostre ultime pubblicazioni che è Le Avventure di Ulisse: a suo tempo la redazione de Il Giornalino gli aveva chiesto di scrivere i nomi dei personaggi (degli dèi in particolare) rifacendosi alla mitologia romana e lui adesso li ha riportati in greco, come è più logico che sia. Io sarei per una linea puramente filologica, ma è giusto che abbia lui l’ultima parola essendo l’autore.

C’è una forte presenza western nel catalogo di Allagalla: lo fate principalmente perché è una vostra passione (so che Roberto Guarino ama molto il genere) o vi ha dato anche delle soddisfazioni commerciali?

Come sicuramente saprai per molti anni il fumetto italiano era sinonimo di western, ben prima degli Spaghetti Western e delle evoluzioni più moderne. Quindi andando a guardare al passato del fumetto italiano inevitabilmente il western lo si incontra molto più spesso di altri generi. E poi sì, è una nostra passione comune (anche a me piace il western) quindi per questo ci siamo spesso rivolti a quel genere. Anche per cose più particolari: ad esempio recentemente abbiamo pubblicato un libro di Luciano Bottaro, Fort Express, che non era mai stato ristampato in volume prima. Certo, Bottaro è più celebre per opere come Pepito, Ponpon, ecc. ma c’era anche l’idea di andare a recuperare qualcosa che non era mai stato ristampato prima. Ecco, questa è un’altra questione che spesso ci poniamo, cioè che va sicuramente bene produrre la versione definitiva di alcuni classici (come I Promessi Sposi di Nizzi e Piffarerio, che però ha già avuto diverse ristampe) però l’idea è di portare in volume qualcosa che non è mai stato raccolto prima.

Qualche perla.

Sì, qualche “chicca” che magari non è mai stata raccolta in volume a causa anche di una certa difficoltà. Il volume di Bottaro, per dire, ci ha preso un anno di lavoro, ci ha lavorato anche il compianto Luca Boschi, perché c’era un problema nel ricostruire tutti i passaggi di queste storie e di queste strisce che erano state pubblicate su innumerevoli riviste. Però devo dire che questa stessa difficoltà è anche una delle cose appassionanti di questo lavoro.

Per il momento avete accantonato il fumetto argentino?

Sì, anche per una questione di complicazioni legate ai contratti. L’idea però è sempre quella di rivolgerci anche all’estero quando possibile, e non sempre rimane solo un’intenzione. Ad esempio nel volume di Tacconi abbiamo pubblicato una storia che Tacconi aveva fatto per la Francia e non era mai stata pubblicata prima in Italia, quindi l’abbiamo tradotta noi per la prima volta e l’abbiamo inserita in un volume dedicato a un unico autore.

Non escludo che nei prossimi anni ci rivolgeremo anche all’estero, magari alla Bande Dessinée. In effetti avevamo già cercato di metterci in contatto per i diritti di una graphic novel francese su Orson Welles sulla lavorazione de Il Terzo Uomo, vediamo se riusciremo a portarla in Italia.

martedì 14 novembre 2023

Comics&Science - 001/2023: The HPC Issue - The MUDEM Issue - The Quaternary Issue

Altra infornata di uscite di Comics&Science, uno dei motivi principali per cui andare a Lucca.

The HPC Issue parla di calcolatori ad altissima performatività (a quello del Centro di Calcolo di Bologna ci si collega anche un mio amico Fisico). La storia a fumetti parla quindi di un cavaliere simil-Valiant («Variant») che consulta una strega per farsi fare più previsioni possibili in modo da trovare quella giusta che gli anticipi come sconfiggere il proverbiale drago che ha rapito una principessa. Fisiologicamente la reiterazione dell’inserimento dei nuovi dati nel “calderone” porta a una certa ripetitività, ma Giovanni Eccher è stato molto bravo a movimentare il tutto con qualche scenetta. E poi il finale è originale e divertente.

I disegni di Sergio Ponchione, forse memori di Wally Wood, sono stupendi: dettagliati, fantasiosi e soprattutto estremamente espressivi; i primi piani di Echam la Saggia e della principessa sono meravigliosi. Altro che la sintesi de Gli Uomini della Settimana! Forse ha potuto dedicare tanta cura ai particolari e alla “recitazione” grazie a quelle sequenze che invece sono molto stilizzate per rappresentare le elaborazioni del “calderone”.

Oltre all’intervista di rito agli autori, un intervento di Christoph Dellago spiega cosa si cela dietro le simulazioni. Parte come una fiaba, ma poi finisce per parlare di numeri pseudo-causali e dinamica molecolare e mi ci sono un po’ perso.

L’argomento è ulteriormente approfondito da Godehard Sutmann, il quale dopo l’entusiasmo per le performance cui si è giunti (ogni anno la capacità di calcolo raddoppia) fa seguire l’incertezza per il futuro visto che gli agenti in gioco dovranno essere molteplici.

Per finire, una presentazione del CECAM (Centre Européen de Calcul Atomique et Moléculaire) redatta da Ignacio Pagonabarraga e Sara Bonella.

Purtroppo in questo numero non ci sono le vignette di Walter Leoni, ma Gianluca Peddes illustra alcuni articoli. Davide La Rosa ci concede una storia metanarrativa, e quindi un po’ facile…

The MUDEM Issue è un albo promozionale distribuito gratuitamente in occasione dell’apertura di una mostra dell’istituzione omonima, ovvero il Museo della Moneta della Banca d’Italia. Alla conferenza di presentazione veniva avanzata un’interessante teoria: laddove si dice che le guerre spesso si fanno per soldi, in realtà la moneta storicamente ha impedito le guerre facendo prevalere l’interesse sulla violenza.

Il fumetto di Eccher e Giuseppe Palumbo è interamente muto, è disegnato e colorato meravigliosamente e il meccanismo del finale a sorpresa ricorda i fumetti “modello Lanciostory”. In appendice due interventi scritti sul concetto e l’origine della moneta (da leggersi dopo il fumetto visto che lo riassume) e sulla mostra immersiva L’Avventura della Moneta (e anche qui forse si anticipa troppo), entrambi a firma generica dello Staff di MUDEM.

Anche The Quaternary Issue è stato distribuito gratuitamente, in occasione del quadriennale convegno di Scienze Quaternarie che nel 2023 si è svolto a Roma.

Probabilmente il riferimento del fumetto è l’Alley Oop di Hamlin, comunque Alessio Spataro esibisce uno stile personale e originale, oltre che curato. La quasi totale assenza di parole rende il volume effettivamente universale e spendibile a livello internazionale. Più che una storia si può dire che si tratti di una testimonianza, per quanto di fantasia, dell’incontro di una tribù di Heidelbergensis con un più evoluto Neanderthal.

I redazionali sono in inglese: Marta Pappalardo e Andrea Zerboni parlano dell’importanza dell’Italia per lo studio delle Scienze Quaternarie, cioè l’insieme di scienze che contruibiscono a ricostruire la vita e l’ecologia di circa 600.000 anni fa.

Francesco Latino Chiocci e Ilaria Mazzini spiegano la storia (assai recente) della Geologia Marina e la sua importanza.

Enza Spinapolice ricostruisce la fauna umana che probabilmente coesisteva in Europa in epoca Quaternaria.

Si finisce in bellezza con una vignetta di Leo Ortolani.

lunedì 13 novembre 2023

Intervista a Davide Barzi


Don Camillo a Fumetti è forse un’operazione vittima della sua stessa popolarità perché scoprite un sacco di disegnatori bravi che poi magari vanno verso altri lidi.

Noi siamo solo contenti quando riusciamo a intravedere il potenziale e siamo contenti di sapere (per fare un esempio) che Roberto Mele quest’anno è stato candidato all’Eisner Award e lui ha cominciato proprio con i nostri primissimi numeri. Ma dal nostro copertinista Ennio Bufi che oggi lavora per la Francia l’elenco è veramente nutrito e devo dire che in parallelo, a fianco di talenti che scopriamo, ci sono fior di disegnatori (ne cito due: Casertano e Villa) che invece già all’apice della loro carriera decidono scientemente di lavorare con noi anche loro per amore del personaggio.

Stesso discorso anche per Gabriele Dell’Otto che vi ha fatto una copertina.

Gabriele Dell’Otto è uno dei due supercopertinisti che abbiamo avuto; ci siamo fatti due regali: uno con il numero 10 con la variant cover di Villa e uno per il numero 20 con la copertina di Dell’Otto.

Mi hai anticipato che adesso tornerete a un regime più serrato con due uscite all’anno.

Sì: noi abbiamo 346 racconti da adattare e siamo poco oltre il 150 per cui è giusto che si torni un pochino a galoppare, il COVID purtroppo ci ha rallentati per cui dal 2020 siamo a regime con un volume all’anno che di solito esce in occasione di Lucca Comics: questo del 2023 è l’ultimo libro annuale perché dal 2024 torniamo ad avere un libro primaverile che presenteremo il 1 maggio in occasione del compleanno di Giovannino Guareschi e uno novembrino che è quello lucchese.

Notavo che la struttura è un po’ particolare per un fumetto in

questo formato, cioè il 17x24, perché è su quattro strisce. Voi pensavate anche a qualche edizione estera (penso ad esempio al mercato francese)?

Sì, noi abbiamo pensato a due cose a livello strutturale che ci potessero aiutare a esportare il prodotto perché chiaramente essendo i film di coproduzione italo-francese la Francia era il primo mercato a cui guardavamo. Quindi per prima cosa le quattro strisce, ma anche quel grigio che da un lato dà il gusto della pellicola cinematografica in bianco e nero, dall’altro è un livello a parte che noi pensavamo di togliere per poi colorare le tavole e quindi fare una cosa davvero alla francese, poi quando è stato pubblicato in Francia è stato pubblicato con i grigi proprio come in Italia. C’è stata poi un’edizione tedesca, che neanche avremmo immaginato, dove Don Camillo è molto popolare e persino in Corea del Sud, una cosa quasi inimmaginabile.

Rimanendo ai paesi asiatici, mi ha stupito molto l’aneddoto del plagio che venne fatto addirittura in Thailandia, riportato nell’ultimo albetto uscito per RiminiComix. Don Camillo ha avuto veramente un successo mondiale.

Sì, e devo dire che i plagi sono davvero uno dei segnali del successo. Come hai ricordato, Ivan Pelizzari nel sesto pocket ha fatto proprio un lungo trattato su questi raccontando anche di un romanzo italiano non ufficiale fatto da Frate Indovino!

Puoi anticiparci qualche nome nuovo fra i disegnatori?

Qui a Lucca oltre ad alcuni nostri autori storici (c’è la nuova copertinista Elena Pianta, c’è Tommaso Arzeno, c’è Petronelli che è giovane ma è già al terzo volume che fa per noi) abbiamo Francesco Mercoldi e Ricci che sono due disegnatori nuovi che esordiscono con noi e ne abbiamo altri che stanno facendo prove.

Sui nuovi numeri ci saranno almeno un paio di ulteriori nuovi disegnatori tanto che addirittura quest’anno a Lucca per la prima volta da qualche anno a questa parte saltiamo lo scouting perché abbiamo una serie di nuovi disegnatori da seguire e poi rischiamo che diventino troppi. E poi sappiamo che è possibile che anche questi nuovi collaboratori prendano altre strade ma noi cerchiamo sempre di seguirli bene e per questo non eccediamo con i nuovi in modo poterli seguire bene tutti passo dopo passo.

domenica 12 novembre 2023

Contro le Profondità Dimenticate

 
Et in Norindaal ego.

Uscito sicuramente già a Modena (risulta stampato a maggio 2023), l’ho preso solo adesso a Lucca. Finalmente i giocatori di Four Against Darkness possono far avanzare i loro personaggi oltre il nono livello: era ora.

Contro le Profondità Dimenticate si fa apprezzare non solo perché in sostanza è due volumi al prezzo di uno, visto che si occupa sia del livello eroico (10°-14°) che di quello leggendario (15°-19°), ma anche perché approfondisce il mondo di campagna (il Norindaal) svelandone un po’ del passato lovecraftiano e introducendo elementi della sua geografia sotterranea, quella che dovranno affrontare i personaggi di alto livello.

Come al solito a una prima parte introduttiva e regolistica segue una seconda traboccante di nuove tabelle. Di regole nuove in realtà non ne viene introdotta quasi nessuna (l’uso del grado per determinare certi parametri del gioco aveva fatto già capolino in almeno un’avventura) mentre la sezione sulle nuove abilità eroiche è molto ricca – assai meno quella sulle abilità leggendarie, essendo quasi solo uno sviluppo delle precedenti. Vengono anche introdotti incantesimi ad hoc, dalla reperibilità rarissima e gravosi da memorizzare.

A causa delle nuove dinamiche per salire di livello l’impressione è che sia un processo assai arduo e lungo (tanto più che deve riguardare tutti i componenti del gruppo), ma ovviamente bisogna giocarci per avere conferma della cosa. Per ovviare alla frustrazione di vedersi ammazzati personaggi di livello tanto alto Andrea Sfiligoi (coadiuvato nella stesura da Anna Pashchenko) ripropone il concetto di “compagnia” di personaggi: una scuderia di 12 avventurieri da utilizzare a rotazione e con cui tamponare le eventuali defezioni.

All’orizzonte si profila un ulteriore, ultimo manuale, che riguarderà i personaggi di livello epico dal 20° in poi. Ma quello possiamo pure aspettarlo con calma, vista la faticaccia che ci vorrà per arrivare sino al 19°.

sabato 11 novembre 2023

Intervista a David Genchi

Ti conosco per Castrovalva e AnalWizards, che pur essendo molto particolari sono sempre dei fumetti. Ti sei dato ai giochi di ruolo?

In realtà è sempre stato un mio interesse, anche come ambiente mi è sempre piaciuto. In realtà prima di fare fumetti quando ero bambino mi piaceva un sacco Dungeons & Dragons, ma mi piacevano anche i videogame, quindi in realtà ho sempre avuto dentro questa spinta a fare i giochi. Inoltre le cose a cui lavoro le ho fatte insieme a mio fratello che è programmatore di videogame e abbiamo deciso di metterci assieme per creare qualcosa di nuovo e abbiamo iniziato a fare questi fumetti-game particolari con un sistema che fino a ora non era mai stato utilizzato. Mi pare che siamo stati proprio i primi al mondo ad adottare questo sistema di lettura.

Puoi spiegarci in cosa consiste?

A differenza del librogame classico non si salta di paragrafo in paragrafo, ma c’è un sistema di incastri di vignette che si susseguono e si fanno leggere tramite delle indicazioni come frecce o didascalie. Il fattore casuale è determinato dal lancio di una moneta. Questo sistema permette al gioco di essere meno “ragionato” come nel caso di quelli per pc in cui devi calcolare tutte le variabili, invece crea una situazione narrativa in cui il gioco diventa parte stessa della narrazione. Quindi non c’è una risoluzione in cui devi ragionare su come risolvere un enigma o buildarti per affrontare il mostro più potente di turno ma ti crea una situazione di lettura nella quale anche se perdi hai delle soddisfazioni narrative.

Cosa presenti a Lucca Games?

Quest’anno ho portato Mano Sinistra che ho realizzato insieme a Jacopo Frigerio e Jack Sansolini per cui ho curato l’artbook. Si tratta di un gioco di ruolo ambientato in un inferno ispirato alla briscola.

Un inferno ispirato alla briscola?!

Sì, proprio così. La particolarità di questo gioco è che invece di utilizzare lanci di dado si utilizzano le pescate delle carte di briscola che ho interpretato col mio stile. Insomma, c’è tutto un sistema particolare di cartomanzie, ad esempio quando si combatte la briscola diventa la spada e c’è tutto un sistema particolare per gestire il gioco.

Oltre a questo?

Abbiamo portato l’anteprima di un gioco da tavolo che uscirà l’anno prossimo di nome Cyberflesh che sarà un gioco di tipo “dungeon crawl”. E ovviamente anche alcune copie di AnalWizards.

Luca Boschi

Catalogo celebrativo decisamente singolare nel corpus di quelli curati da COMICON, perché non è dedicato a una figura nota per il lavoro di disegnatore (attività che pure ha svolto): un «funambolo dell’editoria a fumetti» lo definisce giustamente il sottotitolo, viste le molte attività che svolse nel settore: traduttore, letterista, recensore, filologo, direttore di festival, curatore di testate e collane…

Un omaggio quasi dovuto, visto che del Napoli Comicon Boschi fu anche direttore artistico.

Talvolta sul filo della commozione (Boschi ci ha lasciati l’anno scorso) sfilano i ricordi, le testimonianze e gli occasionali omaggi grafici di Matteo Stefanelli, Pier Luigi Gaspa, Andrea Sani, Leonardo Gori, Alberto Becattini, Luca Valtorta, Valentina De Poli, Gianni Bono, Silvio Costa, Gianfranco Goria, Alfredo Castelli, Giuseppe Palumbo, Silvia Ziche, Leo Ortolani, Massimo Bonfatti e alino, tutti inframmezzati da una ricca selezione iconografica che recupera alcune vere chicche come fotografie giovanili o lacerti di sceneggiature disneyane disegnate o lavori pubblicitari.

Tra le occasionali curiosità (non sapevo che Boschi fosse laureato in Giurisprudenza, con una tesi di laurea sulla stregoneria, poi!) emerge spesso un ritratto del mondo del fumetto italiano approfittatore e ingrato. In appendice vengono presentate una serie di «spigolature boschiane» antologizzate da Pier Luigi Gaspa e una «bibliografia oceanica in vasca da bagno» curata la Loris Cantarelli che pur dichiarandosi non esaustiva mi pare comunque un ottimo inizio di catalogazione di opere e contributi vari di e su Luca Boschi.

La caotica esuberanza dell’autore trova un riscontro nella frenesia con cui forse è stato confezionato il volume, in cui non mancano refusi: il contributo di Goria ne è particolarmente vittima, ma la cosa riguarda anche i diretti interessati nella sua stesura: l’intervista su Fumetti d’Italia 33 viene attribuita a «Gian» Luigi Gaspa!

Un ottimo modo per ricordare una figura così importante nel panorama del fumetto italiano: talvolta quasi agiografica, sì, ma se non merita di essere celebrato con toni enfatici Luca Boschi non so chi altri lo meriterebbe.

venerdì 10 novembre 2023

Intervista ad Andrea Plazzi

La domanda sorge spontanea: come mai quest’anno Comics&Science si trova in una zona differente e sembra essersi staccata da Lucca Comics & Games?

Sono le crisi benedette della crescita. La nostra offerta è molto aumentata: serviva uno spazio apposito per valorizzare un programma che ormai è molto più ampio di quello che normalmente potevamo offrire in maniera adeguata nel contesto di Lucca Comics & Games. Parlo di una certa cura coreografica, un’illuminazione ad hoc, un arredo che renda giustizia alla qualità anche grafica dei nostri fumetti e dei nostri autori. Quindi Comics&Science Palace, in via della Zecca 41. Siamo molto contenti di questa collocazione: chi conosce un po’ Lucca sa come la logistica in questi giorni non sia affatto facile e gli spostamenti, anche a piedi, non sono semplici. Siamo in una strada centrale ma defilata dalle arterie di maggior scorrimento, che in realtà collega.

Pur con i lavori in corso, purtroppo.

Eh... dobbiamo convivere con questo piccolo cantiere esattamente davanti alla nostra entrata. Chiaro che viene da chiedersi se non sarebbe stato possibile finire i lavori in tempo, in vista di questo grandissimo evento... ma sono cose che capitano.

Così sapete che chi viene è veramente motivato.

Sì, però devo dire che anche il passaggio casuale, cioè quello obbligato di gente in transito, ci ha messo in contatto con persone che non ci conoscevano: hanno visto l’ambiente (che – tra l’altro – è a ingresso libero e dove chiunque può entrare) e in questi giorni in cui la pioggia ci accompagna può anche semplicemente fermarsi a rilassarsi un attimo.

E magari nel frattempo impara anche qualche cosa divertendosi.

Perché no! C’è l’area principale, dove abbiamo allestito il palco per gli incontri, poi c’è un ambiente per i laboratori-workshop, che si svolgono tutti i giorni tra le sei e le otto ore (divise in fasce mattutine e pomeridiane). Ieri [il 1 novembre, nda] per esempio si insegnava a crackare la storica Enigma, la famosa macchina per criptare messaggi “sconfitta” da Alan Turing, il primo grande hacker della Storia. Oggi si parlerà di orecchini.

Orecchini?!

Strutture matematiche, combinatoria, teoria dei gruppi. Non usiamo questi termini per non spaventare nessuno, ma sono alla base di raffinati disegni ornamentali riprodotti in orecchini indossabili.

Come nasce Comics&Science, dalla volontà del fumetto di entrare nella scienza o della scienza di venire divulgata tramite il fumetto?

Non vedo una gerarchia o una priorità tra i due aspetti, e forse non è nemmeno così importante personalizzare. Di fatto tutto nasce quando Roberto Natalini e io ci siamo conosciuti. Roberto è da oltre 30 anni un matematico applicato del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche, oltre che un lettore di fumetti esperto e dispiaciuto per la mancanza di tempo per leggerli. Ha colto l’occasione di mettere insieme questa passione a livello professionale, aggiungendo alle sue attività anche quella della comunicazione scientifica col fumetto. Un’idea che lo ha galvanizzato: è così che siamo partiti lancia in resta, ormai una dozzina di anni fa.

giovedì 9 novembre 2023

3 Spicci d'Opera, la Ballata di Toni Lama

Eh, sì, nella Self Area di Lucca si possono trovare dei gioiellini.

Bandabendata confeziona un giornalino in otto fogli che omaggia il primo Corriere dei Piccoli (per il formato) e il Topolino giornale (per i caratteri del titolo). Viene presentato come una versione a fumetti dell’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht, ma il protagonista è tal Toni Lama, ladro e assassino, che forse è la parodia di un personaggio politico reale che non ho riconosciuto, o forse del protagonista di un fatto di cronaca che non conosco.

Costituita da rime baciate (e la metrica di Benedetta Cosmano è quasi perfetta), la storia si sviluppa attraverso finti “giornalini” di varie nazionalità e viene anche presentato un bel salto metanarrativo approfittando del formato così particolare: i fogli non sono spillati insieme. I disegni di Teo Eustass Paolicelli sono molto buoni, umoristici ma non scevri da elementi underground, sempre mitigati da una piacevole inchiostrazione morbida. I colori sono di Alma Velletri.

La vicenda di Tino Lama non si conclude qui, anzi questa è solo un’introduzione: se il lettore vorrà vederne il seguito può esprimere il suo gradimento e la sua volontà di finanziare il progetto qui.

Altri due membri di Bandabendata, Filo Carletti e Daniele Presicce, forniscono delle strisce umoristiche per l’ultima pagina che contiene i redazionali: cosine estemporanee, ma Bobby la Blatta è disegnata piuttosto bene.