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mercoledì 2 settembre 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Primera Fundacion de Buenos Aires (1992)

Niente tiritera sulla Columba e la reperibilità dei suoi fumetti online, stavolta: qui si parla di un volume di altra provenienza e di facile reperibilità materiale.

Nel 1992 ricorreva il cinquecentenario della Scoperta dell’America e la meritevole casa editrice spagnola Planeta-De Agostini pubblicò una collana per celebrare la ricorrenza. Ricordate quando la Planeta-De Agostini pubblicava fumetti anche in Italia? Bei tempi, quelli. Di questi «Relatos del Nuevo Mundo» fino a pochissimi anni fa nel Belpaese si è visto solo il Caboto di Zentner e Mattotti ma recentemente Nicola Pesce Editore ha annunciato anche il volume di Breccia padre dopo aver pubblicato quello di Micheluzzi. I volumi della collana vertevano ovviamente su personalità legate alla scoperta, all’esplorazione e alla conquista delle Americhe ed erano costituiti (oltre che da un’introduzione) da un fumetto dalla classica durata di 46 tavole e da un ricchissimo apparato redazionale. Per raccontare un episodio inerente quella che diventerà l’Argentina l’editore pensò bene di ingaggiare degli autori che lavoravano per quel mercato.

Per insaporire la storia Wood ricorre a un po’ di realismo magico, scelta non inedita ma poco comune nei suoi fumetti: a introdurre la storia sono degli scheletri in armatura, i fantasmi di quanti parteciparono all’avventura che compaiono in sogno a Domingo Irala, teoricamente il protagonista del fumetto. “Teoricamente” perché Primera Fundacion de Buenos Aires è una storia corale e Domingo è uno dei tanti personaggi attirati da una nuova spedizione verso le “Indie” organizzata con faraonica profusione di mezzi da Pedro de Mendoza, già gravemente malato. Il sottotitolo del volume non a caso è La Spedición Maldita: una volta giunti a terra gli avventurieri speranzosi fondano la città (ma credo sia meglio dire l’avamposto) di Nuestra Señora de los Buenos Aires però la situazione non è delle migliori. La zona è inospitale e scarseggiano sia animali che piante commestibili, cosa drammatica per loro che dalla Spagna non hanno portato né bestiame né sementi. Per fortuna trovano degli indigeni che, per quanto in ristrettezze pure loro, possono fornire un minimo di carne e pesce in cambio delle proverbiali perline colorate. Ma la situazione precipita e alcuni guasti diplomatici con gli indios portano a una battaglia sanguinosissima e poi a un assedio ancora più falcidiante. Sarebbe la fine se non fosse che la donna india unitasi a Domingo spiega ai potenziali conquistadores (tra cui molti tedeschi) come trovare e mangiare radici e suggerisce di andare a cercare cibo e aiuto presso altre tribù.

Passano gli anni e da Buenos Aires il contingente si spinge all’interno alla ricerca delle favoleggiate città d’oro, ovviamente senza risultati. E nel 1556 anche Domingo Irala troverà la morte, ma sarà una morte serena a differenza di quella degli altri, dopo vent’anni da governatore di Nuestra Señora de la Asunción e guardando disincantato la marea di illusi che continua a riversarsi nelle Americhe alla ricerca dell’El Dorado, della Città del Re Bianco, della Città del Sole.

Pur essendo un lavoro su commissione Wood non rinuncia alla sua personalità e non mancano i suoi marchi di fabbrica come le didascalie auliche e (per quanto limitata dalle circostanze) un po’ di ironia. Il gusto per l’aneddotica non rallenta la narrazione ma la arricchisce: si veda in particolare l’episodio della ragazza imbarcatasi in incognito per seguire l’amato la cui scandalosa unione fuori dal matrimonio viene risolta dalla provvidenziale presenza di un prete nella ciurma. Come già diede prova di saper fare in altri contesti, Wood riesce a inserire moltissime informazioni in uno spazio tutto sommato limitato, senza però dare l’impressione di fare dell’infodumping forzato.

Lo stile adottato da Lito Fernandez (cioè dal suo studio dell’epoca, ovviamente) non è tra quelli che preferisco. I contorni delle figure non sono molto marcati e i tratteggi caotici contribuiscono a rendere poco incisivi i soggetti raffigurati: sono adatti per rappresentare le venature del legno, decisamente meno per le barbe o i vestiti. Va detto che anche la disposizione delle vignette non è sempre efficace e a volte il senso di lettura viene meno. Una colorazione molto vivace facilita la leggibilità e, appunto, vivacizza tutto l’insieme.

La «referencia historica» in appendice è affidata a Manuel Lucena.

giovedì 24 febbraio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/7

Oltre agli 81 episodi pubblicati su Lanciostory ne esiste un altro che comparve anche in Italia, sul numero 4 dell'effimera rivista Terrifik con cui Alvaro Zerboni nei primi anni '90 fece di nuovo capolino nel settore.

In realtà non si tratta di un caso isolato, perché anche di El Peregrino de las Estrellas, cioè Robin delle Stelle, a suo tempo vennero pubblicati solo 11 episodi sui 12 esistenti, e l'ultimo è stato recuperato solo in anni recenti da Allagalla.


martedì 15 febbraio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/6

Ormai si sarà visto con quanta generosità Ray Collins citi e omaggi personaggi del fumetto. Curiosamente gli oggetti di queste citazioni sono i protagonisti dei comic book e delle strisce statunitensi, quasi prevedendo una diffusione al di fuori dei confini nazionali e privilegiando quindi dei rimandi universali. Qui di seguito qualche esempio, tra cui qualche anticipazione:


martedì 25 gennaio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/4

Angel Alberto Fernandez non è solo un disegnatore di fumetti ma è uno di quei professionisti che hanno istituito uno studio, una vera e propria “bottega” in cui si sono formati altri fumettisti spesso diventati celebri a loro volta. Un po’ come facevano i fratelli Villagran o in Italia Leone Cimpellin e Romano Felmang/Felice Magiarano, solo all’ennesima potenza vista la quantità di collaboratori che ha avuto.

Quando gli venne affidato Precinto 56 aveva già vent’anni di professione alle spalle e quindi un ampio carnet di collaboratori o aspiranti tali da cui poter attingere per rispettare le scadenze o velocizzare il lavoro mentre si dedicava in contemporanea a Dennis Martin, Calico Jack, Bull Rockett e alle altre serie che firmava o avrebbe firmato a breve per Record e Columba. D’altra parte l’evoluzione dello stile di disegno di Larry Mannino è un segnale delle varie “mani” che vi si sono avvicendate, anche se è un’impresa improba cercare di cogliere i dettagli che rivelino un collaboratore piuttosto che un altro, anche perché inevitabilmente gli stessi assistenti hanno poi avuti evoluzioni diverse o preferivano giustamente uniformarsi allo stile del Maestro, pur se le tavole di Larry Mannino dimostrano di quanta libertà disponessero. L’identità dei vari assistenti si può quindi desumere principalmente dai contatti avuti con loro e con lo stesso Fernandez, ma in alcuni casi ci vengono in soccorso alcune firme, talvolta artatamente nascoste nelle vignette.
Naturalmente la consorte di Fernandez Mercedes Cecilia “Ceci” Fau fu una delle prime collaboratrici (e quindi anche Laura Greli, pseudonimo che usava occasionalmente ma solo su Dennis Martin). Da un’intervista di Luca Raffaelli su Nuvolette risulta che Alfredo Alejandro Falugi fu assistente di Fernandez su Precinto 56 sin dall’inizio, e sono accertate anche le collaborazioni di due disegnatori che maggiormente ripresero lo stile del Maestro tanto da sostituirlo occasionalmente: José Massaroli e Diego Navarro (ovviamente quello “vero”, non lo pseudonimo che usava ogni tanto Ray Collins).
Nelle firme “nascoste” di cui parlavo prima si possono poi cogliere i passaggi di Ruben Marchionne e di Silvestre Szilagyi (che si firmava “Frank”), mentre alcuni visi squadrati e delle tavole molto pulite rimandano a Eduardo Savid, quindi per estensione all’Estudio Atalaya sempre facente capo a Fernandez. E ovviamente anche in alcune di quelle tavole è intervenuto Anibal Rodriguez Uzal, un disegnatore poco conosciuto che ha attraversato un po’ tutta la storia del fumetto argentino moderno ma in maniera sotterranea, quasi esclusivamente in collaborazione con altri disegnatori (da Vogt a Mandrafina a Meglia) senza firmare in proprio quasi mai.

domenica 9 gennaio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/2

Vabbè, questa la conoscono tutti. Lo Skorpio argentino nasceva nell’ottica di attirare vecchi lettori di fumetti con nuove versioni di classici degli anni ’50 e ’60, che a volte potevano essere delle vere e proprie continuazioni o remake. Amapola Negra diventò Asso di Picche, Patria Vieja si trasfigurò in Alvar Mayor e vennero ripresi L’Eternauta, Bull Rockett, Watami, ecc. Precinto 56 riprendeva il titolo della serie omonima di Collins e José Munoz pubblicata su Misterix e arrivata in Italia grazie a Ivaldi, prima sull’effimero Asso di Picche e poi sulla testata ammiraglia Sgt. Kirk. Ma nella nuova versione lo sceneggiatore mischiò un po’ le carte e il protagonista Zero Galvan (vero nome di Larry Mannino, improponibile in italiano) da biondo e glabro divenne moro e baffuto, somigliando un po’ di più a Val Amato che anche del Galvan originale era l’assistente.

All’epoca questa inversione di marcia non dovette piacere molto a José Muñoz che, esautorato dal ruolo di disegnatore della “sua” serie, dedicò a Fernandez uno sferzante commento in un episodio di Alack Sinner – certo, le sceneggiature di Alack Sinner erano ufficialmente scritte da Carlos Sampayo, ma probabilmente già all’epoca lui e Muñoz lavoravano in simbiosi scambiandosi stimoli per i rispettivi ambiti creativi.

A sua volta nemmeno Lito Fernandez e/o Ray Collins dovettero gradire molto questo commento e in un episodio di Larry Mannino risposero per le rime:
Da quello che mi hanno detto i diretti interessati, a suo tempo ci fu in effetti un bel po’ di acrimonia, ma col tempo si sono chiariti.

martedì 4 gennaio 2022

Qualche curiosità su Larry Mannino/1

Approfitto dell’uscita della collana Lanciostory Classic con Larry Mannino per sciorinare qualche aneddoto e curiosità in merito alla serie di Collins e Fernandez.

Per cominciare, riprendo una segnalazione che risale alla rubrica Comics Graffiti de L’Eternauta numero 38 (luglio/agosto 1985). Maria Teresa Contini scovò una tavola della serie disegnata da Martinez, pseudonimo che usava Julio Cesar Medrano quando preferiva il tratteggio ai contrasti chiaroscurali. Si tratta di uno dei primi ma non primissimi episodi. Ovviamente nel mondo del fumetto esistono casi di progetti già avviati non sviluppati poi come preventivato con altri autori per i motivi più vari, altrimenti avremmo avuto un Mondo di Thorgal disegnato da Ambrosini, John Bolton avrebbe continuato La Casta dei Metabaroni, Babini avrebbe disegnato Diabolik, Gibbons avrebbe ripreso Swamp Thing, ecc. Ma è strano, per quanto non inaudito, che una serie cambiasse disegnatore in corsa in tempi così brevi.

Si trattava di una prova per la sostituzione (o l’affiancamento) del titolare? O forse a Medrano venne assegnata per errore una sceneggiatura destinata a Fernandez che poi la disegnò regolarmente? Interrogato al riguardo il disegnatore titolare mi ha detto di non sapere nulla in merito.

venerdì 9 novembre 2012

Ehm...

Immaginavo che la lista dei collaboratori di Lito Fernandez potesse essere incompleta, e infatti da poco ho scoperto che persino Enio ha collaborato col Maestro. Ho appena aggiornato il post. Se siete a conoscenze di altre dimenticanze fatemelo sapere.

mercoledì 30 marzo 2011

Appendice all'intervista a Lito Fernandez

Angel Lito Fernández ha avuto molti collaboratori nel corso degli anni che, nella migliore tradizione artigianale del fumetto, lo hanno assistito nella realizzazione delle tavole dei suoi fumetti. Solitamente si è trattato della realizzazione delle matite che poi il Maestro correggeva e inchiostrava. Nel corso dei decenni molti disegnatori (spesso molto noti) si sono avvicendati al suo tavolo da disegno ed è normale che negli appassionati sia nata la curiosità di sapere con quali talenti abbia collaborato Fernández. Con questa appendice alla sua intervista cerco di dare una risposta il più possibile esaustiva, fornendo un elenco degli assistenti con una breve presentazione per ognuno.
Voglio intenderla come qualcosa in progress, e spero che qualche autore o appassionato possa aiutarmi a integrare l’elenco o a correggerlo dove necessario. L’impostazione “italocentrica” con cui è nata è un limite, me ne rendo conto, ma è rimasta anche in questa stesura considerando che i lettori argentini del blog sono al momento circa un decimo di quelli italiani. Non sarà un problema in futuro cambiare questa impostazione a seguito di richieste in tal senso o di un netto cambiamento di tendenza. Di ogni disegnatore, se necessario, segnalo comunque anche le opere inedite in Italia che abbiano un peso importante nella sua produzione.
Al termine di ogni biografia inserisco, laddove siano sicure, le collaborazioni accertate con Lito Fernández: anche in questo caso tengo conto solo di quelle arrivate in Italia (unica eccezione: Samos, opera troppo particolare per non essere segnalata). I titoli vengono riportati in originale, eventualmente tradotti nella loro versione italiana in parentesi quadre se non immediatamente riconoscibili o poco famosi. Eventuali collaborazioni con Fernández che non abbiano raggiunto l’Italia ma che in patria siano molto note vengono comunque segnalate all’interno della presentazione del singolo assistente.
Per mantenere il più sintetiche possibili le biografie non ho segnalato l’attività di insegnanti che praticamente tutti i disegnatori hanno svolto prima o poi.
Ogni informazione aggiuntiva sarà gradita.
Desidero ringraziare, oltre ovviamente Lito Fernández, Oscar Martutaitis.

Altamirano

Collaboratore occasionale (di cui ignoro il nome di battesimo) che ha realizzato insieme a Lito Fernández il libero Barco sin puerto pubblicato sul numero 139 dello Skorpio argentino, datato settembre 1987 (apparso in Italia su Lanciostory 36/1981).

Altuna, Horacio

Nato il 24 novembre 1941, debutta a metà degli anni ’60. Compie il suo apprendistato presso le riviste della Columba ma a proiettarlo nel novero dei Grandi saranno le sue collaborazioni con Carlos Trillo, che hanno prodotto opere ai vertici del fumetto mondiale: El Loco Chavez, Las Puertitas del Seňor Lopez, Charlie Moon, Merdichesky, El Ultimo Recreo, Tragaperras, alcune delle quali in corso di ristampa presso Planeta DeAgostini.
Dai primi anni ’80 Altuna si dedica anche alla sceneggiatura producendo i capolavori El Ficcionario e Chances (quest’ultimo gli varrà il prestigioso Yellow Kid al Salone del Fumetto di Lucca nel 1986), in cui si mescolano fantascienza, erotismo e una feroce critica sociale. Abilissimo nel disegnare il corpo femminile, dal 1989 firma in esclusiva per l’edizione internazionale di Playboy un centinaio di storie brevi di carattere erotico, ruolo che però col tempo gli andrà un po’ stretto.
Tra le altre cose, ha realizzato anche lo storyboard per il film Old Gringo.
Ha scritto recentemente i testi di fumetti disegnati da Jorge González.

Balbi, Alberto Jesus

Nato nel 1942, debutta sulle riviste della Frontera insieme ad altri colleghi formatisi presso la Escuela Panamericana de Arte: José Muñoz, Rubén Sosa, Leopoldo Durañona e lo stesso Angel Lito Fernández. Disegnatore di matrice “brecciana”, ha semplificano notevolmente il suo tratto col tempo, toccando anche il genere umoristico su Satiricón. Ha realizzato molte storie autoconclusive e due episodi “tuttocolore” raccolti poi nel primo inserto I Supermasters di Lanciostory. È stato assistente di molti disegnatori, tra cui anche García Seijas, Mandrafina e Zanotto.
Non esistono tracce di suoi lavori successivi ai primi anni ’90, forse perchè si sta dedicando all’attività di animatore che ha sempre alternato a quella di fumettista.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: John Smith

Caliva, Alberto

Sbarcato ufficialmente su Skorpio e Lanciostory alla fine degli anni ’80, in Italia lo abbiamo visto impegnato quasi esclusivamente su storie autoconclusive. Come nel caso di altri disegnatori argentini, il suo curriculum è in realtà molto più articolato, anche se Caliva in patria si è dedicato principalmente a continuare storie iniziate da altri disegnatori, come ad esempio Shane (una serie scritta da Armando Fernandez) e Grand Prix, che abbiamo visto anche in Italia. Ha comunque al suo attivo anche una serie molto lunga, di ben 50 episodi, realizzata per l’Eura: Dark Ness, scritta da Slavich e Mazzitelli.
Disegnatore dotato di un solido impianto realistico, è stato scelto dall’Eura per il Dago monografico, e sicuramente è tra i migliori interpreti del giannizzero nero. Nella realizzazione di Dago è stato aiutato a sua volta da Pedro Santillán.

Carovini, Oscar

Nato nel 1938, inizia a lavorare ventenne nel campo del fumetto sulla rivista Tía Vicenta. Tra le altre cose, ha realizzato delle versioni a fumetti di romanzi famosi, come Ben Hur, per la collezione A la Conquista del Mundo. Il suo nome è comunque principalmente legato alle riviste della Columba.
Come moltissimi suoi colleghi argentini, Carovini ha dovuto adattare il suo stile a seconda delle richieste dell’editore ed è stato uno dei cloni più o meno ufficiali di Domingo Mandrafina (v.). Autore piuttosto prolifico, non ha realizzato serie lunghe.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Bull Rockett

Castro Rodriguez, Miguel

È nato in Uruguay nel 1959. A quindici anni entra nello studio dei fratelli Villagrán sotto la cui supervisione realizza le matite per Argon el Justiciero. In Italia è noto per John Cronos (su testi di Armando Fernández che per l’occasione si firma “Jara”) ma in Argentina ha realizzato diverse serie tra cui Rugger, Corrupcion en la Policia, Harper y Norton, ecc. Ha inoltre continuato la saga di Big Norman, personaggio creato da Robin Wood.
Il Castro Rodriguez che abbiamo visto in Italia ha uno stile morbido e sinuoso che tende al grottesco e che ricorda quello di un altro disegnatore argentino, Gustavo Trigo.
Ha disegnato un numero del monografico di Dago.

Cristobal, Enrique

Attivo sin dagli anni ’50, ha legato il suo nome principalmente alle testate della Columba ma ha anche disegnato delle serie scritte da Hector German Oesterheld per la casa editrice Frontera: Capitan Lázaro e Dragón Blanco, quest’ultimo titolare della testata omonima.
Ha realizzato un paio di episodi della Serie Negra di Guillermo Saccomanno alternandosi a Gustavo Trigo dopo l’abbandono di Horacio Altuna. In Argentina ha realizzato diversi fumetti con Jesus Balbi (v.).
Negli anni ’70 e ’80 ha disegnato fumetti horror per le riviste americane della Eerie Publications.

Dicierbi, Enrique (“Quique”)

Nasce nel 1964. Si forma presso la scuola di Garaycochea con Alberto Salinas. In Argentina fu anche assistente di Sergio Ibáñez nel seguito de Il Cosacco.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Martin Hel



Enio (Enio, Leguizamón)
Nato nel 1942, come quasi tutti i colleghi della sua generazione frequenta i corsi di Alberto Breccia alla Escuela Panamericana de Arte. Esordisce professionalmente nel 1958 su Misterix e dal 1965 collabora con la Columba. Due serie importanti nella sua produzione, ma inedite in Italia, sono il poliziesco Sam Malone scritto da Guillermo Saccomanno (1974) e soprattutto il rosa ospedaliero Gente de Blanco (José Arévalo, 1977).
Lanciostory lo ospita sin dal numero 0, con il libero La Ragazza del week-end, e pubblica anche la serie Chinatown (scritta da Ray Collins) oltre ai suoi episodi della Serie Negra di Saccomanno, ma solo con la pubblicazione nel 1984 su Skorpio di Victor Vanel (scritto da Julio Álvarez Cao) otterrà anche in Italia una certa visibilità: successivamente lavora direttamente per l’Eura disegnando molte serie e miniserie su testi di Carlos Trillo e Guillermo Saccomanno; in particolare, La Sacra Famiglia ebbe un grande successo che ne impose addirittura due seguiti.
Inizialmente Enio aveva uno stile simile a quello di Gustavo Trigo, morbido e ricco di campiture nere, tratteggi e retini, ma con il tempo semplificò sempre di più il suo tratto raggiungendo una dimensione più consona al grottesco che al realistico. Ciononostante dal 1999 entra nel novero dei disegnatori argentini ingaggiati da Sergio Bonelli Editore, per cui realizza Julia.
È morto il 13 dicembre del 2011.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: El pequeño Piero scritto da Robin Wood (sotto lo pseudonimo di Robert O’Neill) e ristampato su D’Artagnan Anuario 11 datato 8 gennaio 1981 – ignoro luogo e data della prima pubblicazione. Con tutta probabilità inedito in Italia, lo segnalo comunque per completezza.
 
Estudio Atalaya

Nome utilizzato da Lito Fernández per sè e il suo gruppo di collaboratori. Nonostante questa ragione sociale esistesse a fini puramente contabili e amministrativi, ha fatto capolino nell’elenco dei disegnatori in almeno una occasione: l’episodio di Grace Henrichsen dal titolo Perina Entra En Acción pubblicato su D’Artagnan 295. Tra i collaboratori compresi in questo nome collettivo c’era sicuramente Eduardo Savid (v.).

Falugi, Alfredo Alejandro

Benché sia attivo nel mondo del fumetto dagli anni ’70 (e dagli anni ’80 a livello internazionale, con lavori per Germania e Stati Uniti), in Italia la fama arriva nel 1995 con la pubblicazione di Amanda su testi di Robin Wood. Ha comunque realizzato altre serie giunte da noi, come Stalker, Anders e Khrysé ma Amanda rimane senz’altro il suo lavoro più conosciuto.
Dotato di uno stile molto espressivo e a tratti quasi caricaturale, è uno dei collaboratori di Fernández che più ricordano il suo stile.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Precinto 56, Cronicas de tres guerras, Gala

Fau, Mercedes Cecilia

Nata nel 1953, è la moglie di Lito Fernández. Oltre a essere artista molto dotata (ottenne una menzione d’onore per un suo quadro dalla Fondazione del Banco Caseros) è anche professoressa di Lingua e Letteratura Spagnola e scrittrice. Nei 25 anni di lavoro accanto al marito non ha collaborato solo alle matite ma è stata, tra le altre cose, anche traduttrice e colorista.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Dennis Martin, Precinto 56

Fernández Fau, Leandro

È nato nel 1975 ed è figlio di Lito Fernández e Mercedes Cecilia Fau. Collabora con diverse case editrici tra cui anche la statunitense Concordia per cui ha illustrato diversi libri di carattere ecumenico e pedagogico insieme a Vanesa Kroeger.
Nota: non si tratta del Leandro Fernández che lavora per la Marvel.

Fernández Fau, Mauro

Nato nel 1977, è figlio di Angel Fernandez e di Mercedes Cecilia Fau.

García Rodríguez, Gonzalo

Nasce il 7 settembre del 1971 e si forma presso Alberto Breccia tra il 1985 e il 1989. Nel 1991 pubblica i suoi primi lavori su Cóctel, rivista di un certo culto in Argentina che ha ospitato diversi giovani autori poi affermati a livello internazionale. Seguono il lavoro su alcuni porno italiani e per la Dark Horse (gli sfondi di Indiana Jones), e finalmente la collaborazione con Lito Fernández per cui fa le matite di Martin Hel tra il 1996 e il 1997.
Ha anche pubblicato sulla rivista per l’infanzia Genios, supplemento di El Clarin: la stessa su cui Trillo ha presentato Zachary Holmes, Luna Roja e altri suoi lavori recenti.
Il lavoro più personale e partecipato di García Rodríguez è Mitofauno, serie di tre comic book che scrive, disegna e produce tra 1998 e 1999.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Martin Hel

Garibaldi, Oscar

Oltre a fare da assistente a Lito Fernández, ha anche disegnato da solo molti episodi della serie Bull Rockett. In Italia lo abbiamo visto al lavoro anche su Shunka scritto da Hector German Oesterheld.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Bull Rockett

Gil, Ramon

Nato il 19 novembre 1948, è stato allievo di Alberto Breccia. Il suo esordio nel campo del fumetto avviene sulla rivista Patoruzito. Ha lavorato sia per la Columba che per la Record pur non realizzando alcuna serie di rilievo per nessuna delle due: ha comunque continuato la serie Hombres de la Legion/Legion Extranjera di Grassi e Salinas e i suoi episodi si sono visti anche in Italia. Nel 1984 disegna la serie Kama Fu su testi di Emilio Balcarce per Sex Historieta delle edizioni Perfil. Dal 1985 si dedica anche all’animazione e da metà anni ’90 non si sono più visti suoi lavori su Lanciostory e Skorpio.
Il tratto di Gil è spezzettato e “nervoso” e nelle storie in cui fa maggior uso di campiture nere riesce a evocare delle atmosfere espressioniste. In più di un’occasione si è inoltre rivelato un ottimo imitatore del figlio di Alberto Breccia, Enrique.
Dal 2006 disegna la striscia Los Grutynos su testi di José Massaroli (v.) per il quotidiano Noticias de la Costa (i personaggi sono stati creati da Jorge Claudio Morhain su indicazioni del committente Norberto Noi).

Gomez, Carlos

Nato nel 1964, compie il suo apprendistato presso Victor Hugo Arias. In seguito, terminato il servizio militare, realizza testi e disegni della striscia La Odisea del Capitán Ganímedes fino al 1985. Da metà anni ’80 disegna principalmente per la Columba con qualche rara apparizione sulle riviste della Record, per cui realizza la miniserie Banda di Streghe scritta da Eduardo Mazzitelli, suo esordio ufficiale in Italia.
In Argentina è autore di molte serie e miniserie nate dal sodalizio con lo scrittore Ricardo Ferrari, ad esempio Kent (iniziata proprio da Lito Fernández) ed El Niňo. A seguito del successo del suo intervento su Dago alcune di queste opere verranno recuperate anche sul nostro Skorpio: CP-701, Il Terribile e soprattutto Il Cappellano, una serie di grande successo anche in Italia.
Carlos Gomez è comunque più famoso per il suo contributo alla serie-regina di Robin Wood, Dago, di cui si vedono i suoi primi interventi a partire da Lanciostory 8 del 1996. Caratterizzato inizialmente da uno stile poco incisivo, espressivo e dinamico ma sacrificato a un’inchiostrazione piuttosto confusa, col tempo ha saputo maturare fino a diventare uno degli ultimi gloriosi esempi della Linea Latina, mostrando con il suo esempio un possibile sbocco della scuola argentina.
Non a caso gli è stata affidata la realizzazione di un Texone da Sergio Bonelli Editore, cui seguirà il suo ingresso nello staff del Tex mensile.
Oltre che allievo di Fernández è anche stato assistente di Horacio Lalia.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Browning & Cooper, Ciudad Sitiada [Città assediata], Martin Hel

Greli, Laura

Pseudonimo di Mercedes Cecilia Fau (v.) che si firmò occasionalmente così per alcuni interventi sul comic book di Dennis Martin.

Lago, Eduardo

Purtroppo non sono stato in grado di raccogliere alcuna informazione in merito a Eduardo Lago. Il fatto che esistano anche uno scrittore e un musicista con lo stesso nome non ha aiutato. Di sicuro si è occupato degli sfondi di Martin Hel.
Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Martin Hel
López Llanos, Ricardo
È stato assistente di Lito Fernández dal 1983 al 1992 realizzando le matite di alcuni fumetti e aiutando il Maestro nell’inchiostrazione di altri. Oltre ad alcuni liberi e agli adattamenti di film famosi, ha collaborato alle serie Von Löwenstein e Las Señoritas Del Cofre, inedite in Italia. Inoltre ha collaborato con Fernández per un genere poco conosciuto: l’adattamento a fumetti della vita di personaggi storici come Cristoforo Colombo e Magellano. Da metà anni ’90 ha contribuito alla realizzazione di serie iniziate da altri disegnatori come Cerebro de Fuego (scritto da Morini/Amézaga e creato graficamente da Marchionne) e Cuentos de Almejas (episodi autoconclusivi scritti da Pedro Mazzino disegnati inizialmente da Vogt).
Dal 1997 si dedica alla pubblicità e alla pittura.
Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Grace Henrichsen, Martin Hel (circa 25 dei primi episodi)
Macagno, Alberto

Nato nel 1941, si dedica inizialmente alla pubblicità e alle illustrazioni di carattere medico-scientifico e solo nel 1967 esordisce nel campo del fumetto. Realizza su testi di Robin Wood le serie Holbeck e Los Amigos, non certo le più famose tra quelle scritte da Wood. Una serie che ebbe maggiore successo fu Grand Prix, scritta da Ray Collins. Questo per quel che riguarda l’Italia: in Argentina fu anche il disegnatore della serie Hilario Corvalán, di grande successo in patria.
Come molti altri colleghi argentini si ispirò pesantemente al tratto di Domingo Mandrafina (v.) del quale però non si limitò a essere un clone ma fu anche amico e collaboratore.
Negli ultimi anni, in cui disegnò molte miniserie su testi di Slavich e Mazzitelli, aveva sviluppato uno stile maggiormente dinamico ed essenziale, con derive grottesche che lo avrebbero reso perfetto per l’umorismo, filone a cui però non si dedicò.
Ha disegnato alcuni episodi della serie Bonelli Julia in collaborazione con Piccoli e Leoni.
È morto il 4 ottobre 2010.

Mandrafina, Domingo

Nasce il 2 novembre del 1945. La sua carriera di fumettista inizia nel 1969 sulla rivista Patoruzito. Nel 1971 partecipa a un interessante esperimento di disegno “a sei mani” con Marchionne e Lito Fernández, collaborando ai disegni della serie Samos scritta da Jorge Morhain che compare su Billiken. Successivamente lavora per la Columba per cui nel 1977 creerà il famosissimo Savarese scritto da Robin Wood. Un’altra serie fondamentale è El Condenado, scritta da Guillermo Saccomanno per la Record, che è stata ripresa per l’Italia (dove è conosciuta come Cayenna) e continuata fino a pochi anni fa.
Come nel caso di Altuna (v.) è stato fondamentale l’incontro con Carlos Trillo, con cui ha realizzato importanti capolavori.
Dal 2003 Domingo Mandrafina è nello staff della serie italiana Dylan Dog, di cui al momento ha realizzato solo due episodi.
Nonostante sia stato spesso accostato per l’uso dei neri ad Alberto Breccia (di cui effettivamente seguì i corsi), Mandrafina ha un suo stile autonomo, molto personale, leggibilissimo, rigoroso e dai forti contrasti. È probabilmente il disegnatore argentino più imitato, in patria e altrove.
Oltre al genere realistico in bianco e nero, ha anche realizzato fumetti a colori e fumetti di stampo grottesco o umoristico, bissando in entrambi i casi la qualità eccezionale delle sua prove più consuete.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Samos

Marchionne, Ruben

In Italia è famoso principalmente per Dax, personaggio ideato da Robin Wood e presentato direttamente in inserto su Lanciostory, che ha avuto un notevole successo ed è stato ristampato in varie occasioni. Sui settimanali dell’Eura si sono viste due altre serie disegnate da lui (e scritte entrambe da Saccomanno): Riff e Alias Flic. Probabilmente quest’ultima rappresenta il vertice qualitativo della produzione di Marchionne.
Come nel caso di altri disegnatori, i lavori arrivati in Italia rappresentano solo una minima parte della sua produzione: tra le altre cose ha realizzato Harry White (scritto da Wood), Tres por la Ley (Oesterheld e altri) ed Express Mulligan, scritta da Manuel Morini, fumetto di un certo culto in Argentina.
Ruben Marchionne disegna nella maggior parte dei casi con uno stile in cui abbondano le campiture nere, però in occasioni diverse ha disegnato con stili differenti, forse perchè a sua volta ha fatto da Maestro ad altri disegnatori di cui ha inchiostrato le matite.
È uno dei disegnatori a cui l’Eura ha affidato il Dago monografico.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Samos, Precinto 56, Martin Hel

Martutaitis, Oscar

Ha collaborato con Lito Fernández dal 1983 al 1990, realizzando le matite di diversi adattamenti di film e di alcune serie tra cui Topless Bar scritta da Ricardo Ferrari. Nei dieci anni successivi, dal 1990 al 1999, ha svolto questo ruolo per Alfredo Alejandro Falugi (v.), collaborando praticamente a tutti i lavori arrivati in Italia oltre ad altri inediti.
Tra 2000 e 2008 ha lavorato per l’americana Marvel insieme a Jorge Lucas su titoli di primo piano come Wolverine e Avengers e nel 2009 ha collaborato con Taborda per la serie Daimon. Attualmente ha ripreso a svolgere il ruolo di assistente per Falugi su Amanda e contemporaneamente sta portando avanti per la Marvel Prince Namor e War Machine insieme ad Ariel Olivetti.
Oscar Martutaitis si divide tra il fumetto e la musica (è chitarrista).
La sua pagina Facebook come artista visuale è http://es-la.facebook.com/pages/Oscar-martutaitis/125531857460277?v=wall&viewas=0 , da cui si può vedere la varietà delle sue influenze e la sua capacità di disegnare con stili molto diversi.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: El Corso, Justiniano, El Duende

Massaroli, José

Nonostante sia praticamente sconosciuto in Italia, dove ha pubblicato solo qualche fumetto per la casa editrice Universo, José Massaroli (30 settembre 1952) vanta quasi quarant’anni di carriera e tuttora è molto attivo nel settore del fumetto.
Nel 1973 lavora per il gruppo editoriale di García Ferré e dal 1975 comincia la collaborazione con Angel Lito Fernández, con cui realizzerà vari adattamenti di film e soprattutto Dennis Martin, di cui ha addirittura disegnato da solo alcuni episodi. Nonostante la perfetta mimesi stilistica col Maestro, Massaroli ha anche adattato il suo tratto a seconda delle esigenze e nella serie Encuentros Cercanos si è rifatto magistralmente alla lezione di Domingo Mandrafina (v.).
Nel 1985 si è dedicato anche all’animazione e dagli anni ’90 ha affiancato alla sua produzione realistica la realizzazione di fumetti dei personaggi Disney e Warner Bros.
È in questa seconda veste che attualmente è più famoso nel paesi dell’America Latina anche se recentemente è tornato al genere realistico-avventuroso per la statunitense Moonstone.
Dal 2006 scrive i testi della striscia quotidiana Los Grutynos disegnata da Gil (v.).
Il suo interessantissimo blog è http://jose-massaroli.blogspot.com/

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Dennis Martin, Precinto 56

Merel, Horacio

Nato il 19 giugno del 1935, inizia a lavorare nel campo del fumetto come assistente di Francisco Solano Lopez. Entrato in Columba, affianca Carlos Casalla (imitandone lo stile) nella realizzazione di diverse serie e le prosegue una volta che Casalla si dedica ad altri progetti. In tale veste ha lavorato su Cabo Savino, Capitan Camacho e Alamo Jim, tre serie famosissime in Argentina. Ha spesso lavorato in coppia con Gerardo Canelo, con il quale ad esempio ha disegnato una serie di Ray Collins, Alan Braddock, che poi continuerà a lungo da solo.
In Italia lo abbiamo conosciuto incidentalmente per il suo contributo alla serie Killroy, con tutta probabilità limitato a un solo episodio: quello presentato su Lanciostory 37/1999, intitolato Il mio amico Ted (anche se elementi dello stile di Casalla affiorano anche negli episodi Il vigliacco e Ricordi davanti alla forca nei numeri 32 e 33 di Lanciostory del 1999). I disegni della serie vennero attribuiti interamente dall’Eura al trio Vogt/Merel/Pascal (Francisco Pascual era un altro clone di Casalla) così come anni prima ogni singolo episodio di Kayan veniva attribuito a Zaffino/Villagran/Barreto, probabilmente per nascondere gli avvicendamenti progressivi dei disegnatori.
Oltre che disegnatore di fumetti, Merel era anche un affermato batterista jazz.
È morto il 3 aprile 2009.

Meriggi, Ruben

Nato nel 1959, esordisce realizzando le matite per la serie Argon el Justiciero. Dotato di uno stile elegante, pulito, molto piacevole e dinamico (ma al contempo rigoroso e leggibile, che mai scade nella facile deformazione), è stato pubblicato dall’Eura con eccessiva parsimonia, mentre in Argentina può vantare un curriculum molto più ricco di quanto visto in Italia: tra le sue serie si segnalano Hermes 3000, Historias De Mañana, Nibelungos, Piratas del Espacio, Aar, Rodwin de las Galias. Ha anche realizzato due serie molto lunghe scritte da Armando Fernandez e tuttora ricordate in Argentina: Ciborg e Crazy Jack. Ha pure continuato la serie Wolf, creata da Robin Wood.
In Italia, invece, nonostante l’elevata qualità del suo lavoro, abbiamo visto quasi esclusivamente i liberi e le miniserie realizzati per la Record, solitamente su testi di Mazzitelli o Slavich.
Nel 2007, dopo alcuni lavori nel campo dell’illustrazione, stupisce i suoi lettori disegnando Hiras, spin-off e figlio di Nippur, con un tratto ipertrofico ed eccessivamente spigoloso, in cui rimane ben poco della precedente eleganza.
Gestisce due blog:
Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Dennis Martin, Bull Rockett

Morhaín, Mario
Nato nel 1945, realizza i primi fumetti per la casa editrice MO. PA. SA., famosa per la rivista Mas allà del terror e per gli adattamenti a fumetti di serial televisivi. Per Columba disegna El Chasqui e alcuni episodi della saga di Ted Marlow. Ha realizzato principalmente storie autoconclusive, talvolta in collaborazione con altri disegnatori come Enio e Trigo. A Mario Morhaín spettò il difficile compito di realizzare il terzo capitolo dell’Eternauta insieme a Oswal (v.) e Meglia a partire dagli studi di Solano Lopez.
Lo stile di Morhaín è caratterizzato da un intenso uso di tratteggi perpendicolari: solitamente difficili da gestire senza rendere confusi i disegni, nel suo caso sono molto leggibili e funzionali alla lettura. Forse non ha avuto la fortuna di legare il suo nome a un personaggio o a uno sceneggiatore che ne mettesse in luce le doti.
Suo fratello Jorge Claudio è sceneggiatore di fumetti.

Mulko, Sergio

Nato il 3 giugno del 1946, comincia a lavorare giovanissimo come fumettista per le edizioni Columba. Oltre che al disegno si dedica più raramente anche alla sceneggiatura (suoi i testi di almeno 20 episodi di Gilgamesh prima dell’arrivo di Robin Wood). In patria ha realizzato una mole impressionante di serie e miniserie, solitamente a carattere storico, ma anche in Argentina come in Italia il suo nome è legato principalmente a Nippur de Lagash, a cui lavora in due riprese tra il 1972 e il 1976 e poi dal 1988 al 1994. È il disegnatore con più episodi al suo attivo, e l’unico che abbia lavorato con tutti gli sceneggiatori della serie.
Inizialmente il suo stile non si discosta dagli standard dell’epoca (v. Un figlio tra le stelle in Serie Fantasy disegnato insieme a Meier) ma col tempo svilupperà una sintesi molto stilizzata che riduce sfondi e figure a elementi quasi geometrici. Questo particolare stile non gli vale il favore del pubblico italiano (benché in Argentina sia ricordato con affetto al pari di Carlos Leopardi, altro disegnatore che non ebbe fortuna in Italia) e probabilmente per questo non si sono visti altri suoi lavori.
Ha anche realizzato un episodio del monografico di Dago.

Müller, Daniel

Dopo alcuni liberi in cui si nota ancora la sua influenza, abbandona presto lo stile del Maestro Fernández in favore di un tratto più accademico, realistico e dettagliato. Oltre che alcuni liberi, ha disegnato le serie Cipango (su testi di Mazzitelli), Venduto (di Slavich) e Il Morto (di Wood), ma chiaramente il suo nome è legato a Nippur di Lagash, di cui ha l’onore di essere scelto come successore di Mulko.
Ha occasionalmente realizzato fumetti su testi di Miriam Müller, ma ignoro se si tratti di sua sorella o sua moglie.
Benché si sia recentemente rivisto su Lanciostory con la serie Generazione Maledetta, non realizza più fumetti da anni (questa serie è parecchio precedente alla sua pubblicazione su rivista). Peccato, perchè era un ottimo disegnatore.

Navarro, Diego

In Italia abbiamo visto pochissimo materiale realizzato da Navarro, e quel poco (tra cui la miniserie Fanteria Solare su testi di Barreiro) è poco rappresentativo del suo stile. Le storie brevi sono solitamente caratterizzate da un tratto rigido e pesante, mentre Undermédanos (visto su Comic Art) è volutamente eccessivo e caricaturale.
In realtà Navarro ha uno stile bilanciato tra i due estremi ed è senz’altro uno dei disegnatori che maggiormente ricordano il Maestro Fernández. Lo si può parzialmente intuire nel libero tuttocolore Messaggero di civiltà su Lanciotory 51 del 1988.
Una curiosità: “Diego Navarro” è anche uno pseudonimo usato dallo sceneggiatore Eugenio Zappietro/Ray Collins.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Precinto 56, Cronica de tres guerras, A través de Oceania, Undermédanos

Olivera, Nestor

Esordisce a 22 anni sulla rivista Figuritas. Ha realizzato diversi fumetti a tema bellico per la rivista Hora Cero della Frontera, specializzandosi nel genere anche per l’inglese Fleetway e per la Columba, per cui sarà uno dei disegnatori principali della lunga saga Brigada Madeleine. Su testi di Hector German Oesterheld ha disegnato Artemio, el taxista de Buenos Aires. Ha anche proseguito (e chiuso) le vicende di Aqui, la legion dopo il ciclo di Beto Formento. In Italia è conosciuto praticamente solo per la prima stagione di Nox (testi di Mazzitelli), che all’epoca si chiamava Cleaner Nox, disegnata insieme a Sergio Ibáñez.
Contrariamente a quello che si trova scritto in alcuni testi (a cui anche la redazione dell’Eura credette in un primo momento) non è il fratello del più famoso Luis “Lucho” Olivera.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Martin Hel

Oswal (Osvaldo Viola)

Nato nel 1935, si dedica inizialmente all’animazione. In Argentina è celebre per essere il creatore di Sonóman, supereroe di culto in attività dal 1966 al 1976, che tuttora ha un forte seguito anche grazie a una recente ristampa. Visto in Italia a partire dal 1979 con Galac Master su testi di Oesterheld, ha realizzato molte storie autoconclusive e il volume L’Avvoltoio vola basso scritti dallo sceneggiatore spagnolo Enrique Abulì. Su testi di Howard disegna Mark Kane (visto in prima battuta su Comic Art) e con Yaqui realizza l’appassionante e sperimentale affresco di Consummatum Est, in cui nascerà il personaggio di Pieter Thijsz. Ha anche realizzato fumetti lunghi con Carlos Albiac (Big Rag) e Ricardo Barreiro (La Città, le Puttane, il Matto).
Il suo stile è molto rapido ed espressivo, e Oswal è stato assistente di molti altri disegnatori oltre a Lito Fernández. Quando ha lavorato con Garcia Seijas e Lalia, ad esempio, è riuscito a rendere ancora più espressivi e dinamici i loro disegni.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Dennis Martin

Ottolini, Horacio

In Italia lo abbiamo visto all’opera nei primi anni ’90 su fumetti scritti da Ferrari, non solo storie autoconclusive ma anche serie e minisere come Roccia, Coloni e L’Esemplare. Con ogni probabilità ha abbandonato il fumetto in favore dell’animazione, come hanno fatto altri suoi colleghi dagli anni ’80 in poi: la serie La Morte del Cielo scritta da carlos Albiac è stata presentata su Lanciostory recentemente, nel 2007, ma risale al 1994.
Nonostante certi elementi grotteschi o caricaturali presenti nelle sue tavole Ottolini è un disegnatore estremamente rigoroso e leggibile, che sa dosare con maestria il tratteggio e le zone di nero. Bravissimo a disegnare gli animali, è probabilmente l’interprete migliore delle sceneggiature di Ricardo Ferrari.
Nel caso di Ottolini le collaborazioni accertate con Lito Fernández comprendono materiale che non è giunto in Italia: ad esempio la serie Taxi scritta da José Arévalo e un episodio della serie Harry Nash scritta da Eduardo Mazzitelli, di cui Ottolini ha disegnato molti episodi da solo.

Rearte, Gabriel

Nonostante la (presumibile) giovane età, Rearte ha avuto modo di misurarsi con due miti del fumetto argentino: Nippur de Lagash, di cui realizza due episodi della versione “giovanile” El joven Nippur ed El Eternauta per cui disegna su testi di Munn e Barreiro il seguito Odio Cosmico insieme a Walther Taborda. Probabilmente a causa del suo stile ipertrofico, più vicino al mondo dei supereroi che alla tradizione argentina, l’Eura ha cominciato a pubblicarlo solo recentemente.
Rearte ha effettivamente lavorato per i comic book americani tramite lo Studio Haberlin, ed è tuttora attivo in quel mercato principalmente nel genere “bad girls”.

Sanz, Salvador

Sanz è stato assistente di Gonzalo García Rodríguez (v.) proprio nel periodo in cui questi disegnava per Lito Fernández, quindi è probabile che abbia contribuito tramite lui ai disegni di Martin Hel curandone gli sfondi e gli elementi prospettici.

Savid, Eduardo

Nato nel 1960, eredita la passione per il fumetto dal padre. Pubblica le sue prime illustrazioni a sedici anni. La prima collaborazione con Lito Fernández è per la serie Rick del Caribe scritta da Alvarez Cao e inedita in Italia. Sullo Skorpio italiano abbiamo invece visto le sue serie Red Scott (testi di King) e Fantasmi dell’Artico (Collins).
Savid ha uno stile molto simile a quello di Lito Fernández, da cui si differenzia per una minore varietà di inquadrature e pose dei personaggi e per un segno più scarno e sintetico, in cui abbondano i neri (quasi del tutto assenti, e sempre “ragionati”, i tratteggi). Ha comunque abbandonato quasi del tutto il fumetto realistico e negli ultimi vent’anni si è dedicato, come altri colleghi, all’animazione e alla realizzazione di fumetti e illustrazioni per i personaggi Disney e Warner Bros, con qualche rara incursione in progetti indipendenti per gli Stati Uniti dove risiede attualmente.
Il suo curriculum e i suoi interessi non si esauriscono affatto in questo breve riepilogo visto che è attivo in molti altri campi creativi e multimediali, come si può vedere dal suo sito http://www.savideduardo.com/

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Precinto 56, John Smith, Gala

Szilagyi, Silvestre

Nasce il 23 novembre del 1949. Allievo di Alberto Breccia, è tra i fondatori dell’Estudio Geminis, noto nell’ambiente dei disegnatori argentini anche come La Oficina, presso cui hanno lavorato molti altri professionisti tra cui Caliva (v.) e Massaroli (v.). Questo studio non era un’agenzia che forniva lavoro ai fumettisti ma un luogo di ritrovo. Presso l’Eura lo abbiamo visto all’opera quasi esclusivamente su storie autoconclusive (tra cui il famoso I Sette giorni del Coyote su Skorpio 27 del 1977, testi di Ferrari) mentre in Argentina ha disegnato diverse serie e miniserie di vario genere come Luftwaffe e La Sabana. Ha anche continuato per molti episodi la saga di Dax creata da Robin Wood. Tra i disegnatori con cui ha collaborato ci sono anche Daniel Haupt e Alfredo Alejandro Falugi (v.).
Su Bronx delle edizioni Nuova Frontiera abbiamo potuto vedere il suo Larker, un fumetto scritto da Ray Collins che in quel periodo si dedicava inaspettatamente al porno (Larker era comunque il più soft di quei fumetti).
Szilagyi ama cesellare le sue tavole impostandole come illustrazioni, riempiendole di tratteggi sottilissimi, adottando inquadrature ardite oppure mettendo i personaggi in pose statuarie, talvolta a scapito della narrazione. Cionondimeno, nel 2007 è stato scelto dalla casa editrice americana Moonstone come copertinista e disegnatore principale del comic book dedicato a Phantom (proprio quello creato da Lee Falk), per cui a onor del vero ha semplificato molto il suo stile.
Silvestre Szilagyi è noto anche come Frank Szilagyi e con tutta probabilità alcuni fumetti firmati «Frank», tra cui alcuni episodi della Serie Fantasy, sono opera sua.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Samos [non accreditato nello pseudonimo collettivo "Hernan Mandrachione"], Dennis Martin, Precinto 56

Uzal, Anibal Rodriguez

Presenza “sotterranea” ma piuttosto rilevante del fumetto argentino, ha fatto da assistente per molti disegnatori, tra cui Mandrafina (Derek e Tusk), Saichann (Kabul de Bengala) e Meglia (Cybersix). Durante una carriera durata più di vent’anni ha firmato interamente da solo appena una manciata di fumetti.
Si è dedicato con maggiore costanza alla realizzazione di fumetti Disney presso lo studio di Daniel Branca, un disegnatore argentino che Carl Barks considerava il suo erede.
Uzal è morto nel 2000.

Collaborazioni accertate con Lito Fernández: Bull Rockett, Precinto 56, A través de Oceania, John Smith

Vitacca, Roque

A parte un paio di fugaci apparizioni nel 1979, è a cavallo degli anni ’80 e ’90 che l’Eura ospita i lavori di Roque Vitacca. Oltre alla miniserie Marvin di Chicago scritta da Trillo e a molti liberi scritti da Saccomanno, in Italia è noto per la collaborazione con Meglia su Cybersix. In Argentina proseguì la serie I Sei di Varsavia imitando lo stile di Solano Lopez (in origine la serie si intitola Aguila Negra).
Il Vitacca più recente ha un tratto eccessivamente sintetico e stilizzato: le sue tavole somigliano più a degli storyboard che a dei fumetti compiuti e il suo stile sarebbe stato più adatto al fumetto umoristico che non a quello realistico.
È molto probabile che sulla scia di Genlot, Da Col, Flores e altri disegnatori abbia abbandonato il fumetto in favore dell’animazione.

Zoppi, Eugenio

È nato il 15 maggio del 1923 ed è stato il disegnatore del primo fumetto scritto da Oesterheld nel 1950: Alan y Crazy. Ha disegnato Misterix per la Abril ed è stato redattore capo di El clan de Mac Perro, supplemento della rivista Billiken. In Italia, pur essendo comparso anche su Il Giornalino, non ha avuto molta visibilità e l’unica sua serie lunga presentata dall’Eura fu Caribbean su testi di King. Nei primi anni di Lanciostory e Skorpio disegnò anche dei bei fumetti di fantascienza scritti da Emilio Balcarce. Nel 1980 realizza le illustrazioni per l’enciclopedia La historia de la Humanidad.
Il segno di Zoppi sembrava a tratti insicuro, poco incisivo, e a volte pareva che fosse proprio svogliato e tirato via. La ragione va ricercata probabilmente nel fatto che Zoppi aveva una carriera parallela di disegnatore umoristico, genere in cui era veramente bravissimo, e non si trovava del tutto a suo agio nel realistico.
È morto il 28 luglio del 2004.