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lunedì 29 settembre 2025

Un volto da fumetto

Una delle immagini poste a corredo di un recente post di Luca Brunori mi ha fatto riflettere su quanto il compianto Robert Redford fosse servito da punto di partenza (o in un caso di arrivo) per vari personaggi dei fumetti. Me ne sono venuti immediatamente in mente questi, ma chissà quanti altri ha generato. E pensare che in un editoriale della Ken Parker Collection Berardi diceva di non aver mai voluto avvicinare l’attore per mostrargli l’omaggio che gli era stato fatto con il suo trapper, per paura di ritorsioni legali!




Curiosamente non ne ho trovato traccia nella Western Family di Rancho, almeno non negli episodi che ho io.

domenica 4 aprile 2021

Il gioco di ruolo di Jeremiah che non è Jeremiah.

Eh, già: fanno giochi di ruolo a partire da qualsiasi cosa. Anche da Jeremiah, per dire, ma non dalla serie a fumetti bensì dal serial televisivo che ne fu tratto! Ero in dubbio se si trattasse proprio di quello, ma la descrizione non lascia adito a dubbi. Del creatore Hermann non viene fatta menzione, mentre viene sottolineato il ruolo di J. Michael Straczynski che ne ha curato la versione televisiva ed è ben noto negli Stati Uniti...

venerdì 15 marzo 2013

Before Watchmen/4



Dr. Manhattan (testo di J. Michael Straczynski, disegni di Adam Hughes)

Finalmente il supplizio è terminato. A mio avviso questa è la miniserie peggiore. E di gran lunga.
Straczynski ci ammannisce l’ennesima interpretazione semplicistica della fisica quantistica, secondo cui l’osservatore determinerebbe l’esistenza dell’osservato (una stronzata colossale dovuta a un’interpretazione artatamente estesa dell’esistenza dei fotoni, che di fatto – loro sì – esistono solo se qualcuno “accende la luce” e li guarda). È inoltre terribilmente poco realistico che un ragazzo tedesco dei primi anni ’40 desiderasse come regali quelli che ci vengono mostrati, e che sono caratteristici di tutt’altra cultura. Pessima anche la trattazione del periodo scolastico del nerd Jon Osterman, preso di peso da una qualsiasi teen fiction, anzi da una delle peggiori e più banali.
A parte questi difetti che già non invogliano a proseguire la lettura, in Dr. Manhattan viene compiuto il più significativo strappo al canone di Alan Moore, arrivando persino a suggerire che il Dottor Manhattan, “burattino che vede i fili” e non li può modificare, sia stato funzionale agli sviluppi della serie portante dal 1966 in poi. Ridicolo, poi, il fatto che lo abbia fatto perchè (citando i classici) gli prudeva il cazzo!
Poi, certo, possiamo pure giustificare la cosa col fatto che il Dr. Manhattan lo ha fatto perchè aveva visto che avrebbe dovuto farlo, ma non c’è nessun dettaglio che ce lo suggerisca in Watchmen e Straczynski non si prende la briga nemmeno di giustificare così questa sua trovata.
Ciò detto, la storia latita, in pratica assistiamo semplicemente al rimuginare continuo del protagonista e ad avere altre visuali su alcune scene dell’opera madre. Purtroppo Straczynski alterna toni che si vorrebbero aulici a battute poco felici in alcuni dialoghi (Ozymandias pare un coglione), il che rende tutta l’operazione ancora più ridicola.
Quello che ne risulta, insomma, è un fumetto velleitario e pretenzioso, che non riesce ad appassionare e che probabilmente si affida proprio alla curiosità di capire cosa stia realmente succedendo per trattenere il lettore in attesa di uno straccio di trama o di un colpo di scena che in quattro numeri non si vedranno nemmeno da lontano. Il tutto distraendolo dalle troppe deviazioni dal canone che Straczynski si è concesso e dalle colossali stronzate che si è inventato (non è mica il Dottor Manhattan che si teletrasporta... è l’universo che si muove al suo comando intorno a lui!).
Per quel che riguarda la parte grafica, vale lo stesso discorso di quasi tutti gli altri albi di Before Watchmen: i disegni di Adam Hughes sono senz’altro molto buoni, è oltretutto abilissimo anche a raccontare e a costruire una tavola (e meno male che c’è lui a far venire voglia di finire gli albi, sennò con la soporifera prosa di Straczynski...) eppure... eppure non mi hanno soddisfatto del tutto, e non solo perchè la sua interpretazione del Dottor Manhattan è un po’ troppo mingherlina. Alcune inquadrature tendono a ripetersi, c’è un po’ di vuoto ogni tanto nelle vignette, certe tavole non hanno la necessaria cura e il necessario dettaglio per essere delle illustrazioni ma nemmeno la giusta concatenazione narrativa per essere tavole di fumetti...
Ripeto: i disegni sono comunque bellissimi, sicuramente tra i migliori dei Before Watchmen, ma non sono al livello che io mi sarei aspettato. E dire che Hughes ha avuto tutto il tempo per lavorare con calma visto l’uso massiccio che fa del computer e il fatto che parte da disegni preesistenti di Dave Gibbons per darne la propria interpretazione.
Bocciata.

domenica 20 gennaio 2013

Before Watchmen/2



Nite Owl (testi di J. Michael Straczynski, disegni Andy Kubert, chine di Joe Kubert e Bill Sienkiewicz)

Fumetto paradossale. Un buonissimo fumetto di supereroi (fatti salvi i luoghi comuni stantii di cui è infarcito il primo episodio, in cui Dan Dreiberg è una specie di Matt Murdock benestante) che però poco ha a che fare con il canone di Watchmen.
Voi avreste mai detto che Daniel Dreiberg avesse avuto una situazione familiare borderline da melodramma come quella descritta? Io no, ma forse mi è sfuggito qualche particolare durante la varie riletture di Watchmen e ha ragione Straczynski.
La serie scava inizialmente sulle motivazioni che hanno spinto il protagonista a diventare supereroe, sul suo rapporto mentore-allievo (e divo-fan) con Hollis Mason, sulla sua collaborazione con Rorschach e sui motivi del dissidio tra i due, virando presto sui rapporti di Dreiberg con l’altro sesso e su una indagine scabrosa che consente anche qualche vaghissimo accenno di critica sociale. C’è anche una sorta di storia parallela che punta i riflettori su Rorschach. Ovviamente questa sottotrama rimarrà “parallela” fintanto che le esigenze narrative lo consigliano e, come da manuale, le strade dei due eroi si incontreranno alla fine come da copione. E come da copione viene pensato e scritto anche tutto il resto, in maniera canonica e senza particolari sbalzi di genio, pescando generosamente tra i cliché del genere supereroistico: le tormentate origini dell’eroe, il cattivo che fa il pistolotto-confessione, le battutine pungenti nei momenti meno indicati, certe imprese eroiche esagerate, ecc. Ma rimaniamo comunque in un ambito di alta professionalità e di rigore narrativo (e nella scena in cui Nite Owl e Twilight Lady si rivelano le rispettive identità segrete ho riso di gusto!). Se penso agli altri disastri che Straczynski ha fatto e sta facendo in Before Watchmen...
Confesso di non aver capito il perchè dell’inserimento della “confessione scritta” di Hollis Mason, che forse verrà sviluppata in altra sede. Pare che riguardi un evento fondamentale, ma non si specifica quale e il lettore resta un po’ a bocca asciutta.
Se la si legge senza pretendere molto e senza volerla per forza inserire nel disegno generale di Watchmen direi che questa miniserie è comunque piacevole. Mi è sembrato che il lavoro del compianto Kubert Senior alle chine abbia molto nobilitato l’operato del figlio, mentre il pur volenteroso Sienkiewicz non è riuscito a nasconderne le derive deformed e pupazzettistiche.
Rimandata a settembre.

sabato 29 dicembre 2012

Before Watchmen/1


La vita non ha senso. Probabilmente anche per questo la fiction narrativa deve avercelo, un senso. Non solo tutto deve avere una spiegazione logica e avere una conclusione identificabile come tale, ma la narrazione deve essere improntata alla sintesi e alla chiarezza. Nella vita reale inciampiamo, tossicchiamo, dimentichiamo senza malizia alcuni dettagli, non scopriamo informazioni importanti solo accendendo l’autoradio esattamente nel momento preciso in cui vengono trasmesse. Nella fiction narrativa invece questo accade solo per motivi legati alla trama e al suo svolgimento. Un dettaglio che “non torna” serve come segnale del fatto che la storia è arrivata a un turning point, oppure che c’è qualcos’altro sotto, o ancora per anticipare altri eventi.
Ora, nel tacito contratto che l’autore di fiction narrativa non sperimentale stipula con il suo pubblico c’è anche la promessa che tutto quello che verrà raccontato/disegnato/diretto/recitato è sufficiente e chiuso in sè, soprattutto se parliamo di prodotti non seriali in cui il lato realistico sia preponderante. La vita reale non è un film con un inizio e una fine ben delimitati nè un romanzo con capitoli separati, e a parte Gilbert & George tutte le persone reali hanno una cucina per i momenti di relax in cui non sono sotto i riflettori e devono prepararsi da mangiare. E francamente io ho sempre pensato che pure Gilbert & George ne abbiano una.
La fiction narrativa necessita inoltre che ogni avvenimento sia significante, univoco, indubbio. Uno sparo è sempre il migliore degli spari riusciti, ecc... All’interno di quest’ottica vanno considerate anche le informazioni che gli autori lasciano trasparire dalle loro opere: gli eventuali “buchi” nel tessuto narrativo devono esserci per un motivo. Approfondire certi aspetti sarebbe stato inutile o ininfluente o peggio ancora fuorviante.
Watchmen è con ogni probabilità il meccanismo narrativo meglio congegnato della storia del fumetto, ogni dettaglio è significante (armoniosamente significante) e immaginare una vita oltre quelle pagine per quei personaggi è quanto meno difficile, se escludiamo una deriva umoristica (Rorschach che fa una comparsata in un fumetto di Gibbons per celebrare Harvey Kurtzman) o un loro riutilizzo strumentalmente contestualizzato in un altro genere (qui).
L’operazione Before Watchmen ha suscitato perplessità e polemiche molto prima di concretizzarsi. Questo principalmente per il sentore sulfureo di sfruttamento che ha tutto il progetto e per le condizioni aberranti che, oltre all’effettiva legittimità legale, ne hanno consentito la produzione (se Alan Moore avesse fatto casino la DC Comics non avrebbe più dato lavoro al suo amico Steve Moore, in disperato bisogno di soldi per curare il fratello malato). Ma al di là di queste considerazioni pregiudiziali, di cui comunque è difficile liberarsi, resta il fatto che Watchmen è strutturato in maniera troppo ermetica e perfettamente chiusa in sè per immaginare di aggiungerne qualche pezzo, soprattutto se a farlo non è nemmeno il creatore originale. Gli autori coinvolti, nomi di primo piano del comicdom statunitense, si sono ritrovati con una responsabilità enorme addosso, oltre a vivere lo stigma di essere etichettati come “traditori” dell’opera originale e del loro più autorevole collega. D’altra parte vale anche per loro quanto detto dallo stesso Bardo di Northampton: «Sei fottuto se lo fai, sei fottuto se non lo fai».
Da quello che ho potuto vedere sinora, nonostante il grosso successo che Before Watchmen pare stia avendo, mi sembra che l’operazione non sia riuscita. Per quanto abbia cercato di giudicarle senza pregiudizi e senza andarmele a spulciare a caccia dei dettagli incongruenti con Watchmen, queste miniserie (la maggior parte di loro) mi sono sembrate molto al di sotto delle aspettative e del nome dei loro autori. Prima di parlarne, comunque, aspetto che finiscano – e che il distributore americano si decida a riempire i “buchi” nella collezione (suona come una scusa da fumetteria, vero? Probabilmente lo è).
In generale qualcosa si può già anticipare. Le miniserie di Before Watchmen si caratterizzano a livello di testi per una grande eterogeneità. Il loro unico punto in comune è che non hanno punti in comune. Alcune si sono concentrate più sull’approfondimento di certi episodi della vita di un personaggio, altre ne hanno fornito un affresco complessivo della vita; alcune hanno cercato di inserirsi con scrupolo e discrezione in alcuni buchi dell’opera originale, altre non hanno preso molto in considerazione il canone di Watchmen e altre ancora lo hanno smaccatamente stravolto (beh, al momento una sola: Dr. Manhattan). Alcuni sceneggiatori hanno privilegiato le didascalie, altre i dialoghi; accanto a narrazioni lineari ce ne sono di sincopate e laddove alcuni sceneggiatori hanno voluto stupire con delle trovate shockanti altri hanno preferito limitarsi a descrivere da un altro punto di vista il materiale narrativo preesistente. Alcuni si sono rifatti al giallo d’impianto classico whodunnit, altri all’hard boiled, altri ancora alla scuola classica del comic book supereroistico, qualcun’altro a strampalate teorie di fisica quantistica.
Dal punto di vista dei disegni, invece, mi è parso di cogliere in generale una certa condizione comune pur tra la diversità di stili. In sostanza, l’impressione che mi hanno dato praticamente tutti i disegnatori statunitensi più famosi e quotati è che abbiano lavorato a scartamento ridotto, che non abbiano prodotto materiale all’altezza delle aspettative e della loro fama. Sempre mantenendosi su livelli buoni-ottimi, ma non al livello che mi sarei aspettato (se poi Andy Kubert ha deluso o no non saprei dire visto che non nutro grande stima per il suo stile).
Sulle storie d’appendice sospendo ogni giudizio, me le leggerò alla fine. John Higgins come disegnatore è uno schianto, comunque.
A mano a mano che finisco di leggere le miniserie (e gli one shot, pare che sia stato proprio un grande successo questo Before Watchmen e giustamente la DC lo capitalizza il più possibile) vi dico la mia.
Poi chissà, magari in Before Watchmen: Epilogue scopriremo che era tutto uno scherzo, il sogno di un personaggio, un universo alternativo... magari...

Silk Spectre (testi di Darwyin Cooke e Amanda Conner, disegni di Amanda Conner)

Il primo dei Before Watchmen ad arrivare alla conclusione è finora il meno deludente. Mi sbilancio anzi a dire che è un buonissimo fumetto. Ma questo forse è dovuto anche al fatto che è molto distante, sia come temi che come atmosfere, dal modello.
Nel 1966 la giovane Laurie Jupiter si destreggia tra i suoi problemi adolescenziali e la presenza invadente della madre nella sua vita. Le due cose sono strettamente collegate visto che il fantasma della prima Silk Spectre aleggia non solo negli agguati degni dell’ispettore Clouseau ma anche nelle pessime relazioni sociali che la protagonista intrattiene con i ragazzi e soprattutto con le invidiose e stronzissime compagne di scuola. Fuggita da casa insieme ad alcuni hippy (la Summer of Love deve essere arrivata un anno prima nell’universo di Watchmen) esordisce per caso come Silk Spectre II trovandosi invischiata in una storia abbastanza delirante e poco credibile di sostanze psicotrope dagli inusitati effetti stupefacenti-consumistici. Eh, lo so, non è che “effetti stupefacenti-consumistici” sia una descrizione molto chiara, ma non voglio rovinarvi la sorpresa. Non so se gli autori abbiano voluto puntare sulla satira e sull’assurdo per evitare scomodi paragoni con Watchmen, per me una volta superato l’impatto degli inserti umoristici e dell’ambientazione “larger than life” questa miniserie è stata godibilissima. Inoltre offre un’interpretazione stupenda del Comico, tanto più riuscita quanto più concisa e intensa. Altro che la gonfiatissima miniserie di Azzarello e Jones...
E a dirla tutta, in Silk Spectre ho trovato delle atmosfere psichedeliche più efficaci di quanto lo stesso Alan Moore sia riuscito a fare con Kevin O’Neill nell’ultimo volume della sua League. Certo, a causa dello stile caricaturale della Conner non ho capito se il gruppo che compare nel secondo episodio sono i Beatles o gli Who, ma in fondo non credo sia così importante.
Passando quindi ai disegni, Amanda Conner (di sicuro il nome meno appetibile sulla carta) si è rivelata una piacevole sorpresa. Non che abbia corretto i suoi difetti (le sue donne hanno ad esempio sempre tutti e due gli occhi ben distanti l’uno dall’altro e il naso molto alto, rendendole un po’ scimmiesche), ma la sua abilità nel rendere espressivi i personaggi è ineguagliata. Peccato che il disegno sia spesso molto scarno, soprattutto quando si tratta di rappresentare figure umane, le va però riconosciuta una grandissima abilità nell’evocare due realtà agli antipodi (o forse due immagini stereotipate universalmente associate a quelle due realtà): il protettivo ambiente borghese alla Happy Days e il mondo in fermento della San Francisco anni ’60.
Promossa.

Moloch (testi di J. Michael Straczynski, disegni di Eduardo Risso)

Che Moloch non fosse esattamente un adone lo si capiva dai disegni di Gibbons, ma bisogna anche dire che la sua controparte vecchia e malata era solo il riflesso sbiadito del personaggio distinto (e non certo privo di fascino) che compariva nei flashback. Di sicuro non era quel mostriciattolo che Straczynski si è inventato per questa inutile e stupida miniserie. O forse è stato Risso a volerlo interpretare così? E allora gli editor che ci stanno a fare?
Una volta stabiliti questi paletti arbitrari in cui muoversi ne viene fuori un clone dell’Uomo Talpa (quello dei Fantastici Quattro, non quello dei Simpsons) e ci addentriamo nella fiera del già visto e dell’ovvio, con gli immarcescibili bulletti della scuola, le donne che lo disprezzano, ecc. Dopo un primo numero irritante da quanto è banale, con il secondo abbiamo almeno il contentino di un minimo di curiosità per gli scopi di Adrian Veidt e per i metodi con cui li metterà in atto. A me sembra però che Straczynski abbia voluto confondere le carte, buttando un bel po’ di fumo negli occhi dei lettori di Watchmen, prendendo un po’ qua e un po’ là dalla vita cartacea dei personaggi per ricostruirne la “sua” versione e scambiando a piacimento cause ed effetti. Janey Slater che comincia a fumare dopo essere stata lasciata dal Dottor Manhattan? Non mi pare proprio... certo, è funzionale alla trovata che si è inventato Straczynski per spiegare come Ozymandias le faccia prendere il cancro (trovata peraltro molto inverosimile anche se si cerca di darne una logica contestualizzata al carattere dello stesso Ozymandias), ma è appunto solo una pecetta per far continuare la storia senza che il lettore si soffermi troppo sui particolari. Gli esempi potrebbero continuare.
Di Moloch salverei solo il ritratto che Straczynski dà di Adrian Veidt (il suo inedito fervore religioso con cui impressiona il protagonista è giustificato dal suo piano) se non fosse per il fatto che in fondo sono tutte cose che sapevamo già e che lo sceneggiatore ha solo approfondito. Nemmeno tanto. Per fortuna.
Stupendi invece i disegni di Eduardo Risso, sicuramente l’artista migliore dei Before Watchmen, che nemmeno una colorazione a volte imprecisa riesce a rovinare.
Bocciata.