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domenica 26 novembre 2017

Intervista a Elisabetta Cifone

Kasaobake è una giovane realtà editoriale che si dedica principalmente alla pubblicazione di manga realizzati in Italia, a quanto pare con un certo successo di pubblico. Nel suo catalogo figurano ben quattro volumi di Ale & Cucca oltre a molti altri titoli, autoconclusivi o seriali, che si possono visualizzare qui. Accanto a questo materiale più canonico a Lucca ha fatto capolino anche il pornetto 2.0 Sukkiarella.
Approfitto della presenza di Elisabetta Cifone, autrice di Ale & Cucca, per farle una breve intervista proprio il primo giorno di fiera.

Luca Lorenzon (LL): Vorrei cominciare con una mia curiosità, una cosa che francamente non mi è chiara. Ho visto che esiste del materiale di Ale & Cucca precedente rispetto a quello che è stato effettivamente pubblicato, nel senso che su internet ho visto che ci sono disegni e tavole precedenti che forse pubblicavi su Facebook, e anche nel vostro canale su YouTube dicevi che Ale & Cucca nasce nel 2003. Puoi spiegarmi un po’ questa cronologia, se uno volesse recuperare queste storie vecchie?

Elisabetta Cifone (EC): Ho iniziato a disegnare da bambina, parlando delle mie sorelle: erano delle scenette tra di loro, e da lì a forza di disegnarle è diventato un fumetto. Poi la storia in realtà si è staccata, è andata da un’altra parte, però l’ho lasciata su Facebook come ricordo e perché in origine era apparsa così.

LL: La struttura di Ale & Cucca è un lungo flashback, almeno negli episodi che sono stati pubblicati fino ad oggi. Di solito quando si applica questo tipo di struttura c’è la tensione narrativa verso un evento finale che dovrebbe poi illuminare tutto il resto della storia. La struttura che hai ideato tu risponde più o meno a queste caratteristiche o è un caso se hai deciso di fare così?

EC: No, risponde a un’esigenza narrativa particolare ma non posso dire troppo per non rischiare di fare spoiler!

LL: Ho notato che rispetto alla prima edizione presso un altro editore questa di Kasaobake è una versione un pochino più esplicita, arrivando anche a modificare alcuni disegni. All’epoca della prima edizione hai adottato una censura “preventiva” oppure hai deciso di modificare il fumetto in corso d’opera con questo nuovo editore?

EC: Sì, nella prima versione mi ero un po’ autocensurata e adesso ho potuto ripristinare quella che è la versione “giusta”, così come l’avevo ideata originariamente.

LL: Ale e Cucca, le due protagoniste, sono un po’ agli antipodi: Ale è quella fisicamente più matura ma è anche quella più ingenua, romantica; Cucca invece tecnicamente è ancora una bambina (negli episodi che ho letto finora non ha ancora avuto il ciclo) ma è più sgamata e ha avuto più esperienze coi ragazzi di Ale. Era un tuo progetto sin dall’inizio contrapporre queste due tipologie di personaggio oppure è una cosa che è venuta fuori spontaneamente, senza pianificarlo prima?

EC: No, loro sono sempre state così fin dall’inizio. Inoltre mi piace molto la contrapposizione dei loro caratteri: il fatto che siano amiche anche se sono così diverse.

LL: Anche dal tuo profilo Instagram si nota che sei molto impegnata in giro per le fiere, e accanto ai fumetti avete realizzato anche dei prodotti derivati come portachiavi e poster. Fare fumetti si sta rivelando insomma un lavoro vero e proprio con delle vere opportunità economiche (o forse lo è già)?

EC: Certo che sì, ovviamente i guadagni non sono enormi, ma siamo positivi, perché di anno in anno il mercato si sta aprendo sempre di più a questo settore ancora nascente. Nel nostro piccolo noi autori ed editori diamo il massimo perché questo possa diventare un lavoro vero e proprio in grado di mantenerci tranquillamente.

giovedì 23 novembre 2017

Stirpe di Pesce 1 e 2

La Sirenetta di Andersen in versione ecologista e vagamente gotica, Stirpe di Pesce narra la vicenda di Purple, sirena figlia del Re Swarovski che vorrebbe farsi fare delle gambe dalla sirena strega Singer per poter camminare in superficie e coronare un vago sogno d’amore.
La storia è ambientata in Italia, nell’immaginaria Tresturo, in un prossimo futuro in cui gli equilibri geopolitici sono mutati (i soldi sono chiamati colloquialmente «muri» visto che anche nel Belpaese ritraggono la muraglia cinese) e in cui l’inquinamento ha ridotto il mondo a un immondezzaio. Le sirene e i tritoni sono creature ben tristi, ridotte a rovistare nei rifiuti che vengono dalla terraferma e infatti i loro stessi nomi rimandano ai prodotti che gli umani hanno gettato via.
La Spianelli ha sicuramente lavorato molto alla creazione di questo universo narrativo, come si vede dal ricco materiale extra e anche dal sito dedicato al fumetto ma, nonostante i due volumi contengano complessivamente sei capitoli della saga, finora questo mondo non si è ancora svelato del tutto, anzi sono state solamente poste le basi e introdotti i protagonisti. Purple non è infatti il solo personaggio sulla scena e le sue vicende si intrecciano con quelle di un umano “buono” che in un’epoca più vicina alla nostra aveva cercato di opporsi all’avvelenamento delle acque, dell’umano “cattivo” di cui è innamorata e di tutta una corte di sirene e tritoni. Dei tre capitoli contenuti nel secondo volume, poi, i primi due sono flashback.
Lo stile di scrittura della Spianelli è teatrale, aulico e ricco di citazioni mentre i suoi disegni molto modulati e pastosi, con derive grottesche (immagino scansionati direttamente a partire dalle matite) sono molto efficaci nel rendere la lordura che pervade il mondo, sia emerso che sommerso.
Stirpe di Pesce è comunque più simile a una rivista che a una collana di volumi, visto che i tre capitoli per numero della serie portante vengono affiancati da abbondanti studi preparatori, redazionali vari (introduzioni e poesie ma non solo) e da un altro fumetto in bianco e nero che nel primo numero è persino autonomo rispetto alla saga. Quest’ultimo materiale extra è stato realizzato con la collaborazione di Simone Delladio. Come supervisore d’eccezione c’è nientemeno che Leonardo Moretti, uno degli autori di Sine Requie, che nel secondo numero firma anche un racconto che sviluppa alcuni aspetti del mondo delle sirene introdotti nel quinto capitolo.
Stirpe di Pesce si può leggere sul sito www.stirpedipesce.com, ma ovviamente in versione cartacea è tutta un’altra cosa.

martedì 21 novembre 2017

Intervista a Roberto Baldazzini

Roberto Baldazzini è stato presente a Lucca con novità esterne al fumetto: un nuovo portfolio tirato in 99 copie presentato il 1 novembre e il suo nuovo libro Mondo Erotica, ma ho scoperto dei nuovi progetti suoi per il fumetto, il medium che ama di più.

Luca Lorenzon (LL): Lei quest’anno presenta a Lucca il portfolio Le Sultane, anche se qui allo stand di Sergio Pignatone è presente anche il volume Mondo Erotica che è già uscito da un po’.

Roberto Baldazzini (RB): Sì, Mondo Erotica è uscito in Inghilterra un paio di mesi fa, in ottobre in America e poi adesso nel resto del mondo. È un art book dedicato ai miei trent’anni di lavoro. Mentre invece il progetto Sultane è un portfolio, a colori, che finalmente raccoglie una serie di figure femminili molto particolari, già disegnate da tempo.

LL: “Particolari” come quelle di Casa Howhard?

RB: No, assolutamente, queste sono femmine-femmine. Sono “particolari” nel senso che queste figure femminili sono particolarmente virili e dominanti, anche se non hanno gli attributi maschili.

LL: Anche in Casa Howhard era quella più minuta, l’unica interamente donna, a essere la dominatrice se non ricordo male.

RB: No, in Casa Howhard c’era solo una figura femminile che era una diva del cinema porno, la classica pornostar, l’unica femmina.

LL: Allora l’ho confusa con quell’altro fumetto su Blue in cui per rivolgersi a un’avversaria una delle protagoniste la apostrofava dicendo “CREPAX!”.

RB: Quella era la serie di Ginger & Rogers, “CREPAX!” era il grido di battaglia delle protagoniste, due detective, quando entravano in azione. Una era interamente femmina dalle grandi tette mentre l’altra un trans.

LL: Lei comunque si è dedicato anche ad altri tipi di lavori. L’Inverno di Diego, se ho ben capito, avrebbe dovuto essere il primo di una serie sulle quattro stagioni della resistenza. Avrà un seguito o al momento il progetto è fermo?

RB: Diciamo che il progetto è congelato, siamo rimasti ancora all’inverno. Il problema è la tematica, che è forte da un punto di vista sociale ma non è così competitiva dal punto di vista commerciale. Questo è senz’altro un problema visto che l’investimento più grosso l’ho fatto io. Mentre cercavo una soluzione editoriale alla storia dei partigiani,  ho avuto una proposta interessante da parte della Bonelli e l’ho accettata.

LL: Posso chiederle qualche informazione in più sul progetto per Bonelli?

RB: La storia si intitola Hollywoodland, scritta da Michele Masiero, sono arrivato a pagina 180, sono a buon punto e spero di arrivare alla conclusione delle circa 220 pagine nell’arco dei prossimi 6 mesi, appartiene alla collana “I Romanzi” e uscirà in un albo tutta insieme.

LL: Stella Noris è improbabile che la vedremo ancora…

RB: Mah… Intanto spero di riuscire a pubblicarla in un’unica edizione che raccolga le 250 pagine già realizzate, però non sono ancora riuscito a individuare l’editore giusto, ci terrei parecchio. Poi da lì chi lo sa, potrei sviluppare anche qualche nuova storia, la sceneggiatrice, Lorena Canossa, non vedrebbe l’ora!
Anche nella storia per Bonelli, che è ambientata a Hollywood negli anni ’20, abbiamo sempre il cinema sullo sfondo e oltre a questo progetto i francesi mi hanno fatto un’altra proposta molto interessante per raccontare a fumetti la biografia di una particolare attrice hollywoodiana degli anni 50/60. Io ho già detto sì e ho fatto alcune tavole di prova, aspetto di definire il contratto per rendere la notizia pubblica e svelare il volto dell’attrice.

LL: Prima ha citato le difficoltà nel trovare un editore. Una volta con le riviste di fumetto d’autore era diverso…. Rimpiange quel periodo o pensa che la realtà sia cambiata e gli spazi ci siano ancora?

RB: Bella domanda… gli spazi ci sono sempre, sono le modalità con le quali ci si avvicina a una storia a fumetti che forse hanno delle regole diverse tipo la quantità di pagine, il numero delle vignette, nuovi generi… comunque io, come autore, sono “nato” e “vissuto” sulla rivista d’autore.

LL: Lei aveva cominciato su Il Pinguino, giusto?

RB: Sì, Il Pinguino era stata la nostra fanzine, il nostro esordio: il mio, di Igort, di Brolli, ecc. Fu una vera palestra. Poi mi sono confrontato su Orient Express, Nova Express,  Comic Art e Blue, riviste che hanno fatto maturare una generazione.
Non mi trovo per niente male a raccontare direttamente in un’unica soluzione in un lungo racconto a fumetti. Però mi sembra una struttura narrativa particolarmente impegnativa per chi inizia il mestiere: vedo i ragazzi che escono dall’accademia di fumetto con delle tesi che sono già dei volumi, una grande sfida. Quando ho iniziato io c’erano le storie a puntate, oppure quelle auto concluse, altri tempi per altre esigenze narrative visto che le riviste non esistono più come dinamica commerciale, anche se nelle autoproduzioni ho visto nuove proposte.

LL: Certo, ad esempio Alan Hassad aveva la struttura classica delle 46 tavole però se ben ricordo su Orient Express la chiusura di ogni singolo episodio capitava sempre in un momento prestabilito, topico, ogni 10 o 12 pagine. Non so se la cosa era voluta o fosse un caso (oppure sono io che mi ricordo male come nel caso di Casa Howhard…).

RB: Sì, c’era un lavoro preciso intorno… La sceneggiatura era calibrata per creare questa dimensione narrativa. Aveva questi stop ogni dieci pagine e in qualche maniera in 48 pagine si raccontavano vita, morte e miracoli di un personaggio.
Sono cambiati veramente i tempi. Però la storia che sto facendo con Bonelli mi ha permesso di ritrovarmi a disegnare e a raccontare quel tipo di fumetto con cui ho iniziato la mia carriera. Ho ritrovato il gusto della narrazione nel classico formato a tre strisce.

LL: Quindi un po’ un ritorno alle origini.

RB: Assolutamente, e soprattutto un ritorno al fumetto “vero”. E sinceramente, per quanto io abbia “deviato” il mio percorso (nell’arte, nell’illustrazione, nella pubblicità), il fumetto è quello che mi è sempre piaciuto raccontare, disegnare e vivere.

lunedì 20 novembre 2017

Intervista a Giuseppe Peruzzo


Nell’ormai ricco catalogo Q Press ha fatto capolino tra le altre novità un nuovo saggio di Giuseppe Peruzzo, dedicato stavolta all’opera di Magnus. Partendo da Sataniche e incantate parliamo più diffusamente del catalogo Q Press in generale.

Luca Lorenzon (LL): Giuseppe Peruzzo, autore del fondamentale Persone di Nuvola, presenta qui a Lucca il suo nuovo libro, Sataniche e incantate dedicato a Magnus. Puoi dirci di cosa parla nello specifico?

Giuseppe Peruzzo (GP): È un saggio sulle figure femminili nei fumetti disegnati da Magnus, ma parte dalle figure femminili per parlare di tutta l’opera di Magnus, sino anche alle cose meno note e poco viste. E anche con accostamenti inediti: nel primo capitolo, ad esempio, si parla di Satanik ma anche di un racconto delle Femmine Incantate. C’è insomma un percorso originale oltre a spunti di lettura e rilettura inediti.
Si spera che sia godibile anche per chi non conosce o non conosce bene Magnus. Vuole fare conoscere l’autore e le sue storie anche a chi non lo conosce, oltre ad essere gustosissimo e indispensabile per il fumettofilo.

LL: Curiosamente il volume, pur trattando di un disegnatore, presenta pochissime immagini. È stata una scelta obbligata o voluta?

GP: Una scelta rigorosamente voluta, per la quale rimando al libro per sapere le motivazioni. All’inizio pensavo di mettere soltanto un’immagine, poi, per i motivi che potrete leggere, ne ho messe due, che alla fine sono diventate tre: l’ultima è uno schizzo che mi fece Magnus quando lo conobbi a Lucca.
C’è inoltre anche una lettera inedita, che mi ha inviato quando gli feci gli auguri di compleanno. È una delle chicche del libro.

LL: La Q Press in questi ultimi anni ha avuto una produzione piuttosto vasta e variegata. C’è un fil rouge che unisce tutte le vostre proposte (che riguardano sia volumi a fumetti che libri di saggistica)?

GP: Sì, c’è un filo etico che è presente in tutti i nostri libri, anche se talvolta potrebbe non risultare evidente. E c’è una costante che è la qualità delle storie: storie ben sceneggiate e altrettanto ben disegnate, realizzate da grandi Maestri del fumetto europeo che spesso Q Press ha presentato per prima in Italia.
L’importante è che siano storie che si facciano ricordare e soprattutto ben sceneggiate. Questo per noi è basilare. Talvolta si possono incontrare disegnatori che disegnano benissimo, ma con storie che come sceneggiature non sono allo stesso livello; per cui cerchiamo anche autori inediti, magari mai visti in Italia, ma che rimangano a questo livello oggettivamente alto. La cosa fondamentale è la qualità delle storie.
Certo, la qualità non si ferma alla sceneggiatura: ad esempio, abbiamo pubblicato Cyril Pedrosa, incoronato miglior disegnatore qui a Lucca due anni fa. E anche Blutch, premiato come miglior autore europeo dell’anno. Quindi autori grandissimi con storie veramente memorabili.

sabato 18 novembre 2017

Intervista ad Andrea Rivi

Tra le novità presentate a Lucca 2017 da Nona Arte c’è stato quel gioiellino dello Spirou “vu par” Émile Bravo. Approfitto della disponibilità di Andrea Rivi per parlare dei progetti futuri e della recente acquisizione di Nona Arte da parte di Editoriale Cosmo.

Luca Lorenzon (LL): Nona Arte è recentemente entrata nel catalogo di Editoriale Cosmo. Cosa puoi dirci degli aspetti tecnici e delle motivazioni di questa esperienza?

Andrea Rivi (AR): C’era un sentire comune nei cataloghi. Il catalogo Cosmo Books è dedicato al fumetto classico nordamericano, mentre Nona Arte si occupa invece del fumetto classico franco-belga – ma Nona Arte pubblica anche Prince Valiant, che forse tra i classici americani è quello che vende di più in assoluto. Alla fine abbiamo deciso di unire le nostre esperienze e abbiamo creato una realtà che, forse in maniera non evidente, è realmente unica: non c’è nessun altro editore al mondo che abbia tutti questi titoli e che abbia (molto tra virgolette, perché ovviamente non è certo così) il “monopolio” del fumetto classico. E intendo sia di quello franco-belga che di quello americano: la spinta propulsiva è stata questa, creare un catalogo fortissimo in questo senso.

LL: A tal proposito: quali sono i titoli più forti del vostro catalogo, se lo puoi dire?

AR: Sono sicuramente Prince Valiant, come ti dicevo, ma anche Flash Gordon e Lucky Luke. Parlando ovviamente dei titoli da libreria, perché come Nona Arte curiamo anche le edizioni degli allegati da edicola.

LL: Che rapporti avete con queste edizioni di collaterali da edicola?

AR: Facciamo praticamente tutta la cura editoriale: traduzione, lettering, redazionali, li facciamo per intero tutti noi, anche se per alcune collane siamo supportati dall’ottimo Fabio Licari. In questo momento stiamo curando Popeye, allegato alla Gazzetta dello Sport, stiamo facendo per Hachette la collana di Cocco Bill, ma stiamo facendo un sacco di altre cose (tra cui I Puffi o anche Star Trek): sono cinque o sei uscite settimanali in totale tra Gazzetta dello Sport e Hachette, il che significa che sono circa 25 uscite al mese!

LL: Prima mi hai accennato al fatto che forse per i fan di Gaston Lagaffe, di cui Nona Arte pubblicò i primi due volumi in ordine cronologico quasi 10 anni fa, potrebbe esserci speranza…

AR: Sì, abbiamo in animo di fare l’integrale: cioè faremo un’edizione con dentro TUTTO il materiale prodotto relativo al personaggio, come quella che è già uscita in Francia e Belgio. Non appena la ristamperanno in Belgio la stamperemo anche noi. In base alla nostra esperienza precedente crediamo essere questo l’unico modo per poter vendere questo prodotto in Italia.

Claudio Zuddas (CZ): Non avete ancora pubblicato però gli episodi vecchi di Buck Danny che mi interessano, quelli di fine anni ’50 che avevo letto da ragazzino…

AR: Questo è dovuto al criterio di stampa che seguiamo e che ci consente di tenere tutto sommato dei prezzi competitivi per questo genere di libri: in pratica Nona Arte stampa i suoi volumi in concomitanza con le ristampe che vengono fatte dall’editore belga. Di Buck Danny mancano ancora due volumi integrali da ristampare in Belgio: non appena li ristamperanno loro, faremo anche noi la versione italiana.

Intervista a Stefano Conte "TheSparker"

In anteprima rispetto all’uscita in edicola, a Lucca 2017 era già disponibile il sesto numero di Volt, con cui si conclude il primo ciclo della serie. Ma la vita editoriale del robottino fumettista non si conclude qui visto che è prevista una nuova serie a testimonianza del successo che ha evidentemente riscosso, visibile anche dalla folla che ha partecipato alle sessioni di dediche dell’autore Stefano Conte.

Luca Lorenzon (LL): Banalmente vorrei partire chiedendoti quanto c’è di autobiografico nella serie di Volt, visto che anche tu lavori in una fumetteria nella vita reale e immagino che anche gli amici che compaiono negli ultimi due numeri [i numeri 4 e 5, ndr] siano ispirati a persone realmente esistenti.

Stefano Conte “TheSparker” (SC TS): Sì, diciamo che la serie parte dai presupposti che si sono creati nella mia vita reale, infatti ho iniziato con delle strisce che raccontavano degli aneddoti che sono accaduti nel mio negozio. Dopodiché ho sviluppato questi personaggi rendendoli chiaramente un po’ più “cartooneschi”, quindi esagerando le loro caratteristiche.
Per quanto le storie siano fantasiose, comunque, partono sempre da un presupposto reale, quello sì. Diciamo che parto da qualcosa che appartiene al mio mondo e poi cerco di renderlo universale, in modo che la gente possa identificarsi, insomma.

LL: Una cosa che mi ha colpito di Volt è il tuo stile molto pulito e rigoroso; quali tecniche utilizzi per disegnare?

SC TS: Ormai lavoro principalmente in digitale, uso una Cintiq che mi risparmia tantissimo lavoro. Poi cerco di disegnare come piace a me, ispirandomi ai fumetti che mi piacerebbe leggere. Il disegno pulito, il personaggio semplice è quello che mi ricorda di più il cartone animato (che è quello che effettivamente la gente nota di più e poi ricorda), quindi direi che la semplicità è un punto di forza per un fumetto.

LL: Ma la tua è una semplicità elaborata, perché fai un grande lavoro sui retini, c’è tutto quel lavoro sui dettagli… i personaggi sono espressivi nonostante come testa abbiano delle “maschere” a volte fisse come una palla da biliardo o un robot senza bocca…

SC TS: Sì, quella è una bella sfida. Nel senso che mi piace dare espressività con il corpo quindi anche nel caso di quei personaggi che tecnicamente non hanno un “volto” devi trovare il modo per farli “comunicare” perché “dicano” qualcosa. Quindi è molto divertente farli muovere di conseguenza. Poi si spera che quello che nasce da me arrivi effettivamente alla gente.

LL: Direi che è una sfida vinta, perché secondo me riesci a far recitare molto bene i tuoi personaggi.
E probabilmente non sono l’unico ad apprezzare la cosa perché mi sembra che tu stia avendo molto successo anche con le sessioni di dediche sempre piene in questi giorni. Che percezioni hai avuto sul successo della serie, magari anche dalle persone che possono averti fatto avere un loro commento?

SC TS: Posso basarmi solo su quello che vedo, in effetti, perché in realtà non ho ancora dei numeri effettivi …

LL: Comunque i numeri non li diresti in ogni caso…

SC TS: Dalle percezioni, dalle cose che vedo direi che mi rendo conto che Volt aveva bisogno di tempo per essere apprezzato, perché ero conscio sin dall’inizio che avesse bisogno di qualche episodio dove venivano presentati i personaggi, dove venivano presentate le ambientazioni, infatti i primi tre numeri sono quasi dedicati ognuno a un personaggio diverso.
Adesso con la seconda stagione sono più libero di raccontare effettivamente quello che voglio perché il cast è completo.

LL: Bene, quindi ci sarà una seconda stagione.

SC TS: Sì: è già stata confermata e ci stiamo già lavorando. E speriamo che ce ne sia anche una terza e una quarta e così via!

LL: Sicuramente c’è stato un riscontro.
 
SC TS: Sì, soprattutto quello che si può notare è che c’è stata una crescita. Adesso non so ancora cosa succederà, ma sono contento di vedere che c’è una progressione in salita e non in discesa.

mercoledì 15 novembre 2017

Sine Requie Anno XIII: Anno 0 - Il Giorno del Giudizio

Qua invece di andare avanti si torna indietro… Ma è una cosa voluta. Anno 0 descrive gli eventi e le situazioni immediatamente precedenti o successivi al 6 giugno 1944, quando secondo il canone dell’ambientazione di Sine Requie i morti cessarono di essere tali e risorsero come zombi affamati, portando il mondo alla situazione che i fan conoscono, e che attualmente è aggiornata al 1957.
Questo gioco di ruolo si basa, dal punto di vista tematico, sul mistero che avvolge il motivo del Risveglio e nel corso degli anni abbiamo assistito a una stratificazione di una serie di enigmi ulteriori che si sono uniti ai molti punti irrisolti, attingendo da fonti molto diverse (H. P. Lovecraft come Pinocchio come la simbologia cristiana) che hanno intorbidito ancora di più le acque. Nei dieci anni dall’uscita della nuova edizione (ma la prima pubblicazione di Sine Requie risale addirittura al 2003) di indizi ce ne sono stati pochi e volutamente confusi – o troppo sottili perché io li capissi. D’accordo, abbiamo capito che Simon è un burattino, e che sotto Novgorod c’è qualcosa che ha a che fare con i Denari, ma la risoluzione del mistero sembra essere ancora molto, molto lontana. Posso capire che Leonardo Moretti e Matteo Cortini, i due autori, vogliano tenere col fiato sospeso i lettori, temendo forse che rivelando i retroscena il pubblico perda interesse per il gioco (ma quando mai!), però ogni tanto potrebbero sbottonarsi e dare qualche soddisfazione agli appassionati, accidenti. Oltretutto l’impegno nella produzione di altri giochi di ruolo come Anime e Sangue e Alba di Cthulhu ha drasticamente modificato gli equilibri produttivi (anche se L’Ultima Torcia, quello di maggior successo, mi sembra che si limitino a supervisionarlo), per cui di Sine Requie non esce più un volume portante a Lucca e uno collaterale a Modena, ma sono fioccate delle ristampe (accresciute, arricchite, aggiornate ma pur sempre ristampe) e a questa Lucca è stato presentato un volume che immagino sia stato di tutto riposo per gli autori.
Anno 0 ha quasi più affinità con il romanzo Sopravvissuti che non con gli altri manuali di gioco: delle 160 pagine di cui è composto più della metà sono infatti parti narrative (i classici lacerti di diari o testimonianze varie) mentre la parte descrittiva e quella ludica sono ridotte in proporzione. In particolare, le descrizioni di certe ambientazioni sono più che altro dei suggerimenti su come creare l’atmosfera adatta senza riferimenti geografici troppo precisi. Curiosamente, io ho trovato spesso le parti non narrative più accattivanti rispetto ai racconti, che comunque “funzionano” bene: lo stile asciutto e immediato da bollettino di guerra, oltre al grande sfoggio di documentazione, le rende molto coinvolgenti.
A proposito di documentazione, gli autori ripetono ossessivamente nel corso del volume che Anno 0 non ha nessuna ambizione didattica, cosa che finisce per sottolineare quanto in realtà sia stato scritto con grande competenza e passione per la Storia, soprattutto quella militare.
Dal punto di vista ludico la parte del leone la fa una bella avventura in appendice, che inizia proprio nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944. Lunga e ben strutturata, offre una grande libertà al Cartomante e un’ampia gamma di situazioni. E offre soprattutto ai giocatori la possibilità di vedere “in diretta” il fenomeno del Risveglio e gli effetti che ha sulla popolazione. Questo però porta a una considerazione che gli stessi autori fanno più volte nel testo: per il giocatore che già conosce Sine Requie fingere di non sapere del fenomeno del Risveglio e attribuire la creazione degli zombi a una malattia o a un attacco batteriologico americano o al demonio costituisce una bella sfida a livello di interpretazione, ancor di più quando, nei primi incontri, ci si dovrebbe esporre a un attacco da un personaggio non giocante “ignorando” che è diventato un Morto.
Tra i pezzi forti di Anno 0 c’è sicuramente il racconto delle origini di Fremmen, uno dei cattivi più iconici di tutto il gioco, che però (figuriamoci) scosta appena il velo su quello che è in realtà. Non mancano ovviamente altre origin stories di personaggi importanti, ma in alcuni casi dovrei fare un esame comparato coi vecchi volumi per capire di chi si parla. Ho trovato invece un po’ superflui gli approfondimenti su alcuni personaggi che erano già apparsi nei volumi precedenti come personaggi giocanti, quindi teoricamente “mordi e fuggi”, ma forse avranno una rilevanza sul lungo termine.
Nel complesso Anno 0 è sicuramente una lettura piacevole e non ho dubbi sul fatto che chi voleva ambientare una o più avventure proprio nel 1944 sarà soddisfatto del materiale, ma quel sottotitolo Il Giorno del Giudizio sembra quasi essere messo lì apposta per attirare gli appassionati con la promessa di qualche rivelazione che invece chissà quando arriverà…

martedì 14 novembre 2017

A Casa prima del Buio - Primo Movimento: Andante - Sarabanda

A seguito dello spettacolare abbandono di Kleiber, nel 1942 a dirigere l’orchestra sinfonica di Vienna (o ciò che ne resta dopo le epurazioni antisemite seguite all’Anschluss) viene chiamato Kristof Von Hofmann, rivale storico dell’oggi ben più famoso Von Karajan. Il direttore d’orchestra risiede a Strengberg in solitudine dopo la morte della moglie, accanto alla famiglia ebrea dei Weil. È proprio mentre sta impartendo delle lezioni di pianoforte alla figlia più grande dei Weil, Ester, che la famiglia viene visitata dalle SS e deportata. Con la connivenza del sacerdote padre Haas e tra il sospetto del gendarme Vogel, Von Hofmann ospita in segreto Ester in attesa di trovarle una sistemazione. Ma il distaccato rapporto tra maestro salvatore e allieva indifesa si trasforma in qualcosa di diverso, e la reclusione forzata (per sfuggire ai nazisti) rivela in Ester Weil dei tratti inaspettati.
Questo è il sunto dello snodo principale della trama, ma A Casa prima del Buio è un fumetto molto più complesso di così. Dannatamente più complesso. Non vorrei essermi fatto influenzare dal fatto che lo sceneggiatore, Francesco Moriconi, ha scritto un saggio su Watchmen, ma mi sembra che Alan Moore sia stata un’ispirazione in fase di scrittura e di confezione stessa del volume. Lo stratificarsi dei significati è stordente, così come i rimandi storici (non sempre evidenti) e le citazioni si susseguono a spron battuto. Certe tavole sono inoltre strutturate con il freddo razionalismo del Bardo di Northampton (vedi il montaggio alternato delle pagine 162-164) e alla fine c’è una cospicua sezione di annotazioni per aiutare il lettore a raccapezzarsi tra tutti i riferimenti, che mi ha ricordato la sezione analoga in From Hell, anche se credo abbia anche la funzione di anticipare alcune sottotrame, come forse le sorti di Mila e Flora.
A Casa prima del Buio è un’opera colta e complessa che, oltre a essere stata scritta in maniera molto raffinata, parte dai diari dei due protagonisti (realmente esistiti) per intessere un apologo sulla natura umana e su quanto sia labile il confine, una volta verificatesi certe condizioni, tra vittima e carnefice. Purtroppo il suo stesso titanismo diventa quasi un limite, perché molti degli elementi introdotti (come le frequentazioni postribolari di Von Hofmann e la presenza di un probabile serial killer tra i protagonisti) vengono solamente accennati in questo primo volume, tanta è la carne messa sul fuoco, lasciando in sospeso il lettore. Nelle intenzioni degli autori la saga dovrebbe strutturarsi su tre volumi a cadenza annuale, per cui prima di Lucca 2018 (e di un passaggio preliminare su Lanciostory) non sapremo come continua la storia, e solo nel 2019 ne vedremo la conclusione.
I disegni di Emiliano Albano sono piuttosto ondivaghi, almeno inizialmente. È probabile che la composizione finale delle tavole sia avvenuta tramite qualche programma di grafica, poiché si vedono convivere nelle stesse vignette dei disegni realizzati chiaramente in momenti diversi e con tecniche differenti. Ogni tanto traspare l’inesperienza di Albano ma dal quarto capitolo in poi (Andante – Sarabanda ne conta 17) la situazione si stabilizza come lo stile di Albano, che realizza veramente degli ottimi disegni quando parte da fotografie.
Oltre alla lunga sezione dedicata alle note, con un ricco apparato iconografico e un dietro le quinte del rapporto tra Kristof ed Ester a pagina 185, nel volume sono presenti altri redazionali: due introduzioni e due postfazioni (anche a firma di nomi eccellenti come Pollicelli e Bilotta) che contribuiscono a ricostruire la vita misconosciuta del maestro Von Hofmann.
Coerentemente con lo spirito del volume, metto anch’io una mia noticina (sotto spoiler per non rovinare la sorpresa a nessuno):
in realtà i protagonisti di A Casa prima del Buio sono inventati. Moriconi, evidentemente grande appassionato di musica colta, si è inventato tutta questa storia a partire da elementi reali e ci ha cucito attorno tutta una serie di riferimenti, anche bibliografici, fasulli! L’operazione assume quindi un altro valore: più che una testimonianza diventa un laboratorio metanarrativo in cui giocare con la realtà (anche se situazioni come quella descritta sicuramente si saranno verificate), dando al tutto un’autorialità ancora maggiore. Il bello è che se Moriconi non avesse rivelato la cosa durante la presentazione del volume io non mi sarei nemmeno posto il dubbio…

domenica 12 novembre 2017

Sukkiarella

Piacevole sorpresa dell’ultima Lucca, presso l’insospettabile stand KasaObake che pubblica Ale & Cucca, Sukkiarela rappresenta una sorta di pornetto 2.0, un’evoluzione del genere dopo l’esposizione ai manga e alla computer grafica.
La protagonista è una succube laida e burina, a cui viene affidato il compito di eliminare l’umano che sta causando un ammanco dell’80% dei “nuovi arrivati” all’inferno. La seduzione non è il suo forte, né per indole né per aspetto, e di certo non aiuta il fatto che sia munita di una «fica smozzicona», così intraprende un corso d’aggiornamento e infine giunge nell’Aldiquà per eliminare il Dottor Gechillo. La storia si dipana presto tra i rivoli di una narrazione sgangherata e fracassona, in cui compaiono vari personaggi sopra le righe. L’impressione è che l’autore (o autrice?) Dap navigasse a vista mentre scriveva e disegnava Sukkiarella, ma che si sia anche divertito/a un mondo a farlo.
L’albetto è una spassosa raccolta di nefandezze e volgarità, e d’altra parte esordisce con un concorso in cui bisogna individuare il numero esatto di cazzi che compaiono nelle tavole, alcuni opportunamente mascherati da altro.
I punti di forza di Sukkiarella sono l’anarchica follia che la pervade, la raffica di trovate genialmente volgari che si inventa Dap, una protagonista a modo suo simpatica e, cosa non trascurabile, il fatto che il fumetto si conclude veramente con questo unico volume come promesso in copertina. Se poi qualcuno riesce pure a eccitarsi con dei disegni del genere buon per lui.
Un fumetto trash e divertente, insomma, che oltretutto presenta del materiale da utilizzare per i Fumettisti d’Invenzione.

sabato 11 novembre 2017

Volt 6: L'Occhio della Tigre

Si conclude il primo ciclo di Volt, col sesto numero in anteprima a Lucca, dove mi è stata confermata la messa in cantiere della seconda stagione – i dettagli nell’intervista che Stefano Conte mi ha concesso.
In questo numero si tirano le fila delle situazioni in sospeso e Volt si confronta (letteralmente) con il suo sogno di diventare fumettista. Non manca ovviamente una certa retorica sulla determinazione delle proprie aspirazioni e sull’accettazione del fallimento, ma tutto viene stemperato e reso esilarante dalla via crucis che il povero robottino dovrà intraprendere attraverso le varie case editrici (ispirate ai segni dello zodiaco) a cui sottoporrà il suo materiale. La Dark Mother rivela poi un lato nascosto della sua esistenza molto importante per la trama. Il primo ciclo si conclude insomma in maniera pienamente soddisfacente ma gettando al contempo le basi per la prossima stagione, com’è giusto che sia.
Per l’occasione tornano in appendice Le Cinetiche Mangavventure di Mangaman!, e non mancano le strisce di vita vissuta delle fumetterie, secondo me il pezzo forte della testata.

venerdì 10 novembre 2017

Chi è Gomez? 2 e 3

Pur se con un altro editore, continua la saga di Chi è Gomez?. Il formato è comunque identico a quello precedente, quindi non si avverte nessuno stacco.
La trama procede e si fa sempre più fitta e confusa… Fabio Folla ha voluto rendere questa nuova fase della vita di Gomez una specie di gioco interattivo, per cui i lettori sono invitati a indovinare chi si celi dietro l’omaccione che corre nudo e senza faccia per la città, ipotizzando anche uno sviluppo della trama a seconda delle loro idee.
Non c’è molto materiale per dipanare la matassa, però, e anche se nel secondo episodio si delinea un elenco di sospettati alla fine il tutto si riduce a un frenetico inseguimento. Nel terzo si accumulano varie situazioni che potrebbero dare vita a ulteriori sviluppi, un sospettato viene scagionato, uno dei personaggi già intravisti in precedenza assume un ruolo più incisivo e compare un importante (?) indizio metanarrativo, ma mi sembra che siamo ancora ben lontani dalla risoluzione finale!
Alla fine Chi è Gomez? diventa l’occasione per ammirare i virtuosismi, grafici ma anche compositivi, del bravo Fabio Folla: 3 euro per 28 pagine patinate a colori (i colori seguono un criterio specifico che a volte li fa sembrare assenti, ma è innegabile che i fascicoli siano stampati in quadricromia) restano in ogni caso un buon affare. Peccato per i molteplici refusi, ma la saga si fa sempre più intrigante e viene proprio voglia di seguirla fino in fondo.

Lo Spirou di Émile Bravo - Spirou: Il Diario di un Ingenuo

Versione revisionista del classicissimo belga Spirou, secondo un’ottica postmoderna che tante altre operazioni analoghe ha creato, non solo nella BéDé.
È l’estate del 1939 e Spirou, orfanello in miseria, lavora come portiere al Moustic. In questo hotel sfilano alcuni personaggi interessanti, tra cui una coppia di vip (lei stilista, lui pugile) in cerca di intimità e un comitato di polacchi che cercano di negoziare con il nazista Von Glaubitz, regolarmente storpiato in “Zorglub” da Fantasio che cerca di coinvolgere l’appena conosciuto Spirou nei suoi piani da paparazzo.
Per quanto il sottotesto sia molto solido e ben costruito e per quanto l’umorismo (soprattutto quello metanarrativo) colpisca nel segno, non mi sembra che Il Diario di un Ingenuo sia alla fine nulla di eccezionale. Le varie sottotrame di detection non portano a nessun colpo di scena come mi sarei aspettato, e certi personaggi vengono presentati senza essere sviluppati troppo – il che può anche andare bene per una storia che non è solo umoristica ma anche spionistica.
Il nodo più interessante è la trovata di Spirou che permetterebbe di evitare la guerra, ma anche questa viene risolta in maniera lineare e senza particolari sorprese. Alla fine il beffardo epilogo di una sola tavola con Spip, scoiattolo goloso di cavi elettrici, offre l’unico vero scossone alla trama.
Ciò detto, Bravo scrive decisamente bene e oltre che il citazionismo e le metafore (i ragazzini litigiosi per cui Spirou fa da arbitro) sa usare molto bene il ritmo della storia, che evidentemente è stato impostato sulla lunghezza di una tavola per volta nella prepubblicazione originale.
Graficamente il risultato non è molto convincente non tanto per l’abilità di Bravo quanto per le sue scelte stilistiche e i limiti delle impostazioni cartotecniche. Bravo ha infatti disegnato il fumetto con qualche medium assai grasso e pastoso (carboncino, sanguigna o una cosa così), rendendo i contorni per nulla definiti. I colori piuttosto scuri di Delphine Chedru avrebbero necessitato di una carta patinata per risaltare a dovere, o perlomeno non parzialmente ruvida come quella impiegata. Inoltre, come ogni tanto succede con le nuove tecnologie digitali, le pagine sono talvolta stampate con quegli strani fuori registro per cui accanto al tratto nero rimane la sua “ombra” bianca. Ci sono anche due balloon invertiti a pagina 10, peccato.
Andrea Rivi di Nona Arte mi ha detto che anni fa questo Spirou era già stato pubblicato in Italia dalla Planeta DeAgostini a metà del prezzo attuale; sarei curioso di vedere la resa di quella versione, che come tanti prodotti della gloriosa Planeta uscì quasi clandestinamente. Sempre Rivi mi ha detto che Bravo ha in programma un ulteriore episodio del “suo” Spirou, che dovrebbe contare ben 200 tavole! Per ulteriori dettagli rimando all’intervista che mi ha concesso.

giovedì 9 novembre 2017

Sataniche e incantate - Femmine, censure e viandanze nell'opera di Magnus

Il titolo è programmaticamente fuorviante: il nuovo saggio di Giuseppe Peruzzo non si occupa in maniera esclusiva delle “donnine” create da Magnus ma è in realtà un excursus sulla sua carriera in cui alcune (parecchie) figure femminili da lui create vengono usate come esempi delle fasi artistiche del Maestro.
Senza farsi imbrigliare da uno scontato scrupolo cronologico (Peruzzo, per dire, comincia da Satanik) sfilano tutte le opere di Magnus: maggiori, minori e perfino inedite o solo abbozzate. Il tutto scandito da cenni sulla società e sull’editoria fumettistica italiane che maturavano sullo sfondo e con un certo gusto per il recupero di curiosità e informazioni poco note.
Non sono poche le uscite illuminanti sulla produzione vastissima di un autore che pure negli ultimi anni è stato ampiamente sviscerato (ad esempio sul fatto che Dennis Cobb prefigurasse già Alan Ford) ma la vera chicca è rappresentata dalla riproduzione della lettera che Magnus spedì a Peruzzo per ringraziarlo degli auguri di compleanno.
Curioso il sistema delle note, che confesso di non aver mai visto prima e che permette all’autore di inserire una discreta “nota fantasma” facilmente collocabile nel flusso del testo.
Il libricino è un brossurato in formato orizzontale e sui motivi per cui sia stato scelto di mettere solo tre disegni rimando all’intervista che Peruzzo mi ha concesso.
Oltre all’accurato lavoro di ricerca che ha intrapreso Peruzzo e alla sua evidente passione per l’autore, Sataniche e incantate si segnala per la splendida prosa che già aveva abbellito Saluti da Angoulême e Persone di Nuvola, a un tempo raffinatissima e divertente.
Peruzzo saprebbe rendere appassionante anche la lettura di una disamina sulle Pagine Gialle, e proprio questa sua grande padronanza del mezzo scritto rende più stridenti i (pochi) refusi che affiorano qua e là.

mercoledì 8 novembre 2017

Super Tits 1: Un Seno pieno di Responsabilità

Tiziana Capezzòli lavora in una gelateria senza grandi soddisfazioni e nemmeno grandi guadagni. Tanto che quando le viene notificata una multa da Equitasse deve trovare un sistema per saldarla che non sia vendersi «un rene o il c…». Per sua “fortuna” trova un annuncio della Vacca Corporation che cerca cavie retribuite per un farmaco contro la cistite e così prova inconsapevolmente il Siero T3TT3, teoricamente ideato per prolungare la vita della perfida direttrice Meretricia, ma che a contatto con Tiziana la trasforma tingendole i capelli di viola e soprattutto donandole un seno gigantesco e indistruttibile che può persino lanciare scariche elettromagnetiche!
Con buona professionalità, la Mirulla ha strutturato questo primo episodio come un flashback che narra gli eventi salienti della nuova vita di Tiziana con un occhio già verso il prossimo capitolo. Mi sembra che l’ispirazione principale sia stata Spider-man (il soggetto è stato elaborato insieme a Christian Terranova, marito dell’autrice), ma non mancano molti altri riferimenti da altre fonti: c’è persino un rimando a Donald Trump, che diventa un alanfordiano Tromb. Molto simpatica la figura dell’Uomo Fogna, più strutturato di una semplice parodia dell’Uomo Talpa visto che si diletta a creare sculture di spazzatura.
Pur non essendo mai esplicito, il fumetto inanella una bella sequenza di doppi sensi e titoli parodistici memorabili: Ritorno al Futuro diventa ad esempio Ritorno al tuo Culo, di cui possiamo ammirare un inequivocabile poster in camera di Brando, l’ex di Tiziana. Non manca forse in sottotesto un’attenzione, per quanto minima, alla condizione dei giovani italiani e più in generale alla crisi economica mondiale.
A livello grafico la Mirulla usa il suo proverbiale stile «puccio-tettoso», per cui le sue donnine hanno delle curve esagerate e un vitino di vespa, sormontati da grandi teste munite di occhioni. Nonostante l’ostentazione di volgarità (oltre a Ritorno al tuo Culo segnalo che le edicole di Minchiopolis dov’è ambientata la storia vendono titoli come Sorrisi e Cazzoni e La Minchia!) l’impatto è comunque sempre stemperato e persino reso elegante dai disegni, che ricordano un po’ le produzioni dei coniugi Keane – anche in quanto a staticità, in effetti.
L’albo è uno spillato di 20 pagine di cui 16 a fumetti. Con queste caratteristiche i sei euro del prezzo potrebbero sembrare un po’ troppi, ma Cronaca di Topolinia stampa a colori su una buona carta patinata, e il formato delle pagine è bello grande. Come spesso capita di rilevare, la qualità di stampa di queste proposte è migliore di tanti prodotti di editori più blasonati (anche se non proprio perfetta: alcuni titoli dei libri di Brando a pagina 5 e certe etichette nell’immondizia a pagina 9 sono troppo sfumati per essere leggibili). Inoltre la Mirulla ha il lodevole vizio di riempire ogni vignetta di un sacco di dettagli e questo, insieme al fatto che ci sono parecchie vignette per tavola, rende il tempo di lettura piuttosto consistente.
Avevo ordinato a suo tempo Super Tits da Anteprima ma non mi era mai arrivato. Mi consolavo pensando che forse non mi ero perso granché, invece devo dire che è un fumetto molto simpatico.

martedì 7 novembre 2017

Giorgio Comolo Fine Art

Tra le commissioni che ho dovuto portare a termine quest’anno la più gravosa è stata senz’altro quella relativa all’Associazione La Nona Arte, per cui a fronte del versamento della quota associativa per conto di un mio amico avrei dovuto procurargli una dédicace di Jordi Bernet.
I 65 euro della quota prevedono però oltre alla tessera anche l’omaggio di due numeri della rivista edita dall’associazione e la consegna di ben due portfolio – uno dedicato a Bernet, ovviamente. Il bottino è quindi veramente appetitoso e vale abbondantemente la spesa, ma girare sin dal primo mattino di mercoledì 1 per Lucca con quel peso non è stato un buon viatico per la manifestazione, tanto più che le peripezie per farmi fare quella benedetta dédicace mi sono valse il soprannome de “Il Trombato” presso lo stand La Nona Arte. Le prime due volte sono arrivato quando gli slot disponibili erano già esauriti, la terza volta Bernet era bloccato nel traffico di Firenze e non si è presentato e così solo sabato mattina sono riuscito a ottenere la dédicace. A onor del vero, lo staff di La Nona Arte si è dimostrato molto comprensivo con me e al momento opportuno mi tenuto il primo posto della lista beneficiando dell’appuntamento che avevo preso tre giorni prima. Ma metterò anche questo sul conto del mio amico.
Tutto questo preambolo per arrivare a dire che l’altro portfolio offerto da La Nona Arte è dedicato a tal Giorgio Comolo, che ha realizzato una serie di undici lavori veramente molto simpatici. In sostanza, lo snodo del suo lavoro è basato sulla reinterpretazione di quadri celebri contaminati dalla presenza dei supereroi. E così i supereroi e i villains della Marvel (uniche eccezioni DC: il Batman-Giger e il Batman-Picasso) sono diventati i protagonisti delle opere di Escher, Magritte, Dalì, ecc.
Come idea non è originalissima e ricordo che le stesse case editrici statunitensi avevano realizzano delle copertine con lo stesso spunto di base, ma Comolo ha condotto il gioco con grande cura ed esiti per niente scontati, si veda in particolare il Capitan America-Dalì. Il suo tratto è prettamente fumettistico: il passaggio a china è bello ruspante senza perdersi in tratteggi o sfumature, mentre i colori sono carichi e squillanti. In questo modo il gioco di trasfigurazione e omaggio si fa più manifesto e, mi verrebbe da dire, onesto: non si limita a copiare quanto creato in un altro contesto ma proprio a reinventarlo secondo i consolidati canoni pop del genere.
Pur con la stessa dinamica alla base, le tavole si lasciano guardare senza mai annoiare, provocando più di un sorriso e anche una certa ammirazione nel vedere il Dottor Doom-David o il Dottor Strange-Ernst. La dodicesima tavola è dedicata alle biografie degli artisti e alla descrizione delle opere usate come ispirazione, senza nessuna informazione su Comolo.
Come detto in apertura, il portfolio è disponibile solo per i soci di La Nona Arte.

lunedì 6 novembre 2017

Kendall 6: L'Ostaggio, Capitan Erik 2: Diamanti, L'Isola misteriosa

Il sesto volumone di Kendall l’ho preso per inerzia e per completare la collezione, ben sapendo che non sarebbe stato tra le mie letture prioritarie. Anche il 5 d’altra parte è ancora in attesa di essere letto, non ricordo nemmeno se l’ho cominciato o meno.
Con questo non voglio denigrare i solidi testi western e ancor meno il lavoro del grande Arturo Del Castillo, ma queste storie classicissime con pochi margini di originalità non mi invogliano molto alla lettura (tanto meno con altro materiale a disposizione) e anche il rimontaggio made in Milone, per quanto indolore, non è che mi incentivi alla lettura.
Restano comunque gli interessanti, anche se qui sparuti, redazionali e il bel colpo d’occhio che danno i volumi messi uno accanto all’altro sulla mensola. E se un giorno avrò voglia di leggermi un western so dove andare a cercarlo.
Il secondo volume di Capitan Erik segna il debutto di Attilio Micheluzzi. A costo di sembrare blasfemo, confesso che Giovannini mi aveva convinto di più; d’altra parte lo stesso Nizzi nell’intervista introduttiva dichiara che preferiva Micheluzzi ma che per il pubblico de Il Giornalino sarebbe stato più adatto il Giovannini che aveva abbandonato il tavolo da disegno per diventare direttore artistico di Lanciostory.
Nella sua lunga ed esaustiva introduzione Giulio Cesare Cuccolini enumera i riferimenti grafici di Micheluzzi e i pregi del suo stile, ma il risultato più marcato del suo lavoro è a mio avviso una certa cupezza che mal si adatta ai testi di Nizzi, indirizzati a un pubblico giovane. Sicuramente, come segnala Cuccolini, l’uso delle onomatopee è molto originale e diventa parte costitutiva delle tavole, così come sono raffinati i rimandi alla Pop Art, ma il risultato complessivo secondo me è piuttosto inadatto a un fumetto destinato ai ragazzi, in cui oltretutto i comprimari e lo stesso protagonista non rispettano del tutto le fattezze originariamente definite da Giovannini.
Mi pare che gli interventi redazionali ideati da Nizzi qui siano meno presenti che nel precedente volume, ma vista la netta discrepanza tra testo e disegno credo che la mia esperienza con Capitan Erik si concluderà qui (ne sono stati annunciati ancora due volumi).
Su L’Isola misteriosa c’è poco da dire: i disegni di Franco Caprioli, da soli, giustificherebbero l’acquisto. Il caso ha voluto che J D La Rue mi abbia portato a vedere, oltre ai pupazzetti che servirono a Gary Gygax come base per alcuni mostri di Dungeons & Dragons, anche una precedente versione in volume del fumetto a opera delle Edizioni San Paolo, ma non ho avuto la prontezza di confrontarla con questo volume Allagalla: avrei dovuto, perché nell’introduzione/intervista Nizzi dice che questa nuova versione Allagalla è stata epurata delle didascalie artefatte che Caprioli inseriva a suo gusto (aneddoto accennato anche in Tex secondo Nizzi e qui sviluppato in maniera circostanziata). In effetti devo dire che la “restaurazione” non ha lasciato tracce visibili di “buchi” nelle vignette o di tratteggi che sembrino estranei alla mano di Caprioli, se non nella tavola 75 e forse nella 71, tutt’al più ci sono delle didascalie e qualche balloon in cui il lettering originale è stato palesemente sostituito da quello digitale: forse gli aggiustamenti dei testi si sono limitati principalmente solo alla loro riscrittura più sintetica.
Come nel caso di Capitan Erik, il recupero del bianco e nero rende pienamente giustizia all’arte di Caprioli, così come l’utilizzo abbondante del lettering originale restituisce la freschezza e l’immediatezza che avevano quei fumetti all’epoca. Sulla qualità di stampa di Allagalla non c’è poi molto da aggiungere, lodevole tanto più che con ogni probabilità il lavoro sarà partito dalle pagine stampate e non dalle tavole originali che chissà se esistono ancora. D’altra parte Allagalla è stato tra i pochi editori a rendere alla perfezione i tratteggi di Sergio Toppi, ma pare che Magda & Moroni sia bloccato a tempo indeterminato.
Il gusto di leggere o rileggere questi fumetti risiede anche nel constatare quanto siano cambiati i costumi e la mentalità nel corso di quarant’anni: nel volume di Caprioli, per dire, i protagonisti ammazzano senza problemi (se non un commento ironico) delle foche e uno di loro è un tabagista che, confezionatosi una pipa rudimentale, rimpiange ripetutamente di non avere tabacco.
Più in generale, mi pare che Allagalla si confermi casa editrice vivace e dal catalogo raffinato e interessante, anche se ormai indirizzato più verso recuperi eccellenti italiani che non alla pubblicazione e alla ristampa di materiale argentino e spagnolo che aveva caratterizzato la prima fase della sua vita editoriale. Di certo la vicinanza con Claudio Nizzi ha consentito la concretizzazione di certe chicche come le splendide variant cover dei volumi di Larry Yuma (incredibile ma vero, allo stand dell’editore c’erano Ticci e Villa in dedica, quando nel loro ruolo bonelliano istituzionale si limitano, da quello che so, a firmare delle stampe!).
A proposito di Larry Yuma, il decimo e ultimo volume della ristampa (il seguito firmato Mantelli-Ongaro non sarà ristampato) conterrà addirittura una storia a fumetti conclusiva realizzata appositamente e affidata alla matita di Giorgio Gualandris. Il nome non dirà niente ai più ma, da conoscitore di Allagalla della prima ora, io ricordo il suo fascicoletto Artworks del 2012 (che raccoglieva materiale di qualche anno prima) disegnato molto bene anche se con degli stili che mal si adatterebbero al western. Gualandris deve essere molto maturato dall’epoca e soprattutto deve aver corretto la mira, visto che è stato già cooptato per Dampyr e che dovrebbe essere impiegato in futuro nientemeno che su Tex!
In definitiva Allagalla si conferma editore dal catalogo molto interessante e con un’ottima cura per i suoi prodotti, sia dal punto di vista cartotecnico che redazionale. Il tutto a prezzi che mi sembrano onesti. Essendo uno dei pochi editori rimasti che ancora usa questo bel formato grande e cartonato mi risulta però molto difficile mantenere integri i volumi che fanno sempre capolino dalle borse accanto a quelli più piccoli. Per quanto cerchi di starci attento almeno una bottarella o un’ammaccatura se la beccano sempre, maledizione.

Il mondo deve sapere

Qui di seguito la registrazione che mi ha fatto l'amico con cui ho diviso l'appartamento a Lucca, che è riuscito a sentirmi nonostante avesse pure i tappi per le orecchie. A mia parziale difesa posso dire che oltre a russare come al solito avevo pure il naso chiuso, congestionato da una mezza influenza. Non si sente benissimo, consiglio agli interessati di mettere al massimo il volume: