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lunedì 2 agosto 2021

Saga Deluxe Volume Tre

Se col secondo volume l’entusiasmo era calato, con questo terzo è scemato del tutto.

Riassumendo molto brevemente i 18 capitoli, vediamo che nel primo ciclo di sei comic book originali qui raccolti Alana, Marko e compagnia trovano un momento di illusoria pace su un planetoide pur se qualcuno di loro deve affrontare i propri fantasmi, e ai fantasmi veri e propri va anche peggio; nel secondo si consumerà la tragedia dell’aborto di un secondo figlio di Alana mentre si squarcia il velo sul passato del Volere; nel terzo la situazione precipita: alcune relazioni impensabili si concretizzano, i reporter ficcanaso tornano in scena e il redivivo Volere pone fine alla vita di due protagonisti (dopo che nel primo ciclo un altro se n’era già andato).

Questa ovviamente è una sintesi estrema di un’opera che presenta moltissimi personaggi e un sacco di storie secondarie, creando un affresco soap-operistico che costituisce sia il fascino che il limite di Saga. È bello vedere come i vari protagonisti crescono e si relazionano fra di loro, ma si avverte anche il sospetto che Vaughan voglia far durare la storia ancora molto a lungo, finché le circostanze e le vendite non consiglino di arrivare alla fine, anche se è probabile che abbia già ideato un finale perché qualcosa è stato accennato: Hazel dovrebbe diventare una cantante famosa, un’intrattenitrice o una cosa così.

Anche il mondo creato dagli autori è ambivalente: se da una parte il mix di magia e ipertecnologia ha un suo fascino, dall’altra permette delle vere e proprie scappatoie narrative che un mondo più realistico (o solamente più coerente) non avrebbe permesso, imponendo invece allo sceneggiatore di spremersi le meningi con il materiale che ha già a disposizione. Qui invece se Marko deve cavarsela ecco che si ricorda di un incantesimo mai visto prima – in realtà in questo volume non succede esattamente una cosa del genere, tutt’altro, ma credo di aver reso l’idea. E allo stesso modo questa scelta stilistica permette di gettare sul tavolo elementi inaspettati senza che il lettore abbia la possibilità di intuirne la logica, come il fantasma del fratello di Hazel.

E con questo arriviamo a un altro aspetto ambivalente di Saga: da una parte Vaughan e la Staples giocano con la provocazione, presentando personaggi piuttosto disgustosi ed esibendo scene di sesso esplicito. Onore al merito: non si autocensurano come sarebbe logico aspettarsi nel bigotto settore statunitense, e inoltre l’introduzione di queste scene spesso non è nemmeno gratuita. Ma lo shock value di alcune situazioni scabrose è bilanciato da una certa melensaggine, da sequenze costruite ad arte per far scendere la lacrimuccia (magari con personaggi creati appositamente per essere sacrificati, come si può intuire a posteriori) in modo quasi ricattatorio: se il lettore non si commuove davanti allo sterminio di una razza di creaturine indifese (e quindi non apprezza il fumetto) allora è uno stronzo.

Va poi detto che leggere Saga in questo formato Deluxe rende tutto più rapido, ne falsa un po’ il ritmo: la prigionia e il successivo riscatto del Volere risultano ad esempio quasi istantanei, quando invece all’interno della storia occupano diversi mesi, che ovviamente si sarebbero percepiti con la giusta “rilassatezza” se letti un numero al mese com’era in origine. Ma d’altra parte leggere un solo episodio fa venir voglia di leggere subito quello successivo, coi fottuti cliffhanger di Vaughan!

E a proposito di finali sospesi (e a sorpresa), chissà se le morti eccellenti con cui si conclude questo volume saranno poi definitive. Dopotutto siamo sempre nel mercato dei supereroi, e le rinascite non sono certo una novità. Con tutta quella magia e ipertecnologia valide per giustificare tutto, poi…

È fuor di dubbio che Brian K. Vaughan sia bravo a scrivere i dialoghi e che Fiona Staples diventi ogni volta più brava, ma comincio a percepire una certa stanchezza verso un fumetto che, seppur meraviglioso paragonato a quant’altro esce in patria, sembra voler diventare una vera soap opera e in cui i meccanismi patemici sono spiattellati così manifestamente al lettore.

lunedì 25 novembre 2019

Saga Deluxe Volume Due

Arrivati al secondo volume deluxe di Saga l’entusiasmo iniziale è scemato. È sempre un bellissimo fumetto, ma adesso mi rendo conto meglio di quanto la sua struttura e il suo ritmo siano dei limiti.
Nel primo ciclo di sei comic book Alana e Marko cercano di vivere una vita per quanto possibile normale, nascondendo le loro vere identità (Alana è oltretutto una star del Circuito Aperto, una specie di soap opera galattica) mentre sullo sfondo un poveraccio uccide la principessa dell’impero robot, quelli che hanno una televisione al posto della testa, e rapisce l’erede al trono. Il gioco di questi primi sei episodi è la trasposizione della vita di coppia con le sue magagne (le gelosie, i piccoli segreti, le recriminazioni, la differenza di salario tra marito e moglie, ecc.) in chiave fantascientifica, facendola interpretare a degli alieni. Simpatico, ma una volta assimilato il meccanismo dopo un po’ stufa.
Il secondo arco di sei qui raccolto vede agire moltissimi personaggi del cast, introducendone addirittura di nuovi, con un ritorno eccellente alla fine e con alcuni inserti psichedelici che inevitabilmente rallentano un po’ lo sviluppo della trama. Non tento nemmeno di riassumere i punti più salienti.
Gli ultimi episodi fanno un discreto salto in avanti nella cronologia interna della serie e vertono principalmente sulla prigionia di Hazel insieme alla nonna, in attesa di essere liberata dai suoi genitori. Anche qui ci sono molte sottotrame che si incrociano o procedono parallele, ma il tutto è più coerente e arriviamo a un finale che, seppur foriero di ulteriori sviluppi, offre comunque un punto fermo.
Brian K. Vaughan scrive molto bene, ha una grande inventiva e sa creare il giusto ritmo per incollare il lettore alle tavole. Anche i dialoghi sono ottimi. Se poi alcune situazioni dovessero sembrare senza alcuna via d’uscita logica, trattandosi di fantascienza weird basta introdurre un’invenzione stramba e tutto si risolve. A volte sembra che certe trovate siano state buttate lì più per épater la bourgeoisie che per una vera necessità, e non tutte le sue boutade sono allo stesso livello (il re dei robot televisori ha come testa un maxischermo, sai che ridere…) ma in linea di massima il suo lavoro è sempre di altissimo livello.
Fiona Staples mi è sembrata ancora più brava a disegnare e colorare, e soprattutto è bravissima a far recitare i personaggi.
E allora perché la lettura di Saga non entusiasma come all’inizio? Perché arrivati a questo punto pesa di più la sua natura ormai conclamata di soap opera: i personaggi in scena sono tantissimi, il ritmo è concitato, Vaughan ha una passione smodata per i cliffhanger, i flashback abbondano, non si riesce ancora a prevedere alcun finale e fondamentalmente tutto può ancora succedere. Tutti elementi che non sarebbero difetti se fossero applicati a un fumetto che esce ogni settimana, mentre Saga da quel che so non riesce nemmeno a mantenere una cadenza mensile, con blocchi strategici tra un ciclo e l’altro! Col suo ritmo incalzante è difficile stare dietro a tutte le sottotrame e ricordarsi cosa hanno fatto tre volumi prima alcuni personaggi che tornano d’improvviso in scena.
L’edizione deluxe della Bao è ottima. Oltre al fumetto vero e proprio (vengono riprodotte anche le copertine dei singoli comic book, spesso suggestive) presenta una sezione di omaggi da parte di altri disegnatori, di cui ammetto di conoscerne pochi. Ovviamente la Bao non ha dovuto far altro che riproporre la versione originale statunitense, ma è lodevole che di refusi non ce ne sia quasi nessuno. Di questi tempi non è una cosa da poco.

lunedì 13 novembre 2017

Saga Deluxe Volume Uno

Buon ultimo, anch’io posso finalmente leggermi il tanto celebrato Saga, che Bao aveva presentato in precedenza in un formato ridotto – chissà, magari era proprio una mossa di marketing per spingere poi all’acquisto della versione “giusta” i lettori recalcitranti come me già provati dalla loro versione della Lega degli Straordinari Gentlemen.
Allora, il fumetto si è dimostrato all’altezza di tutto il clamore che ha sollevato e della pletora di premi che ha vinto? Sì.
Il bello di leggere adesso un fumetto di successo uscito nel 2014 (stando ai dati riportati nelle gerenze) è che posso parlarne liberamente senza timore di spoilerare nulla.
Marko e Alana sono rappresentanti di due razze diverse, lui ha corna e orecchie da capre e padroneggia la magia, lei ha le ali (ma per un fattore culturale se le è fatta tarpare) e appartiene a quella che apparentemente è la fazione più progredita nel conflitto che insanguina la galassia e contrappone i due gruppi etnici. “Alati” e “cornuti” sono infatti in costante stato di guerra, ma visto che i secondi vivono sulla luna del pianeta dei primi, Landfall, delle dimostrazioni di forza in loco porterebbe alla mutua distruzione. Per questo la guerra è stata data in subappalto a mondi e pianeti lontani dove le truppe di alati e cornuti possono ammazzarsi senza mettere a repentaglio l’equilibrio orbitale dei rispettivi corpi celesti.
Marko e Alana si sono innamorati quando lui era in un campo di prigionia in cui lei era di guardia: la lettura di un romanzetto dello scrittore D. Oswald Heist, che ha voluto lanciare un messaggio di pace e fratellanza (riuscendoci) spacciandolo per un innocuo libro Harmony, ha convinto Alana della possibilità della convivenza e persino dell’amore tra le due specie. E così i due hanno messo al mondo una bambina mezzosangue, che adesso praticamente chiunque nell’universo vuole ammazzare o catturare.
Brian K. Vaughn infarcisce Saga di commenti non troppo velati sulle grottesche conseguenze della presenza dell’apparato militare statunitense sparso per il mondo, ma si dilunga anche in considerazioni sulla genitorialità e sul diventare adulti. Il tutto, però, inserito in un contesto fantascientifico surreale e pieno d’azione, con qualche punta di erotismo assai raro nel mercato USA.
Proprio questa estrema diversità nelle ambientazioni e nei personaggi che le abitano fornisce sia uno dei motivi del fascino di Saga che la rete di sicurezza per lo sceneggiatore, che non dovendo aderire a nessun criterio di realismo può inventarsi di volta in volta le abilità nascoste dei personaggi (o le situazioni più strambe) per fare progredire la trama – cosa che non gli impedisce di rabberciare certe soluzioni: Alana, alla fine, davvero non può volare?
I disegni di Fiona Staples, apparentemente rudimentali, sono molto efficaci e in ultima analisi anche piuttosto belli. La Staples realizza le tavole nella loro interezza, compresi i colori. Il suo tratto è molto espressivo e dinamico (negli extra alla fine del volume dice di basarsi su fotografie che scatta lei stessa) ma il trattamento diverso riservato ai personaggi e agli sfondi (i primi colorati più canonicamente, i secondi “dipinti”) crea un certo stacco tra i due elementi.
Essendo un parto di Vaughn, già autore di Y – The Last Man e Runaways, i dialoghi hanno un ruolo fondamentale e anche stavolta inanella una dietro l’altra battute riuscitissime e doppi sensi perfettamente funzionali alla storia. Questo primo volume deluxe me lo sono insomma proprio divorato, e qui arriviamo alle note dolenti: di carne al fuoco ne è stata messa tantissima, così come le fila dei comprimari sono decisamente affollate. Per il momento sono sfilati un’adolescente fantasma, un Freelancer (cacciatore di taglie) insieme al suo gatto rivela-bugie, un borioso e scostante ufficiale gay degli alati, un alleato degli alati che appartiene a un popolo di robot con una televisione al posto della testa (!) anche lui prossimo alla paternità, una prostituta di sei anni che dovrebbe avere qualche tipo di potere, i genitori di Marko, D. Oswald Heist, l’ex fidanzata di Marko, due reporter di un’altra razza ancora e l’ennesima freelancer assoldata per ammazzare la famigliola. Anche se alcuni di questi personaggi terminano il loro cammino al momento opportuno, rimangono comunque troppi per non affastellare la storia con la loro presenza rallentandone lo sviluppo.
Alla stessa maniera, Vaughn ama scrivere in maniera non lineare, ricorrendo a flashback (che nell’appendice dice che originariamente non voleva usare) e dilatando la storia: il dodicesimo capitolo termina con un cliffhanger a cui verrà dato seguito solo quattro episodi dopo!
Saga è molto coinvolgente ma di questo passo (essendo una produzione Image praticamente indipendente dubito che ne esca veramente un numero al mese) il finale lo potremo leggere tra chissà quanti anni. E infatti negli extra Vaughn ammette di sapere già come si concluderà la serie, ma non quando ciò avverrà.
Venendo al volume in sé, è senz’altro un bellissimo oggetto – immagino basato su un omologo statunitense. Se non sbaglio, i singoli volumi brossurati da sei episodi l’uno costano 14 euro, quindi solo a livello di fredde cifre questo deluxe da 35 euro conviene rispetto ai tre volumetti che raccoglie, e la cosa si rivela ancora più vantaggiosa considerando il formato cartonato e le dimensioni corrette. Inoltre, in appendice viene presentata la sezione di extra a cui ho già fatto riferimento, che si concentra principalmente sulle 12 fasi che portano alla realizzazione di un numero di Saga (viene usato come esempio il quarto capitolo, di cui viene proposta la sceneggiatura non scevra da errori: ad esempio è chiaro che alla tavola 5 Marko si rivolga a Izabel con stupore, non a sua figlia Hazel – probabilmente una svista già presente in originale). Alla Staples vengono dedicate solo mezza dozzina di pagine per i suoi schizzi e le sue prove, e per quanto non sia una disegnatrice spettacolare forse avrebbe meritato un po’ di spazio in più.
Se non sbaglio l’ultimo volume brossurato della saga pubblicato da Bao è stato il quarto, immagino in contemporanea o quasi con gli Stati Uniti, per cui credo che prima di poter leggere un nuovo deluxe ci vorrà ancora un bel po’ di tempo!

martedì 8 novembre 2016

Archie Comics: Archie, Archie tra i Morti Viventi e Le Terrificanti Avventure di Sabrina

Come dicevo, la strategia dello spacciatore di droga è sempre efficace. Visto che il fascicoletto gratuito di Betty &Veronica a opera di Adam Hughes era ottimo sono tornato allo stand delle Edizioni BD per provare qualche altra proposta della Archie Comics. Alla fine ho preso quasi tutti i volumi con variant cover di Francesco Francavilla, ho saltato solo quello di Jughead di cui i disegni proprio non mi piacevano.
Archie prometteva proprio bene: Mark Waid (la mia nuova scoperta) ai testi e Fiona Staples ai disegni. Nei fatti lo sceneggiatore non ha potuto brillare molto dovendo adattarsi a un target molto giovane e la Staples, che francamente non è poi una disegnatrice così spettacolare, ha disegnato solo metà del volume cioè i primi tre episodi originali (gli altri tre se li sono divisi Annie Wu e Veronica Fish forse per dare continuità di genere al fumetto).
Come accennato Archie si rivolge a un pubblico molto giovane ed è una teen comedy che si mantiene sempre casta e garbata. La vicenda inizia ex abrupto dopo che Archie e la sua fidanzatina storica Betty hanno rotto a causa dell’“incidente del rossetto”, sulla cui natura verremo edotti solamente nel quarto capitolo. Nel frattempo a Riverdale è arrivata una famiglia di riccastri, i Lodge, e durante i lavori per la costruzione della loro villa Archie combina un disastro. Questo disastro è funzionale alla rampolla dei Lodge, Veronica, che ne approfitta per rendere Archie il suo schiavo suscitando la gelosia di Betty. Gli amici si mobilitano per far riavvicinare la coppia d’oro di Riverdale.
questo non l'ho preso
La storia narrata in questi primi sei capitoli è forse un po’ troppo diluita ma il mestiere di Waid si nota comunque e riesce a infilare qualche scenetta divertente e qualche battuta azzeccata (beninteso, sempre in un contesto di fumetto strettamente “per tutti”). Il volume però si conclude con un cliffhanger che rende necessario l’acquisto del prossimo volume per sapere come andrà a finire la storia. I disegni sono drasticamente virati sul cartoonesco e benché la Staples sia senz’altro la più professionale tra le disegnatrici non brilla se non in qualche primo piano molto espressivo o in qualche vignetta in cui i personaggi “recitano” molto bene.
Archie tra i Morti Viventi è decisamente differente come tematiche e come atmosfera. Nata per caso prendendo spunto dall’illustrazione di una variant cover, narra come intuibile dal titolo di un’invasione di zombi in quel di Riverdale. Poteva venirne fuori una minchiata ma lo sceneggiatore Roberto Aguirre-Sacasa ha confezionato un piccolo capolavoro, oltretutto coadiuvato dai disegni di un notevole Francesco Francavilla.
Jughead, l’amico fraterno di Archie, porta il suo cane Hot Dog investito da un pirata della strada da Sabrina la strega per farlo resuscitare e probabilmente è l’intervento della giovane strega (contro la volontà delle zie) a dare origine al contagio che dal redivivo Hot Dog si spargerà per tutta Riverdale. In fuga dalla festa di Halloween, i ragazzi si rifugeranno a villa Lodge dove saranno momentaneamente al sicuro dopo aver superato varie tragedie.
La narrazione è incredibilmente tesa e avvincente e Aguirre-Sacasa conosce i trucchi giusti per avvincere e commuovere il lettore, ad esempio le parti narrate dal punto di vista del maggiordomo e del cane di Archie. In secondo piano vengono inoltre trattati argomenti inaspettati quali incesto, omosessualità e adulterio. E tutto sommato non saranno nemmeno di secondo piano visto che si riveleranno funzionali ad alcuni passaggi. A differenza di Archie la serie raggiunge la conclusione di un primo ciclo nonostante faccia parte di una trama in divenire.
I disegni dell’italiano Francesco Francavilla (che un febbrone ha tenuto lontano da conferenze e sessioni di dediche) sono fantastici. C’è un po’ di Toth, un po’ di Bernet e tanto Mazzucchelli. A volte la semplificazione del suo tratto è eccessiva e alcune vignette sembrano tirate via, ma in altre occasioni le immagini sono semplicemente perfette per quello che devono raccontare. Non essendoci alcun riferimento nelle gerenze ho immaginato che anche gli ottimi colori li abbia fatti lui, cosa che è stata confermata nell’introduzione del terzo volume che ho preso.
In effetti questi volumi delle Edizioni BD sono un po’ parchi di informazioni come avviene invece per altri editori di materiale statunitense e non indicano nemmeno i numeri originali dei comic book che compongono i singoli volumi. Anche sulle traduzioni forse ci sarebbe qualcosina da ridire (“poco dopo” credo che sia più adatto rispetto al letterale “presto” che immagino traduce la didascalia originaria “soon”, e i “called shot” sono colpi mirati e non “chiamati”) ma ben venga visto che le Edizioni BD sono passate alla cucitura delle pagine sul dorso e non alla semplice incollatura come per Black Summer, No Hero e le altre mirabilie di Ellis che si sfaldano solo a guardarle.
Per finire, Le Terrificanti Avventure di Sabrina (la streghetta protagonista anche di film, cartoni animati e telefilm forse più famosa dello stesso Archie, almeno in Italia) si rivela ancora più spiazzante spostando l’azione tra gli anni ’50 e ’60. La vita della ragazza sembra non essere altro che un piano a lunghissimo termine di suo padre, Edward Spellman, stregone che si è unito con una mortale dando appunto origine alla mezzosangue Sabrina. Nell’introduzione lo sceneggiatore Aguirre-Sacasa dice che voleva omaggiare con questa serie il Sandman di Neil Gaiman e in effetti ne riprende sia la verbosità che il gusto per il macabro. Le componenti orrorifiche e sataniche molto marcate pongono Le Terrificanti Avventure di Sabrina agli antipodi rispetto ad Archie. Anche se non mancano colpi di scena e sequenze azzeccate, oltre a una suggestiva ricostruzione del periodo, la trama procede in maniera eccessivamente lenta e farraginosa (oltretutto gli episodi raccolti sono solo 5 ma sono extralarge rispetto alla durata dei comic book normali e hanno almeno 25 tavole ognuno) per poi decollare solo nelle ultime pagine, ma anche in questo caso per troncare il tutto con un cliffhanger che rimanda a un futuro volume!
I disegni e i colori di Robert Hack sono veramente azzeccati e rendono alla perfezione le atmosfere vintage che la storia deve evocare: c’è persino una comparsata di Betty/Marylin Monroe e Veronica/Betty Page, che in questa versione sono anch’esse streghe. Fuori da questo contesto è probabile che Hack non risalterebbe ma per Sabrina è stato veramente una scelta azzeccata.
Terminata la lettura solo Archie tra i Morti Viventi mi ha entusiasmato ma non è detto che non prenderò anche i secondi volumi delle altre due serie.