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sabato 25 maggio 2024

Intervista a Francesca Baerald

Hai avuto una formazione specifica o sei autodidatta?

Ho sempre avuto la passione del disegno, la musica e tutto ciò che è creativo fin da bambina. Negli anni ho perso il contatto con il disegno finché un giorno ho sentito parlare della Scuola Internazionale Comics di Reggio Emilia. Ho deciso di riprendere in mano la matita e frequentare il corso di Illustrazione triennale. Inizialmente ho seguito il corso per passione, non pensando che l’avrei trasformata in un lavoro. Col passare dei mesi ho ritrovato la connessione con l’arte visiva e così, impegnandomi ogni giorno, ho avuto la fortuna di riuscire a far diventare l’illustrazione il mio lavoro quotidiano.

Se non sbaglio nasci professionalmente come illustratrice ma negli ultimi tempi ti sei concentrata nella realizzazione di mappe anche per realtà eccellenti come Dungeons & Dragons: quali tecniche usi?

Come accennavo ho studiato Illustrazione, però ho sempre avuto la passione per le mappe fin da ragazza, quando a scuola mi divertivo a disegnare piccoli labirinti pieni di segreti.

I miei primi lavori sono stati illustrazioni per giochi e libri, solo successivamente ho avuto l’occasione di disegnare la mia prima mappa. L’esperienza è stata così piacevole che ho deciso di realizzare altre mappe per il mio portfolio. Col passare del tempo i miei lavori sono stati notati e ora sono principalmente conosciuta per le mie mappe illustrate.

Tutte le mie illustrazioni sono realizzate con tecnica tradizionale; per le mappe nello specifico utilizzo acquerelli e inchiostri su carta.

Come è avvenuto il contatto con la Hasbro?

Poter lavorare per D&D o Magic è sempre stato il mio sogno, come per tanti artisti, ma non l’ho mai trasformato in un’ossessione. Il mio scopo principale è sempre stato di collaborare a progetti interessanti e variegati e condividere i miei lavori con gli appassionati.

Ho fatto del mio meglio per creare connessioni sui social con gli Art Director di Wizards, sperando che i miei lavori venissero notati. Quando possibile ho inviato anche il mio portfolio a Wizards, seguendo i canali ufficiali.

Col tempo le mie opere sono state apprezzate. Immagino che quando il progetto adatto al mio stile è giunto in mano ad uno degli Art Director Wizards, questo abbia deciso di contattarmi. Ricordo ancora ora con emozione quando ho ricevuto l’email che mi invitava a disegnare una mappa per D&D!

Tempo fa Umberto Pignatelli mi aveva parlato di un progetto di librogame realizzato con gli stessi criteri di quelli di Kata Kumbas, ispirato al ciclo del Planet Tschai di Vance. È stato poi realizzato? Che riscontri ha avuto?

Credo tu stia parlando di “Survivor of Arborea”, pubblicato se non sbaglio solamente in Inglese. È stato molto piacevole realizzare le illustrazioni e la copertina per questo librogame.

Per quanto riguarda i riscontri, ho principalmente letto qualche recensione positiva condivisa online, ma per dati più concreti credo che dovresti parlarne direttamente con Umberto o con il publisher.

Una curiosità: oltre che realizzare mappe per manuali di giochi di ruolo sei anche una giocatrice?

Certamente! Sono stata una giocatrice molto prima che un’illustratrice. Da ragazza ho passato centinaia di ore davanti a videogiochi di ogni genere, ma soprattutto RPG.

Crescendo ho imparato a conoscere anche tutte le altre sfumature del gioco di ruolo. Oggi quando ho tempo tra un lavoro e l’altro, mi piace molto leggere un librogame o provare un nuovo gioco da tavolo.

C’è un lavoro del quale sei particolarmente fiera?

Nella vita quotidiana non mi sembra che un lavoro sia più importante degli altri. Ogni volta che inizio un nuovo progetto, mi piace immergermi nell’ambientazione e trovare qualcosa di emozionante per ispirarmi. Quindi cerco sempre di collaborare a progetti di cui posso andare fiera, indipendentemente dal fatto che siano ambientazioni famose o di nicchia.

Ovviamente da grande appassionata di D&D e videogames, non posso negare che avere l’opportunità di lavorare su ambientazioni che ho amato fin da ragazza è veramente emozionante. Quando mi hanno chiesto di disegnare la mappa per la collector’s edition di DiabloIV, dipingere il Map Token per MtG o realizzare le nuove mappe per Dragonlance e Planescape, è stato incredibilmente emozionante.

Grazie per la disponibilità.

mercoledì 23 novembre 2016

Il Cavaliere della Porta

Non ho più l’età per i librogame ma d’altra parte comprerei qualsiasi cosa abbia scritto sopra Kata Kumbas e quindi alla fine ho preso pure Il Cavaliere della Porta. Il prezzo, 19,90€, non è proprio economico ma d’altra parte si tratta di un prodotto che più di nicchia non si può.
In questa (prima?) avventura il protagonista Ugger torna su Laìtia dopo trent’anni dalla sua ultima apparizione e trova le cose molto cambiate: prima deve raccapezzarsi e capire cosa fare (recuperando sperabilmente dell’equipaggiamento utile nel mentre), poi dovrà visitare la città di Torviero (Orvieto?) per impedire un infausto matrimonio e raccogliere ulteriori informazioni e oggetti, dopodiché dovrà raggiungere il castello dei cattivi e infine, una volta perlustrato a fondo il loro covo, sconfiggerli.
Non mi intendo molto di librogame ma mi sembra che Il Cavaliere della Porta sia strutturato molto bene, con blocchi tematici ben definiti e senza “loop” tra i paragrafi – almeno, per quanto l’ho letto/giocato io. Il sistema di gioco inoltre è molto originale e non prevede il tiro di alcun dado ma la possibilità di attingere a delle riserve di bonus (Energia e Fato) qualora il lettore voglia superare una prova che prevede un punteggio più alto della caratteristica che viene “sfidata” in quel momento tra Forza, Astuzia e Saggezza.
Lo stile di Umberto Pignatelli è schietto e divertente pur non scadendo mai nel grossolano o nel ridanciano più facile. D’altra parte una delle ispirazioni dichiarate dell’autore è il J. H. Brennan di Alla Corte di Re Artù. Purtroppo tra le fonti di ispirazione c’è anche (anzi, soprattutto) il romanzo di Poul Anderson Tre Cuori e Tre Leoni che per quanto possa avere delle affinità tematiche con alcuni elementi di Kata Kumbas (un “alieno” che si trova catapultato in un mondo medioevale) mi risulta un po’ troppo distante dal mio modo italocentrico di intendere questa ambientazione. E pensare che io credevo che il nome del protagonista, Ugger, fosse un omaggio al paladino Ruggero…
Come nel caso del manuale base e di molte delle nuove avventure neanche stavolta c’è quindi un rimando diretto al folklore e alla tradizione italiana.
Idea molto simpatica e originale, la storia non procede solo con la scelta dei paragrafi da uno all’altro ma anche individuando i numeri nascosti nei disegni di Francesca Baerald, autrice anche della bella copertina e giustamente indicata come coautrice.