Visualizzazione post con etichetta Giorgio Gualandris. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Gualandris. Mostra tutti i post

mercoledì 28 marzo 2018

Larry Yuma: L'Ultima Sfida

Mai letto Larry Yuma in vita mia, se non forse su qualche Giornalino prestato alle elementari di cui comunque non serbo il ricordo. Ma questo episodio speciale conclusivo mi intrigava e quindi eccoci qua. Ufficialmente quattro mesi dopo la pubblicazione effettiva, risalente a novembre 2017 – ma a Lucca mica l’ho visto, sennò l’avrei preso là. Siccome viene ribadito in più occasioni che Gualandris vorrebbe disegnare Tex e alla conferenza di presentazione a Lucca venne confermato che lo stava facendo, in effetti è probabile che sia uscito ancora prima di quell’occasione.
Delle 48 pagine del brossurato con bandelle solo 22 sono dedicate al fumetto, le altre presentano varie introduzioni e una lunga intervista al disegnatore Gualandris. Ad aprire le danze c’è un intervento nientemeno che di Mauro Boselli, a sancire idealmente il passaggio del disegnatore alla Bonelli.
La storia, organizzata sulle tre strisce bonelliane, è classica nei contenuti ma molto moderna nella realizzazione, affidandosi principalmente ai disegni e alla inquadrature per raccontare la vicenda senza appesantire la lettura con dialoghi e didascalie – queste ultime sono assenti del tutto.
Non conoscendo Larry Yuma probabilmente mi sono perso più di un rimando alla serie classica: L’Ultima Sfida in sé è un tipico canovaccio western che, contrariamente a quanto potrebbe far intendere il titolo e senza voler spoilerare nulla, non pone necessariamente fine alle vicende del protagonista. Non c’è quindi molto da dire sui testi, sia per la strettissima adesione ai dettami del western sia per non anticipare nulla a chi deve ancora leggere la storia.
È il caso invece di soffermarsi sui bei disegni di Giorgio Gualandris, di cui Allagalla pubblicò già anni fa un compendio di lavori intuendone le grandi potenzialità. Il suo stile è solido e robusto, rispettoso dell’anatomia e dei panneggi delle vesti ma anche dinamico ed espressivo. Solo il protagonista (forse ispirato al volto di Nizzi?) è una maschera d’indifferenza, ma immagino sia una cosa voluta e coerente col suo carattere. Gli interni delle abitazioni, gli sfondi e i panorami sono curatissimi, anche se talvolta fisiologicamente sintetici, e in più di una postura ho ravvisato la passione dichiarata di Gualandris per Claudio Villa. La scelta delle inquadrature è poi, come accennato, molto oculata ed espressiva – essendo anche il frutto di uno scrupoloso lavoro di supervisione da parte di Nizzi, come ricordato nel’intervista.
Curiosamente, la qualità di stampa è pessima. Considerando l’ottimo livello degli altri prodotti Allagalla è probabile che la causa vada ricercata nelle scansioni non ottimali che lo stesso Gualandris ha eseguito, e che rendono tutti i tratteggi frastagliati fino a far sparire i più piccoli o amalgamare malamente quelli più vicini tra loro. Ma poiché questo stesso episodio compare anche nell’ultimo integrale di Larry Yuma, dove sperabilmente è stampato meglio, chissà che non si tratti di una strategia per “invitare” a comprarlo e godere così dei disegni di Gualandris come meritano.

lunedì 6 novembre 2017

Kendall 6: L'Ostaggio, Capitan Erik 2: Diamanti, L'Isola misteriosa

Il sesto volumone di Kendall l’ho preso per inerzia e per completare la collezione, ben sapendo che non sarebbe stato tra le mie letture prioritarie. Anche il 5 d’altra parte è ancora in attesa di essere letto, non ricordo nemmeno se l’ho cominciato o meno.
Con questo non voglio denigrare i solidi testi western e ancor meno il lavoro del grande Arturo Del Castillo, ma queste storie classicissime con pochi margini di originalità non mi invogliano molto alla lettura (tanto meno con altro materiale a disposizione) e anche il rimontaggio made in Milone, per quanto indolore, non è che mi incentivi alla lettura.
Restano comunque gli interessanti, anche se qui sparuti, redazionali e il bel colpo d’occhio che danno i volumi messi uno accanto all’altro sulla mensola. E se un giorno avrò voglia di leggermi un western so dove andare a cercarlo.
Il secondo volume di Capitan Erik segna il debutto di Attilio Micheluzzi. A costo di sembrare blasfemo, confesso che Giovannini mi aveva convinto di più; d’altra parte lo stesso Nizzi nell’intervista introduttiva dichiara che preferiva Micheluzzi ma che per il pubblico de Il Giornalino sarebbe stato più adatto il Giovannini che aveva abbandonato il tavolo da disegno per diventare direttore artistico di Lanciostory.
Nella sua lunga ed esaustiva introduzione Giulio Cesare Cuccolini enumera i riferimenti grafici di Micheluzzi e i pregi del suo stile, ma il risultato più marcato del suo lavoro è a mio avviso una certa cupezza che mal si adatta ai testi di Nizzi, indirizzati a un pubblico giovane. Sicuramente, come segnala Cuccolini, l’uso delle onomatopee è molto originale e diventa parte costitutiva delle tavole, così come sono raffinati i rimandi alla Pop Art, ma il risultato complessivo secondo me è piuttosto inadatto a un fumetto destinato ai ragazzi, in cui oltretutto i comprimari e lo stesso protagonista non rispettano del tutto le fattezze originariamente definite da Giovannini.
Mi pare che gli interventi redazionali ideati da Nizzi qui siano meno presenti che nel precedente volume, ma vista la netta discrepanza tra testo e disegno credo che la mia esperienza con Capitan Erik si concluderà qui (ne sono stati annunciati ancora due volumi).
Su L’Isola misteriosa c’è poco da dire: i disegni di Franco Caprioli, da soli, giustificherebbero l’acquisto. Il caso ha voluto che J D La Rue mi abbia portato a vedere, oltre ai pupazzetti che servirono a Gary Gygax come base per alcuni mostri di Dungeons & Dragons, anche una precedente versione in volume del fumetto a opera delle Edizioni San Paolo, ma non ho avuto la prontezza di confrontarla con questo volume Allagalla: avrei dovuto, perché nell’introduzione/intervista Nizzi dice che questa nuova versione Allagalla è stata epurata delle didascalie artefatte che Caprioli inseriva a suo gusto (aneddoto accennato anche in Tex secondo Nizzi e qui sviluppato in maniera circostanziata). In effetti devo dire che la “restaurazione” non ha lasciato tracce visibili di “buchi” nelle vignette o di tratteggi che sembrino estranei alla mano di Caprioli, se non nella tavola 75 e forse nella 71, tutt’al più ci sono delle didascalie e qualche balloon in cui il lettering originale è stato palesemente sostituito da quello digitale: forse gli aggiustamenti dei testi si sono limitati principalmente solo alla loro riscrittura più sintetica.
Come nel caso di Capitan Erik, il recupero del bianco e nero rende pienamente giustizia all’arte di Caprioli, così come l’utilizzo abbondante del lettering originale restituisce la freschezza e l’immediatezza che avevano quei fumetti all’epoca. Sulla qualità di stampa di Allagalla non c’è poi molto da aggiungere, lodevole tanto più che con ogni probabilità il lavoro sarà partito dalle pagine stampate e non dalle tavole originali che chissà se esistono ancora. D’altra parte Allagalla è stato tra i pochi editori a rendere alla perfezione i tratteggi di Sergio Toppi, ma pare che Magda & Moroni sia bloccato a tempo indeterminato.
Il gusto di leggere o rileggere questi fumetti risiede anche nel constatare quanto siano cambiati i costumi e la mentalità nel corso di quarant’anni: nel volume di Caprioli, per dire, i protagonisti ammazzano senza problemi (se non un commento ironico) delle foche e uno di loro è un tabagista che, confezionatosi una pipa rudimentale, rimpiange ripetutamente di non avere tabacco.
Più in generale, mi pare che Allagalla si confermi casa editrice vivace e dal catalogo raffinato e interessante, anche se ormai indirizzato più verso recuperi eccellenti italiani che non alla pubblicazione e alla ristampa di materiale argentino e spagnolo che aveva caratterizzato la prima fase della sua vita editoriale. Di certo la vicinanza con Claudio Nizzi ha consentito la concretizzazione di certe chicche come le splendide variant cover dei volumi di Larry Yuma (incredibile ma vero, allo stand dell’editore c’erano Ticci e Villa in dedica, quando nel loro ruolo bonelliano istituzionale si limitano, da quello che so, a firmare delle stampe!).
A proposito di Larry Yuma, il decimo e ultimo volume della ristampa (il seguito firmato Mantelli-Ongaro non sarà ristampato) conterrà addirittura una storia a fumetti conclusiva realizzata appositamente e affidata alla matita di Giorgio Gualandris. Il nome non dirà niente ai più ma, da conoscitore di Allagalla della prima ora, io ricordo il suo fascicoletto Artworks del 2012 (che raccoglieva materiale di qualche anno prima) disegnato molto bene anche se con degli stili che mal si adatterebbero al western. Gualandris deve essere molto maturato dall’epoca e soprattutto deve aver corretto la mira, visto che è stato già cooptato per Dampyr e che dovrebbe essere impiegato in futuro nientemeno che su Tex!
In definitiva Allagalla si conferma editore dal catalogo molto interessante e con un’ottima cura per i suoi prodotti, sia dal punto di vista cartotecnico che redazionale. Il tutto a prezzi che mi sembrano onesti. Essendo uno dei pochi editori rimasti che ancora usa questo bel formato grande e cartonato mi risulta però molto difficile mantenere integri i volumi che fanno sempre capolino dalle borse accanto a quelli più piccoli. Per quanto cerchi di starci attento almeno una bottarella o un’ammaccatura se la beccano sempre, maledizione.

martedì 1 dicembre 2015

Il Morto 20: L'Ospite Inatteso

Puntata interlocutoria per il Morto. L’autostoppista Peg viene raccolto da uno strano tizio che guida evidentemente in stato di alterazione. Costui sta per andare alla villa di famiglia per prendere parte al matrimonio della ricca cugina, in procinto di sposarsi con un poco di buono. L’uomo, Curzio Canesi Sforza, ha con sé le prove delle attività disdicevoli del futuro sposo e quindi del fatto che sia solo un cacciatore di dote.
La situazione precipita: l’auto su cui viaggiano i due finisce fuori strada e due camionisti incazzati si avventano su Peg e Curzio. Salvata la situazione ma con il nuovo amico messo assai male, Peg si ritrova incaricato del compito di andare al matrimonio spacciandosi per Curzio (l’unica persona che può riconoscerlo è la madre della sposa, zia di Curzio, che verrà prontamente messa a conoscenza dell’intreccio telefonicamente) in modo da presentare le prove del vero obiettivo del futuro sposo e dei suoi complici e impedire così la dilapidazione del patrimonio di famiglia.
Non serve sottolineare come Peg/Il Morto si trovi sempre invischiato in situazioni assurde, perché è lui stesso a farlo! In effetti L’Ospite Inatteso è un episodio in cui accanto alla solita visione disillusa dell’umanità c’è una certa dose di ironia piuttosto rara in precedenza, né mancano dei dialoghi divertenti.
Una volta alla villa tutti i nodi vengono al pettine e scopriamo che eventi apparentemente casuali visti in precedenza facevano parte di un piano premeditato. Ma il bello di questo episodio è anche il gioco delle parti e le sorprese relative alle vere motivazioni di personaggi che apparentemente sembravano giocare nella squadra avversaria. Mi è anche piaciuto come Ruvo Giovacca ha gestito la suspense nello scoprire la sorte della zia. Il finale è assai positivo e ottimista, cosa non certo comune nella serie.
Marco Boselli (chinato da Francesco Triscari) svolge come sempre un buon lavoro, purtroppo la mia copia presenta occasionalmente delle abrasioni bianche al centro delle pagine, ma nulla che pregiudichi la lettura.

La durata di questo episodio è inferiore a quella consueta e al titolare vengono dedicate una decina di pagine in meno rispetto al solito: il resto dell’albetto è riempito da pubblicità e da due storie brevi. La prima, una storia di H. W. Grungle di Giovacca e Gualandris, è molto simpatica e ben disegnata mentre la seconda, Blacky Mole di Antonio Pannullo, è un riempitivo trascurabile.

lunedì 13 ottobre 2014

Il Morto 16: Il Germe della Follia



Dopo il felice exploit dell’ultimo numero Il Morto si concede un episodio dal carattere interlocutorio, tanto più che Il Germe della Follia è solo la prima parte di una storia che finirà sul prossimo numero.
Peg trova fortuitamente lavoro come fattorino e magazziniere presso una casa editrice. Il viaggio nell’Italietta che ogni due mesi ci fa fare la testata prevede stavolta una ricognizione sulle modalità di assunzione nelle medie realtà imprenditoriali, i maneggi e le ruberie che vi avvengono e soprattutto (tema portante dell’episodio) la collusione tra case farmaceutiche e medici senza scrupoli.
Mentre il protagonista difende se stesso e le sue amiche ritrovate dagli assalti di malintenzionati, il laido dottor Marchi prescrive un nuovo farmaco non sperimentato dopo essere stato corrotto con una crociera dalla casa farmaceutica che lo produce. Per funzionare, il Kappa C8 funziona: le quattro persone di età diversa che lo assumono non sentono più mal di testa, ronzii o stress. C’è solo uno spiacevole effetto collaterale: gli istinti omicidi che colgono chi inghiotte le pastiglie, di cui non rimane poi traccia nella loro memoria.
Come di consueto Il Germe della Follia è una storia cinica, coinvolgente e (questa l’impressione che mi ha dato) ben documentata. È però programmaticamente solo l’antipasto di quello che avverrà nel prossimo numero, e difatti Peg si vede poco – e ancor meno il suo alter ego mascherato. C’è forse una certa frammentarietà nell’avvicendarsi delle singole sequenze che coinvolgono le ignare cavie umane, ma è inevitabile data la natura introduttiva dell’episodio.
Oltre all’efficacia con cui come sempre Ruvo Giovacca dipinge la realtà italiana, ho apprezzato anche la costruzione di una continuity (tornano le ragazze lesbiche aiutate dal Morto nel numero 13), cosa che dona un certo senso di familiarità alla serie come d’altra parte anche l’ambientazione italiana.
Dal punto di vista grafico Stefano Scagni (chinato da Angelo Scariolo) fa un lavoro dignitoso ma a tratti discontinuo, principalmente nei campi lunghi dove le sue figure sono abbozzate e un po’ tirate via. La sua preferenza per uno stile un po’ grottesco non sempre si amalgama bene con l’atmosfera della storia. Comunque lode a Menhir Edizioni che permette a questi talenti (perché le doti ci sono e si vedono) di lavorare e farsi le ossa.
Anche l’episodio di H. W. Grungle in appendice mi è sembrato un po’ sotto tono.
Da questo numero Il Morto costa 3 euro, assolutamente giustificati.