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martedì 13 giugno 2017

Cico a spasso nel tempo 1: Mai dire Maya

Con un titolo-calembour del genere è stato spontaneo dare fiducia alla nuova miniserie Bonelli, e in effetti la lettura vale abbondantemente i 3,50 € del biglietto.
Seguendo un canovaccio classico (ne esistono pure declinazioni pornografiche), Cico si ritrova a viaggiare nel tempo a causa della sua maldestra curiosità che lo ha fatto azionare un artefatto maya. Questo primo numero si svolge nella Grecia classica, dove Cico viene “adottato” da Socrate e finisce invischiato in un tentativo di omicidio ai danni di Pericle.
Tra citazioni classiche niente affatto banali (le note finali spiegano chi era Santippe a beneficio dei lettori che non abbiano fatto il Liceo Classico) e rare frecciatine alla realtà sociale odierna, Faraci inanella una serie ininterrotta di gag farcendo i dialoghi di sarcasmo e giochi di parole.
Forse questa frenesia umoristica è dovuta al formato originario che probabilmente aveva questo progetto: è evidente infatti che si tratti di due episodi di una trentina di tavole (forse pensati per qualche albetto allegato?) fusi insieme, visto che a metà del fumetto viene riassunta nuovamente la storia – e l’attacco non è nemmeno del tutto coerente visto che i manovali prima erano divertiti dalla sparizione di Cico per poi esserne terrorizzati.
Ai disegni Walter Venturi fa un lavoro egregio: pur se di matrice solidamente realistica, è riuscito a inserire qua e là degli accenni caricaturali (non molti) che ben si sposano con il tono della miniserie. La gag del pesce è fenomenale, anche se chiaramente beneficia dei tempi comici imposti da Faraci, che la anticipa con calcolata naturalezza nell’ultima vignetta di pagina 37 per farla deflagrare in quella successiva.
In appendice ci sono la rubrica di approfondimento Il Serio e il Faceto curata da Faraci e La Comica Finale, una pagina in cui un fumettista umoristico (che sarà diverso per ogni numero) omaggia Cico: per questa prima uscita è stato Sio. C’è inoltre anche un inserto in cartoncino che riproduce la copertina del primo Speciale di Cico.
Il formato è differente dal classico bonelliano, e così a occhio mi sembra un 17x24. La colorazione non toglie né aggiunge molto alle tavole di Venturi (Pericle sarà stato veramente così scuro di carnagione o è stato scelto di colorarlo in tal modo per farlo risaltare di più?) ma stavolta la carta non patinata si adatta bene al personaggio restituendo un certo sapore vintage.
Il prossimo numero ha un titolo ancora più esilarante: Unno per tutti, tutti per unno!

lunedì 30 novembre 2015

Cosmo Noir 6 - Battaglia 5: ...e le foibe?

Torna alla grande Battaglia, con quello che forse è l’episodio migliore della serie. Ambientato a Trieste nel 1945, vede il vampiro e un povero disgraziato fuggire dall’orrido dove sono stati gettati insieme ad altri infoibati. Dopo le prime tavole molto evocative e ben documentate, perfette per ricreare la giusta atmosfera e i presupposti di tutta la storia senza farsi tirare per la giacchetta da nessuno, comincia il dungeon crawl in cui Pietro e il suo fortuito accompagnatore cercano una via di fuga. Alla disperazione di Graziano Tonetto fa da contrappunto la fredda razionalità di Pietro Battaglia, sicuramente cinico e calcolatore come sempre ma in questo episodio anche un pochino più umano del solito (per quanto possa esserlo).
Le grotte carsiche si rivelano popolate da altri vampiri ma per il forzuto e paraculo protagonista non costituiscono poi una grande minaccia.
Ho apprezzato in questo episodio la presenza ridotta delle battute cool e delle frasi a effetto: non è che manchino del tutto, però possono essere interpretate come parti integranti dei dialoghi e non sono delle semplici boutade estemporanee. La rilevanza politica e storica dell’argomento e dell’ambientazione incombe su tutto l’episodio senza mai tramutarsi in occasione per fare prediche o assecondare una corrente di pensiero piuttosto che un’altra, e mi sembra una grande prova di professionalità da parte di Giulio Gualtieri non aver voluto aderire a nessuna delle scuole di pensiero in merito.
Ovviamente se si vuole si può leggere il discorso che Battaglia fa a Tonetto sull’“innocenza” in chiave metaforica e anche i vampiri possono assumere connotati allegorici anche se non credo che l’intenzione dello sceneggiatore fosse proprio quella, visto che alla fine Tonetto non diventa un vampiro.
Curiosamente i disegni del veterano Walter Venturi (io me lo ricordo dai tempi di Napoli Ground Zero, se è lo stesso) non mi sono sembrati all’altezza della media di quanto visto finora sulla serie, con l’eccezione di Ryan Lovelock. È anche vero che gli esordienti o quasi avevano tutto l’interesse a far vedere quello di cui sono capaci anche a fronte di una retribuzione non milionaria, ma Venturi mi è sembrato comunque un po’ troppo schematico e in alcuni dettagli verso la fine forse anche in lotta contro la data di consegna.
Ottima fine d’anno per Battaglia, comunque (nell’editoriale in apertura la Cosmo ne annuncia nuovi episodi per il 2016), che in maniera speculare al Multiversity di cui ho parlato ieri ha scalato qualche posizione del Meglio del 2015.