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domenica 24 febbraio 2019

Il Morto 36: Amaro amore mio

Oh, finalmente è uscito il nuovo numero de Il Morto! Il 35 era uscito a novembre…
L’incipit di questa storia è molto simpatico e originale: sin da bambini Gina e Diego hanno avuto un rapporto un po’ particolare per cui lei era il maschiaccio che difendeva lui dagli altri picchiandoli selvaggiamente. Il loro amore si concretizza finalmente dopo anni, quando Diego (diventato avvocato) ritorna in paese mentre Gina ha coronato il suo sogno di fare la pescatrice d’altura. La risicata ciurma del Nettuno non è però ben vista né dai baristi del posto, a cui sfascia i locali nelle risse furibonde che la vede sempre vincente, né tantomeno dal racket dei pescatori. I malviventi tentano di stroncare l’attività del Nettuno minacciando i loro clienti all’ingrosso, ma all’ennesima prova di forza di Gina e dei suoi compagni decidono di alzare il tiro.
Come sempre succede, Peg si trova in mezzo a tutto questo per puro caso, incontrando Diego sulla corriera che lo riporta al paese della sua infanzia. Si aprono labili squarci sul suo passato, ma in Amaro amore mio i veri protagonisti sono Gina e il resto del nuovo cast, tanto che il Morto appare solo dopo pagina 100. Questo episodio è frizzante e coinvolgente, non manca l’azione ma c’è anche una certa dose di umorismo (e persino una comparsata di Ciccio Ingrassia, anche se in un ruolo serio); i disegni della rodata coppia Conforti-Codina sono buonissimi come sempre ma alla fine resta l’amaro in bocca. Purtroppo anche questa storia si adegua al nuovo corso de Il Morto, e quindi la trama non si conclude in un’unica uscita ma tocca aspettare il prossimo numero per sapere come andrà a finire! La frustrazione è aumentata dal fatto che in questa puntata ci sono più errori grammaticali del solito, alcuni particolarmente stridenti.
In appendice viene ospitata la storia breve La Notte del Custode: il testo di Matteo Boni è simpatico e abbastanza originale, i disegni di Simone Perlina sono invece piuttosto dilettanteschi, per quanto non disprezzabili e giustificati in certe semplificazioni e deformità dal tono grottesco.