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lunedì 3 maggio 2021

Il Morto 47: Lama Rosy

Solito pistolotto sulla stretta continuity degli episodi recenti de Il Morto: con un ritmo di pubblicazione così dilazionato, ancor più rarefatto a causa del Coronavirus, non è facile seguire lo sviluppo della storia…

Stavolta Peg si trova ospite di altri due reduci della “Clinica delle menti perdute”, con rimandi addirittura al numero 2. Non trova la soluzione alla ricerca della sua identità, ma come da prassi consolidata trova una nuova pista che potrebbe fornirgliela. In questo episodio i riflettori sono però puntati principalmente sulla Rosy del titolo, la sicaria di Zaxan che è finita in galera. Anche qui riuscirà a rendersi utile al malfattore, che con le sue conoscenze massoniche non la farà restare in cella per molto. La rete dei mercanti d’armi subisce un duro colpo, ma la fine della storia si preannuncia ancora lontana.

Lama Rosy si concentra principalmente sulla vita nel carcere femminile, descritta con efficacia da Ruvo Giovacca, ma c’è anche un divertente assalto alla villa del Marchini da parte di malintenzionati capitanati dalla moglie di Piergiorgio Stella, che pensano bene di travestirsi con lo stesso costume del Morto (idea che si ritorcerà loro contro)! Niente male come tocco di ironia anche il mazzo di fiori con biglietto che Peg fa recapitare a Rosy alla fine dell’episodio.

Graficamente il livello è molto buono, Piero Conforti viene supportato alle matite da Vasco Gioachini che ha curato anche l’inchiostrazione, con ottimi risultati: vedi l’espressività dei personaggi da pagina 38 a 41.

In appendice la storia breve Colui che sta nell’ombra: i disegni di Dario Tuis sono a livello molto dilettantistico, i testi di Gianluca Javitt Vici T. non li ho capiti o forse questa è solo la prima parte della storia (o forse Tuis non ha saputo rendere bene quello che succede nella vignetta finale).

martedì 23 luglio 2019

Il Morto 38: Un segreto da custodire

Forse nella mia edicola di riferimento lo avevano nascosto particolarmente bene, forse la Menhir ha indicato il mese d’uscita sbagliato, sta di fatto che l’ultimo numero de Il Morto datato maggio 2019 io l’ho trovato solo la scorsa domenica. Visto che l’elenco delle fiere in terza di copertina è aggiornato a quelle estive immagino che il motivo della discrepanza sia il secondo, e che il mese viene indicato tanto per dare la parvenza di rispettare la dichiarata bimestralità. Comunque l’importante è che l’ho trovato.
Contrariamente a quanto lasciava intendere il mezzo cliffhanger con cui si era concluso lo scorso numero, Un segreto da custodire è una storia a se stante. Peg si unisce a una comitiva diretta alla volta di Prato e dintorni su un furgoncino della FIT che effettua un servizio a chiamata. L’autista del mezzo ha bisogno di lavorare e si fa mettere a posto alla meno peggio un guasto che potrebbe compromettere il viaggio. E infatti, come da copione, il furgoncino si rompe proprio nei pressi di Buria, una località tagliata fuori dal circuito stradale e che per questo è ormai praticamente deserta. Unici abitanti rimasti: una ragazza che gestisce un albergo, suo cugino e suo padre, un vecchio che non si vede mai ma che si sente quando batte i muri.
Giovacca imbastisce insomma un nuovo omaggio alle atmosfere del primo Pupi Avati, con una particolare attenzione alla provincia italiana (consulenza per il dialetto di Roberto Lari), una sapiente creazione della suspense e l’inevitabile rivelazione macabra. C’è anche spazio per l’umorismo grazie all’eterogenea comitiva di viaggiatori con cui si trova Peg; alla vecchina rompiballe io ho preferito il fiscalissimo impiegato dell’Agenzia delle Entrate, peraltro più funzionale alla risoluzione della vicenda.
Il Morto si fa vivo sul finale come da ormai consolidata abitudine, e anche stavolta resta l’impressione che la storia si chiuda un po’ troppo in fretta, per quanto sia stata una lettura piacevole.
I disegni di Piero Conforti sono buoni come sempre, la new entry Christian Urgese alle chine valorizza ancora di più la parte grafica. Forse mi sono lasciato suggestionare dal fatto che c’è un nuovo inchiostratore, ma mi sembra che certi dettagli, in particolare le mani, siano più curati che in precedenza.
In appendice la storia breve Darvin Awards: il soggetto di Gianluca “Javitt” Vici T. sarebbe anche simpatico (la sceneggiatura è invece un po’ confusa) ma i disegni di Dario Tuis sono veramente dilettanteschi. Immagino che si tratti di un fumetto di qualche anno fa ristampato in questa sede dopo un primo passaggio su rivista.