A tappe forzate la RW Lion ha
recuperato il ritardo che aveva accumulato sulla collana Vertigo Presenta e The Royals
si è concluso in tempi record. Avrei preferito che avessero recuperato 100 Bullets ma vabbeh, aspetterò.
Le buone impressioni iniziali
hanno trovato conferma. La storia non si è sviluppata come una banale serie di
supereroi ma ha trovato una sua dimensione specifica: un po’ bellica, un po’
splatter, un po’ iconoclasta anche se radicalmente drammatica. Alcuni concetti
alla base del fumetto (la stessa idea che i superpoteri derivino dal sangue
blu) sono senz’altro delle buone trovate ma all’ottima riuscita di The Royals hanno contribuito gli
splendidi dialoghi di Rob Williams e la struttura della storia che procede da
un colpo di scena all’altro. Non aggiungo altro per evitare spoiler: basti
sapere che c’è un traditore nelle file dei “buoni” e che non sono infrequenti i
cambiamenti di campo. Bellissimo il finale, sul quale è ancora una volta meglio
non spendere ulteriori parole.
Ai disegni Simon Coleby ha fatto
un buon lavoro anche se si sono notate delle discontinuità tra le immagini
basate su riferimenti fotografici e quelle che invece non lo sono. Avercene,
comunque, di disegnatori come lui. Mi chiedo se sia colpa sua o dello
sceneggiatore la “papera” tra le pagine 14 e 15 in cui Henry prima viene
portato in braccio, poi è a piedi e poi torna in braccio.
L’unico aspetto relativamente
deludente di The Royals risiede non
nella serie in sé ma nelle storie brevi che sono state messe in appendice ai
fascicoli. A parte Fantasma a nolo
presentata sul numero 2, la cui sceneggiatura a opera di Geoff Johns è un
gioiello, le altre si sono rivelate troppo pretenziose o semplicemente inconsistenti,
disegnate oltretutto quasi sempre in maniera dilettantistica (per quanto la
storia in appendice al primo numero sia opera del veterano Gilbert Hernandez).
Unica eccezione, So Blue disegnato da
Alitha Martinez sul numero 6: un piacevole mix di Hernandez (di quello più
bravo tra i fratelli) e di Amanda Conner.


