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martedì 11 gennaio 2022

Quantum & Woody!: I Peggiori del Mondo

Ancora nessuna novità in fumetteria per il nuovo anno quindi mi sono messo a cercare tra il -50% finché ho trovato qualcosa, che già in origine non costava tanto.

Questo Quantum & Woody! del 2015 è una miniserie che rilancia la serie quasi omonima (non aveva il punto esclamativo) pubblicata negli anni ’90 dalla Valiant. In sostanza si tratta di un buddy movie supereroistico con una “strana coppia” di protagonisti insieme per forza. La struttura in quattro episodi fa in effetti pensare a un adattamento di un progetto per il cinema, ma forse è solo un caso.

I protagonisti sono due fratelli: il nero Eric è il figlio naturale dello scienziato Derek Henderson, il bianco Woody è suo fratello adottivo. Probabile concessione al politically correct, Eric è bravo e coscienzioso (anche se…) mentre Woody sin da giovanissimo dimostra quelle attitudini ribelli e truffaldine che faranno di lui il mezzo criminale che è adesso. Alla morte del padre, del cui omicidio finiscono incriminati, si ritrovano al suo funerale e scoprono dei misteri sulla sua attività di scienziato alla industrie Quantum, fino a venire travolti dalla misteriosa energia a cui stava lavorando ottenendo quindi dei superpoteri (opportunamente lasciati nel vago per risolvere le situazioni a seconda dell’occorrenza), con cui inizialmente faranno più danni che altro.

Alla fine dovranno venire ai ferri corti con una società segreta di supergeni che tutto sommato è meno banale di tante altre già viste.

James Asmus scrive con un taglio moderno inframmezzando la narrazione portante di flashback che alla fine chiariranno alcuni punti del passato dei protagonisti e del loro rapporto. L’ironia pervade sia le situazioni che i dialoghi e moltissime battute vanno a segno con successo. Il materiale di partenza non è poi originalissimo ma lo sceneggiatore riesce a nobilitarlo proprio con il suo sarcasmo, anche se deve sottostare alle regole del genere e a un certo buonismo di fondo. Né per un adulto è molto piacevole leggere le parolacce censurate.

Quantum & Woody! sarebbe quindi un buon fumetto se non fosse che i disegni di Tom Fowler sono troppo caricaturali anche per un contesto così ridanciano. Inoltre non sempre è riuscito a interpretare bene la sceneggiatura: ad esempio nel corso dello scontro con i due fratelli cinesi nel secondo episodio non si capisce come abbia fatto Eric/Quantum a liberarsi di Johnny-1 per andare ad aiutare Woody con Johnny-2. Belle, invece, le copertine di Ryan Sook.

In appendice ci sono alcune tavole autoconclusive tratte dalla campagna promozionale online della Valiant per lanciare la serie. I disegni sono nettamente migliori di quelli di Fowler, ma non ne viene indicato l’autore (o gli autori).

sabato 5 dicembre 2020

Doom Patrol: Mattone su Mattone

Dopo la parziale insoddisfazione nel leggere la nuova versione femminile di Shade ho voluto provare a dare una chance anche alla nuova, ennesima versione della Doom Patrol. Non è andata molto meglio.

Purtroppo non avendo letto tutte le varie incarnazioni del supergruppo di freak sicuramente qualcosa mi sono perso, e la storia non è troppo accessibile per chi non ha un’infarinatura di quella continuity. In ogni caso, la vicenda prende le mosse con Casey Brinke, spericolata guidatrice di un’ambulanza, che come da manuale si trova ad affrontare situazioni sempre più assurde mentre i suoi ricordi d’infanzia sono ancora più assurdi. Non credo di rovinare la sorpresa a nessuno (dalle gerenze leggo che questa Doom Patrol è roba di circa quattro anni fa) se rivelo che l’impalcatura sottostante è che l’ambulanza di Casey altro non è che un’incarnazione di Danny the Street, la strada senziente creata da Morrison (credo…) che adesso è un intero universo in grado di generare i propri stessi abitanti: proprio per questo è ricercato da due gruppi di alieni che lo sfruttano per creare cibo a non finire. E così Danny si rivolge a Casey che altro non è che un personaggio dei fumetti che egli stesso aveva creato a “Dannyland” come ulteriore piacevolezza con cui intrattenere i suoi ospiti. La sua abilità è appunto quella di essere una guidatrice infallibile che può anche muoversi nel tempo.

Nel frattempo Larry Trainor si riunisce a Robotman e riacquista con un compromesso lo spirito negativo. Insieme a Flex Mentallo si uniscono a Casey per finire nel Nuovo Messico dove ritrovano anche Crazy Jane, adesso a capo di una setta che vuole cancellare le identità tramite una bomba. Ma non tutto è come sembra.

Il primo arco narrativo di sei capitoli scorre rapido e anche abbastanza piacevole, pur se ricicla la classica trovata dei doppi negativi. Nel settimo episodio i disegni sono affidati nientemeno che a Michael Allred (tranne che un paio di tavole) e torna Niles Caulder che si offre di guidare questa nuova Doom Patrol – prima Caulder si era solo intravisto in pagine singole estemporanee nei primi sei capitoli. La struttura di Doom Patrol è identica a quella di Shade: dopo un ciclo introduttivo di sei episodi ce n’è uno di transizione affidato a un disegnatore ospite e poi si riparte con un altro ciclo di cinque. In questo caso Gerard Way sviluppa quello che già aveva offerto in precedenza (la bizzarra inquilina di Casey ha sviluppato una sostanza che rende tutto buono e positivo, il gatto di Casey ritorna ma in forma umanoide, il figlio problematico del collega di Casey sviluppa poteri magici, ecc.) ma ci infila dentro un sacco di altra roba, rimandando anche a episodi precedenti di Morrison e di chissà chi altro. Fottuta continuity. E alla fine di un guazzabuglio che non tento nemmeno di riassumere tutto si rivela metanarrativo. Tutto calcolato sin dall’inizio, certo (a partire dal titolo del volume), ma non c’è molta soddisfazione a leggere che quello che si è letto “non è reale” o che comunque non deve necessariamente essere la norma da lì in avanti. E non bastano i molteplici riferimenti ai giochi di ruolo per blandirmi.

Nick Derington sfodera quello stile scarno e asciutto, con qualche morbidezza, che adesso sembra tanto di moda in America. Sarà sicuramente funzionale per i lavori della Tegelmeier o della Jamieson, ma non per quella che alla fine è l’ennesima storia di supereroi. Nel dodicesimo episodio lo stile diventa più corposo e ricco, probabilmente per merito dell’inchiostratore Jeremy Lambert (lavoro svolto in precedenza da Tom Fowler), ma non è che la qualità faccia poi chissà quale balzo in avanti.

Come nel caso di Shade la storia prosegue ancora, o almeno Gerard Way si è lasciato degli spiragli per continuarla. Non che questa Doom Patrol sia proprio brutta, ma tra le tante bizzarrie messe in scena “tanto per” e una struttura abbastanza ragionata ma pur sempre banalmente supereroistica, la cosa che ho apprezzato di più è il materiale che mi ha fornito per i Fumettisti d’Invenzione.