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giovedì 7 marzo 2024

XIII Mystery 14: Traquenards et Sentiments

Sono anni che ho smesso di apprezzare XIII, anzi ormai lo trovo ridicolo. Almeno dalle ultime cose che ho letto visto che ho saltato un bel po’ di volumi. Il passaggio del testimone a Yves Sente ha confermato i limiti di una serie popolare calata in un contesto realistico, che per forza di cose non può più essere realistica dopo quarant’anni in cui il tempo nel mondo reale è trascorso in maniera più veloce rispetto a quello della fiction. Tocca inventarsi retcon, il nemico principale è stato sconfitto quindi bisogna tirar fuori un altro nemico più potente del precedente e poi un arcinemico ancora più potente di quest’ultimo, ecc. Praticamente è diventata una serie di supereroi. E non mi entusiasma l’idea che il bravo Jigounov sia stato costretto a piegare il suo stile a quello di Vance. Non che per me fosse proprio una vedette, ma su XIII risulta spersonalizzato mentre Alpha, orfano di lui, ha dovuto arrabattarsi con disegnatori volenterosi ma un po’ meno bravi.

Va detto che questa macchina per fare soldi ha anche generato delle buone cose, come certi gioiellini dello spin-off XIII Mystery oppure il volume “conclusivo” disegnato da Giraud, e a ben vedere i risultati del premere l’acceleratore sullo sfruttamento commerciale più spinto e scriteriato già c’erano nella gestione Van Hamme, anche prima di scoprire che XIII altro non è che un plagio della saga del Jason Bourne di Ludlum, che prima dei film pochi conoscevano (saranno vere le voci di un accordo extragiudiziario per regolare la situazione?). D’altro canto nell’introduzione a questo volume Jean Van Hamme paragona la sua creatura a un buon formaggio per l’editore, e non credo che un belga citi certe cose alla leggera.

La serie si sarebbe potuta concludere benissimo col quinto volume, giusto? La trama portante era risolta anche se venivano lasciati dei punti in sospeso per un eventuale seguito. Poi a causa del successo Van Hamme ha dovuto allungare il brodo in maniera sconsiderata. E ci ha messo dentro di tutto: mafiosi da operetta, un Sud America da operetta, guerriglieri irlandesi da operetta. Mancano solo gli alieni e i vampiri, ma non escludo che prima o poi arrivino anche quelli (se non lo hanno già fatto).

Finita la requisitoria, veniamo a questo volume speciale che vede il ritorno di Van Hamme ai testi (dopo che aveva già scritto almeno un altro XIII Mystery, mi pare) confezionando delle storie brevi su personaggi minori della saga, a volte talmente minori da esserseli dovuti andare a cercare col lanternino. Il primo a criticare questa operazione è il suo stesso autore. Van Hamme avrebbe infatti voluto che i fumetti fossero separati da una pagina introduttiva che presentasse il singolo personaggio sotto i riflettori e nominasse il relativo disegnatore, invece Dargaud li ha pubblicati tutti di seguito senza alcuno stacco e ciò potrebbe far pensare al lettore che si tratta di un’unica storia dal ritmo quantomeno sincopato visto che una vicenda finisce senza preavviso per fare spazio a quella dopo. Raccapezzarsi tra le varie citazioni non è stato facilissimo per me, e chissà quanti particolari mi sono perso.

Si inizia con una fulminante strizzatina d’occhio a una celebre saga mafiosa letteraria e poi cinematografica mettendo in scena un’intervista a Frank Giordino. Iouri Jigounov ai disegni dimostra la sua bravura e un po’ della vecchia personalità. Un po’ beffardo, questo antipasto, se pensiamo al corto circuito tra la serie di XIII e i libri di Ludlum.

Un po’ più lunga (cinque pagine invece di tre) è la vicenda della moglie di Sheridan, il presidente assassinato che diede avvio alla saga, che scopro essere parte del complotto. O forse no? Poco godibile a chi come me non si ricorda i dettagli della saga. Il tratto di Joel Callède è marcato e deciso ma i risultati sono efficaci.

Finalmente arrivano 14 tavole ben più dense e godibili: viene sviluppato il periodo sudamericano di XIII e anche svelata l’origine del suo soprannome “El Cascador” (che ammetto essere anche il titolo del volume, il decimo, che comprai in Francia quando ancora riponevo speranze nella serie). Ottimi i disegni di Philippe Xavier, anche se non so quanto rispondenti al suo vero stile e quanto frutto di “suggerimenti” editoriali per avvicinarsi al canone vanciano.

Il bravo Alain Henriet illustra poi la vicenda di una barista (o quello che era) intravista nel terzo volume della serie: più che altro un’occasione per offrire agli amanti della saga la possibilità di cogliere i molteplici rimandi ad altri personaggi – o così ho capito.

Segue la versione a fumetti di un racconto in prosa risalente al 2004 che dà il titolo al volume, e che si svolge temporalmente tra i volumi 16 e 17 della serie, quando ormai stava discendendo da tempo la china che ho ricordato sopra: 15 pagine appassionanti disegnate da Gontran Touissant con uno stile abbastanza originale, forse non adattissimo alla bisogna anche se pure lui ha dovuto seguire delle “istruzioni” su come disegnare i volti.

Ultimo fumetto, un’altra breve pennellata (cinque tavole) su un personaggio alquanto satellitare, o che almeno io non ricordavo, caratterizzata anche da un espediente che potrebbe essere una mise-en-abîme per ridimensionare tutto il volume. I disegni di Mikaël sono un po’ stilizzati e quelli che mi hanno convinto di meno.

In appendice sono pubblicate delle tavole-omaggio realizzate da fior fiori di disegnatori: Dominique Bertail, François Boucq, Olivier Grenson, Richard Guérineau, Éric Henninot, Jordi Lafebre, Enrico Marini, Corentin Rouge, Olivier TaDuc e Colin Wilson. Siccome non si tratta di semplici pin-up ma di vere storie brevi, gli sceneggiatori Pécau e Alcante hanno prestato il loro supporto ad alcuni artisti. Van Hamme ha trovato da ridire anche su alcuni dettagli di queste “one-pager”.

Il volume sarà sicuramente una gioia per gli esperti di XIII, che potranno divertirsi a scovare citazioni e trovare eventuali errori di continuity. Chi non è in grado di coglierne tutte le sfumature si godrà comunque l’eccellente apparato grafico (i disegnatori che non si sono colorati da soli hanno avuto il supporto dell’onnipresente Bruno Tatti) e in futuro potrà forse consolarsi altrimenti: le rimostranze di Van Hamme con l’editore dovrebbero portare all’uscita di una ristampa corretta secondo le sue indicazioni, quindi questo volume potrebbe diventare un pezzo da collezione. Ma con le tirature altissime che sicuramente ha avuto campa cavallo!

martedì 30 luglio 2019

Inverno 1709

Incredibile: alla fine è uscito veramente. Mi verrebbe da metterlo nel Meglio del 2019 solo per questo, visto che ormai avevo perso ogni speranza di leggerlo.
Inverno 1709 si svolge nel gelido gennaio di quell’anno, in una Francia rurale agonizzante a causa del gelicidio che ha compromesso i raccolti e la caccia, mentre infuria ancora la Guerra di Successione Spagnola e gli aspri contrasti religiosi continuano a mietere vittime.
Il protagonista Loys Rohan deve farsi consegnare dei documenti che potrebbero risollevare le sorti della Francia, consentendogli di acquistare un enorme carico di grano custodito da un suo compare su una nave (anche se inizialmente ne vengono citate due) al largo delle coste ghiacciate.
Ovviamente la situazione non può filare liscia, altrimenti non ci sarebbe nessuna avventura da raccontare: le bisacce con i preziosi documenti finiscono nelle mani di un bandito che scopriremo parteggiare per gli ugonotti e all’appassionante caccia di Rohan (in cui conosceremo vari dettagli sul suo passato) si unirà anche un’affascinante viscontessina dalle vedute anacronisticamente troppo aperte per il suo ceto, concessione più che giustificabile all’avventura popolare. Inverno 1709 è un fumetto coinvolgente che unisce rigore documentaristico ad azione appassionante, mettendo in scena molti personaggi sfaccettati e interessanti – forse sono anche troppi per una vicenda che si sviluppa in un centinaio di pagine. Alcuni passaggi possono essere un po’ ostici per chi come me non conosce bene lo sfondo storico della vicenda, così come tra Ugonotti, Camisardi e Protestanti (che poi sono la stessa cosa) non è così immediato raccapezzarcisi. La Sergeef, come nel caso di Down Under, non segue inoltre una struttura lineare ma più vicende contemporanee e ricorre anche a flashback vertiginosi. Da notare che i due capitoli che costituiscono la vicenda, per quanto usciti in due volumi separati, presentano una numerazione progressiva che lascia intendere come il progetto fosse unitario, anche se all’inizio del «libro II» c’è un riepilogo di quanto successo prima. Una scelta piuttosto rara ma non inedita nel mercato franco-belga: ricordo i due volumi de I Naufraghi del Tempo editi da Nuova Frontiera negli anni ’80 e il recente seguito de I Passeggeri del Vento.
I disegni di Philippe Xavier sono di altissima qualità, molto dettagliati ma anche espressivi e perfetti per evocare l’atmosfera gelida e disperata della maggior parte di queste pagine. Anche il colorista Jean-Jacques Chagnaud ha fatto un ottimo lavoro senza coprire il lavoro di Xavier ma anzi valorizzandolo, cosa non scontata con la colorazione digitale. In effetti Inverno 1709 avrebbe meritato un formato più grande per godere al meglio della parte grafica.
Qualche appunto sull’edizione italiana: essendo le pagine incollate sul dorso e non rilegate e cucite, la mia copia ha dato segnali di cedimento già alla prima apertura del volume. Può succedere. A pagina 97 il lettering è inspiegabilmente diverso rispetto a quello del resto del volume, e siccome non c’è una giustificazione narrativa per questo cambiamento immagino che sia un errore. Ma anche questo può succedere – certo, con il lettering fatto a mano non sarebbe successo. Però il personaggio chiamato “Le Béni” avrebbero potuto tradurlo con “Il Beato” invece di lasciarlo in originale: avrebbe reso bene l’atmosfera di fanatismo religioso che permea la storia.

giovedì 19 luglio 2018

Chi l'ha visto?

La Panini ne aveva annunciato uno dei suoi integralini un bel po' di mesi fa, alla fumetteria dove l'avevo ordinato mi hanno detto che periodicamente ricevevano comunicazione di ritardi nell'uscita...
Mi è venuto il sospetto che fosse uscito in sordina e in copie limitate per poche fumetterie, ma anche il sito della Panini lo dà "in ritardo". Certo che sette mesi sono un bel ritardo!