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giovedì 16 luglio 2020

Ancora niente...

...in nessuna delle edicole dove ho controllato stamattina. Qualcuno lo ha trovato? Sono io sfigato o questo numero ha effettivamente dei problemi di distribuzione?

venerdì 10 luglio 2020

venerdì 12 giugno 2020

Historica Biografie (I Grandi Pittori) 38: Paul Gaugin

Sin dai disegni questo trentottesimo numero si stacca dagli altri numeri della collana: Nicoby disegna infatti con uno stile istintivo e caricaturale che rimanda ai lavori dell’Association più che a quelli di un disegnatore di fumetti storici. Anche la struttura delle tavole asseconda questo estro riducendosi spesso a sole sei vignette per pagina.
Come già nel precedente Klimt Paul Gaugin non affronta che un periodo ben determinato e circoscritto della vita del protagonista, con qualche sparuto flashback qua e là. E come nel caso di Leonardo da Vinci non è che il protagonista sia proprio lui, non del tutto almeno. In queste 46 pagine Gaugin divide infatti la scena con Van Gogh, che nel 1888 lo chiama ad Arles per concretizzare il progetto di lavorare insieme nello stesso atelier. Il progetto naufraga presto a causa della diversa concezione dell’arte dei due pittori e delle asperità dei loro caratteri: Van Gogh è isterico e ossessionato dalla natura, Gaugin sembra più misurato e razionale però nasconde delle ambizioni da megalomane. Il tutto culminerà col celeberrimo (e quasi irritante, o perlomeno noioso, a vederselo riproposto per l’ennesima volta) episodio dell’orecchio tagliato.
Pur con una concessione all’onirismo dovuta a una “illuminazione” di Gaugin, Patrick Weber scrive in maniera pulita e rigorosa, privilegiando la concatenazione naturale degli eventi rispetto alle pindariche disquisizioni sull’arte che comunque sono presenti. Il ricorso a un po’ di aneddotica spicciola permette di rendere più umani e simpatici i due protagonisti.
I disegni sono quelli che ho descritto sopra e non ne sono affatto entusiasta (tanto più che sono collocati in una collana che nacque realistica), anche se sicuramente Nicoby avrà i suoi estimatori. Di certo i monologhi di Van Gogh sulla forza dei colori perdono ogni senso davanti all’uso greve che Kness fa del computer per colorare il volume non lesinando su alcuni effetti che danno una forte impressione di artificialità.
Tra l’approccio grafico di Nicoby che prevede sfondi poco curati (o proprio assenti) e la narrazione a volte costretta in sole sei vignette per tavola la lettura si conclude con una certa rapidità, eccessiva se la confrontiamo a quella di altri lavori ospitati su questa collana.
Alla fine la parte che ho apprezzato di più di Paul Gaugin è il dossier finale a cura di Dimitri Joannidès, breve ma esaustivo nel raccontarne la vita e i molti rovesci di fortuna (ma non ho capito perché insistere tanto sul suo allontanamento dall’Impressionismo, cosa di cui si potrebbe discutere).

venerdì 15 maggio 2020

Historica Biografie (I Grandi Pittori) 37: Gustav Klimt

Neanche stavolta ho trovato immagini della copertina in rete...
Questa seconda uscita dedicata ai Grandi Pittori è decisamente migliore della prima. In sostanza viene narrata la genesi dei quadri Giuditta e la testa di Oloferne e Ritratto di Adele Bloch-Bauer. Tra sogni e incubi indecifrabili e la dura realtà (“dura” fino a un certo punto, Klimt era comunque un privilegiato anche se il suo amico ministro Von Hartel accetta di confiscare le copie della rivista Ver Sacrum con i suoi disegni) il protagonista cerca di metabolizzare lo sconforto per le critiche ricevute dopo la collettiva della Secessione Viennese nel 1901. Riesce a tirare avanti grazie alla vivacità delle sue esuberanti modelle e soprattutto alla conoscenza con Adele Bloch-Bauer, moglie di un ricchissimo industriale dello zucchero che lo stima sia come pittore che come uomo. Sei anni dopo realizzerà il ritratto della donna dopo che la sua presenza aveva già fatto capolino nella sua produzione (e nei suoi incubi).
Oltre a questo, della vita di Klimt non viene detto praticamente nulla: Jean-Luc Cornette manda avanti la storia tra aneddotica spicciola, sequenze oniriche e occasionali punte di umorismo, e il risultato è ammaliante.
Marc-Rénier fa un lavoro dignitoso ai disegni, che sarebbe stato migliore se avesse inchiostrato le sue matite. Così come sono state pubblicate risultano evanescenti e a volte solo abbozzate. Anche gli sfondi risultano occasionalmente un po’ poveri. D’altro canto, è anche vero che il disegnatore è molto espressivo. I colori di Mathieu Barthélémy tendono ad appiattire la parte grafica, anche se è comunque piacevole andare a caccia delle citazioni dei quadri di Klimt.
Molto interessante (e indispensabile per conoscere la vita di Klimt e quindi contestualizzare gli anni passati in rassegna nel volume) l’apparato redazionale curato da Dimitri Joannidès. Confesso che non sapevo che, vissuto da star, era finito nel dimenticatoio subito dopo morto. Ed è ovviamente spassoso avere un ulteriore esempio di come chi in vita fu un innovatore iconoclasta venga inevitabilmente considerato un classico reazionario dalle generazioni successive.

sabato 25 aprile 2020

Historica Biografie (I Grandi Pittori) 36: Leonardo da Vinci

Non inizia nel migliore dei modi questa continuazione “apocrifa” di Historica Biografie. Sul mio umore durante la lettura avrà forse influito il fastidio per essermi perso il numero 35, ma di certo le aspettative (poi disattese) della quarta di copertina, con quelle immagini che ricordano Milo Manara, hanno avuto il loro peso.
Leonardo da Vinci non è esattamente un fumetto storico quanto un’opera di fiction che si sbilancia a dare un messaggio sull’arte e sulla vita. Nel 1516 il protagonista giunge alla corte del Re di Francia portandosi appresso il servitore Francesco e la già celeberrima Gioconda che in molti, re compreso, sono ansiosi di ammirare. A Leonardo viene affidato come paggio il giovane Tristan, aspirante pittore che alimenta le invidie di Francesco. In sostanza il vero protagonista è proprio Tristan, tanto che gli viene dedicata una sottotrama, mentre Leonardo funge da catalizzatore delle ipotesi sull’identità del soggetto raffigurato nel suo quadro più celebre. Per quattro volte (con un interlocutore ma occasionalmente anche con un relatore diverso, non sempre è Leonardo che racconta la sua vita) vengono avanzate delle ipotesi in merito. Nessuna viene riconosciuta come vera, e d’altra parte il bello dell’arte e della vita è che non bisogna affidarsi alle apparenze e che la realtà è solo una questione di punti di vista. O così vuole la morale conclusiva.
La struttura imbastita da Patrick Weber è semplice e programmaticamente ripetitiva, con qualche sprazzo postmoderno quando fa rivolgere direttamente al lettore le quattro figure chiamate in causa nei racconti. Con le opportune modifiche, cioè eliminando i riferimenti alle accuse di sodomia, Leonardo da Vinci potrebbe benissimo transitare su Il Giornalino. La blanda trama di detection (Francesco invidioso ha messo nella camera di Tristan una borsa che ha rubato al maestro) viene risolta rapidamente e in maniera un po’ inverosimile.
I disegni di Olivier Pȃques, come ho anticipato, si sono rivelati deludenti. In quarta di copertina si intuiva l’ispirazione al Manara morbido e sintetico del periodo post-Estate Indiana, alcune posture sembravano quasi ricalcate da quello, ma poi in concreto le tavole sono realizzate con un piglio più frettoloso e quasi caricaturale. Le mani si contorcono in posture impossibili, gli sfondi sono a volte quasi solo abbozzati e gli uomini praticamente sono tutti uguali. A distinguerli ci sono per fortuna i colori di Véronique Gourdin, che però sono piuttosto lividi, anche nelle scene che non sono flashback.
In appendice il breve dossier su Leonardo da Vinci si riappropria dell’identità storico-biografica della collana di partenza, ma solo in parte: riporta le tappe fondamentali della sua vita dedicando maggior attenzione alla sua arte.

venerdì 24 aprile 2020

Acc... dannaz... malediz...

Cosa manca in questa immagine?
Siccome mi scadeva la polizza auto, stamattina sono dovuto andare in un altro comune a rinnovarla (sì, la copertura danni è estesa oltre i 15 giorni canonici, ma se le forze dell’ordine ti fermano senza assicurazione pagata c’è comunque la multa). Vista l’emergenza in corso hanno liberalizzato tutti i parcheggi a pagamento, ma nonostante (o forse proprio a causa di) questo giro senza esito finché mi rassegno a metterla in culo al mondo rispetto alla sede dell’agenzia. “In culo al mondo” è però praticamente davanti alla mia edicola di fiducia dove mi faccio mettere da parte Historica e altro. Colgo l’occasione per un saluto e per recuperare la roba che avevo chiesto di tenermi, magari è pure uscito un nuovo Fumo di China. Di Historica 35 non c’è traccia.
«Ah, sì, l’ho reso proprio ieri! Siccome di quello nuovo mi hanno mandato due copie e di Cleopatra ne avevo una sola pensavo che l’avessi già preso.»
E vabbè, ridiamoci sopra. Coi problemi distributivi che le fumetterie mi dicono abbia avuto Historica nell’ultimo anno mi sa che quel volume non lo vedrò tanto presto…

venerdì 13 marzo 2020

Ci si vede, Cleopatra...

Mi sono informato e ho avuto conferma che l’ultimo numero di Historica Biografie è arrivato nella mia edicola di riferimento, che però si trova in un altro comune… un comune praticamente fuso con quello in cui risiedo io ma è ovvio che preferisco evitare rischi, tanto più che ci sono già stati casi di contagio (anche nell’amministrazione comunale e tra i vigili) e persino qualche morto.
Tanto l’edicolante me l’ha messo da parte, si tratta solo di aspettare…

venerdì 6 marzo 2020

Sorpresa!

Trovato e preso. Il volume era accompagnato da un flyer da cui si evince che Historica Biografie continuerà anche dopo l'annunciata Cleopatra:
Non più personaggi storici (per quanto la principale collana di riferimento contasse ancora qualche volume inedito da noi) ma Grandi Pittori. Per me è una buona notizia.

sabato 15 febbraio 2020

Historica Biografie 34: Stalin

Un flashforward ambientato nel 1934 anticipa la storia, che prende le mosse nel 1922 mostrandoci il protagonista mentre “accudisce” da par suo Lenin cercando contemporaneamente di sveltirne il trapasso e di farsi legittimare come suo successore. Ma i propositi di Stalin sembrano essere disperati: in una lettera che viene letta agli alti papaveri del Comitato Centrale, tra cui lo stesso Stalin, Lenin chiede esplicitamente la sua destituzione. Alla morte di Lenin inizia quindi il piano mefistofelico di Stalin per accentrare su di sé tutto il potere: un progetto che sembra destinato al fallimento sia per l’ostilità conclamata degli altri dirigenti sia per l’oggettiva rozzezza di Stalin, paranoico e privo della cultura dei suoi rivali. Vincent Delmas sviluppa quindi la sceneggiatura come un thriller, e benché l’esito sia conosciuto riesce a creare la giusta tensione nel lettore, addentrandosi nei vari rivoli della vicenda portante. Purtroppo però il volume si conclude con il consolidamento definitivo di Stalin (più una “coda” di mezza pagina ambientata nel 1940 che svela il destino di Trockij) e copre quindi solo metà della sua vita politica. Credo sia l’unico volume di Historica Biografie che non si conclude con la morte, o comunque con le ultime gesta, del protagonista. Anche se il fumetto è stato pensato per essere concluso così (come da splash page finale) sono rimasto un po’ interdetto, anche perché della vita di Iosif Vissiaronovic Dzhugashvili si sarebbe potuto parlare anche di quanto successo prima del 1922.
I disegni di Fernando Proietti, su storyboard di Christophe Regnault, sono sicuramente validi ma li ho trovati poco adatti a questo fumetto: il suo stile è espressionista, un po’ Milazzo e un po’ Zaffino, e un maggiore realismo avrebbe reso meglio l’atmosfera di Stalin, tanto più che essendo ambientato in Russia e ponendo anche l’accento sulla propaganda un po’ di monumentalismo non sarebbe stato male. Sicuramente è lodevole come Proietti riesca a far trasparire le emozioni dei personaggi con le pieghe delle loro bocche, il gioco degli sguardi e la tensione dei pugni chiusi, ma in fondo gli stessi effetti si sarebbero avuti anche con uno stile più realistico e dettagliato. I colori sono dell’Arancia Studio, habitué di questa collana.
L’apparato storiografico è firmato da Nicolas Werth e integra bene la lettura del fumetto, precisando ad esempio che Lenin venne colpito da un ictus (io non l’avevo capito) e spiegando come certe parti siano frutto di una scelta operata tra varie congetture avanzate dagli storici. Il “making of” invece è molto povero e non spiega nulla delle scelte stilistiche degli autori.

sabato 18 gennaio 2020

Historica Biografie 33: Magellano

Nuovo corpo estraneo all’interno di Historica Biografie: come mi aveva spiegato Fabio Bono, Christian Clot ha scritto Marco Polo e Darwin per una collana francese dedicata agli esploratori e per questo lo stile di scrittura era più romanzesco e fantasioso e meno concentrato sul rigore storico. Anche questo Magellano è stato realizzato con lo stesso criterio e addirittura il titolare del volume è quasi solo incidentalmente il suo protagonista, lasciando un ruolo di maggior rilievo al suo attendente Antonio Pigafetta che ne preservò la memoria.
La storia inizia con una serie di flashforward, come è uso comune nella narrativa recente, e con un’introduzione che lascia temere che i circa tre anni di viaggio di Magellano non potranno essere riassunti compiutamente nelle canoniche 46 tavole di un albo alla francese: in effetti le prime tavole di questo volume, dopo che Pigafetta ha introdotto la sua relazione presso Carlo V, sono piuttosto frammentarie e farraginose. Le sofferenze e il malcontento dell’equipaggio sono ben resi, ma non ci si raccapezza molto tra le varie forze in campo visto che non c’è stato il tempo per approfondire i personaggi del secondo in comando, del prete e di un altro ufficiale ammutinato. La parte in cui Enrique, lo schiavo di Magellano, spiega i motivi della sua fedeltà al padrone è piuttosto interessante ma occupa una sola pagina in un mare di episodi frammentari, ripetitivi e poco appassionanti. Oltretutto il ritratto che viene fatto di Magellano è ben poco lusinghiero: risulta essere un arrampicatore sociale spietato e ambizioso, mosso sicuramente da un grande sogno ma anche dal sentimento di rivalsa nei confronti di chi gli ha rubato la gloria, almeno ai suoi occhi. E poi tutti questi dettagli li apprendiamo da sequenze molto rapide, che probabilmente avrebbero meritato un intero volume ognuna.
Ma poi Clot cala l’asso: dopo che Magellano è morto viene svelato il suo piano mefistofelico per passare alla Storia e vendicarsi di quelli che congiurarono contro di lui. Pigafetta spiega in dettaglio perché Magellano abbia fatto alcune cose, giustificando quindi alcune scene in precedenza poco chiare o certi dettagli apparentemente superflui. Per poter mettere in pratica il suo piano Magellano avrebbe dovuto essere un giudice infallibile delle personalità umane, un grandissimo analista politico, un freddo calcolatore indifferente alla morte e in sostanza un genio quasi preveggente, ma forse è andata proprio così. I redazionali in appendice non trattano approfonditamente l’argomento ma lasciano intendere che potrebbe esserci un fondo di verità. Con questo meccanismo Clot crea una cornice coerente e giustifica il vertiginoso aggancio con la scena iniziale che mostra direttamene la morte di Magellano, caricandola però di una maggiore potenza drammatica. Non si tratta di nulla di innovativo o geniale, ma lo sceneggiatore ha dimostrato di padroneggiare questo meccanismo molto bene.
Le tavole sono state realizzate con uno stile che per i miei gusti è troppo cartoonesco. Per metterle insieme ci è voluto un team bello corposo: i disegni in quanreto tali sono stati realizzati da Bastien Orenge, Thomas Verguet e Isa Python mentre dei colori si sono occupati Stéphane Gantiez, Jaekyung Kim e il Digikore Studio. Come accennavo, in appendice c’è un apparato storiografico che rievoca modalità e personalità dell’odissea di Magellano e più in generale il livello della navigazione e della cartografia dell’epoca.

mercoledì 18 dicembre 2019

Historica Biografie 32: Napoleone (quarta parte)

Il capitolo conclusivo della tetralogia su Napoleone Bonaparte si occupa inevitabilmente del suo declino ma anche stavolta il protagonista ne esce ricoperto di gloria. Il taglio è infatti smaccatamente agiografico: Napoleone è coraggioso, leale, generoso, pacifista, affascinante e geniale. Manca solo che resusciti i morti, anche se nelle prime pagine per poco non ci riesce. Unico appunto alla sua figura: a quanto pare era un po’ stonato quando cantava.
La disfatta in Russia (per colpa dell’incompetenza altrui, ovviamente) è l’anticamera della sua sconfitta sul piano politico francese ed europeo, ma ecco che anche dall’esilio sull’isola d’Elba Bonaparte muove nuovamente alla conquista del potere, contro tutte le altre potenze europee coalizzate contro di lui. Come andrà a finire lo sappiamo già, anche se Pascal Davoz aggiunge vari dettagli poco conosciuti e “corregge” alcune nozioni storiche date per certe. Nell’ultima parte a Sant’Elena c’è una nettissima accelerazione per non sottolineare la lenta agonia di Napoleone, laddove in precedenza le sequenze di battaglia si soffermavano anche sulle singole mosse dei sottoposti di Napoleone. Lo sceneggiatore approfitta di questo ultimo episodio anche per riallacciare molti nodi con i volumi precedenti, riprendendo vari personaggi che si erano appena intravisti (Alexandre Dumas non me lo ricordavo affatto).
Nonostante lo stampo programmaticamente agiografico e didascalico, anche questo volume di Napoleone si legge con piacere grazie alle chiose umoristiche di Pascal Davoz, spesso tratte da giornali, detti popolari o addirittura barzellette dell’epoca.
Questo ultimo episodio dura 8 pagine più degli altri: forse è a causa di questo supplemento di lavoro che Jean Torton ha realizzato delle vignette a volte tirate un po’ via? Siamo sempre a un livello accettabile, ma anche i colori mi sono sembrati poco entusiasmanti, e gli occasionali fuori registro digitali non aiutano ad apprezzarli.
Null’altro da segnalare se non che manca il lettering di un balloon a pagina 23, niente di indispensabile per capire come si evolve la situazione.

martedì 19 novembre 2019

Historica Biografie 31: Marco Polo (seconda parte)

Ero già pronto a scusarmi per il colpevole ritardo con cui ne avrei parlato (venerdì mi sono scordato di andarlo a prendere…) e invece l’edicolante mi ha detto che gli è arrivato solo oggi.
Adam e Convard si sono fatti prendere ancora di più dalla fantasia rispetto al primo volume di questa biografia, che già aveva le sue derive vagamente fantasy. Stavolta, complice l’assenza di documentazione sulla permanenza di Marco Polo in Cina, ci si mettono di mezzo persino dei ninja e il protagonista, agente segreto per il Khan, si produce in prodezze quali ammazzare una tigre bianca quasi a mani nude e travestirsi perfettamente da donna per indagare senza destare sospetti. Inoltre anche questo volume comincia con un flashback, come va di moda oggigiorno, senza che ce ne sia un effettivo bisogno. E forse ci sarebbe voluta qualche tavola in più rispetto alle canoniche 46 che compongono la parte a fumetti per sviluppare compiutamente certi episodi, soprattutto nel finale. Nonostante queste considerazioni, la seconda parte di Marco Polo è una lettura piacevole, oltretutto molto ben coordinata con l’appendice storiografica curata da Christian Clot che integra quanto letto nel fumetto e giustifica la necessità di inventarsi qualcosa di avventuroso ma credibile stante la reticenza di Marco Polo nel parlare della Cina e di se stesso (e il suo sguardo da mercante più che da etnografo). Interessanti le considerazioni sull’importanza strategica di Rustichello da Pisa per la diffusione e la popolarità de Il Milione.
Fabio Bono, colorato da Dimitri Fogolin, rende di più in queste ambientazioni che non in quelle di Darwin: qui ci sono paesaggi e architetture molto variegati, una discreta parata di animali esotici (ma quelli c’erano anche in Darwin, in effetti) e spettacolari scene di battaglia.

domenica 20 ottobre 2019

Historica Biografie 30: Darwin (seconda parte)

Nessuna rappresaglia da parte della Mondadori, era solo un semplice ritardo. Con questo secondo volume si conclude la biografia di Charles Darwin, “corpo estraneo” all’interno della collana per i motivi spiegati dallo stesso Fabio Bono: l’opera fa parte di una serie dedicata a esploratori e viaggiatori senza specifiche velleità storiche. L’attenzione è quindi anche in questo caso rivolta più ai risvolti umani e ai dettagli ambientali e naturalistici piuttosto che alla rievocazione di eventi storici. E non ci sono remore a usare sequenze oniriche simboliche se servono a spiegare meglio certi passaggi.
Dopo un ardito flashforward che dallo scorso volume ci porta al 1858, inizia il racconto di quello che successe alla ciurma della Beagle dopo il ritorno alla Terra del Fuoco. Coerentemente con quanto dicevo sopra, per oltre metà del volume la storia è un po’ un buddy movie che racconta il rapporto tra Darwin e il capitano Robert Fitzroy, ma ovviamente non mancano le scene topiche che ci si sarebbe aspettati, in primis l’esaltante scoperta della fauna delle Galapagos. Christian Clot è stato molto bravo a evocare il particolare clima dell’epoca, intriso a tutti i livelli da una pervasiva religiosità, e anche gli aneddoti più spicci sono bene integrati nella narrazione. Inoltre Darwin, questo secondo volume in particolare, ha sfatato diversi falsi miti sulla storia del suo protagonista, così come ha rivelato cose che francamente non sapevo: in particolare, il fatto che L’Origine della Specie fosse stato pubblicato (dopo decenni di revisioni) sulla spinta di un volume analogo a opera di Alfred Russel Wallace che rischiava di bruciarlo sul tempo, e che il discorso che Darwin tenne presso l’Associazione Britannica per l’Avanzamento della Scienza non lo tenne lui, ma il suo amico fine oratore Thomas Henry Huxley. Il volume termina con una deriva drammatica, giustificata comunque da quello che effettivamente successe come riportato dallo stesso Clot nell’appendice di approfondimento.
Un piacevole volume in cui però il lavoro di Bono (colorato da Dimitri Fogolin), che comunque mi ha convinto di più su Marco Polo, è stato penalizzato da una resa di stampa non sempre ottimale.

venerdì 11 ottobre 2019

La vendetta della Mondadori?

Niente Historica Biografie stamattina in edicola... Certo, negli ultimi tempi non mi sono comportato benissimo ma spero che sia solo un ritardo.

venerdì 13 settembre 2019

Historica Biografie 29: Napoleone (terza parte)

Dopo lo slittamento del mese scorso Historica Biografie torna a uscire regolarmente una settimana dopo la collana-madre.
Questo terzo volume dedicato al Napoleone di Jacques Martin è probabilmente il più importante nell’economia della saga visto che racconta la sua apoteosi come Primo Console e poi Imperatore di Francia e riassume la celeberrima campagna di Russia – anche se le avvisaglie del declino già si intuiscono nelle ultime pagine. Lo sceneggiatore Pascal Davoz ha evidentemente fatto un enorme lavoro di studio delle fonti e di raccolta di aneddoti, che però si è concretizzato in un fumetto dal taglio scolastico in cui vengono inanellati eventi, battaglie, nomi e (appunto) aneddoti senza dare all’insieme un ritmo narrativo che lo renda appassionante. E i personaggi, protagonista per primo, hanno la tendenza di spiegare quello che fanno con dei dialoghi un po’ innaturali. Per fortuna a rendere accattivante l’opera c’è l’ironia sottesa e qualche non infrequente guizzo umoristico. Non ci si ammazza dalle risate, ovviamente (men che meno nel corso della carneficina russa) ma è quanto basta per incuriosire e tenere viva l’attenzione di un lettore che non sia già appassionato della materia, tanto più che Napoleone viene dipinto con toni agiografici che potrebbero finire per renderlo ridicolo più che antipatico.
Come dicevo sopra, questa terza parte non termina con il trionfo russo ma si riserva le ultime sei tavole alla questione spagnola (l’«eso es todo» di pagina 44 si tradurrà veramente con «è stato lui»?) e al matrimonio di Napoleone con l’arciduchessa austriaca.
Jean Torton/Jeronaton alterna alcune vignette in cui semplifica un po’ il suo tratto ad altre in cui si profonde in dettagli. Laddove si è dimenticato di disegnare i particolari di un’uniforme (ma accade rarissimamente) sopperisce con i colori. Il risultato è sempre molto valido, anche se siamo lontani dalla spettacolarità di Champakou, che sarebbe comunque risultata inadatta per un fumetto del genere. Peccato che anche in queste pagine si verifichi ogni tanto quel fenomeno di fuori registro digitale che mi ha un po’ rovinato la lettura dell’ultimo Alix Senator.
Come già accaduto nello scorso volume, anche stavolta c’è solo il fumetto senza approfondimenti in appendice.

venerdì 23 agosto 2019

Historica Biografie 28: Cixi la Dama Dragone (seconda parte)

Tanta attesa (l’edicolante mi ha detto che gli era già arrivato all’inizio di questa settimana: sarà vero?) è stata abbondantemente ripagata. Con questo secondo volume si conclude l’epopea di Cixi: la storia è strutturata principalmente in due parti, che si occupano una della lotta contro i Taiping e quindi dell’apertura all’Occidente e l’altra dei furiosi intrighi di palazzo per impedire che lo stesso figlio di Cixi assuma realmente il potere in Cina. La vicenda copre quasi cinquant’anni di storia e la densità di scrittura è tale che credo di aver impiegato quasi un’ora e mezza per leggere tutto il volume – anche perché Mantovani è stato piuttosto generoso con i dettagli delle sue tavole.
Può inizialmente spiazzare vedere che i protagonisti Cixi e Li recitano come se fossero personaggi di un contemporaneo serial tv cinico e postmoderno, o che le donne vengono ritratte come pin up, ma il tutto è funzionale al particolare stile di scrittura di Nihoul, che spesso sfodera un’ironia degna del migliore Robin Wood. Il finale è splendido, amaro ma anche pregno di una riflessione sul potere (senza alcun intento moralista) che mi ha ricordato quello de I Borgia di Jodorowsky e Manara.
Mantovani disegna bene come nel primo volume, anche se stavolta mi pare che sia stato un po’ più sintetico nel delineare le figure umane, che qualche rara volta sono quasi stilizzate. Poco male, visto che sa far recitare i personaggi come pochi altri e che, come ho segnalato sopra, si è profuso in dettagli e particolari che arricchiscono le tavole.
Unico rimpianto legato a Cixi, il fatto che probabilmente avrebbe tratto beneficio da una pubblicazione organica sulla collana madre (tanto più che è una Reine de Sang, non un Ils ont fait l’Histoire), dove si sarebbero potuti leggere i due capitoli uno di seguito all’altro senza aspettare cinque mesi tra il primo e il secondo. Ma forse è un’impressione dovuta al fatto che a pagina 37 mi pare che siano stati invertiti i testi di due balloon, marchio di fabbrica di Historica.

venerdì 16 agosto 2019

In realtà non è in ritardo

Semplicemente, la Mondadori ha posticipato la sua uscita. Il che spiega anche perché non trovavo la copertina sul sito ufficiale. Si è trattato di uno slittamento temporaneo dovuto alle ferie (ma con il vecchio ritmo sarebbe comunque uscito prima di ferragosto) oppure anche le prossime uscite si adegueranno a questo nuovo ritmo? Chi vivrà…

venerdì 12 luglio 2019

Historica Biografie 27: Marco Polo (prima parte)

Come confermato dal disegnatore Fabio Bono in occasione dell’uscita del precedente Darwin, la collana Historica Biografie ha dovuto attingere da altre proposte esterne alla serie francese Ils ont fait l’Histoire per rimpolpare il proprio catalogo e mantenere la cadenza mensile.
Anche questo Marco Polo rientra nella collana francese Explora dedicata a esploratori celebri e ne condivide l’impostazione più didattica e immaginifica (si comincia sin da subito con un bel mostro marino nella prima tavola!) che precipuamente storica.
La vicenda segue il giovane ma già maturo e quasi erudito Marco mentre accompagna il ritrovato padre e lo zio verso il regno del Gran Khan, a cui Niccolò Polo aveva promesso di far ritorno con 100 predicatori cattolici per insegnargli il Cristianesimo. Il resoconto del viaggio è molto didascalico e privo di azione, almeno sino a due terzi del volume. Siccome tra gli sceneggiatori c’è nientemeno che Didier Convard (l’altro è Éric Adam), inizialmente avevo pensato che i riferimenti alla salamandra da cui è ossessionato Marco Polo fossero dei rimandi a una qualche simbologia massonica: in realtà sono il preludio all’incontro con una popolazione che conosce la lavorazione della lana di roccia, e alla sua successiva liberazione da un gruppo di predoni malvagi in una sequenza degna di Indiana Jones.
I disegni di Bono sono dettagliatissimi, e credo che il formato non renda loro giustizia al 100%. Anche stavolta (ma Marco Polo risale al 2013) ci sono delle derive un po’ caricaturali, anche se ho colto più somiglianze con Denis Medri che con Tamiazzo. Molto buoni i colori di Dimitri Fogolin.
In appendice Christian Clot parte dall’interrogativo «Marco Polo compì davvero il suo viaggio?» per raccontare il contesto storico dell’odissea del protagonista e altri dettagli (mettendo indirettamente in discussione la parte del fumetto relativa alla peste), riservando alla questione del titolo solo una pagina su otto. Molto interessante il suo approccio secondo cui la vera rilevanza di un esploratore si nota dalla sua capacità di raccontare i viaggi piuttosto che farli materialmente; dati alla mano, fornisce esempi di uomini che unirono Oriente e Occidente sin dal II secolo dopo Cristo, ma che non ebbero l’accortezza di riportare per iscritto le loro esperienze. Nonostante alcune fisiologiche ripetizioni di quanto già visto nel fumetto, non mancano interessanti approfondimenti – ammetto di essermi un po’ perso nella genealogia dei Khan con quei Munke e Menke.

venerdì 14 giugno 2019

Historica Biografie 26: Lincoln

Un fumetto dedicato al più iconico dei Presidenti degli Stati Uniti d’America probabilmente non poteva che essere agiografico, e in effetti questo Lincoln lo è, tratteggiando una figura di self-made man intelligentissimo e colto nonostante le umili origini, inarrestabile davanti a qualsiasi difficoltà, sempre fedele ai proprio ideali e incapace di cedere alla recriminazione nemmeno quando dei criminali di colore tentano di rapinarlo, giustificando anzi le loro derive malavitose. E aveva dalla sua anche una forza erculea e un buon senso dell’umorismo.
Lo stile di Fred Duval è oltretutto molto didascalico, e con l’artificio narrativo della preparazione del discorso di Gettysburg in treno Abraham Lincoln ripercorrerà i punti salienti della sua vita fino al 1863 rintuzzato all’occorrenza dei suoi compagni di viaggio e collaboratori Seward e Hay. Nonostante questo approccio la lettura procede spedita e coinvolgente, forse a causa del carisma intrinseco del protagonista o forse per il ritmo che lo sceneggiatore è riuscito comunque a imprimere al racconto. Quasi a volersi far perdonare lo stile un po’ ingessato Duval inserisce alla fine un paio di tavole di delirio onirico, gradevoli ma non necessarie a movimentare un flusso narrativo perfettamente riuscito. Il rovescio della medaglia è che, avendo rappresentato tutti gli episodi più significativi della vita di Lincoln nel fumetto e avendo pure inserito nei dialoghi qualche disquisizione sul suo pensiero, l’appendice storiografica di Farid Ameur non offre nessuna informazione suppletiva.
I disegni di Roberto “Dakar” Meli mi sembrano i migliori che abbia mai realizzato, almeno tra quelli che ho visto. È vero che la sua inchiostrazione è molto pastosa e modulata tanto da diventare quasi caricaturale in alcuni frangenti, ma le sue figure sono molto espressive e dettagliate (forse anche grazie alla ricchezza iconografica di cui gode il protagonista), così come gli sfondi, soprattutto quelli naturali, sono tratteggiati con grande perizia. Che il giornalista di pagina 45 sia un autoritratto dello stesso Meli?
I colori sono stati realizzati da Chiara Zeppegno e da Arancia Studio.