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mercoledì 19 maggio 2021

Toh...

Mentre attendo che esca anche in Italia il terzo volume di Saria scopro che Riccardo Federici recentemente ha disegnato, o sta disegnando, questo:



A guardare bene il suo talento emerge comunque. Sotto strati e strati di colore digitale, ma emerge. Almeno un po'. Ma gli americani pagano tanto di più dei francesi?

martedì 27 gennaio 2015

Saria 2: La Porta dell'Angelo



Se il primo volume era molto (ma molto) buono questo secondo episodio è ancora meglio. Al maestro Eleuteri Serpieri è subentrato lo stupefacente Riccardo Federici, che ha saputo ricreare col suo stile le stesse atmosfere e le stesse ambientazioni ideate dal primo. Pur filtrandole con il suo stile più pittorico e illustrativo (ma perfettamente funzionale alla narrazione), Federici ha rispettato le scelte impostate da Eleuteri Serpieri, come gli edifici avvolti da strani cavi che sembrano piante rampicanti, la raffigurazione più meccanica che umana del Doge e la grandeur decadente di questa Venezia alternativa.
Il povero Orlando è stato catturato e torturato ma non ha tradito Saria/Luna anche perché dopo essere entrato in contatto con la Porta dell’Angelo ha acquistato dei poteri che gli hanno consentito di fuggire. Guarda caso, incappa proprio nella dyle dei forzati, dove incontra nientemeno che il mistico Ali Muslim (se avete seguito il link a Fucine Mute avrete capito che era a lui che si riferiva Federici nell’intervista). Questo potente guaritore darà prova dei suoi poteri ad una folla di disperati, cosa che potrebbe compromettere la stabilità del potere del Doge – apparentemente più macchina che uomo ma attaccato alla poltrona peggio dei nostri politici!
L’“angelo” Galadriel si limita a qualche apparizione, ma è sempre un piacere vederlo/a in azione.
Dal canto suo Saria getta i semi di quella che vorrebbe far diventare una rivolta, coinvolgendo i reduci della guerra dei «centomila demoni» ormai ridotti a mutanti scorticati e occasionalmente biomeccanici, costretti a vivere reclusi nell’unico posto dove possono passare inosservati e dove un’acqua particolare permette di lenire le loro sofferenze.
La situazione però precipita e a seguito del successo elettorale di Ali Muslim lo sconfitto Doge impone al mussoliniano Amilcare di procedere con un colpo di stato con relative restrizioni alle libertà personali, che renderanno ancora più arduo per i nostri eroi (ma ormai è rimasta solo Saria) raggiungere i loro scopi.
Un cliffhangerone di quelli tosti fa venire ancora più voglia di leggere il seguito, alla cui uscita spero non manchi molto – questo secondo episodio risale a 3 anni fa.
Come ogni parte centrale di una trilogia La Porta dell’Angelo è un momento di transizione e ovviamente non può avere né il fascino del primo episodio in cui venivano introdotti ambientazione e personaggi né quello dell’ultimo in cui tutti i nodi verranno sciolti. Rimane comunque un fumetto appassionante e originale, in cui le bizzarrie di Dufaux hanno finalmente un loro fascino e soprattutto una loro ragion d’essere giustificata dal contesto.
In un paio di occasioni mi è parso di intravedere un cedimento supereroistico (la mutazione di Orlando, la figura di Sirocco), ma nulla di particolarmente fastidioso.