Visualizzazione post con etichetta Chris Samnee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chris Samnee. Mostra tutti i post

giovedì 30 aprile 2026

Batman e Robin Anno Uno vol. 1: La Nascita del Mito

Beh, lo ha scritto Mark Waid, diamogli una chance. Poi vedo che Chris Samnee ha collaborato alla trama, ma non sarà un problema, no?

Come intuibile dal titolo, questa serie (o miniserie o quello che è) si ambienta nei primi tempi di attività del Dinamico Duo. I Grayson Volanti sono stati assassinati da poco e Bruce Wayne ha preso sotto la sua ala protettrice Dick Grayson per farne la sua spalla, anche per timore che altrimenti si faccia giustizia da solo ancora inesperto. Tra i pazzerelli che scorrazzano a Gotham ne arriva uno nuovo: tal Generale Grimaldi che metterà le Cinque Famiglie di Gotham (cioè la mafia locale) una contro l’altra.

Le indagini di Batman sono ostacolate sia dall’irruenza e dall’indisciplina del suo giovane sidekick sia da un nuovo killer al soldo di Grimaldi che ha il potere di mutare forma assumendo l’aspetto di altre persone. E alla lotta contro i criminali si aggiunge quella contro i servizi sociali di Gotham che vogliono verificare l’idoneità del playboy farfallone Wayne ad adottare l’imberbe orfanello.

Batman e Robin Anno Uno si legge tutto d’un fiato. Ci sono sequenze epiche ed accattivanti ma anche un bel po’ di ironia. Elementi che in mano a un altro sceneggiatore avrebbero corso il rischio di sembrare ridicoli (gli stessi villain) risultano invece inquietanti come dovrebbero essere. Molto ben giocata poi la sottotrama dei documenti che Due Facce ha sottratto alla polizia di Gotham, che si riveleranno fondamentali nel finale. “Finale” che però è un micidiale cliffhanger che lascia a bocca asciutta il lettore.

Chris Samnee si è ancora più darwyncookeizzato rispetto a come lo ricordavo. Figure molto meno eleganti, pennellate molto più spesse. Sì, certo, lo scambio di sguardi tra Bruce e Dick durante una visita dell’assistente sociale sono esilaranti, ma le sue derive cartoonesche non fanno proprio per me. Per i colori Matheus Lopes ha scelto un’efficace mix di realismo ed espressionismo. Alle figure umane sono riservati sfumature e colpi di luce appropriati, mentre gli sfondi e gli elementi secondari hanno tinte più omogenee che al momento opportuno possono anche diventare colori irrealistici, o troppo accesi o troppo lividi, per rendere al meglio l’atmosfera. In un’occasione Lopes è stato sostituito da Giovanna Niro che ne ha rispettato l’approccio. Mi rendo conto che quello che ho descritto è quello che in fondo ogni bravo colorista dovrebbe fare, ma non sempre succede.

Un bel volume, insomma, peccato per la delusione di vedere che la storia è appena entrata nel vivo.

sabato 25 aprile 2026

La Nuova Storia dell'Universo DC

Miniserie analoga a quella uscita qualche anno fa per la Marvel, solo che la DC Comics può vantare una primazia nel concept come ci ricorda Marv Wolfman nell’introduzione avendo pubblicato un’appendice a Crisis on Infinite Earths che appunto riassumeva la cosmologia, gli eventi e i personaggi della DC dell’epoca. Avrei potuto fare un semplice copia/incolla di quella recensione ma ho desistito, troppe modifiche da apportare e quindi faccio prima a scrivere qualcosa di nuovo. Anche perché non c’è quasi nulla da scrivere.

L’aggancio per la navigazione tra milioni (miliardi?) di anni di Storia intrecciata ai fatti dell’editore viene dato da Barry Allen che trascrive tutti gli eventi più importanti e li collega per cercare di raccapezzarcisi. Non viene quindi narrata una storia in senso narrativo ma ne esce un compendio con toni autocelebrativi verso la fine. Nel primo episodio/capitolo si va dall’alba dei tempi fino all’arrivo sulla Terra di Superman, il secondo va dalla Silver Age a Crisis on Infinite Earths, il terzo è una carrellata di crossover ed eventi dagli anni ’80 fino ai New 52 (se ho capito bene), il quarto parte dai New 52 e Flashpoint (se ho capito bene) per glorificare alla fine la vastità e la mutevolezza dell’Universo DC.

Chiaramente nel suo ruolo di semplice compilatore e non di narratore vero e proprio il pur bravo Mark Waid non può fare più di tanto. Forse si vede la sua zampata ironica nel sottolineare come il caso paradossale di Hawk/Monarch non è l’unico nella storia dei supereroi targati DC, o in alcune imbeccate sulle molteplici morti dello stesso Allen, ma anche ammesso che questi elementi abbiano un sottofondo sarcastico sono comunque ammiccamenti per intenditori. Non che manchino particolari divertenti perché ridicoli già di per sé; è esilarante vedere le capriole con cui si sono giustificate certe cose ex post: tra tutta la pletora di crisi ed eventi cosmici alla fine pare che il Dottor Manhattan sia stato la causa principale delle incongruenze e dei rilanci dell’universo. E alcuni personaggi patetici creati negli anni ’40 e ’50 diventano ancora più risibili a ogni tentativo di dare loro logica o dignità.

C’è poi un aspetto di cinico divertimento nel constatare come le prime apparizioni di alcuni personaggi seguano il momento dell’acquisizione da parte della DC ignorandone la storia precedente: ad esempio Billy Batson/Shazam esordisce nel post-Crisis (mentre pure io so che era un personaggio degli anni ’40) e i tamarri della Wildstorm compaiono nell’ultimo capitolo quando invece nacquero per la Image nei primi anni ’90.

Non mancano alcune (pochissime) curiosità interessanti: il primo supereroe della DC sarebbe stato il dottor Richard Occult e non Superman, perché in un’occasione (non mostrata, però) indossò un costume con tanto di mantello.

Ovviamente essendo così strutturato un lavoro del genere punta molto sulla parte grafica. A raffigurare le varie sequenze rievocate da Waid si alternano Todd Nauck (per fortuna meno caricaturale di come lo ricordavo), Jerry Ordway (sempre piacevole), Brad Walker, Michael Allred (che non mi pare tanto efficace come illustratore puro), Dan Jurgens inchiostrato da Norm Rapmund, Doug Mahnke (sempre più bravo), Howard Porter e Hayden Sherman (stilizzato oltre il lecito). Non ho sotto mano il volume doppio celebrativo con cui la mai abbastanza rimpianta Planeta DeAgostini pubblicò Crisis e derivati, ma oltre ad avere maggiore compattezza stilistica l’omologo dell’epoca disegnato da George Perez me lo ricordo più spettacolare, le immagini a piena pagina erano più curate e dettagliate oltre ovviamente a non avere il filtro del digitale che qui non viene utilizzato in maniera diversa da quello che si sarebbe fatto su un normale comic book. Anche la copertina di Chris Samnee sarà pure à la page ma è alquanto dimessa per un volume di questa portata.

Qualora il lettore volesse approfondire ulteriormente la storia dell’Universo DC o leggerla in maniera scrupolosamente cronologia, Dave Wielgosz ha compilato un’appendice di 58 pagine con il supporto di John Wells e dello stesso Waid.

Immancabile poi la consueta carrellata di variant cover. Tra le tante mi è piaciuta quella di Ryan Sook, ma le più spettacolari sono quelle doppie del meno dotato Scott Koblish, che ha disegnato mediamente 300 personaggi (in un’occasione quasi 400!) in ognuna, tanto che ne vengono fornite delle opportune legende.

giovedì 30 maggio 2024

Teen Titans: Blitzkrieg

A Mark Waid una chance la si dà volentieri. La sua gestione dei Teen Titans è in chiave adolescenziale/iperconnessa/brillante. I Giovani Titani accorrono alle chiamate che ricevono sul loro profilo (o quello che è) in riferimento a casi che riguardano giovani e giovanissimi. Le derive “social” coinvolgono sin troppo alcuni membri del gruppo che rincorrono la popolarità, soprattutto Speedy, il Freccia Verde adolescente, e ciò suscita il malumore del leader Robin.

La (mini?)serie si sviluppa inizialmente affrontando un pericolo sempre diverso mentre nell’ombra qualcuno trama per costituire i “suoi” Teen Titans da opporre a quelli veri; non mancano frecciatine caustiche all’ambiente dei fan e dei nerd. Ma purtroppo dal quarto capitolo (su sei) la prospettiva cambia e pur sempre con brio e dialoghi divertenti Waid si concentra sui piccoli e meno piccoli problemi dei protagonisti fino al proverbiale scontro finale.

I testi sono piacevoli, sì, ma la vera sorpresa di questo volume sono stati gli splendidi disegni di Emanuela Lupacchino. Rispetto a come la ricordavo (ma se la cavava egregiamente anche all’epoca) qui ha un tratto molto più realistico, marcato ma pulitissimo, avendo forse guardato alla lezione di disegnatori come Yannick Paquette o Adam Hughes. Non stona affatto con il tono leggero della serie, anzi è incredibilmente espressiva e dinamica: i suoi personaggi “parlano” meravigliosamente con le loro posture e i loro sguardi. Ci fa sicuramente una figura migliore rispetto al copertinista Chris Samnee, dannatamente cartoonesco. E anche la differenza con il Mike Norton che ha disegnato alcune tavole dell’ultimo episodio è nettissima.

domenica 24 novembre 2019

Daredevil 10: L'Autobiografia di Matt Murdock

Dopo le ultime performance non proprio all’altezza degli esordi il ciclo del Daredevil di Mark Waid si risolleva sul finale. Il volume conclusivo costa ben 22 euro, “giustificati” dalla presenza di 9 comic book invece dei soliti 6 o 7. In proporzione mi pare un po’ esagerato come aumento, forse la collana non vendeva benissimo, ma magari Nona Arte seguisse l’esempio della Panini e si decidesse a pubblicare quel benedetto decimo volume conclusivo dell’integrale di Barbarossa anche a costo di farlo pagare un po’ di più.
Tornando a Devil, la costante di questo volume sono delle idee piuttosto strampalate o poco credibili narrate però con grande classe da Mark Waid, che crea delle belle scenette infarcendole di dialoghi stupendi.
Il primo arco di due capitoli vede il vecchio Stunt-Master (prima villain e poi buono, se ho capito bene) rivolgersi a Matt Murdock per una questione di copyright, visto che un giovane motociclista acrobatico si sta esibendo con il suo nome lucrandoci sopra. Inizialmente sono rimasto sorpreso che la Marvel abbia fatto passare un soggetto del genere, con un caso che ricorda molto la rapacità con cui la casa editrice ha sfruttato idee altrui e oltretutto con una multinazionale, la Leveron, che richiama sin troppo la Revlon proprietaria della Marvel per un periodo (forse ancora oggi?). Ma la realtà è diversa da come appare, e il vero piano tanto arzigogolato da risultare assurdo. Anche Samnee non deve averlo capito bene, visto che certi elementi che avrebbero dovuto essere resi in un certo modo non lo sono stati. Dopodiché si passa a un gustoso intermezzo in cui l’ultima fiamma di Matt Murdock ha un ruolo di rilievo, mentre vengono poste le basi per il ciclo conclusivo.
In questi ultimi cinque episodi Matt Murdock esce definitivamente allo scoperto agendo anche come avvocato con il nome di Devil (!) e adottando appositamente un nuovo costume un po’ pacchiano. Per il gran finale tornano molti dei personaggi già visti in precedenza: Sudario, Ikari, il nuovo Gufo e persino un redivivo Kingpin. Il motore di questi capitoli è l’imbarazzo generato dalla diffusione sugli strumenti telematici di informazioni confidenziali sulla vita di Matt Murdock e soprattutto delle sue conoscenze che adesso diventano bersagli.
Come intermezzo viene inserito l’episodio speciale 15.1, in cui la scrittura dell’autobiografia di Matt Murdock (a opera del ghost writer Foggy Nelson) ha un ruolo tale, ma è l’unica occasione, da giustificare il titolo del volume. Come sceneggiatori vengono indicati anche Marc Guggenheim e lo stesso Samnee oltre a Waid, per fortuna la maggior parte dei disegni sono affidati a Peter Krause: la storia più lunga mostra delle curiose somiglianze con il meccanismo da cui parte il romanzo di Gianrico Carofiglio appena uscito (ma chissà quanti altri casi simili ci saranno stati), l’altra è più canonica.
Nel complesso Waid ha chiuso il suo ciclo con classe e abilità, sfruttando bene gli elementi che egli stesso aveva introdotto. Soprattutto, ha reso tollerabili delle idee balzane grazie alle sue capacità di affabulatore. Peccato per il finale piuttosto sdolcinato.
Chris Samnee ha fatto ben sperare nei primi due episodi, disegnati decisamente bene. Purtroppo è stato un fuoco di paglia ed è tornato presto a disegnare i suoi pupazzetti stilizzati. I colori sono di Matthew Wilson, che lavorando su Krause ha scelto degli assurdi effetti “sporchi” forse per sottolineare che la storia si svolgeva in un passato remoto.

martedì 10 settembre 2019

Daredevil 9: Il Regno Porpora

Quasi un anno fa avevo sottolineato la parabola discendente imboccata dal Daredevil di Waid. Questo nuovo volume rallenta il processo e pur non arrivando ai livelli dei primi lontani numeri si legge con un certo piacere.
Il menu propone l’albo celebrativo Daredevil 1.50 seguito da cinque numeri della serie regolare. L’albo fuori serie, di ben 35 pagine, è composto da tre parti: la prima, Il Re in Rosso, è un what if in cui si immagina un Matt Murdock cinquantenne e padre di famiglia che fa il sindaco. Il 76% della cittadinanza è diventata cieca all’improvviso, e tra questi anche suo figlio. La soluzione del caso è abbastanza lineare, la distanza temporale dalla lettura dello scorso volume non mi ha fatto apprezzare la guest appearence di un villain che forse aveva già fatto capolino in precedenza. Belli i disegni, ma dalle gerenze non si capisce di chi sono (né chi abbia inchiostrato Alvaro Lopez degli artisti regolari). Né Karl Kesel né Alex Maleev, gli unici disegnatori a cui viene attribuito il numero 1.50, disegnano con uno stile simile. Non mi è nemmeno chiaro quale storia abbia scritto Brian Michael Bendis, anche se con ogni probabilità è la successiva.
Questa seconda parte è una lettera illustrata di cinque pagine con cui la moglie del Matt sindaco cinquantenne spiega al figlio le circostanze in cui lo ha conosciuto e i pericoli a cui è esposta. Essendo praticamente un racconto illustrato aveva le carte in regola per essere la parte meno gradevole e invece è quella che mi è piaciuta di più.
Chiude lo speciale la storiellina Il testamento di Mike Murdock di Karl Kesel (con le chine di Tom Palmer), uno di quei non memorabili riassuntoni con cui si dà prova di conoscere la continuity. I disegni, poi, sono piuttosto caricaturali.
I numeri 6 e 7 della serie regolare sono impegolati dall’eventone Marvel del 2014, che ha fatto ricordare a Matt un frammento di un episodio seppellito nella sua memoria. In realtà la sudditanza alle regole aziendali non influisce molto sulle tematiche e sulla qualità dei due episodi, che sono a malapena toccati dall’evento. Torna in scena la madre suora di Matt e Daredevil dovrà andare fino in Wakanda per salvare lei e altre due sue consorelle da un complotto militare. La storia è abbastanza originale ma scorre forse un po’ troppo veloce, ed è parecchio melensa in alcune parti. Molto buoni i disegni di Javier Rodriguez che cura molto bene anche i colori.
Il trittico che dà il titolo al volume vede l’introduzione dei pargoli dell’Uomo Porpora, che ne risveglia i poteri latenti ma che non riesce a controllarli come vorrebbe. Nel mentre il padre della nuova compagna di Matt gli propone di scrivere la sua autobiografia, che immagino sarà oggetto del decimo e conclusivo volume annunciato su una delle ultime Anteprima allo spropositato prezzo di 22 euro (il titolo era appunto L’Autobiografia di Daredevil o qualcosa del genere). Per quanto semplice, la storia si legge con piacere ed è abbastanza originale. Purtroppo i disegni di Chris Samnee non sono all’altezza, almeno non sempre: accanto a delle figure espressive e abbastanza curate ce ne sono altre molto stilizzate e cartoonesche.
Mark Waid conferma in questo volume che il suo punto di forza sono l’ironia e i dialoghi, pur con un’eccessiva urgenza di spiegare perché i personaggi fanno certe cose, e inoltre riesce a gestire delle trovate bizzarre (stavolta meno del solito) che in mano ad altri sarebbero sembrate solo ridicole. A creare la giusta atmosfera contribuiscono anche il posizionamento accorto di alcuni balloon e altre finezze stilistiche come la resa delle parole colorate nei dialoghi dell’Uomo Porpora.
A rimpolpare il volume ci sono le molte (troppe?) variant cover soprattutto del numero 1.50 a opera di Marcos Martin.
Un volume non certo eccezionale ma comunque godibile.

mercoledì 21 novembre 2018

Daredevil 8: Un diavolo a San Francisco

L’alto livello qualitativo del Daredevil di Mark Waid non poteva durare in eterno e dopo alcune avvisaglie adesso siamo forse arrivati al capolinea. Non è che questo “nuovo” Daredevil, ennesima ripartenza dal numero 1, sia proprio brutto ma è indistinguibile da altri mille fumetti di supereroi uguali.
L’azione si sposta a San Francisco e i primi quattro capitoli dei sei qui raccolti sono un concentrato di azione e adrenalina. Si leggono tutti d’un fiato e la cosa in generale sarebbe pure un pregio, ma nei sette volumi precedenti Waid ci aveva abituato a ben altro. Non è che l’umorismo sbandierato da Simon Bisi nell’introduzione sia poi tanto presente e incisivo.
Daredevil, ormai universalmente conosciuto come Matt Murdock, aiuta il vicesindaco a liberare la figlia rapita, scoprendo che sotto c’è tutto un sottobosco di boss del crimine e vigilantes ingelositi dalla sua presenza nella loro città. Gli immancabili cliffhanger con cui si conclude ogni episodio vengono vanificati dall’incipit di quello successivo, in cui la minaccia viene ribaltata o ridimensionata: esattamente quello che fa Mark Millar, e non è un complimento. Oltretutto, Waid si sente in dovere come non mai di spiegare tramite la bocca di Daredevil perché faccia certe azioni e perché i suoi poteri non funzionino quando la storia necessita che non funzionino. E quasi ogni occasione è buona anche per ricordare come Daredevil ha ottenuto i suoi poteri, qualora ci fosse veramente un lettore che ha cominciato a comprare il fumetto proprio da quel numero senza sapere nulla del protagonista.
Anche i fotoreporter meritano un dito in più
Nel quinto capitolo viene fatta luce sulla vera sorte di Foggy Nelson, ufficialmente morto ma non di cancro come avrebbero lasciato immaginare gli episodi scorsi. L’episodio segue la traccia fracassona dei precedenti ma è un po’ confuso, io almeno non ho ben capito fin dove Daredevil fosse responsabile o meno del finto (finto?) attacco dell’Uomo Rana e del coinvolgimento di Ant-Man. I disegni di Chris Samnee non sono certo brutti, ma il suo stile sintetico e cartoon non aiuta certo a risollevare il tutto.
In appendice viene presentato un numero “0.1” extralarge di ben 42 pagine, uno sfoggio di cultura Marvel che viene risolto in maniera un po’ bislacca. Qui almeno c’è un po’ di umorismo e il lettore viene agganciato dal mistero iniziale, ma non si va oltre la solita storiellina di supereroi scritta con mestiere. Ai disegni Peter Krause, più che dignitoso anche se un po’ discontinuo: nelle sue tavole convivono dei bei primi piani molto intensi e anatomie ipertrofiche. I colori sono stati realizzati rispettivamente da Javier Rodriguez e John Kalisz.
Siamo insomma piuttosto distanti dalla qualità del primo volume e di molti dei successivi, ma ormai resto a bordo finché dura la collana, magari coi prossimi episodi decolla di nuovo.
Il volume costa 16 euro, prezzo giustificato dalla foliazione più corposa dovuta non solo alla durata dello 0.1 ma anche alle variant cover in appendice e disseminate tra i capitoli.

domenica 24 giugno 2018

Daredevil 7: La Legione dei Mostri

Ero preparato alla delusione, sia perché questo volume conclude il ciclo di Waid, sia perché le guest appearance sbandierate in copertina annunciavano qualcosa di bello trash. In effetti, però, non è andata poi così male anche se questo settimo conclusivo volume non è certo tra i migliori.
Mentre Foggy lotta contro il cancro, Matt Murdock deve sgominare l’organizzazione dei Figli del Serpente, che si è insediata stabilmente ai livelli più alti della politica e della giustizia statunitensi. E che ha assoldato il ridicolo Jester per controllare i mezzi di comunicazione e quindi fomentare disordini di natura razziale.
Per quanto strida con il tono della serie, Daredevil si rivolge al Dottor Strange per sbrogliare la matassa e si trova di conseguenza ad avere a che fare con la Legione dei Mostri. Probabilmente la comparsata del gruppo di vampiri, licantropi, mummie, ecc. era giustificata all’epoca da logiche editoriali: immagino che ci fosse una testata dedicata alla Legione che andava spinta nelle altre serie più diffuse. Waid risolve l’incompatibilità di atmosfera tra i personaggi con una certa eleganza, inventandosi un’origine esoterica per i Figli del Serpente, ma comunque il ricorso alla magia stona un po’ in questo fumetto, come in fondo sottolinea lo stesso protagonista nel terzo capitolo.
La presenza della Legione dei Mostri è in ogni caso limitata a due soli episodi (anzi, a uno e mezzo) e per il resto Waid confeziona delle trame brillanti intrise di azione, approfondimento dei personaggi e arzigogoli legali. Il finale, che porta a un nuovo status quo da far gestire al prossimo team creativo, è in effetti generato da una trovata un po’ bizantina ma perfettamente coerente con il background e il carattere del protagonista.
Più che altrove, mi è sembrato che qui Waid abbia premuto sull’acceleratore dell’umorismo, anche con ottimi risultati (il paese terrificante da film horror si trova nel Kentucky arretrato e razzista), per quanto Jester sia veramente una macchietta banale e fastidiosa. Non c’è poi troppa differenza, a ben guardare, tra le trovate dichiaratamente magiche e le invenzioni fantascientifiche dei Vendicatori che sortiscono effetti miracolosi che nessun techno bubble può giustificare.
I disegni discontinui di Chris Samnee non aggiungono granché al volume, anzi lo penalizzano. Occasionalmente elegante nella sua sintesi, più spesso si abbandona a pupazzetti simili a quelli che disegnava Darwyn Cooke. E come dicevo è discontinuo, e quando ritorna sulla collana dopo due numeri di assenza (il 33 e il 34) il suo tratto diventa molto affrettato e ancora più stilizzato, con evidenti cedimenti anatomici in più di un’occasione. Jason Copland, che ha disegnato il 33 basandosi sui layout molto dettagliati di Samnee, non è molto meglio e in particolare disegna Daredevil col grugno di uno scimmione. Molto meglio fa il limpido ed elegante Javier Rodriguez nel numero 34, anche se la sua resa del Dottor Strange è veramente penosa. Rodriguez, che è stato inchiostrato da Alvaro Lopez, ha anche colorato tutti gli episodi.
Per essere il culmine di una run durata ben 36 numeri mi sembra che il risultato sia tutto sommato abbastanza buono, anche se si avverte che Waid avrebbe necessitato di qualche episodio in più per sviluppare compiutamente certi colpi di scena che sono stati affastellati nel capitolo conclusivo. Da quanto scritto in quarta di copertina risulta che questo sia il «primo» ciclo che lo sceneggiatore ha dedicato a Daredevil, vista la sua qualità complessiva spero che la Panini ristampi anche quello/i successivo/i.

lunedì 19 marzo 2018

Daredevil 6: Serpenti

Il ciclo di Waid su Daredevil si avvia alla conclusione e in questo sesto volume della collezione siamo arrivati al trentesimo numero (su 36) della collana regolare americana. In realtà gli episodi di Daredevil sono solo tre, mentre il resto del volume (più smilzo dei precedenti) è occupato da due numeri di Indestructible Hulk, che all’epoca era scritto dallo stesso Waid.
Serpenti è il volume peggiore tra quelli usciti finora. Non che le storie siano proprio brutte, ma sono piuttosto scialbe e insapori, a maggior ragione se le confrontiamo con quanto scritto da Mark Waid in precedenza. D’altra parte era difficile che una qualità molto elevata potesse venire mantenuta indefinitamente per tutta la durata della serie.
I primi due episodi vedono Matt Murdock assoldato da un suo conoscente d’infanzia che era il più tremendo dei bulli che lo tormentavano. Il caso riguarda un suo coinvolgimento con i Figli dei Serpenti e il piano messo in atto da questa società di criminali razzisti è veramente esagerato e inverosimile. I discorsi su bullismo, colpevolezza, vittimismo e riscatto non sono nulla di particolarmente originale.
Il terzo capitolo è un team up con Silver Surfer, una sciocchezzuola volutamente leggerina in cui (se ho ben capito) Waid si inventa un villain usa-e-getta solo per giustificare il coinvolgimento dell’ospite d’onore e l’utilità di Devil nell’affrontare il nemico.
Anche gli ultimi due episodi che chiudono il volume sono un team up, stavolta con Hulk. La trama è molto semplice e si risolve in una storia adrenalinica e fracassona. Se ho ben capito, all’epoca la rilevanza di questi episodi risiedeva nel fatto che veniva svelato ai lettori di Indestructible Hulk qual era il contatto misterioso che Bruce Banner usava come garanzia per proteggersi dallo S.H.I.E.L.D. (ovviamente si tratta di Matt Murdock/Devil). Del Waid che apprezzo in questi due episodi c’è ben poco, anche se la scena dell’ingresso nel bar frequentato da criminali è divertente.
Da notare come la Panini deve aver evidentemente preso queste storie tali e quali le aveva pubblicate in spillato la prima volta, visto che in una nota viene specificato che in America Daredevil si chiama appunto così e non Devil, quando la dicitura rispettosa dell’originale adesso campeggia sin dalla copertina di questi volumi!
Per quel che riguarda la parte grafica, Javier Rodriguez (disegnatore dei primi due capitoli, inchiostrati da Alvaro Lopez) realizza un lavoro dignitoso, Chris Samnee (autore del team up con Silver Surfer) è troppo cartoonesco per i miei gusti e il Matteo Scalera che disegna Hulk sfoggia una stile squadrato e fitto di segni che lo rendono quasi deformed. Forse nel suo genere Scalera è un maestro, ma non è decisamente il tipo di disegno che piace a me.
I colori vengono dati da Val Staples nella parte di Hulk mentre lo stesso Rodriguez realizza quelli di Devil, con un piglio saturo e pop art che ben si adatta alle storie.

sabato 21 ottobre 2017

Daredevil 5: L'Uomo che ha Paura

Con questo quinto volume della splendida run di Mark Waid il nodo principale della saga viene al pettine e si scopre chi c’è dietro le macchinazioni che hanno coinvolto il protagonista sin dal numero 1 (questo volume raccoglie i comic book originali dal 22 al 27).
Dopo un assalto del Superior Spider-man assistiamo a un’escalation di attentati contro Matt Murdock in entrambe le sue identità, mentre al suo socio Foggy Nelson viene diagnosticato il cancro, cosa che spiega il nervosismo che ha causato gli attriti tra i due nel corso del volume precedente. La rivelazione dell’identità segreta del mandante è stata una sorpresa (io pensavo che fosse Nuke!) e nel corso della storia riappaiono vari personaggi e ne viene introdotto uno nuovo piuttosto interessante. Non manca una storia breve in appendice al numero 26, di quelle patetiche con bambini ammalati di cancro: tutto sommato non è male e crea la giusta suspense prima del gran finale.
Waid scrive in maniera divina, riuscendo a mantenere un equilibrio perfetto tra gli elementi drammatici e quelli supereoristici della serie; tutti i molteplici dettagli che ha inserito contribuiscono a formare un unico affresco complesso e coerente, i suoi dialoghi sono stupendi ed è bravissimo a giocare con le aspettative del lettore. Il ritmo è sostenuto e incalzante, sono rimasto incollato alle pagine fino alla fine. Probabilmente questo è finora il volume migliore della serie.
È tutto perfetto, quindi? Non proprio. La parte grafica è affidata a Chris Samnee, disegnatore dignitoso di comprovata professionalità: nelle sue sintetiche vignette sa evidenziare con efficacia tutti gli elementi necessari a comprendere le scene, ma restano desolatamente scarne. Rabbrividisco al pensiero di quello che avrebbe potuto essere questo Daredevil nelle mani di un Romita Jr. o dei fratelli Kubert, cionondimeno una maggiore attenzione all’aspetto estetico e non solo a quello funzionale dei disegni avrebbe fatto quadrare il cerchio avvicinando la parte grafica all’eccellenza di quella scritta. Invece al bravissimo Paolo Rivera non hanno più fatto fare nemmeno le copertine, va a capire perché.
Un volume comunque consigliatissimo.

martedì 11 luglio 2017

Daredevil 4: Nella Tana di Coyote

Continua a ritmo sostenuto questa collana che ristampa il recente Daredevil di Mark Waid, di cui vengono riproposti con questo volume i sei episodi dal numero 16 al 21. Se non sbaglio in totale sono 36, quindi ne avremo ancora per almeno 3 altri volumi.
La storia parte con un delicato intervento al cervello di Devil, condotto da Henry Pym/Ant-Man in una sorta di rilettura del film Viaggio allucinante, preludio all’ennesima caduta in disgrazia di Matt Murdock, che viene allontanato dallo studio legale di cui è contitolare a causa della scarsa sincerità che apparentemente ha dimostrato verso Foggy Nelson. L’episodio successivo è un fill-in disegnato da Mike Allred (anni fa lo adoravo per poi ridimensionarlo drasticamente, ma comunque è molto meglio del titolare Chris Samnee), con cui riallacciare i fili del discorso e rinarrare alcuni episodi del passato, com’è abitudine nel mercato dei comic book. Comincia quindi una nuova linea narrativa in cui Devil sembra essere vittima di allucinazioni, forse dovute all’intrusione di Pym nel suo cervello, e tranne i dialoghi brillanti tutto sembra essere poco ispirato e non troppo originale. Ma quando entra in scena un nuovo nemico alla fine del numero 19 la storia decolla alla grande!
Waid è riuscito a dare una spiegazione perfettamente plausibile (all’interno di questo contesto fantastico, ovviamente) dei fenomeni che hanno coinvolto la sanità mentale di Devil, spiegando anche le false piste che ha lasciato qua e là e rimandando inaspettatamente a un villain che è comparso nientemeno che sul numero 1 della collana!
Dopo una buona metà costituita da episodi piacevoli ma non eccezionali, Nella Tana di Coyote esplode finalmente mettendo in luce tutto il talento d’architetto narrativo di Mark Waid, evidenziando come anche le parti apparentemente meno significative degli episodi precedenti fossero invece importanti e facessero parte di una struttura ben definita. Davanti a tanta maestria passa in secondo piano il ridicolo metodo di sfruttamento dei corpi delle persone in cui è coinvolto Coyote.
Conclusa questa nuova run (che però prelude a un’altra trama ancora), un cliffhanger ci rimanda a un probabile cross-over con l’Uomo Ragno.
Ai disegni Chris Samnee non è certo allo stesso livello di Paolo Rivera, disegnatore dei primissimi episodi e qui autore solo delle belle copertine. La resa di stampa non aiuta poi ad apprezzare il lavoro di Samnee, con parecchi fuori registro nella prima parte e anche delle occasionali macchie di colore – evidentemente la mia copia in particolare è un po’ sfortunata.

domenica 5 marzo 2017

Daredevil 3: Omega Effect

Terzo volume della raccolta del Daredevil di Mark Waid, in cui una sottotrama importantissima iniziata nel primo volume viene risolta. Omega Effect inizia con un cross-over del titolare con l’Uomo Ragno e il Punitore, in cui viene promesso di dare una conclusione alla trama portante dell’Omega Drive, e procede con altri quattro numeri di Devil.
Il cross-over parte in modo molto promettente con un episodio di Avenging Spider-Man scritto in maniera frizzante da Waid e Greg Rucka, in cui vengono gettate le basi del piano che in una sola notte dovrebbe liberare i tre protagonisti dell’Omega Drive e quindi anche dell’interessamento indesiderato del cartello criminale che lo brama. L’episodio di The Punisher è meno efficace, evidentemente Rucka non è molto in sintonia con l’Uomo Ragno che interpreta come una figura molesta e irritante. Con Daredevil si torna su un livello in cui la narrazione è ironica senza essere pesante, ma purtroppo le buone trovate ideate da Waid vengono vanificate dall’ennesimo pistolotto su quanto sia sbagliato vendicarsi, su quanto siano eroici poliziotti/pompieri/marines, ecc. (come se non fosse già stato ridicolo vedere il Punitore – anzi, i Punitori – sparare a destra e a manca nei capitoli precedenti con la consegna di non uccidere nessuno…). E alla fine la sottotrama di questo benedetto Omega Drive non viene ancora risolta!
Ai disegni il dettagliato ma spigoloso Marco Checchetto fa un lavoro più che dignitoso ma la collana ci ha abituato a un altro stile di disegno e il suo tratto risulta un corpo estraneo. D’altro canto il Chris Samnee titolare della collana e il suo occasionale sostituto Khoi Pham non sono comunque ai livelli di Paolo Rivera (neanche lontanamente) e i colori eccessivamente saturi di Javier Rodriguez non li fanno certo apprezzare di più.
La prima storia successiva al cross-over è l’occasione per Matt Murdock di ricordare un episodio del college insieme alla sua nuova compagna Kirsten McDuffie ossessionata dall’idea di smascherarlo, e per quanto sia ben raccontato risulta un episodio piuttosto prolisso e farraginoso, che però ha il pregio di introdurre una nuova svolta nella trama che si concretizzerà compiutamente nell’episodio successivo (Waid è bravissimo a costruire le trame e a inserire dettagli apparentemente casuali che poi si rivelano fondamentali). E qui la parte dell’Omega Drive troverà la sua conclusione.
Da lì in poi il volume decolla e negli ultimi due episodi Devil dovrà scappare da Latveria dopo essere stato esposto a un avvelenamento sperimentale.
Il fatto che si risollevi nettamente sul finale rende Omega Effect un buon volume, anche se la collana mi aveva abituato a un livello complessivo ben più alto. Spero di leggere presto il seguito, anche perché questo volume si chiude con un cliffhanger mica da poco (e poi chissà cosa avrà visto Foggy nel cassetto di Matt).