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sabato 4 aprile 2026

Echolands 1

Mi era sfuggito del tutto al momento della sua uscita italiana tre anni or sono, forse il prezzo (35 euro) avrà contribuito a rendermelo invisibile. Lo recupero quindi dal purgatorio del -50%.

Hope ruba una gemma triangolare al mago Teros Demond, il dittatore della Città, che dovrebbe essere una versione alternativa di San Francisco se ho capito bene. A quanto pare quell’ammennicolo è preziosissimo e quindi il tiranno le sguinzaglia contro la sua letale “figlia” costituita da magia pura. Così Hope e la sua banda devono fuggire. Hope è una maga, o una cosa simile, e dovrebbe essere una versione di Cappuccetto Rosso. Il suo potere si manifesta in maniera devastante all’inizio, ben oltre le sue stesse previsioni. Tra i componenti di questo variegato gruppo si segnalano tra gli altri una vampira, un androide transgender e una specie di gangster della Chicago anni ’30. Ci sarebbe pure qualcuno di nome Caniff ma muore subito. Ognuno è disegnato con uno stile diverso (o almeno un po’ diverso).

Attraverso la loro fuga il lettore viene edotto sulla natura ibrida e combinatoria di questo universo, un patchwork di mondi letterari e folkloristici e fumettistici e cinematografici che convivono uno accanto all’altro. E infatti un membro del gruppo finisce nelle Echolands propriamente dette, un mondo robotico. Nel mentre Hope e compagnia incappano nella tana della veggente che cura i “prossimamente” dei singoli comic book e tra le altre cose offre alla combriccola un razzo per scappare altrove; viene svelato che la gemma è una chiave per aprire qualcosa mentre Hope pianifica di metter su un esercito con cui sconfiggere Teros Demond. Arrivano quindi nella terra dei mostri Horror Hill dove il fratello usurpatore della corona di Rosa (la vampira) gliela consegna senza storie proclamandola regina. Fine della prima parte.

Ovviamente la trama è quello che interessa di meno a J. H. Williams III (supportato da W. Haden Blackman ai testi e da Dave Stewart ai colori): l’importante per lui era dare sfogo alla sua voglia di disegnare con stili diversi e lanciarsi in virtuosismi più o meno arditi. Per l’occasione il formato è molto particolare: sono tutte delle tavole doppie orizzontali, quindi delle enormi strisce 17x52. Questa scelta pregiudica un po’ la maneggevolezza del volume e nelle costruzioni più ardite rende difficile capire quale sia il senso di lettura. Inoltre (sarà solo un’impressione dovuta alla frenesia dell’azione?) la storia si legge molto rapidamente. Ad integrare il fumetto ci sono le succitate “previsioni” della veggente, cioè le anticipazioni dei prossimi numeri, e brani tratti dalla rivista immaginaria Echo: un’intervista nientemeno che a Teros Demond (che avrà esiti inaspettati), alcuni annunci pubblicitari e una striscia a fumetti. Anche con questi bonus la lettura sarà sembrata un po’ breve a Williams III o a chi ha confezionato il volume, che lo ha perciò riempito con variant cover (di Alison Sampson, Michael Avon Oeming & Taki Soma, Gabriel Rodriguez, Langdon Foss e Francesco Francavilla), con le playlist dell’autore mentre disegnava e con una selezione di tavole private dei balloon e quasi sempre dei colori per goderne al meglio.

Il pastiche di universi letterari e proprietà intellettuali diverse è già stato fatto con esiti più o meno riusciti. Anche l’idea di caratterizzare ogni personaggio con uno stile grafico diverso non è proprio questa trovata così originale. Ma, appunto, penso che Williams III non volesse creare nulla di rivoluzionario od originale quanto divertirsi a disegnare con stili differenti. E così Gli Eterni di Kirby convivono con i robottoni giapponesi, L’Isola del Tesoro di Stevenson, i film horror della Hammer (o forse i fumetti della EC) e tanti altri elementi della cultura popolare – in alcuni scorci ho voluto vedere dei riferimenti a Blueberry.

Nell’introduzione Kurt Busiek parla di «tour de force» in riferimento a Echolands, ma se lo è stato per il demiurgo/disegnatore non lo è certo per il lettore che ne fruisce molto rapidamente. È più un’opera da guardare che da leggere, anche perché i sei episodi qui raccolti sono dichiaratamente solo l’incipit di una trama che dopo quattro anni dalla pubblicazione originale non ha ancora avuto seguito.

lunedì 12 aprile 2021

Alesteir & Adolf

Storia non molto originale ma ben condotta che racconta della guerra segreta tra “maghi” che si combatté a fianco di quella ben reale della Seconda Guerra Mondiale. La vicenda inizia nel 1995 quando un giovane grafico o webmaster o quello che è assiste a un fenomeno curioso: un logo non vuole saperne di rimanere fermo dov’è e si sposta autonomamente sul monitor. Nonostante la scadenza per la consegna del lavoro sia vicinissima, vuole risolvere il mistero e si rivolge a un bizzarro archivista che lo rimanda al fondatore della ditta a cui appartiene quel logo, in fin di vita e ancora più bizzarro, il signor Roberts, che gli rivela una storia incredibile.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il generale Patton, ossessionato dalla simbologia della spada, organizza insieme a Ian Fleming, creatore di 007, il reclutamento di Aleister Crowley in modo di far fronte ai crescenti deliri esoterici di Adolf Hitler. Che le loro teorie mistiche abbiano o no dei fondamenti, Crowley potrà comunque fornire al Führer dei dati astrologici sbagliati con cui condizionarne i movimenti in favore degli Alleati. Roberts viene appunto incaricato di infiltrarsi nella loggia di Crowley spacciandosi per un semplice fotografo (ruolo che effettivamente ricopre nell’esercito) mentre una volta che avrà subito l’iniziazione lo spingerà a lavorare a sua insaputa per l’esercito britannico. Non è un caso se è stato scelto proprio lui: benché dichiari di non credere a nessuna di quelle sciocchezze, è cresciuto in una famiglia dallo spiccato misticismo (o forse solo molto superstiziosa) che proprio per questo lo ha portato a “non credere” più dopo le tragiche scelte di sua madre. Ma una volta coinvolto nella vicenda e affascinato dall’assistente di Crowley (stavo per scrivere “bella assistente di Crowley”, ma con Avon Oeming ai disegni come si fa a dirlo?) si fa prendere la mano e anche lui, contro il parere di Crowley, si concentra sulla sottrazione della Lancia Sacra a Hitler, che per il mago è solo un falso privo di valore.

La sceneggiatura di Rushkoff spiega la creazione dei “sigilli” a cui la fede degli uomini dona potere: da una parte la svastica di Hitler basata sulla morte, dall’altra il “V for Victory” che sarebbe stata ideata da Crowley e che si oppone al Thanatos della svastica con l’Eros della simbologia che sottende (ma oltre alla vagina rimanda anche alla tradizione degli arcieri inglesi, sulla cui nascita fornisce una versione differente rispetto a quella data da Warren Ellis in Crecy). C’è anche spazio per un altro simbolo, il pollice alzato, che Crowley vorrebbe potenziare come sigillo, suggestione che verrà sviluppata in maniera più ragionata e intelligente nell’Apocalisse di Castelli e Roi.

La vicenda si sviluppa poi ben oltre la fine della guerra, rivelando cosa successe realmente nel corso dell’iniziazione di Roberts (niente che non fosse già evidente) e parlando di un omicidio alla cui base c’è la creazione della Viceroy e del suo logo birichino, chiudendo così il cerchio. Effettivamente la conclusione non è delle più entusiasmanti, dopo una storia che nonostante il misticismo soffuso si è fatta leggere con piacere e a maggior ragione dopo un inizio molto promettente. Ma comunque il testo è piacevole, anche perché in fondo è anche un racconto spionistico con colpi di scena e cambi di campo.

Per quel che riguarda i disegni, invece, la scelta di Avon Oeming è stata pessima. I suoi pupazzetti storti rendono ridicole anche le parti più drammatiche ma chissà, forse è stato scelto proprio per smussare certi angoli e non rendere troppo disturbanti certe immagini. In Aleister & Adolf ci sono infatti incredibilmente parecchi nudi (oltre a più rare testimonianze di “esperimenti” nazisti), ma resi come fa Avon Oeming sono ridicoli, pupazzettistici.

martedì 28 giugno 2016

Powers 12: I 25 supereroi morti più fighi di tutti i tempi

Neanche stavolta ho saputo resistere alle sirene del 25% di sconto. La scelta è caduta su una serie di cui, per quello che può valere, avevo sentito parlare bene. Di Powers c’erano tre volumi disponibili: il numero 3 comprende una storia che già conoscevo più altro materiale extra a gonfiarne artatamente la foliazione, un altro era una specie di reboot (Powers: Federali o una cosa simile) e quindi la scelta è caduta su quello più grosso che alla fine ho pagato poco più di 15 euro rispetto ai 21 originali.
La storia è simpatica e abbastanza originale: il detective Walker indaga sul caso del rapimento e dell’omicidio di un esercito di ragazzine, che sicuramente ha una relazione con il virus dei superpoteri che sta flagellando la città (uno si becca dei superpoteri e deve sfogarsi su altri potenziati o sulla popolazione normale per calmare gli effetti collaterali, diffondendo così il virus).
Ho trovato qui un Bendis meno chiacchierone del solito, più concentrato a descrivere le dinamiche interne e le procedure investigative della polizia. La storia si legge con piacere (ma la lunga parte metaforica sui cavernicoli mi è sembrata poco pertinente) ed essendo un fumetto indipendente si prende delle libertà non concesse nel fumetto mainstream. Molto simpatica l’idea che il protagonista sia a sua volta un supereroe in incognito per conto di una potenza aliena, anche se le possibilità umoristiche della situazione non sono state sfruttate se non proprio all’inizio della storia. Il fatto di non aver letto gli episodi precedenti tolgono invece tutto il pathos che immagino dovesse esserci nel vedere l’ex partner di Walker ridotta a tossica infetta dotata a sua volta di superpoteri.
Con un disegnatore meritevole di questo nome il fumetto sarebbe stato ancora meglio – oltretutto Oeming ricicla molto spesso le stesse vignette o parti delle stesse vignette, rendendo pixellosi e sfocati dei disegni che già in origine sono poco più che scarabocchi. Non vale nemmeno la vecchia scusa dello storytelling, perché oggettivamente non si capisce la dinamica di cosa succeda ad esempio nella prima scena in discoteca o quando Walker e la sua nuova partner incontrano Deena Pilgrim nel vicolo. Come spesso succede con Bendis ci sono poi troppe tavole doppie che la foliazione generosa del volume rende di difficile lettura.
Attendo un commento di Crepascolo che mi spieghi cosa possa trovarci uno nei disegni di Oeming, oltre alla conferma che nella vita bisogna avere fortuna e non talento.