Eh, già: fanno giochi di ruolo a partire da qualsiasi cosa. Anche da Jeremiah, per dire, ma non dalla serie a fumetti bensì dal serial televisivo che ne fu tratto! Ero in dubbio se si trattasse proprio di quello, ma la descrizione non lascia adito a dubbi. Del creatore Hermann non viene fatta menzione, mentre viene sottolineato il ruolo di J. Michael Straczynski che ne ha curato la versione televisiva ed è ben noto negli Stati Uniti...
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domenica 4 aprile 2021
Il gioco di ruolo di Jeremiah che non è Jeremiah.
domenica 29 luglio 2018
Notiziona per gli amanti del fumetto franco-belga
Evidentemente i lettori italiani non hanno ancora fatto indigestione di BéDé, nonostante tutte le collane che sono uscite negli ultimi anni. 60 uscite (!) a partire dal 23 agosto.
mercoledì 26 agosto 2015
Altre seste dita eccellenti
Tra i nomi più importanti del fumetto non solo Moebius è stato vittima della maledizione del sesto dito. In una delle storie di Abominevole, La Gabbia, è successo pure a Hermann:
E in una storia breve pubblicata su Orient Express 19, A qualcuno va bene, persino Sergio Toppi prese lo stesso abbaglio:
Non fu per questo, però, che Toppi venne contestato nella pagina della posta di un numero successivo, ma perché la natura fantascientifica del racconto sembrava snaturare la rivista di Bernardi rendendola più vicina alla concorrente L'Eternauta.
Nei fumettistici anni '80 ci si poteva lamentare per la presenza di Toppi, tanto era ricca l'offerta. Bei tempi.
sabato 22 agosto 2015
Cosmo Color 24 - Abominevole
Questo nuovo numero della collana
Cosmo Color è particolare: non presenta uno one-shot
o l’episodio di una serie ma una raccolta di “liberi” firmati dal grande
Hermann che, se non erro, sono tutti transitati per le pagine de L’Eternauta (o Comic Art?), dove mi pare che innescarono l’ennesimo dibattito
sulla rappresentazione della violenza nei fumetti. Unica probabile eccezione:
una storia visibilmente più recente scritta da Christian Godard, quello di Axel Munshine.
L’inquietudine serpeggia in
ognuna delle cinque storie e benché io farei rientrare solo due di esse nel
genere horror, il sottotitolo Orrore
é tutto sommato giustificato.
Trattandosi di short stories che quasi sempre hanno un
finale a sorpresa non penso sia il caso di riassumerle, segnalo solo come la
prima, Il Massacro, sia una
variazione sul caso Manson/Tate filtrata attraverso la sensibilità europea
reduce dal terrorismo internazionale. In linea di massima diciamo che pur
essendo tutte molto ben scritte (tranne La Fuga; godibile,
ma è una sciocchezzuola) nessuna è strepitosamente originale, con l’eccezione
forse di Una storia di angeli, quella
scritta da Godard.
Abominevole è più che altro un’occasione per godere dell’arte di
Hermann, o meglio della sua grandissima capacità di narratore – fermo restando
che il pointillisme di La
Vendetta è veramente uno spettacolo. In tutte le storie
il testo è infatti rarefatto, lasciando ai disegni e alla concatenazione delle
vignette il compito di guidare il lettore nella sviluppo delle scene e nella
comprensione delle vicende e delle motivazioni dei personaggi.
A 4,90€ è un volume
consigliatissimo.
PS: purtroppo il terzo anno di
vita della collana Cosmo Color non si apre sotto i migliori auspici. Nell’editoriale
i Cosmonauti segnalano che dal prossimo numero, in uscita a ottobre, la collana
diverrà bimestrale e subirà una modifica sostanziale presentando più episodi di
un’unica serie, venendo così incontro (immagino) alle esigenze di un pubblico
che forse non aveva apprezzato la formula dei singoli volumi di BéDé seppur in
formato dignitoso e a prezzi bassissimi. I segnali d’altra parte c’erano già:
Cosmo Color Extra che ripiega sul bonelliano, Cosmo Color USA di cui non è
stato ancora annunciato nulla dopo L’Incal,
l’Almanacco Cosmo indeciso tra un sacco di formati diversi (anche se di BéDé mi
pare che non ne abbia presentate). Spero di sbagliarmi.
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venerdì 3 luglio 2015
Historica 33 - Le Torri di Bois-Maury 3: Verso Gerusalemme
Mah, c’è poco da dire. Che fosse un gran fumetto lo avevo vagamente intuito
durante le letture troppo frammentarie e distanziate fatte su L’Eternauta e nei relativi volumi, con
questa iniziativa della Mondadori ho capito tutta la sua portata di vero e proprio
capolavoro.
Le Torri di Bois-Maury è un’opera magistrale che unisce crudo
realismo e ironia. I personaggi delineati sono meravigliosi, sospesi anch’essi
tra il realismo della loro posizione sociale e le derive umoristiche dei loro
difetti. Leggendo di seguito i volumi (e condivido l’opinione di Sergio
Brancato che questi ultimi quattro qui raccolti siano i migliori della serie)
mi sono inoltre accorto della genialità con cui Hermann è riuscito a tessere
una continuity rigorosa ma per nulla invasiva, praticamente invisibile, e l’abilità
con cui trova gli spunti e i meccanismi giusti per coinvolgere i suoi
protagonisti nelle avventure.
Disegni e colori sono spettacolari: è vero che Hermann non sa disegnare le
donne, e forse non solo quelle, ma le sue tavole hanno un’organizzazione e un
dinamismo unici. E i paesaggi sono stupefacenti.
L’unica pecca di questo volume è che mi è arrivato in edicola un po’
rovinato, ma ovviamente non è colpa della Mondadori. È anche vero che due
balloon di Aymar ed Hendrik a pagina 109 sono invertiti, ma oramai lo considero
un marchio di fabbrica senza il quale la collana Historica non sarebbe più la
stessa.
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mercoledì 29 aprile 2015
Cosmo Color 20 - Comanche 1: Le Storie Perdute
Curiosa questa uscita della Cosmo. Mi viene da pensare che la recente
riproposta di Comanche nella collana
della Gazzetta fosse priva di queste storie brevi per giustificare
l’allestimento di un volume (omologo a quello edito da Alessandro Editore anni
fa) comprensivo solo di quelle.
I cinque fumetti qui presentati sono stati evidentemente realizzati in
epoche differenti come testimoniano i diversi stili di disegno e di scrittura,
che diventano rispettivamente meno caricaturali e meno stereotipati con l’evolversi
della saga.
Le prime due storie, Il Prigioniero
e Ricordati, Kentucky..., sono chiaramente
frutto di un rimontaggio che non rende molta giustizia a Hermann, con Il Palomino entriamo nella piena
maturità degli autori e le ultime due one-pager
hanno un simpatico piglio umoristico.
In sostanza io ho preso questo volume solo per quelle due comiche finali
visto che a memoria mi sembra che le altre fossero presenti nei bei volumoni
integrali di Comanche editi dalla
Planeta qualche anno fa.
Le prime due storie non sono molto originali e la terza è una versione de Il Vecchio e il Mare reinterpretata da
Ten Gallons e il Palomino, quindi questo volume mi sembra adatto più che altro
agli appassionati del genere western e alla saga di Comanche in particolare. Volume probabilmente trascurabile per
chiunque altro, ma meritevole almeno per le splendide illustrazioni di Hermann
che inframezzano le storie.
giovedì 5 marzo 2015
Historica 29 - Le Torri di Bois-Maury 2: Oltre i Pirenei
Continua la saga de Le Torri di
Bois-Maury e con essa il periplo di Aymar. Penso che ci sia poco da dire
sulle trame a ancor meno sulla qualità del fumetto vista la mole di edizioni e
ristampe che ha meritatamente conosciuto in Italia.
A volo d’uccello: in Reinhardt Aymar
e Olivier si trovano coinvolti in una truce storia di successione dinastica
insieme a un cavaliere crociato, in Alda
si riannodano i fili coi primi volumi in un castello retto da un demente senile
raggirato da furfanti e in Sigurd è
di scena una originale storia di fantasmi norreni.
Questa edizione della Mondadori è per me irrinunciabile perché finalmente
sono riuscito a leggere i volumi in maniera organica e continuativa, altro che i
numeri sparsi de L’Eternauta recuperati
a distanza di anni l’uno dall’altro e la pessima versione su Skorpio che forse saltai del tutto visti
i tremendi risultati di stampa.
Così sono finalmente riuscito a cogliere alcune cose che mi erano del tutto
sfuggite dalle frammentarie letture precedenti: il tono sarcastico (rivolto in primis al protagonista) e la continuity molto precisa della serie.
Insomma, più che una rilettura per me questa versione Mondadori è come se fosse
la prima vera lettura.
Anche perché leggere i singoli volumi tutti d’un fiato mi ha permesso di
capire molto meglio le trame dei singoli episodi visto che Hermann, mannaggia a
lui, ama molto i sottintesi e i dialoghi sospesi o proprio troncati.
È anche vero che l’accostamento dei singoli episodi in un unico volumone
mette in evidenza le differenze a volte molto marcate nella colorazione.
Fraymond mi pare che qui non compaia, ma d’altra parte mi sembra che in questa
fase della serie non fosse ancora intervenuto Pahek. Non è da escludersi che lo
stesso Hermann si sia dedicato in prima persona ai colori, anche se le pesanti
pennellate a tempera di Reinhardt
sono ben lontane dagli spettacolari esiti che otterrà con gli acquerelli.
Comunque il volume è imperdibile ben oltre le ragioni che mi riguardano: le
storie sono avvincenti (per quanto Reinhardt
e Sigurd indugino troppo nel
sovrannaturale per i miei gusti), i personaggi originali e Hermann è un eccellente
narratore grafico, per quanto come disegnatore sia a volte veramente carente.
Un volume eccezionale in cui perdersi nelle suggestioni che ha saputo creare –
disegna le donne come mostri ma sa rendere le architetture e i panorami come
nessun altro.
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martedì 11 novembre 2014
Historica 25 - reprise
Alla fine me lo sono riletto tutto d’un fiato.
Credo di aver capito perché, oltre al “reddito di posizione” già accumulato da
Hermann con la sua ventennale carriera, Le
Torri di Bois-Maury sia considerato un capolavoro del fumetto franco-belga.
In quelle tavole, e si era nel 1983/84, non ci sono didascalie. Hermann
sviluppa la narrazione partendo da dettagli e particolari che servono a guidare
il lettore e a contestualizzare le scene, ma sa anche far deflagrare le pagine
con delle illustrazioni quasi a piena pagina in cui si rimane affascinati dal
profluvio di dettagli, dal senso della prospettiva e addirittura
dall’impressione di movimento (vedi la celeberrima sequenza dei muratori che
lavorano alla cattedrale nel primo episodio). E d’altra parte Hermann è
veramente il maestro del dinamismo e della mobilità, riesce a ricreare
l’illusione del movimento nelle singole vignette come nessun altro, e senza
ricorrere a particolari artifici. Insomma, anche se trovo che il termine sia
fin troppo abusato e usato quasi sempre a sproposito, il suo stile è veramente
cinematografico.
Per quel che riguarda i testi, cosa che a suo tempo mi aveva lasciato
interdetto, Hermann non si abbassa quasi mai a spiegare al lettore cosa sta
succedendo e cosa pensano i personaggi. Anche nelle situazioni più banali e
scontate i suoi attori preferiscono parlare per allusione più che essere
diretti. E così il lettore si trova a dover assumere un ruolo più attivo del
solito nella lettura del fumetto e nella sua interpretazione, facendosi
coinvolgere di più.
Poco importa quindi che a livello estetico tutti i personaggi di Hermann
somiglino a ET l’Extraterrestre disegnato da un artista underground che deve
ancora prendere confidenza con il rapidograph.
giovedì 6 novembre 2014
Historica 25 - Le Torri di Bois-Maury 1: Il Viaggio di Aymar
Nessuna recensione approfondita di Historica, stavolta (che con tutta la roba di Lucca che devo ancora smaltire chissà quando leggerò), segnalo solo che l’uscita di questo venticinquesimo numero rappresenta per me una manna visto che finalmente, quando potrò gustarmela, mi leggerò tutta la saga delle Torri di Bois-Maury dall’inizio alla fine dopo averla leggiucchiata a spizzichi e bocconi tra numeri de L’Eternauta, Lanciostory e volumi sparsi mai cronologici. Così a una prima occhiata mi sembra che il mio rifiuto iniziale per Hermann fosse giustificato visti i suoi personaggi deformi e sproporzionati, ma tutto sommato i testi sono più importanti – e comunque con Hermann avrei fatto pace grazie a Sarajevo Tango. Notevole l’introduzione di Sergio Brancato, che ha tratto beneficio dallo spazio ridotto (solo due pagine di introduzione, stavolta). Certo, per me è conclamato che Hermann NON fa parte della scuola della ligne claire, ma alcune considerazioni di Brancato su quello che viene chiamato Medioevo sono illuminanti.
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venerdì 14 dicembre 2012
Historica 2 - Bois-Maury
Dopo l’inaspettata sorpresa di un inedito e più che convincente Jarbinet,
la collana Historica colpisce
nuovamente nel segno con un volume di Hermann decisamente superiore alle
aspettative. Alle mie, almeno.
Quando avevo letto alcuni di questi volumi sui settimanali dell’Eura non mi
avevano colpito particolarmente, ma leggerli in maniera organica e con un
formato e una cura che ne esaltano le caratteristiche ne ha rivelato tutta la grandezza.
Di Bois-Maury non viene raccolto
il primo episodio, Assunta, con la
elegante giustificazione che non è stato scritto da Yves H. e si è preferito formare
un corpus uniforme firmato dagli stessi autori.
Ora, Yves H. è un figlio d’arte e lo si disprezza a prescindere. Nel suo
caso, e in riferimento alle prime porcherie che ha scritto per cotanto padre,
il disprezzo era più che giustificato. Ma in questi quattro racconti sembra
veramente un altro, ha raggiunto decisamente una maturità e una scioltezza di
scrittura che erano impensabili se torniamo con la memoria a puttanate infami come
Manhattan Beach e La ragazza di Ipanema.
Qui il rampollo di casa Huppen riesce a elaborare delle storie che pur
muovendosi nel solco di situazioni tipiche delle narrativa popolare (il nobile
decaduto, la ricerca dell’Eldorado, l’eroe anacronisticamente illuminato, ecc.)
risultano originali e molto interessanti, narrate con uno stile che incolla
alla pagina. Inoltre bisogna rendere merito anche allo scrupoloso lavoro di
documentazione che si percepisce in tutte e quattro le storie, anche se forse
qui anche il buon vecchio Hermann avrà avuto il suo peso.
Proprio come il padre, Yves H. riesce a racchiudere in sole 46 tavole una
situazione di partenza non banale, dei personaggi splendidamente caratterizzati
e un sacco di digressioni che non tolgono forza alla trama di base ma la
arricchiscono e ne completano la comprensione. E alla fine, visto il format di
partenza (ogni volume è autoconclusivo perchè si concentra su un solo
discendente dell’Aymar de Bois-Maury originario) non esitono situazioni
pendenti, rimandi a prossimi episodi, sospensioni da cui partire per nuovi
cicli di storie. Ogni volume è perfettamente chiuso in sè, e magari il mercato
franco-belga si concentrasse di più su questo tipo di prodotti piuttosto che
sulle lunghe saghe in cui il primo volume è a malapena un preambolo!
Ho notato l’evoluzione che Yves H. compie a livello di linguaggio. Nei
primi episodi (soprattutto nel secondo, Dulle
Griet) i personaggi si esprimono con una magniloquenza barocca forse
rispettosa del linguaggio dell’epoca, ma in definitiva poco realistica. Con
l’avanzare della serie ci sarà sempre più pulizia nei dialoghi e nelle battute,
tanto che il conclusivo Occhio di Cielo
farà largo uso di lunghe sequenze mute.
Ottima la caratterizzazione dei vari Aymar sparsi per i secoli: non si
tratta mai dello stesso archetipo di partenza rivestito a seconda delle
esigenze, ma di volta in volta abbiamo un personaggio sanguigno ma ingenuo, un
uomo avido attratto dalla lusinga dell’oro, un giovane idealista, un uomo maturo
ossessionato. In Dulle Griet, poi,
Aymar è quasi un’appendice della trama, assolutamente necessario per il suo
svolgersi ma non più di questo.
Dal punto di vista grafico non penso ci sia molto da dire. Hermann è
Hermann, non ci piove. È innegabile che molte anatomie sarebbero più indicate
per un fumetto umoristico e che le sue donne nella migliore delle ipotesi
ricordano l’E. T. di Rambaldi, ma difficilmente mi vengono in mente altri
disegnatori che masticano il linguaggio del fumetto e lo piegano al loro volere
come lui. Certamente non mancano i fumettisti di cui si guardano estasiati i
disegni, ma praticamente nessuno (forse Jean Giraud?) ha il suo stesso
controllo della tavola. Col suo gioco di pieni e vuoti, con la sua abilità nel
rappresentare il movimento (e fateci caso: non usa mai le linee cinematiche),
con la cura per i dettagli Hermann proietta veramente il lettore nella storia e
gliela fa seguire come vuole lui. Eh, lo so che questo è un luogo comune che si
può applicare a tanti disegnatori senza troppa cognizione di causa, ma nel caso
di Hermann è la sacrosanta verità. Così come nel suo caso lo è pure quella
frase fatta che vorrebbe i grandi artisti essere in grado di far capire allo
spettatore che ora è nei loro lavori: pensiamo solamente a come il tramonto che
si avvicina tinge i volti dei personaggi nelle prime pagine di Vassya. Se poi pensiamo all’uso mai
banale che fa del colore (ora con accostamenti violenti, ora con intere
sequenze basate solo su due colori come in Occhio
di Cielo), all’abilità nel ritrarre alla perfezioni gli animali e alla cura
maniacale per la documentazione, è impossibile non rimanere catturati dalle sue
tavole. E chi se ne frega se guardando in un secondo momento i suoi disegni con
la lente d’ingrandimento ci accorgiamo che un occhio o una mano sono
sproporzionati.
Ancora ignoro cosa pubblicherà la Mondadori dopo Bois-Maury, sarà difficile mantenere la stessa qualità di questo
secondo volume ma questa collana ha già riservato graditissime sorprese e
quindi non dispero.
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