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sabato 9 marzo 2024

Il Morto 59: L'Ora della Verità

(copertina provvisoria: vedi sotto)

Prosecuzione diretta dell’episodio precedente di cui ci viene generosamente fornito un riassunto.

Peg e i suoi alleati si preparano a liberare Jenny mentre una volitiva graduata della Guardia di Finanza ha a sua volta nel mirino il Vertega, che (come usava ai tempi della dittatura in Argentina) sottrasse la figlia alla desaparecida Violeta che invece è ricomparsa sulla scena nello scorso numero. L’episodio si muove tra indagini e azione (molta azione) ma non mancano un po’ di ironia e le sempre gradite citazioni dei Maestri del fumetto popolare italiano. Certo, bisogna stare al gioco di Ruvo Giovacca e accettare la sequela di botte di culo che salvarono la vita di Violeta oltre che l’invidiabile dinamismo degli anziani coniugi Vertega, ma la storia si legge con piacere.

Lavoro sempre buono ai disegni, opera di Luca Bonardi e Davide Celletti con la consueta inchiostrazione di Vasco Gioachini a la proverbiale elaborazione dello Studio Telloli.

In appendice è presente la storia breve Malum di Angelo Feltrin, molto simpatica sia come testi che come disegni.

Da questo numero Il Morto costa 4 euro. Non è una sorpresa visto che Menhir Edizioni ne aveva già dato comunicazione tramite newsletter con toni apocalittici. D’altra parte in un paese in cui pensionati da 2.000 euro al mese asseriscono di dover «accendere un mutuo» perché gli albi della Bonelli aumentano di pochi spiccioli posso capire che gli editori sentano la necessità di abbassarsi a chiedere delle scuse assolutamente non dovute e anzi degradanti per tutto il settore.

lunedì 11 settembre 2023

Il Morto 57: Spie

Verrebbe da incazzarsi a pensare che questo numero (datato luglio!) è uscito a distanza di quattro mesi dal precedente, ma il contributo di tre disegnatori diversi fa capire quanto la sua lavorazione probabilmente sia stata complessa.

Peg viene indirizzato in Liguria da tal Enrico Palmieri che fu il suo superiore ai tempi dei servizi segreti. Qui un surreale equivoco lo fa diventare il bersaglio di altri agenti, le spie del titolo. Colto di sorpresa, inizialmente se la vede brutta ma ovviamente il Morto è un osso durissimo. Rintracciato l’ormai disabile Palmieri (vittima di vari attentati), fa la movimentata conoscenza delle due amazzoni che gli fanno da guardie del corpo e finalmente ha modo di scoprire qualcosa sul suo passato: è stato lui a defenestrare nientemeno che Mobutu! Ma oltre a questo scoprirà ben poco altro perché la misteriosa organizzazione che vuol far fuori Palmieri alla fine riesce nell’intento. Molto ben congegnato il finale: Ruvo Giovacca ci aveva fatto pensare che la storia avesse preso una direzione, e invece…

Come dicevo sopra, i disegni sono frutto della collaborazione (o dell’avvicendamento) di tre disegnatori: Claudio Delia, Alfonso Elia e Vasco Gioachini che ha fatto anche le chine. Il risultato, sempre elaborato dallo Studio Telloli, è molto buono, con pose dinamiche e non banali e una grande espressività.

In appendice la storia breve In Gabbia di Angelo Feltrin: ben disegnata e piuttosto suggestiva, ma un po’ inconcludente.

mercoledì 15 febbraio 2023

Il Morto 55: Una vita di seconda mano

Grazie a qualche passaggio di camionisti Peg giunge nella cittadina di Roccanera, poco dopo il più classico degli scambi con cui il protagonista si ritrova con il giubbotto di un altro, carico di spinelli che gli daranno noie con le forze dell’ordine locali impedendogli di ripartire come stabilito.

I documenti nel nuovo giubbotto lo identificano come Massimo Zanardi (non sarà l’unico omaggio ad Andrea Pazienza dell’albo), un figuro losco che risiedeva in paese ed evidentemente gli assomigliava visto che in molti credono che sia effettivamente lui. Tra questi c’è anche una furiosa ex-moglie che pretende gli alimenti e il maltolto che “Max” le avrebbe sottratto. Visto che Peg è affetto da amnesia e potrebbe aver veramente abitato a Roccanera sotto falso nome, la situazione assume degli appassionanti contorni da thriller in cui il lettore viene calato molto bene in quest’atmosfera quasi trasognata in cui non si capisce se i paesani siano sinceri o ci sia qualcos’altro sotto. Tra gli altri, spicca la prosperosa amante di “Max”, vedova da poco.

A onor del vero, ricordo di aver visto un film americano con un canovaccio simile, ma in realtà chissà quante altre opere dell’ingegno ruotano attorno a un soggetto simile. Ruvo Giovacca è stato senz’altro bravo a incuriosire il lettore e a introdurre con calcolata maestria i vari tasselli della storia (a Roccanera c’è solo una fonderia, la rosticceria del paese prospera, gli operai vengono tutti da un paese musulmano, l’ingegnere sposato con la vedova non ha lasciato spoglie mortali da riconoscere…), storia che alla fine si scoprirà ruotare attorno a un complotto spionistico internazionale, anche piuttosto complicato.

Di per sé Una vita di seconda mano è un albo prettamente autoconclusivo (alleluia!) però presenta un incipit e un finale che introducono nuovi elementi che probabilmente saranno sviluppati prossimamente. Più che per l’azione si segnala come detto per l’atmosfera, ma non mancano alcuni piacevoli dialoghi taglienti – pochi ma efficacissimi.

Le matite sono state realizzate dalla new entry Claudio Delia col redivivo Guglielmo Castelli, ovviamente inchiostrati da Vasco Gioachini e ulteriormente elaborati dallo Studio Telloli. Il risultato è veramente molto buono, con una particolare cura per le fisionomie e le posture dei personaggi.

In appendice la storia breve Virus, soggetto suggestivo ma un po’ estemporaneo di Ruvo Giovacca reso molto bene col segno netto e contrastato di Angelo Feltrin e Riccardo Bandiera.

giovedì 11 agosto 2022

Il Morto 53: Nostalgia Canaglia

Titolo geniale di Ruvo Giovacca che prendendo spunto dall’immortale hit di Al Bano e Romina Power si riferisce in realtà a un particolare tipo di nostalgia, quella verso il ventennio fascista.

Peg e Itala sono apparentemente periti nel lago a seguito dell’“incidente” che chiudeva lo scorso numero. Ovviamente sono sopravvissuti e insieme al bottino in lingotti d’oro dell’eredità di Itala si rifugiano in una casetta in campagna per pianificare le prossime mosse mentre gli uomini del dannunziano “Barone” (deciso a ricostituire il partito fascista) danno loro la caccia. Alla fine Itala viene catturata e persino il Morto se la vedrebbe brutta, se non fosse che si è saggiamente assicurato l’aiuto di un sub.

Oltre a essere movimentato e piuttosto originale, questo episodio si segnala per delle sequenze umoristiche veramente esilaranti (il contadino terrorizzato dalla “strega” Itala, la giustificazione di tutte quelle fedi da parte del Barone…) ma anche perché finalmente arriviamo a un punto fermo nella saga senza un cliffhanger che ci faccia rimanere col fiato sospeso per mesi.

Ottimo il lavoro di Vasco Gioachini, molto espressivo e dalle vignette assai ricche e dettagliate (ma qui ovviamente è quasi sicuro che il merito sia dello Studio Telloli). Unici elementi che tolgono parte del fascino ai suoi disegni sono il ricorso occasionale a un’area non riempita a simulare un’ombra accanto ai nasi, come si usa nei manga, e il riutilizzo delle stesse immagini a brevissima distanza, così ad esempio ci ritroviamo la stessa vignetta sia a pagina 94 che, rimpicciolita, in quella di fronte.

Nel complesso, uno degli episodi migliori della serie.

In appendice la storia breve Il Sogno di Otan di Angelo Feltrin, autore che ha già dimostrato il suo valore su queste pagine. I disegni sono molto suggestivi, anche la storia lo è se non fosse che il colpo di scena finale si è già visto molte altre volte, anche su queste stesse pagine (anzi mi viene il sospetto che la storia fosse già apparsa su Il Morto).

lunedì 16 maggio 2022

Il Morto 52: Halloween Party

Fa un po’ strano leggere un fumetto ambientato ad Halloween a maggio, a maggior ragione con il clima agostano che c’è in questi giorni alle mie latitudini.

A seguito degli eventi dello scorso numero Peg fugge ancora travestito da Morto e provvidenza vuole che siccome è Halloween abbondino le feste in cui imbucarsi senza destare sospetti. Così, seguendo una tizia vestita da Vampirella, si ritrova al party droghereccio e scopereccio del neofascista Fosco (che in almeno un’occasione diverrà «Fusco») e qui aiuterà una nuova conoscenza, Itala, a recuperare dei documenti relativi a un’eredità. A causa del casino successo nello scorso numero (e chi se lo ricorda essendo passati mesi?) i carabinieri, tra cui militano anche Nino Frassica e Gigi Proietti, danno la caccia a chiunque indossi una maschera simile alla sua, mentre i fuggitivi Itala e Peg salvano un’amica di lei da un’aggressione e vanno alla ricerca di questo misterioso tesoro che farebbe parte dell’eredità.

Le forze dell’ordine catturano intanto Simone Baiatesa, nientemeno che il sarto che confezionò il costume del Morto tuttora usato da Peg, ricollegandosi così agli esordi della saga.

Giunti alla casa ormai abbandonata del nonno di Itala, i due con una botta di fortuna trovano un passaggio segreto che li porterà al tesoro: lingotti d’oro occultati da repubblichini che li sottrassero agli alleati nazisti. Ma sul posto giungono anche i carabinieri e Fosco con la sua compagnia golpeggiante, per un redde rationem che non chiude l’albo, che si conclude invece con uno dei soliti micidiali cliffhanger di cui vedremo il seguito tra mesi.

Halloween Party ha qualche passaggio un po’ inverosimile: Peg dice giustamente che per passare inosservato deve mettersi degli abiti civili ma non si toglie la maschera del Morto nemmeno passato il 31 ottobre, inoltre la facilità con cui trovano il passaggio segreto è quasi ridicola. Ciononostante, e pur considerando che errori e refusi sono più abbondanti del solito (tra cui un micidiale «UN zelante» che apre il riassunto dello scorso numero), questo episodio si fa leggere di gusto per la frenesia dell’azione e per il consueto sguardo cinico di Giovacca sull’Italia di oggi, stavolta senza molta ironia. Buoni i disegni di Vasco Gioachini, pur se a volte sono un po’ squadrati e poco dinamici. L’ambientazione mascherata offre al disegnatore l’occasione di inserire più di una citazione fumettistica nelle sue tavole, e anche un’opinione sulla situazione ucraina nell’insegna di un negozio.

A completare il fascicolo la storia breve La lettera D, che al di là dello spunto mistico (forse nemmeno voluto) è divertente e soprattutto ben disegnata da Angelo Feltrin che l’ha anche scritta.

Da questo numero Il Morto costa 30 centesimi in più, ma col suo ritmo di uscita mi ci perdo al massimo un caffè all’anno.