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venerdì 7 settembre 2018

Linus 9/2018

L’ultimo numero di Linus ha come filo conduttore i migranti e, per estensione, i problemi delle minoranze. Più che altro, dato lo scarso rilievo che effettivamente riveste l’argomento, si ha più che altro l’impressione che si tratti di una scusa per giustificare la ristampa di un vecchio Muñoz-Sampayo come storia lunga in appendice, e per presentare due pagine di Peanuts (con le strisce in cui compare il nero Franklin) avulse dalla riproposta cronologica, che comunque continua nelle tre pagine successive.
Questo numero non si presentava insomma nel migliore dei modi, eppure l’ho comprato e gradito. Peanuts e Calvin & Hobbes sono sempre un piacere, decisamente meno Barnaby che ho saltato direttamente. Alcuni autori hanno rifatto capolino sulle pagine della testata: Jopo de Pojo di Swaarte è presente con una storia “lunga” (addirittura 8 tavole contro le 4 paginette solitamente riservate cadauno ai fumetti) che a ben guardare è un’accozzaglia di luoghi comuni e situazioni stereotipate, ma che mi ha fatto scompisciare dalle risate. Toffolo riprende Il cammino della Cumbia e anche se occasionalmente mi è sembrato che il suo disegno fosse un po’ più scarno del solito è stato piacevole leggerlo nuovamente e riannodare i fili della trama intravisti finora. Continua Phil Perfect di Clerc con una biografia originale e divertentissima e torna il Merendino di Lorenzo Mò. Delimitata da una cornice di due “one-pager”, la storia principale del cagnolino astronauta è basata su un meccanismo molto semplice e quasi infantile, ma anche qui ci si rotola dal ridere.
Continua anche Little Nemo in Slumberland, che probabilmente trarrebbe beneficio da un formato più grande; tornano I Quaderni di Esther di Sattouf, che stavolta mi sono sembrati più interessanti del solito, e continua anche l’Underworld di Kaz, anche stavolta di interpretazione non scontata e sospeso tra la stoccata efficace e la minchiata estemporanea, come emerge anche dall’intervista che introduce le sue 4 pagine. Con Kaz sono ben tre Fumettisti d’Invenzione in due numeri di Linus (quattro a volerci inserire anche la prima pagina di Merendino): niente male.
Buoni anche i fumetti non seriali. Di Mattotti viene presentata una selezione di schizzi e disegni accompagnati da un commento testuale che li rende simili a vignette umoristiche con un contenuto a volte esistenziale. La Preghiera di Caino “fumettata” da Laura Perez Vernetti è un’interpretazione della poesia omonima di José Luis Piquero. Appena letta questa cosa nell’editoriale di Igort mi è venuta la pelle d’oca, invece devo dire che l’operazione è riuscita visto che il testo è molto evocativo e la scansione delle vignette è molto ragionata ed efficace. Peccato che la stampa non sia ottimale. Habanera è un racconto noir molto ben confezionato in cui vengono riassunti in sei tavole i momenti salienti della vita di un uomo transfuga da Cuba da bambino e che a Cuba ritornerà. I testi sono firmati Norbescu, i disegni a opera del bravo Andreas Bananos Mimosa che ricorda Carpinteri. Peccato che l’evidente ricorso a tecniche digitali spezzi un po’ la magia del disegno.
Ma peccato soprattutto per Pepe l’architetto, quelle 26-pagine-26 alla fine della rivista che, per quanto ottime, ho già in chissà quante altre versioni – e stampate meglio.
La parte scritta è come al solito di livello buono od ottimo. Per alcune rubriche (Zeitgeist, Cronache dal mondo sommerso) un’unica pagina mi sembra uno spazio troppo costretto e resto sempre con la voglia di leggerne ancora, ma d’altro canto il numero delle pagine disponibili è quello che è. Tra gli interventi letterari si segnala particolarmente Allora, chi vuole soffiare? scritto da Piergiorgio Paterlini e accompagnato dalle tavole di Marco Galli: praticamente unico elemento coerente con il tema dichiarato di questo numero, affronta l’argomento in modo originale e battagliero.
In definitiva, anche se è molto meglio una ristampa di Muñoz-Sampayo piuttosto che un manga, spero vivamente che nel prossimo numero non ci sia un’altra sorpresa del genere.

venerdì 31 marzo 2017

Non ho potuto esimermi (e ho scoperto delle cose curiose)

Ricordavo che i colori di Norteamericano(s) fossero esornativi, suggestivi ma non certo indispensabili a quella particolare storia di Alack Sinner (oltretutto noto per i suoi profondi bianchi e  neri), e forse nemmeno realizzati da José Muñoz visto che non somigliavano molto a quello che avrebbe realizzato negli anni successivi col colore. Ma riprendendo in mano il Corto Maltese del febbraio 1989 dove venne pubblicato (dietro la sproporzionata e pacchiana copertina col Batman iconico di Miller, strombazzato per bene insieme a Superman mentre non si faceva cenno all’ultimo episodio de I Giardini di Edena di Möebius che si concludeva su quello stesso numero) mi sono reso conto di quanto sbagliassi. Giudicate voi con questo confronto all’americana con la nuova versione edita in bianco e nero dalla Cosmo:

Oltretutto ho notato anche altre differenze, che stavolta riguardano i testi. In molti casi sono cose minime, ma incerti frangenti vengono un po’ modificati i significati di alcune scene.

martedì 31 gennaio 2017

Ma sì, dai...

Niente male questo primo volumetto della serie Grandi Maestri dedicato ad Alack Sinner. La stampa è incredibilmente buona, il prezzo è di soli 5,90 euro per 176 pagine e ci sono anche due interessanti redazionali in apertura e in chiusura.
Ovviamente non ho saputo resistere alla tentazione di confrontare queste tavole con quelle pubblicate a suo tempo dalla Rizzoli – Milano Libri nel volume Alack Sinner così com’era (chissà dove avrò messo le raccolte della Acme), scoprendo alcune cose curiose. I balloon della versione Cosmo sono diversi da quelli della Milano Libri, ma mi sembra di capire da alcuni dettagli, al di là della migliore resa estetica della Cosmo, che sia questa edizione bonellide la più fedele alle intenzioni di Muñoz, lasciando maggiore spazio per il resto delle vignette. Alcuni elementi della precedente edizione lasciano addirittura supporre che sia stata la redazione di Alter ad avere inserito degli elementi laddove il disegnatore aveva lasciato spazio vuoto come indicazione di dove inserire i dialoghi e le didascalie. Ma non sempre è così e ogni tanto sono i balloon Cosmo quelli (di poco) più invasivi.
Nel colofon viene anche riportata la voce relativa alla «traduzione»: forse Sampayo scriveva in castigliano e lo hanno tradotto a partire dal testo originale, ma credo sia più probabile che abbiano usato una versione francese di partenza, a cui potrebbero essere imputabili anche le differenze nel posizionamento e nella forma delle nuvolette. Ci sono pure dei dialoghi invertiti e delle telefonate in cui i dialoganti si scambiano di ruolo. A voi il divertimento di trovarli, insieme alle altre differenze tra le due versioni (la Cosmo ha pure ripristinato delle firme e altri elementi non presenti nel volume della Milano Libri):
Purtroppo è innegabile che la splendida carta patinata usata dalla Milano Libri sia nettamente superiore a quella della Cosmo, e i disegni di Muñoz risaltano con ben maggiore incisività. Sia come sia, sicuramente continuerò la collezione e di certo questo volume non finirà nel cassetto generico dei “bonellidi Cosmo”.