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venerdì 9 gennaio 2026

Love and Rockets Collection 4 - Locas 4 - Penny Century

Ho fatto penitenza e adesso posso divertirmi. Sotto quindi col più frizzante e talentuoso dei fratelli Hernandez. Anche se a dirla tutta la lettura di questo volume è stata spiazzante visto che sembrano essere passati anni dalla fine dello scorso volume e molti dettagli mi giungono nuovi, come se mi fossi perso qualcosa per strada. Izzy è diventata una scrittrice? Costigan sta morendo e ha una figlia presso cui lavora Maggie? Maggie che tra l’altro non solo si è sposata ma ha pure divorziato (questo però non lo sapevano nemmeno gli altri personaggi).

Il volume si apre con la storia lunga Whoa Nellie! in cui le “locas” hanno un ruolo talmente satellitare da risultare praticamente assenti – oltretutto compare solo Maggie. La vicenda ruota invece attorno al mondo del wrestling femminile e le protagoniste sono l’affascinante Gina Bravo e Xochitl “Xo” Nava, con un ruolo di rilievo assegnato ovviamente alla tia Vicki che fa loro da manager e allenatrice. Jaime Hernandez riesce nell’incredibile compito di rendere interessante e appassionante un fumetto in cui, nonostante gli scontri sul ring, i conflitti sono più che altro personali e intimi. Da una parte c’è il desiderio di Gina di rifare un tag team con la “cattiva” Xo, dall’altra le dinamiche dettate a tavolino (e spesso poco rispettose dei lottatori, soprattutto delle donne) dell’ambiente del wrestling. D’altro canto un uso molto avveduto dei flashback nei punti giusti crea molta suspense: il dramma sembra sempre essere dietro l’angolo ma in conclusione quel finale fin troppo lieto (forse irrealistico, ma non me ne intendo) scioglie tutta la tensione gratificando il lettore. Non dico che Jaime sia riuscito a farmi interessare a questo “sport”, ma la dedizione con cui ne descrive la storia, i personaggi pittoreschi e tutto ciò che ci gira attorno è conturbante. Senza mai tralasciare l’umana quotidianità dei vari personaggi, che è anzi quello che sottolinea di più – rendendolo incredibilmente interessante anche al lettore. In Whoa Nellie! sono inserite molte sequenze mute di wrestling, in cui l’autore fa sfoggio di grandi virtuosismi con evidente e giustificato compiacimento. Al di là della gestione dei chiaroscuri e delle masse si mette ancora in luce la sua abilità nel tratteggiare ogni donna con una personalità precisissima senza farne una caricatura.

Con rare eccezioni da una ventina di pagine, il resto dei fumetti presenta storie molto brevi, alcune addirittura fulminanti in una sola tavola. Ci sono comunque delle trame che si intrecciano a formare un mosaico coerente, ma all’eponima Penny Century non viene certo riservato tanto spazio da farle meritare l’intitolazione della raccolta, tanto più che non è nemmeno sempre la protagonista dei segmenti che in teoria dovrebbero esserle dedicati. Maggior rilievo viene dato alla figlia di Costigan oltre che ovviamente alle Locas. Forse Whoa Nellie! e altre storie sarebbe stato un titolo più indicato. Queste “altre storie” variano dal noir esistenziale (un ex di Maggie non riesce a togliersi dalla testa Penny) al surreale (Izzy diventa gigantesca quando deve presentare un libro), dalla commedia romantica (Hopey potrebbe andare a un appuntamento con un collega di lavoro) alla parodia dei Peanuts, dalla comicità slapstick all’horror.

Lo stile di disegno di Jaime Hernandez continua quel processo di asciugatura e semplificazione che avevo già ravvisato. Ma che eleganza, che espressività, che dinamismo.

Un volume vorticoso da leggersi senza porsi troppe domande, e anche se poi alla fine l’autore ci spiegherà i retroscena di molte delle sequenze in cui ci siamo trovati ex abrupto la soddisfazione non sarà tanto unire i puntini delle varie vicende quanto lasciarsi trasportare dalla fantasmagoria di personaggi e situazioni.

mercoledì 20 agosto 2025

Love and Rockets Collection 6 - Palomar 1: Una Zuppa per il Crepacuore

Ho procrastinato il più a lungo possibile la lettura di questo volume perché temevo che fosse pesante. Avevo ragione.

In teoria Una Zuppa per il Crepacuore ruoterebbe attorno alla nuova bañadora giunta al sottosviluppato paesello centramericano di Palomar ma la storia si sfilaccia lungo una pletora di sottotrame e personaggi satellitari che vivono le loro vicende, spesso inconcludenti, e occasionalmente si incrociano. Lo stesso Beto Hernandez introducendo il secondo episodio sembra non raccapezzarcisi più di tanto con quello che è successo nella prima tranche della storia che dà il titolo al volume. L’unico trait d’union potrebbe essere la zuppa che viene servita per indurire il cuore degli innamorati delusi e aiutarli a sopravvivere alle loro illusioni (ma sono solo due, però). Suggestiva la scena finale, con l’unico personaggio un po’ a bolla che vede i fantasmi di quanti sono morti in questa cinquantina di tavole. Che calvario, però, arrivarci.

A seguire, un’alternanza di storie brevi e di altri cicli più articolati che però non raggiungono la complessità e la lunghezza di Una Zuppa per il Crepacuore – e meno male, direi. Alcune delle brevi le ricordo pubblicate su Comic Art, tranne ovviamente quelle che Beto Hernandez ha realizzato vent’anni dopo la pubblicazione originale. La riproposizione in volume (in questo volume, almeno) non segue infatti un criterio scrupolosamente cronologico e storie dei primi anni ’80 possono dialogare con altre dei primi 2000, arrivando a generare qualche incongruenza: in occasione di Toco (2002) Beto ha resuscitato il personaggio omonimo morto nella Zuppa, della cui dipartita si era invece ricordato in una storia del 1985 che viene pubblicata tra le ultime qui raccolte.

L’autore scrive in maniera sincopata, con lunghe ellissi che vanno riempite dal lettore e di cui si capiscono certi dettagli solo ex post, vedi ad esempio l’ascesa sociale di Luba a Palomar o il progressivo figliare dei vari personaggi. Alcuni personaggi crescono, partono, maturano mentre altri sembrano vivere in un eterno presente. Lo scorrere degli eventi potrebbe anche avere una sua logica ma è inutile perderci tempo e fatica per raccapezzarcisi.

Anche se la bañadora maggiorata Luba in seguito godrà di un ampio approfondimento, Palomar è una serie corale con una forte continuity. L’impressione è che Beto piazzasse dei tasselli di un mosaico di cui forse nemmeno lui sapeva quale forma avrebbe avuto alla fine, sospeso tra telenovelas, umorismo, allusioni sessuali, blando terzomondismo e ancor più blando realismo magico. Probabilmente la lettura scaglionata su rivista sortiva un effetto diverso e la sovrabbondanza di testo sopperiva alla brevità di alcune storie, ma sul lungo termine rende ostica e ridondante l’esperienza dell’approccio integrale. Le pesanti pagine iniziali “numerate” con lettere per introdurre personaggi e ambientazione (fatte apposta per l’occasione, immagino) non fanno che confondere ancora di più. Beto chiede al lettore una grande attenzione per districarsi tra tutti questi personaggi ma grazie a dio gli fa la cortesia di rendere facilmente identificabili i singoli protagonisti, persino le donne (cosa difficile nei fumetti), anche a costo di scadere nel caricaturale visto che all’epoca, la serie è iniziata nel 1983, le sue doti grafiche erano ancora meno sviluppate di quanto si vedrà in seguito.

Fortunatamente in corso d’opera Beto Hernandez imparerà a calibrare meglio testi e silenzi, a giocare con le forme, a creare ritmi all’interno delle tavole, ad accostare vignette in maniera drammatica, a calibrare i bianchi e i neri. Ma la sua maturità di storyteller si intravedrà solo dopo circa 200 pagine delle 287 che costituiscono questo volume – e si intravedrà soltanto, perché ci saranno ancora troppe didascalie e troppa attenzione a particolari che secondo me non necessitavano di essere sviluppati. In ogni caso non possiamo goderci dei disegni altrettanto belli quanto quelli di suo fratello Jaime.

È chiaro che a Beto si deve dare tutta la clemenza affettuosa che si riserva all’esordiente, e anche suo fratello non aveva certo brillato con Mechan-X, ma Una Zuppa per il Crepacuore resta una lettura complicata pur con qualche battuta divertente che affiora qua e là. Probabilmente per apprezzarla al meglio andava seguita coi ritmi seriali dell’epoca, senza strafogarsi del volume nelle quattro o cinque sessioni in cui l’ho letto io.

martedì 16 aprile 2024

Love and Rockets Collection 3 - Locas 3 - Perla la Loca

Riprendo a leggere la saga delle Locas e, accidenti, non è facile raccapezzarcisi vista la quantità di personaggi e la strettissima correlazione che hanno tra di loro i singoli cicli. Come farà Jaime Hernandez a tenere conto di tutto il piano generale? Ci sarà poi un “piano generale” o naviga a vista? E nonostante questa raccolta sia intitolata a “Perla” (che poi sarebbe Maggie, come la chiamava suo padre che poi si risposò con un’altra donna) si perde in molteplici rivoli che sgorgano dalla trama principale. Anche se una trama principale in fondo non c’è e a voler proprio trovare un filo conduttore lo si potrebbe identificare nei tentativi infruttuosi di riavvicinarsi delle due amiche/amanti. Ma nel mentre succedono un sacco di altre cose.

La scena si sposta dalla California a una città non meglio specificata (io almeno non ho capito qual è) con i suoi abitanti ricchi e snob. Ma è solo l’inizio: Jaime Hernandez incuriosisce il lettore lasciando intendere che Maggie è tornata in città, eppure anche se se ne parla non la vediamo mai – se non nei flashback. La ricerca di Maggie da parte di Izzy sarà il leitmotiv del primo lungo ciclo di questi episodi, Wigwam Bam, insieme al mistero su chi effettivamente ha messo Hopey tra le persone scomparse sui cartoni del latte che avevano già fatto capolino nello scorso volume.

Nel frattempo Hopey vive un’esperienza surreale presso la magione di una vecchia diva della televisione e Maggie deve vedersela con una colossale wrestler innamorata di lei. La rediviva Danita (e chi si ricordava della sua esistenza?) va poi a vivere con Maggie e sua sorella Esther. E si riallacciano anche dei fili lasciati in sospeso sin dall’inizio della saga, quando aveva ancora un lato fantascientifico. Jaime si ritaglia anche lo spazio per omaggiare ogni tanto il lavoro del fratello Beto.

Più che Perla la Loca si può dire che la protagonista sia Perla l’allocca, che per risolvere i suoi problemi ne crea di ancora più gravi per se e per quelli che le stanno attorno, generando un vortice di situazioni incontrollate. Tanto ingarbugliata diventa la faccenda che lo stesso autore deve ricorrere al vecchio imbroglio di svelare che era tutto un sogno. No, non cade così in basso: era solo uno scherzo al lettore!

Lo stile di disegno di Jaime Hernandez si “asciuga” un pochino, per così dire, nel corso del fumetto, ma mantiene sempre la sua eleganza e la sua espressività. Il suo stile di narrazione ellittico e sincopato può lasciare a volte spaesati, ma ha il vantaggio di tenere il lettore incollato alle tavole richiedendo la giusta attenzione ai cambi di scena repentini e per ricostruire la cronologia di quanto mostrato in una stessa pagina.

Data la stratificazione di personaggi su personaggi e la complessità delle loro relazioni penso che sarà superfluo cercare di ricostruire tutto l’ordito della serie ma mi godrò i prossimi volumi così come verranno.

martedì 17 ottobre 2023

Love and Rockets Colletcion 2 - Locas 2: la Ragazza di HOPPERS

 
Forse Jaime Hernandez è veramente maturato, o forse alla fine ci si affeziona ai personaggi e le cose acquisiscono un senso anche se in origine non erano pensate per avercelo. Comunque ho trovato questo secondo integralone migliore del primo.

Pur tra le molteplici vicende satellitari, tra cui il celebrato ciclo della morte di Speedy (che in realtà si intitola Vida Loca), il tema predominante di questa raccolta è la necessità di Maggie di riunirsi con Hopey, in tour con la sua sgangherata band punk. Ma in realtà questo filo conduttore occupa solo metà delle pagine, tra donne wrestler, rivelazioni sul passato di altri personaggi, Penny Century e derive facete in un contesto in cui piccoli e grandi drammi sono dominanti – in una scena Maggie getta via un “suo” fumetto, quasi a simulare una retcon con cui dire che certe cose del suo passato non sono mai avvenute.

Disegni spettacolari come e più che nel primo volume.

martedì 3 ottobre 2023

Love and Rockets Collection 1 - Locas 1: Maggie la Meccanica

Dopo le letture casuali della raccolta organica di Love and Rockets mi cimento ordinatamente col primo volume, sia della serie che delle Locas. Tono e ambientazione sono ben diversi da quelli di Palomar (ma forse anche gli anni che separano i due cicli hanno inciso). Unico punto di contatto che ho trovato: la passione per la cultura pop, se non proprio camp, anche se approcciata in maniera diversa. Ma è inutile cercare temi ricorrenti o una marca stilistica precisa nei testi e nelle tematiche, perché Jaime è ancora più imprevedibile di suo fratello Gilbert “Beto”. E così ad aprire il volume sono una storiellina di fantascienza affrettata e alquanto sciocchina affiancata a un meraviglioso fumetto muto su una scrittrice che non trova l’ispirazione. Da lì in poi sfilerà di tutto: la scena punk californiana dei primi anni ’80 accanto a storie lunghe che fanno il verso ai classici dell’avventura, miliardari con i corni in testa senza alcuna spiegazione accanto alle loro vezzeggiate bamboline che vogliono diventare supereroine, vecchie ma combattive lottatrici di wrestling accanto ad amorazzi da fotoromanzo, i problemi a sbarcare il lunario accanto ai ricordi di quando si era il sidekick del supereroe locale, street art e disagio suburbano accanto alla magia, terzomondismo da operetta accanto a inserti di finte strisce giornaliere in una lingua incomprensibile… A seconda dell’estro del momento le storie possono essere umoristiche, drammatiche (rare, queste), avventurose, investigative, grottesche, metanarrative… Difficile anche solo provare ad abbozzarne un riassunto. E poi sarebbe inutile, perché di storia in storia si cambia repentinamente ambientazione e atmosfera, a volte anche nello stesso arco narrativo.

Nonostante la raccolta sia intitolata a Maggie, Locas è un fumetto corale con un sacco di protagonisti che interagiscono o si rubano la scena. Principalmente si tratta di donne, in particolare Maggie e la sua amica/amante punkettina Esperanza “Hopey”, a dire il vero le uniche a essere talvolta confondibili nonostante la grande maestria di Jaime nel personalizzare le donne, talento che condivide col fratello.

A proposito della sua maestria, leggo che è nato nel 1959, sicché all’epoca della realizzazione di queste storie (le prime sono datate 1981) aveva poco più che vent’anni. È incredibile come a quell’età avesse raggiunto una tale eleganza nel tratto e una padronanza che solo dopo decenni alcuni autori raggiungono (se ci arrivano) in anatomia, sintesi, dinamismo, espressività, chiaroscuro, tratteggio, cura del dettaglio, costruzione e regia delle tavole. In pratica un incrocio tra Vittorio Giardino e Brian Bolland. E lui usava le sue enormi doti per illustrare delle storielle che francamente a volte sembrano proprio minchiatine. Il fatto che spesso ricorra alla metanarrazione sembra quasi un invito a non prenderlo sul serio, però questo mettere le mani avanti si scontra con l’atmosfera che si respira altrove, dove si avverte la sincerità quasi documentaristica di chi quelle cose le ha viste veramente (intendo i concerti punk e le amiche che ingrassano, non i dinosauri). Sì, lo so che sembro Franco Spiritelli che si lamenta perché Moebius disegna le storie di Jodorowsky, ma per il momento ho potuto godere solo dei bellissimi disegni e di alcune sequenze esilaranti nella speranza che in futuro ci sia più sostanza e coesione. Se non sbaglio sulla posta di Comic Art si favoleggiava di una meravigliosa Morte di Spider, vedremo.

martedì 19 settembre 2023

Love and Rockets Collection 10 - Palomar 4 - Luba e la sua famiglia

Continuo il recupero d’occasione delle saghe dei fratelli Hernandez, e lo faccio da par mio passando al decimo volume. Sfogliandolo mi era sembrato molto leggero e accessibile, e poi presenta un bel po’ di materiale utile per i Fumettisti d’invenzione.

Inizialmente la protagonista sembra essere Venus, figlia di Petra che è una sorellastra di Luba. Venus è una ragazzina molto sveglia, decisa e ironica con diverse passioni: il calcio, il pollo fritto, il suo amico Yoshio e i vecchi fumetti romantici. Ma presto l’obiettivo si allarga e, benché non le rubino ancora del tutto la scena, entrano in campo il gestore di una fumetteria che frequenta, il cugino Sergio e sua madre Pipo, la zia Fritz e altri personaggi della serie-madre o (immagino) creati appositamente. Questo allargamento di campo contempla una sempre più massiccia presenza di sesso. Le storie brevi che costituiscono il volume sono fondamentalmente delle gag, ma in sottofondo si percepiscono gli sviluppi di alcune vicende, come il progressivo allontanamento di Petra dal suo marito attuale e le tribolazioni di Luba per far entrare negli Stati Uniti il marito. Eh, sì, perché da circa metà volume le vicende e i personaggi di Palomar entrano di prepotenza nella narrazione riallacciando fili in sospeso o fornendo nuovi punti di vista a sequenze trattate altrove. Tra i tanti, ritorna anche lo Steve che si era visto in Love and Rockets X.

L’impressione è che questo quarto “integrale” di Palomar sia stato confezionato con materiale eterogeneo messo insieme a forza in assenza di altri cicli lunghi, ma il risultato non è affatto disprezzabile visto che così non serve arrovellarsi a ricostruire trame complesse. Non mancano situazioni divertenti e nelle sequenze più crude non si avverte la voglia di Beto di epater la bourgeoisie quanto la genuina necessità di raccontare le cose come stanno.

Lo stile di disegno di Gilbert “Beto” Hernandez è molto cartoonesco e si adatta perfettamente a queste storielle comiche e anche a quelle (non tante, ma ci sono) oniriche. Il primo impatto con la storia introduttiva datata 2011 è un po’ sconfortante, ma il materiale di fine anni ’90 è molto più curato – sempre nei limiti stilistici dell’autore. Ciò che difetta in precisione lo ha in espressività: in questo contesto va benissimo. Lodevole poi come riesca con pochi tratti a rendere perfettamente distinguibili le moltissime donne che pullulano in queste pagine senza farne delle caricature.

mercoledì 13 settembre 2023

Love and Rockets Collection 9 - Palomar 3: Oltre Palomar

Il mio rapporto con Love and Rockets è sempre stato basato sulla perplessità, se non proprio sul sospetto. Quando compariva su Comic Art mi pareva che quelle gloriose pagine (ma su quanto fossero realmente gloriose si può discutere) non fossero il posto giusto per quel prodotto poco più che amatoriale, anche se i critici si sdilinquivano nel decantarne le qualità. Sì, ma “critici” che forse oltre ai supereroi non avevano letto altro. Belli i disegni di Jaime Hernandez, vagamente simpatiche alcune storielle di Beto, ma in definitiva cosa c’azzeccavano con Ferrandino, Giardino, Saudelli, Rotundo, Rosinski, Buzzelli, Crepax, Manara, Eisner, ecc.? Sarà che quelle storie andavano lette in maniera organica e mi sfuggiva il quadro generale, anche se i cicli BEM e Mechan-X mi pare che fossero stati pubblicati in un’unica soluzione – ed erano delle palle micidiali. La svendita a 1 euro di alcuni dei volumi integrali della Panini mi ha permesso di affrontare una lettura più ordinata e ragionata. Che poi lo è fino a un certo punto, perché ho cominciato dal nono volume!

Oltre Palomar raccoglie due cicli: Rio Veneno e Love and Rockets X. Il primo narra le origini e il passato di Luba, la maggiorata protagonista delle vicende di Palomar. Nei fatti, è una storia centrifuga in cui Luba funge da perno attorno al quale ruotano le vicende di molti altri personaggi. Si tratta di un noir che mescola con crudo realismo gangster, transessuali, cultura messicana, disincanto per la violenza dei governi e anche un bel po’ di psicanalisi. Trattandosi in sostanza di un prequel mi sarò perso chissà quante citazioni, ma la lettura è comunque godibile anche così. O meglio, lo è per chi può leggerlo tutto di fila: immagino la confusione di chi lo lesse al tempo della sua prima serializzazione, che in una splash page leggo essere avvenuta tra 1988 e 1994! In totale sono 17 capitoli e anche se quelli finali sembrano un po’ affrettati, la struttura della trama è un meccanismo a orologeria perfetto. Non so se Beto avesse steso tutta la trama e le sue diramazioni in anticipo o se colmasse i vuoti a mano a mano che avanzava, in ogni caso ha fatto un ottimo lavoro. Per quel che riguarda i testi, almeno. I disegni alternano infatti uno stile pop alla Archie Comics, soluzioni espressioniste che mi hanno ricordato David Mazzucchelli e lo stile affrettato di chi è in ritardo con le scadenze. I testi sono molto più importanti, certo, ma visto che lo stile narrativo scelto da Beto si basa anche sull’accostamento ragionato delle vignette, sul chiaroscuro e su altri elementi prettamente grafici, se avesse curato di più l’estetica il risultato non ne avrebbe affatto risentito, anzi.

Love & Rockets X è contemporaneo a Rio Veneno essendo stato realizzato (come deduco dalla solita splash page/frontespizio) tra ’89 e ’93. Anche qui abbiamo una marea di personaggi, le cui vicende prendono il via in concomitanza con le disgrazie politiche che avvengono in San Salvador e la cui eco si riverbera a livelli diversi anche negli Stati Uniti. Dai molteplici riferimenti a Palomar e alle conoscenze pregresse che alcuni personaggi hanno tra di loro intuisco che anche qui sono entrato in sala quando il film era già cominciato da un pezzo.

Sfila quindi una variegata umanità di ogni estrazione, etnia e vocazione: c’è chi vuole vendicare l’aggressione neonazista a una vecchietta di colore, chi cerca di organizzare un concerto al party della madre ammanicata con Hollywood, chi è preda di amori adolescenziali, chi vorrebbe mettere su un vero complesso musicale, chi è vittima di un disturbo alimentare, chi vuole concepire un figlio nella maniera canonica pur essendo lesbica, chi lavora alla sua nuova sceneggiatura. Nonostante gli iniziali toni da commedia si percepisce che la tragedia è nell’aria, solo che questa tragedia alla fine non si concretizza mai e poco dopo metà dal troncone principale del fumetto la vicenda (stavo per scrivere “l’azione”) si sposta a Palomar. Sicuramente lo spaccato che ne esce è molto suggestivo e testimonia una realtà che l’autore conosceva bene, ma è così frammentario e ondivago da risultare un po’ inconcludente. Il suo realismo lo rende godibile, sì, ma ben al di sotto di Rio Veneno.

martedì 25 luglio 2023

Batman: Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora

Il passaggio al limbo del Tutto a 1 euro mi ha convinto ad acquistare quest’ennesima opera memorabile del più patetico tra gli imitatori di Alberto Breccia. Sarà stato il piacere di ottenere un volumone per una monetina, sarà stata la commozione di rivedere un albo della mai abbastanza rimpianta Planeta DeAgostini, ma la lettura si è rivelata assai soddisfacente.

Sono passati alcuni anni dagli eventi narrati nel capolavoro immarcescibile di Frank Miller, l’opera che ha rivoluzionato il fumetto mondiale, che ha dimostrato la superiorità dei supereroi su qualsiasi altra forma di fumetto e letteratura, che ha ridato la vista ai ciechi e ha fatto risorgere i morti dalla tomba, oltre ad avere sconfitto il cancro e risolto il problema della povertà nel mondo. I supereroi sono banditi e solo Superman, Wonder Woman e Shazam (ma in un’occasione lo chiamano Capitan Marvel) lavorano discretamente per il governo salvando la Terra dalle minacce di cui la popolazione mondiale può non essere nemmeno consapevole. E non lo fanno per il loro buon cuore ma perché ricattati in un modo o nell’altro. Gli altri metaumani sono controllati e inibiti in un modo o nell’altro, imprigionati in colture batteriche come Atom oppure sfruttati per produrre energia coi loro poteri come Flash.

Batman, creduto morto anche come Bruce Wayne, rialza però la testa e con la sua assistente Cassie (adesso Catgirl) e un esercito di seguaci libera i vecchi colleghi. Ciò scatena una lotta con Superman, che vuole mantenere un profilo basso per evitare che i suoi padroni scoprano l’esistenza di Lara, la figlia che ha avuto da Wonder Woman.

Sullo sfondo c’è una dittatura globale retta dal Presidente degli Stati Uniti d’America, che in realtà è solo un programma informatico con occasionali glitch! Questo fumetto ha oltre vent’anni sul groppone e quindi non penso di rovinare la lettura a nessuno se dico che a tirare le fila nell’ombra sono Lex Luthor e Brainiac.

A differenza del precedente Cavaliere Oscuro qui Miller svolta nettamente verso la satira, prendendo di mira anche varie celebrità mediatiche (io ho riconosciuto solo Jay Leno). Il risultato è decisamente godibile e anche avvincente, pur se il discorso che voleva fare Miller mi è parso un po’ nebuloso. Ma la colpa è mia: Frank Miller è un genio, diamine! Il suo tratto si adegua al tono e ricorda con successo certa stampa politica inglese. Gli inserti coi personaggini deformi che commentano e dicono la loro sono molto gustosi, ma trattandosi di un fumetto di supereroi ci sono delle inevitabili scene di lotta o personaggi in pose eroiche. E qui purtroppo la scelta stilistica di Miller è inevitabilmente meno funzionale (perché è una scelta consapevole, ovviamente, mica non aveva voglia di disegnare o non sapeva farlo!). Le storture anatomiche e un’inchiostrazione fatta col culo non permettono infatti in alcuni punti di capire come siano organizzati i corpi o chi faccia cosa, alla faccia dello “storytelling” – che ci sia ciascun lo dice/dove sia nessun lo sa.

Ma è un difetto su cui un appassionato di supereroi può soprassedere, perché Miller opera anche una scrupolosa operazione di recupero e aggiornamento di personaggi minori come Question, Shazam, Atom, Elongated Man e tanti altri che immagino farà felici i cultori del genere. Ma lo stesso Batman calvo e quasi monastico ha il suo fascino. C’è anche una interessante trama secondaria sul ritorno del Joker, con un bel colpo di scena (anche se un po’ affrettato) sulla rivelazione della sua identità. E la battuta conclusiva di Batman è da antologia – chissà a chi l’avrà fregata.

A deludere un po’ sono i colori di Lynn Varley. Magari anche questa è una scelta stilistica, però mi sembra che gli effettini e gli effettacci con cui ha colorato le tavole indulgano talvolta in un’ostentazione infantile e quasi dilettantesca, confondendo ancora di più le tavole. Credo poi che vent’anni fa il computer permettesse una colorazione molto più precisa ed efficace. Ma, appunto, forse era una scelta stilistica.

Nel complesso Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora è un bel fumetto scatenato e fracassone, con delle trovate che a me sono sembrate ottime (il ritorno di Joker, il destino di Martian Manhunter, l’isteria collettiva al ritorno degli eroi…) e moltissime battute azzeccate e divertenti. Piuttosto che ispirarsi a Hugo Pratt o Enki Bilal (la cosa mi fa ridere ancora oggi a distanza di decenni!) Miller ha fatto bene a sviluppare un progetto più “fumettoso” e genuinamente scatenato. Anche perché come puoi pretendere di fare un fumetto adulto se devi censurare le annunciatrici sexy, che si vorrebbero nude (per quanto dall’anatomia sbilenca di Miller), posizionando sapientemente balloon e altri dettagli sui punti sensibili? Lo avessi letto a suo tempo, mi sarei augurato che Frank Miller procedesse sullo stesso solco (cosa che un po’ ha fatto con Tales to offend, che però forse era precedente) ma la Storia ci mostra che le cose sono andate in maniera diversa.

L’edizione Planeta DeAgostini è sin troppo lussuosa (all’epoca, nel 2006, costava già 22 euro) e il grande formato è assolutamente sprecato per queste tavole che non ne beneficiano minimamente essendo costituite anche da doppie splash page minimaliste. In appendice vengono presentati molti sketch e matite delle tavole, ma anche esempi di action figure tratte dalle opere di Miller, a testimonianza del pubblico a cui è indirizzata l’opera.

domenica 18 giugno 2023

Romeo & Giulietta

L’impellenza di svuotare il magazzino incombe e così la mia fumetteria di fiducia ha istituito, oltre alle offertone a 3 euro, anche quelle a un solo euro. Vista la prolungata latitanza di alcuni volumi che ho ordinato, perché non approfittarne?

Questa versione a fumetti dell’opera di Shakespeare è molto fedele al testo originale, pur con qualche taglio consistente (almeno a quanto mi ricordo), e in sostanza non presenta alcun tocco di originalità che la caratterizzi: non è ambientata nel futuro o su un altro pianeta o con protagonisti diversi da quelli originali. La riduzione di Ricardo Gómez è comunque molto scorrevole anche se la fedeltà al dramma originale porta inevitabilmente a qualche sequenza dal tono un po’ desueto.

La differenza la fanno i disegni di David Rubín, che conoscevo solo per La sala da tè dell’orso malese: dinamici e cartooneschi con rare derive furry (Tebaldo ha la coda) contribuiscono a rendere la lettura fluida e avvincente – ma fa un errorino: da un certo punto in poi la balia di Giulietta sfoggia una dentatura completa e non più i quattro denti dichiarati. La parte grafica rivela d’altra parte il pubblico per cui questa riduzione è stata pensata, cioè un lettorato jeunesse. Non è insomma un fumetto da cui potrei aspettarmi chissà quali sorprese, ma a un euro valeva la pena provarci.

L’edizione Tunué, datata 2010, è molto carina: un cartonatino di 32 pagine su buona carta patinata, che a suo tempo costava 9,70 euro. Potrebbe costituire un buon metodo per avvicinare i giovani all’opera di Shakespeare o fornire loro un “bignami” della stessa.