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lunedì 27 aprile 2020

Historica 90: Roma Antica - Alix Senator 3: La città dei veleni

Arrivati all’ottavo episodio originale la serrata continuity della saga si fa decisamente sentire. C’era ovviamente anche nel primo dei volumi dedicati da Historica ad Alix Senator, ma all’epoca (che ingenuo!) ci avevo fatto meno caso. Qui risulta invece palese quanto i protagonisti facciano riferimento ad avvenimenti e personaggi degli episodi precedenti, non ricordandosi i quali (o peggio ancora non conoscendoli) si perde un po’ del gusto della lettura tanto è fitta e intrecciata la relazione tra tutti gli elementi in gioco. Forse è solo una mia supposizione, ma immagino quante note a piè di vignetta con i rimandi ad altri episodi siano state eliminate, sulla scorta di quanto fatto dalla Mondadori con la sua collana da edicola. D’altra parte la Mangin è stata bravissima nel cogliere anche lo spirito di Jacques Martin, e come nella serie principale anche qui l’autoconclusività degli episodi è solo illusoria quando in realtà saltando un episodio si perde il quadro complessivo della storia. Se non avessi letto l’ottavo episodio subito prima del nono, in quest’ultimo Syllaeus alla corte di Augusto sarebbe sembrato uno stronzo qualsiasi mentre invece è il personaggio più sfaccettato che viene introdotto poco prima, e ha delle ragioni precise per essere a Roma. Tra flashback e resoconti viene spesso il sospetto che si faccia riferimento a sequenze già viste e che ci sia sempre qualcosina, per quanto secondaria, che sfugge. Un po’ dispiace di non cogliere il tutto nella sua complessità, ma si rimane comunque ammirati dalla capacità della sceneggiatrice di creare un mosaico così dettagliato. O almeno voglio pensarlo per consolarmi.
Il primo dei due capitoli qui raccolti è un po’ interlocutorio: Alix e compagnia si trovano nella città di Petra (sicuramente per motivi abbondantemente spiegati nello scorso numero, ma vatteli a ricordare) dove rimangono invischiati nella turbolenta scena politica locale. La regina Hagiru è molto preoccupata per le manovre del consigliere Syllaeus, che potrebbe voler prendere il potere in città e dal canto suo vuole muovere guerra contro la Giudea. Alix deve quindi districarsi in questa matassa di complotti e ambizioni mentre gli altri coprotagonisti perseguono i loro piani, facendo fede al titolo del volume che è anche il nomignolo di Petra: La città dei veleni – e, per estensione, delle pozioni magiche. Enak si rivolge infatti a una fattucchiera che gli fornisce un sistema per entrare in contatto con il figlio morto in un episodio precedente, mentre Tito si procura un filtro d’amore che preservi la sua amata Camma dalle attenzioni di Alessandro, figlio di Syllaeus. Questa trasferta nabatea è suggestiva, certo, ma più che altro introduce qualche nuovo elemento alla saga.
Il nono episodio, Gli spettri di Roma, è invece decisamente risolutivo e molte sottotrame arrivano alla loro conclusione: muore addirittura un personaggio fondamentale della saga. In realtà più di uno, ma questo è particolarmente importante vista la sua presenza (immagino) sin dal primo numero. L’Urbe è infestata da fantasmi lebbrosi che brillano al buio e si dice si nutrano di sangue umano; hanno inoltre l’abilità sovrumana di scomparire nel nulla. Nel mentre la “povera” Lidia sta vivendo gli ultimi atroci giorni di sofferenza a causa del contatto con la statua della dea Cibele. Con maestria, anche se con una certa prevedibilità, tutti gli elementi sovrannaturali confluiranno in un’unica spiegazione coerente e scientifica (o pseudoscientifica) che coinvolge un sacco di volti noti già apparsi negli episodi precedenti e, appunto, chiude alcune sottotrame. Curiosamente, nonostante si arrivi a un punto fermo, il volume termina con la dicitura «fine prima parte».
I disegni di Thierry Démarez sono eccezionali: il suo stile è rigoroso e dettagliato come al solito e fa recitare splendidamente i personaggi. Non mi stupirei se scoprissi che ha costretto amici e parenti a estenuanti sedute di pose per trovare le posture giuste. Fortunatamente la qualità di stampa è buona e non si è verificato quel fastidioso fenomeno che ha rovinato l’ultimo numero. I colori digitali di Jean-Jacques Chagnaud non fanno rimpiangere troppo gli acquerelli dei primi capitoli. No, vabbè, per quanto possa sforzarmi di questo non riuscirò mai a convincermi.
In appendice i consueti approfondimenti sugli argomenti trattati nel fumetto, riccamente illustrati da Démarez: l’affascinante città di Petra (tappa obbligata per il transito delle spezie dall’oriente) e gli acquedotti di Roma, ma più in generale il rapporto della Città Eterna con l’acqua.
Nel concludere questa recensione mi sono chiesto che senso abbia avuto farla, visto che per Historica mi sono sempre imposto di recensire un volume appena uscito, o anche subito prima se i capricci dei distributori lo consentivano (le eccezioni sono quasi inesistenti e giustificate). Alix Senator 3 è uscito ufficialmente addirittura il 3 aprile, e non avrebbe tanto senso pubblicarla con questo ritardo. Ma magari con il Coronavirus di mezzo qualcuno se l’è lasciato sfuggire e così potrà decidere se recuperarlo o no in futuro. O così voglio credere.

mercoledì 18 dicembre 2019

Historica Biografie 32: Napoleone (quarta parte)

Il capitolo conclusivo della tetralogia su Napoleone Bonaparte si occupa inevitabilmente del suo declino ma anche stavolta il protagonista ne esce ricoperto di gloria. Il taglio è infatti smaccatamente agiografico: Napoleone è coraggioso, leale, generoso, pacifista, affascinante e geniale. Manca solo che resusciti i morti, anche se nelle prime pagine per poco non ci riesce. Unico appunto alla sua figura: a quanto pare era un po’ stonato quando cantava.
La disfatta in Russia (per colpa dell’incompetenza altrui, ovviamente) è l’anticamera della sua sconfitta sul piano politico francese ed europeo, ma ecco che anche dall’esilio sull’isola d’Elba Bonaparte muove nuovamente alla conquista del potere, contro tutte le altre potenze europee coalizzate contro di lui. Come andrà a finire lo sappiamo già, anche se Pascal Davoz aggiunge vari dettagli poco conosciuti e “corregge” alcune nozioni storiche date per certe. Nell’ultima parte a Sant’Elena c’è una nettissima accelerazione per non sottolineare la lenta agonia di Napoleone, laddove in precedenza le sequenze di battaglia si soffermavano anche sulle singole mosse dei sottoposti di Napoleone. Lo sceneggiatore approfitta di questo ultimo episodio anche per riallacciare molti nodi con i volumi precedenti, riprendendo vari personaggi che si erano appena intravisti (Alexandre Dumas non me lo ricordavo affatto).
Nonostante lo stampo programmaticamente agiografico e didascalico, anche questo volume di Napoleone si legge con piacere grazie alle chiose umoristiche di Pascal Davoz, spesso tratte da giornali, detti popolari o addirittura barzellette dell’epoca.
Questo ultimo episodio dura 8 pagine più degli altri: forse è a causa di questo supplemento di lavoro che Jean Torton ha realizzato delle vignette a volte tirate un po’ via? Siamo sempre a un livello accettabile, ma anche i colori mi sono sembrati poco entusiasmanti, e gli occasionali fuori registro digitali non aiutano ad apprezzarli.
Null’altro da segnalare se non che manca il lettering di un balloon a pagina 23, niente di indispensabile per capire come si evolve la situazione.

venerdì 13 settembre 2019

Historica Biografie 29: Napoleone (terza parte)

Dopo lo slittamento del mese scorso Historica Biografie torna a uscire regolarmente una settimana dopo la collana-madre.
Questo terzo volume dedicato al Napoleone di Jacques Martin è probabilmente il più importante nell’economia della saga visto che racconta la sua apoteosi come Primo Console e poi Imperatore di Francia e riassume la celeberrima campagna di Russia – anche se le avvisaglie del declino già si intuiscono nelle ultime pagine. Lo sceneggiatore Pascal Davoz ha evidentemente fatto un enorme lavoro di studio delle fonti e di raccolta di aneddoti, che però si è concretizzato in un fumetto dal taglio scolastico in cui vengono inanellati eventi, battaglie, nomi e (appunto) aneddoti senza dare all’insieme un ritmo narrativo che lo renda appassionante. E i personaggi, protagonista per primo, hanno la tendenza di spiegare quello che fanno con dei dialoghi un po’ innaturali. Per fortuna a rendere accattivante l’opera c’è l’ironia sottesa e qualche non infrequente guizzo umoristico. Non ci si ammazza dalle risate, ovviamente (men che meno nel corso della carneficina russa) ma è quanto basta per incuriosire e tenere viva l’attenzione di un lettore che non sia già appassionato della materia, tanto più che Napoleone viene dipinto con toni agiografici che potrebbero finire per renderlo ridicolo più che antipatico.
Come dicevo sopra, questa terza parte non termina con il trionfo russo ma si riserva le ultime sei tavole alla questione spagnola (l’«eso es todo» di pagina 44 si tradurrà veramente con «è stato lui»?) e al matrimonio di Napoleone con l’arciduchessa austriaca.
Jean Torton/Jeronaton alterna alcune vignette in cui semplifica un po’ il suo tratto ad altre in cui si profonde in dettagli. Laddove si è dimenticato di disegnare i particolari di un’uniforme (ma accade rarissimamente) sopperisce con i colori. Il risultato è sempre molto valido, anche se siamo lontani dalla spettacolarità di Champakou, che sarebbe comunque risultata inadatta per un fumetto del genere. Peccato che anche in queste pagine si verifichi ogni tanto quel fenomeno di fuori registro digitale che mi ha un po’ rovinato la lettura dell’ultimo Alix Senator.
Come già accaduto nello scorso volume, anche stavolta c’è solo il fumetto senza approfondimenti in appendice.

giovedì 1 agosto 2019

Historica 82: Roma Antica - Alix Senator 2: Il potere e l'eternità

Secondo volume che Historica dedica alla saga di Alix Senator, che forse ha un po’ confuso Brancato, che nell’introduzione la definisce un seguito del lavoro di Jacques Martin. In realtà in Francia la saga principale continua con disegnatori-cloni addestrati da Martin prima della sua morte, mentre Alix Senator è più che altro uno spin-off. Spero di riuscire a procurarmi i primi tre episodi usciti su Prima, perché la saga è veramente bella e Valérie Mangin dimostra di aver pianificato con cura questi primi sette volumi collegandoli strettamente senza darlo a vedere. In pratica ha fatto esattamente quello che faceva Martin, scrivendo episodi che apparentemente sono leggibili a se stanti ma che devono essere letti di seguito per cogliere il quadro complessivo.
Ne Il Monte dei Morti Alix accompagna il figlioccio Chefren nel santuario di Amon, dove spera di poter trovare la statua di Cibele e diventare così un semidio immortale, o perlomeno guarire dalla sua condizione (eh, già: nonostante i miei dubbi, alla fine dello scorso numero era stato davvero evirato). Predoni e doppiogiochisti renderanno assai movimentata la traversata del deserto, e la cittadella in cui si trova il tempio sarà anche il luogo dello scontro finale tra gli Egizi e i precedenti abitanti Siwi. La Mangin scrive una storia appassionante e molto suggestiva, con molti elementi avventurosi e un vago commento etnografico valido anche per l’attualità. Salvo poi scoprire nei contenuti extra in appendice che il dungeon del mausoleo e i Siwi se li è inventati di sana pianta!
Il potere e l’eternità ci conduce a Roma. Alix e Chefren vengono fatti credere morti, ma le macchinazioni della loro nemica principale promette comunque di renderli tali a breve. Anche Livia è alla frenetica ricerca del simulacro di Cibele, mentre l’imperatore Augusto cerca non meno freneticamente Alix e Chefren, tanto che le due linee narrative vengono fatte incrociare e procedere parallele nelle stesse tavole con un, chiamiamolo così, montaggio alternato. All’inizio questo espediente sembra un po’ stucchevole, ma in definitiva è funzionale a far montare la tensione e serve anche a far confluire i due plot nella stessa direzione, a Cuma. Qui arriveremo alla resa dei conti, con uno spettacolare viaggio negli inferi (l’interno di un vulcano) costellato di trappole mortali, rivelazioni e colpi di scena. Ma oltre all’avventura c’è anche la tragedia.
Resto dell’idea che per godersi appieno Alix Senator 2 serva aver letto i capitoli precedenti e anche qualche episodio scelto dell’Alix originale, visto il girotondo di personaggi che si avvicendano sulla scena (anche se il dialogo polemico tra Alix e Chefren alle pagine 70 e 71 sembra essere una dichiarazione programmatica della Mangin sul fatto che Senator debba essere una serie più cruda e realistica) ma sono riuscito ad apprezzarlo tantissimo lo stesso.
I disegni di Thierry Démarez sono stupendi, ma devo dire che il colorista Jean-Jacques Chagnaud (che proprio l’altro giorno ho incensato!) non ha fatto un lavoro esaltante. Certo, è tutt’altro che disprezzabile e molto meglio di tanti altri, però i suoi colori digitali non possono certo reggere il confronto con gli acquerelli, e nemmeno col lavoro più tenue e meno invasivo che ha fatto in Inverno 1709.
In appendice ci sono gli approfondimenti della stessa Mangin sugli argomenti trattati nei singoli episodi.
Un volume da non perdere, quindi? Macché. Lo sarebbe pure, se non fosse per un difetto piuttosto fastidioso. Molte tavole (saranno un quarto o meno, comunque troppe) presentano quel problema della stampa digitale per cui la pellicola del nero non è centrata, lasciandosi dietro delle sagome bianche che rendono evanescente o stroboscopico l’insieme. In un fumetto in cui l’espressione o i movimenti di un personaggio sullo sfondo sono importanti per capire meglio certi passaggi questo è assai seccante. Lo so che oggi non si stampa più a partire da pellicole, ma non riesco a spiegarmi meglio. Ecco una foto, tanto per essere più chiaro:
Irritante, vero? E non è nemmeno quella stampata peggio.

venerdì 17 maggio 2019

Historica Biografie 25: Napoleone (seconda parte)

In ritardissimo, ma è arrivato. Questo secondo episodio della quadrilogia bonapartista si occupa degli eventi più importanti che ebbero luogo tra l’ottobre 1795 e l’agosto 1799, con una breve introduzione che parte dal 1 marzo 1794. I principali argomenti sono la campagna d’Italia, l’incontro e il rapporto con Giuseppina e la campagna d’Egitto. Pascal Davoz scrive con piglio agiografico e il Napoleone che ci ammannisce è un uomo geniale dotato sia di grande intelligenza che di intuito fenomenale; sa sempre anticipare le mosse del nemico, giudicare alla perfezione gli altri uomini, motivare le truppe, rimettere nei ranghi i graduati più smargiassi, rispondere per le rime a chiunque gli si opponga, conquistare i cuori di ogni donna e al momento opportuno ha una parola buona per tutti. Ogni sua azione, poi, è dettata dall’amore per la Francia e per il popolo, anche quando agisce apparentemente contro i loro interessi.
Questo particolare taglio non rende tediosa la lettura, tutt’altro: nel corso della narrazione affiora spesso un certo umorismo (così certi eccessi vengono stemperati) e inoltre i disegni sono migliori che nel primo episodio: stavolta Torton ha fatto uso di una gamma più ampia di inquadrature e sono stati pochissimi quegli occasionali cali che si erano visti nella prima parte. Purtroppo la qualità di stampa non è sempre costante e qualche vignetta viene penalizzata da quel particolare tipo di fuori registro digitale per cui il nero non è centrato e si lascia dietro un alone bianco.
Le note sono meno invasive che nel volume precedente, ma nemmeno stavolta mancano citazioni di aneddoti spicci e la volontà di sfatare qualche falso mito su Napoleone: stavolta viene ribadito quanto la sua altezza non fosse assolutamente inferiore a quella della media degli uomini del suo tempo, ma anzi la superava di 5 centimetri.
Per la prima volta nella vita editoriale di Historica Biografie questo volume consta delle sole 46 tavole del fumetto e non presenta nessun redazionale in appendice. Pur essendo indirizzato agli appassionati di Bonaparte più che a quelli di BéDé, Napoleone è una lettura piacevole anche per i secondi, a patto che si lascino trasportare senza aspettarsi nessuna rivoluzione nel linguaggio del fumetto.

giovedì 14 febbraio 2019

Historica Biografie 22: Napoleone (prima parte)

Questo numero di Historica Biografie rappresenta uno spartiacque nella collana. Come da evidenza del flyer allegato, le uscite arriveranno almeno a quota 32 ma dopo la “Regina di Sangue” Cleopatra e qualche altro volume sparso è ormai conclamato che questa collana non sarà più il semplice corrispettivo italiano dell’Ils ont fait l’Histoire di Glénat.
Per quanto i volumi originali siano numerosi, un’uscita italiana mensile li sta esaurendo inesorabilmente, tanto più che prima del varo di Biografie i ritratti in più volumi venivano ospitati nella collana madre. Historica Biografie è stata insomma vittima del suo stesso successo, e adesso deve cercare altrove materiale con cui rimpolpare il parco dei suoi personaggi. Al di là di ogni altra considerazione qualitativa (che andrà ovviamente fatta di volume in volume), così si perderà la specificità della collana, ovvero il fumetto associato all’apparato redazionale – come appunto già successo con Cleopatra.
Questo ventiduesimo volume in particolare è un bello stacco rispetto agli altri. Il fumetto illustra la vita di Bonaparte (qui ancora Buonaparte) dal suo ingresso da bambino alla scuola militare di Brienne, che poi tanto militare non era, fino alla prima grande vittoria in Corsica nel 1793. Prima parte di una quadrilogia (!), è scritto con uno stile tanto classico da risultare vetusto. D’altra parte Pascal Davoz ha concretizzato un progetto di Jacques Martin, il padre di Alix, e ne ha ripreso lo stile con cui aveva scritto ad esempio Arno. La narrazione è molto scolastica, affidata a didascalie e compiaciuta di sviscerare episodi misconosciuti della vita del protagonista, spesso con citazioni dirette da diari o altre fonti. I dettagli vagamente scabrosi sono solamente accennati e quasi a ogni pagina c’è una nota sotto le vignette. I dialoghi sono infarciti di giochi di parole di difficoltosa traduzione in italiano, ma per fortuna un filo di umorismo affiora anche da altri particolari.
Quando ho visto il nome del disegnatore mi è venuto un colpo: “questo” Jean Torton è effettivamente Jeronaton, il pittore iperrealista che aveva realizzato L’Uovo del Mondo, Champakou e altri fumetti dell’epoca (e dello stesso spirito) di Metal Hurlant! Stavolta ha adottato un metodo di lavorazione molto più classico, disegnando al tratto le tavole e colorando poi i “grigi” a tempera, anche se è evidente in alcune vignette l’intervento del computer. È sempre bravissimo, ma si nota uno stacco tra le immagini basate su fotografie e le altre, meno efficaci. Coerentemente con lo spirito didascalico dell’operazione, le inquadrature sono tutte frontali senza mai forzare nemmeno un po’ la linea dell’orizzonte. Purtroppo la stampa presenta vari fuori registro e i neri non sono sempre centrati con i colori, col risultato di lasciarsi dietro quelle fastidiose sagome bianche che danno un effetto evanescente ai disegni.
Questo primo volume di Napoleone ospita un’appendice in cui Davoz spiega la motivazione che ha spinto alla sua realizzazione, ovvero riscattare la figura del condottiero sfatando alcuni falsi miti. Ci sono anche degli esempi di come Torton realizza le sue tavole, e un interessante scambio di mail con uno storico in merito alla documentazione iconografica.
Il fumetto in sé dura le canoniche 46 tavole di un albo francese, ma a causa dell’intervento di un interlocutore fuori campo sembra interrompersi a metà. Se sia un artificio retorico oppure il segno che un volume originale più lungo è stato scomposto in più parti lo scopriremo a breve: la seconda parte di Napoleone è annunciata per il 10 maggio.

venerdì 1 febbraio 2019

Historica 76: Roma Antica - Alix Senator 1: I demoni di Sparta

Toh, che sorpresa: dopo essere stato presentato in volumi singoli sull’altra collana Prima adesso su Historica fa il uso debutto Alix Senator, lo spin off della saga storica ideata da Jacques Martin che segue le vicende dell’Alix adulto divenuto senatore di Roma. Forse sarebbe stato meglio ristampare in un’unica soluzione i tre volumi già editi, anche se mi rendo conto che i lettori che già li hanno non sarebbero stati contenti. Ma d’altra parte se Prima ha chiuso i battenti evidentemente i suoi lettori non dovevano essere molti.
Dunque, Alix è diventato senatore e continua a scorrazzare per l’immenso Impero Romano coinvolto in avventure e complotti. Ad accompagnarlo ci sono lo schiavo Xanto e i due figli Tito e Chefren, quest’ultimo adottato e figlio naturale del suo amico storico Enak. Da quello che ho potuto giudicare dei due volumi qui raccolti, questo “nuovo” Alix riprende la struttura di quello classico, peraltro ancora in produzione: ogni episodio è formalmente autoconclusivo ma in realtà sono tutti collegati, grazie a personaggi che ritornano o per i semi di una storia che vengono gettati al termine della precedente.
Ne I demoni di Sparta Alix va in Grecia a indagare sulla scomparsa dei Libri Sibillini: l’imperatore Augusto aveva mandato un suo manipolo a prendere questi testi profetici per trasferirli a Roma, ma i suoi uomini sono stati sterminati da ribelli che rimandano per costumi e agire agli antichi spartiati. La Grecia è una terra conquistata e piegata dal dominio romano, e forse come dice Brancato nell’introduzione la Mangin ha voluto sottintendere un parallelo con la situazione politica attuale. L’indagine sarà meno semplice del previsto, con alcuni colpi di scena e voltafaccia.
Ne Il ruggito di Cibele sono i due figli di Alix i veri protagonisti. Irretito dal responso della Pizia nell’episodio precedente e forte di quanto ha letto nell’ultimo Libro Sibillino, Chefren si reca in Asia Minore, a Pessinunte, ossessionato dall’idea di incontrare la dea Cibele e divenire potente e immortale. Gli eunuchi che fanno la guardia al suo tempio sono però inamovibili e nel quadro si inserisce un’affascinante ragazzina di cui si innamora Tito la quale, guarda caso, si è data al taccheggio dopo che la sorella è scomparsa misteriosamente proprio in circostanze che riguardano i seguaci di Cibele. L’intervento di Alix, che comparirà solo a un terzo dalla fine del volume, scioglierà i nodi. Questo secondo episodio è ancora più coinvolgente del primo, e presenta un incredibile colpo di scena che riguarda Chefren, al quale tocca una sorte ben infelice – salvo rettificarla in futuro, ma la Mangin dovrebbe fare un bel salto mortale.
Lo stile di Valérie Mangin è un piacevole mix di ricostruzione storica (con un po’ di infodumping nei dialoghi, ma nulla di pedante) e avventura, nel solco della tradizione inaugurata da Martin. La cura dei dettagli si nota anche nella ripresa di personaggi classici della saga, anche loro ovviamente invecchiati come il protagonista. Come segnala Brancato nell’introduzione, il tono di Alix Senator è un po’ più cupo rispetto a quello della saga principale, riflettendo la maturità del protagonista anche nei temi che affiorano. La fedeltà alla struttura classica della BéDé, i volumi da 46 tavole l’uno, e la necessità di modernizzare il tutto con poche didascalie rendono a un primo impatto poco credibili certe sequenze: davvero era possibile per un manipolo di 50 soldati romani, per quanto bene addestrati, sconfiggere così facilmente 300 opliti? E per far fuggire un gruppo di leoni famelici bastava sbattere le spade tra di loro? In realtà di entrambe le scene vengono fornite le dovute spiegazioni (magari tra le righe) ma a un primo impatto risultano un po’ inverosimili nella frenesia con cui ci sono state mostrate.
I disegni di Thierry Démarez sono stupendi. Partendo evidentemente da fotografie, ha realizzato delle tavole dettagliatissime e ineccepibili dal punto di vista anatomico e paesaggistico, ma anche estremamente dinamiche ed espressive. Anche i suoi colori sono ottimi, ma diventano solo buoni con Il ruggito di Cibele. Qui infatti ha cominciato a usare il computer per colorare e pur rimanendo su livelli alti la differenza con l’acquerello si nota. Inoltre, forse pressato dalle scadenze o forse con la speranza di ottemperare alla cosa in fase di colorazione, i suoi tratteggi si sono fatti meno presenti e in alcuni casi sono stati affastellati senza l’armonia vista ne I demoni di Sparta; questa differenza si può cogliere nei dossier conclusivi, in cui alcune delle sue vignette sono riprodotte solo al tratto senza colore.
Il volume si conclude appunto con un’appendice di 16 pagine (8 per episodio) in cui vengono approfonditi gli argomenti trattati nei singoli episodi. Molto interessante quello dedicato ai culti orientali che si diffusero nella Roma imperiale.

lunedì 2 ottobre 2017

Alix Integrale II

Non ricordavo che fosse stato annunciato su Anteprima, quindi è stata una bella sorpresa trovare in fumetteria questo secondo Integrale di Alix. Come da specchietto riassuntivo che mi ero fatto a suo tempo, anche stavolta due episodi su tre sono inediti rispetto alla collana cartonata da edicola della Mondadori, che aveva già presentato il sesto volume che è quello che chiude questo Integrale.
La Tiara di Oribal, quarto episodio della serie originale, non mi sembra uno dei migliori – pur posizionandosi comunque su un livello alto. Martin doveva ancora sottostare alle direttive redazionali che gli imponevano di aderire alla ligne claire, pur se qualche margine di manovra dimostra di averlo soprattutto da metà episodio in poi.
La trama è valida ma nei canoni della tradizione: Alix deve scortare in patria l’erede legittimo al trono, l’Oribal del titolo, ma intanto il regno è caduto in mano al “gran visir” Arbace, inspiegabilmente sopravvissuto agli eventi dello scorso volume. In più di un’occasione si avverte una certa fatica per far ingranare la storia e inventarsi qualcosa per farle toccare la quota canonica di 62 tavole che l’epoca della realizzazione imponeva. A movimentare un po’ la situazione c’è un vaghissimo elemento sovrannaturale che viene giustificato razionalmente alla fine. Come sarebbe successo ancora in molti episodi futuri, la raccolta in volume rende un po’ ridicoli i cliffhanger che dovevano obbligatoriamente concludere le singole tavole (pubblicate al ritmo di una alla settimana), spesso sgonfiati miseramente con l’aggancio della tavola successiva.
Decisamente più accattivante il secondo episodio raccolto, L’Artiglio Nero: partendo da un canovaccio non originalissimo (la vendetta dei superstiti di uno sterminio contro i soldati romani che lo perpetrarono anni prima, oggi agiati politici a Pompei) Martin imbastisce una trama investigativa molto coinvolgente e dal ritmo serratissimo. Questo per quel che riguarda la prima metà del volume: nella seconda Alix va in trasferta in Africa per risolvere una situazione aperta, e ciò dà occasione a Martin (o al suo studio) di deliziarci con panorami dettagliatissimi e splendidi disegni di animali, oltre a sviluppare delle sequenze originali e suggestive che a quanto pare sono entrate tra i Classici d’Oltralpe. A proposito di disegno, la transizione dalla ligne claire al realismo più meticoloso è ormai compiuta: basta vedere come vengono gestite in maniera differente le mani dei personaggi.
Per quel che riguarda il terzo episodio raccolto in questo Integrale rimando alla recensione entusiastica che ne feci a suo tempo, aggiungendo solo che la lettura in sequenza degli episodi rende molta più giustizia all’evoluzione dello stile di Martin e alla continuity che effettivamente caratterizzava il suo stile di scrittura. En passant, mi sembra che la qualità della riproduzione di Le Legioni Perdute in questo Integrale sia leggermente meno buona che nel volume Mondadori.
Ghiottissimi come sempre i redazionali, che gettano luce anche su aspetti poco conosciuti della scena del fumetto belga (Jacques Martin non si trovò affatto la strada spianata, tutt’altro).
Rispetto ai volumi di Barbarossa gli Integrali di Alix costano di più: 29,90 euro contro 24,90. Per quanto questo sia dovuto principalmente alla foliazione più generosa, a me sembra che la carta utilizzata per Alix sia di grammatura più alta rispetto a quella degli altri Integrali.

lunedì 1 maggio 2017

Facendo due conti.

L’uscita del bell’Integrale di Alix mi ha spinto a considerare quanti e quali dei futuri volumi saranno effettivamente appetibili considerando l’entità degli episodi già pubblicati da Mondadori.
Facendo una rapida ricerca ho scoperto che questi Integrali non sono la semplice versione italiana dei corrispettivi francesi, per quanto venga indicato nelle gerenze che la collana traduce Alix – Recueil. A quanto pare gli Integrali francesi seguono lo stesso criterio tematico di quelli di Yoko Tsuno, saltando da un episodio all’altro senza badare alla cronologia.
Data la levatura del personaggio, non mancano altri (tanti) tipi di raccolte, nessuna delle quali sembra però identica a quella della Nona Arte che quindi avrebbe confezionato una collana originale con i materiali di partenza a disposizione – il che giustificherebbe anche la copertina un pochino improvvisata. La versione che più le si avvicina è quella edita da Rombaldi, che però non arriva a raccogliere i primi 20 volumi originali e come redazionali ha degli approfondimenti storici, quindi non è servita da base per l’edizione Nona Arte.
Inevitabilmente, ho fatto due conti. Di logica, nel prossimo Integrale saranno raccolti ulteriori tre episodi, di cui solo l’ultimo, il sesto, già edito da Mondadori. Con il terzo la situazione si ripresenta identica, poiché dei tre probabili episodi solo uno, l’ottavo, è già stato edito (i volumi 9 e 10 hanno 54 tavole invece di 62: dubito che aggiungeranno un altro episodio per compensare le 8 pagine in meno, tanto più che il quarto episodio di tavole ne ha due in più). Poi, però, cominciano i guai…
La Mondadori nella sua collana da edicola ha pubblicato, pur senza un criterio cronologico che sarebbe stato opportuno, tutti i volumi originali dal 10 al 20.
Ora, dal numero 11 originale gli episodi di Alix si mantengono quasi costantemente sulla durata standard delle 46 tavole: pubblicarne 4 per volta non comporterebbe quindi una variazione della foliazione, anche considerando gli eventuali frontespizi tra un episodio e l’altro (46x4 sono 184 tavole, addirittura due in meno delle 186 che occupano tre volumi da 62 tavole), ma anche considerando nel computo il 10, che di tavole ne ha 54, bisognerebbe aspettare appena il sesto Integrale (coi numeri dal 18 al 21) per avere un episodio inedito. Ovviamente, sempre che gli episodi raccolti siano quattro per Integrale, altrimenti al ritmo di tre per volta il primo inedito arriverebbe solo alla fine del settimo Integrale!

mercoledì 26 aprile 2017

Alix Integrale I

Dopo l’effimero tentativo della Mondadori Alix torna a essere pubblicato in Italia in un formato forse più adeguato: il classico integrale che raccoglie tre volumi introdotti da una ricca parte redazionale.
Questa l’ho letta con grande rapidità (forse perché non conoscendo approfonditamente l’autore l’ho divorata avidamente), e così si passa subito al reparto fumetti.
La seconda storia, La Sfinge d’Oro, conferma le ottime impressioni che avevo avuto leggendo la prima nella collana da edicola: la leggenda che Jacques Martin non avesse disegnato bene i primi episodi è assolutamente campata in aria, per quanto lui stesso l’abbia supportata per giustificare certe evoluzioni nel suo stile, e le tavole sono ancora più belle di quelle di Alix l’Intrepido. Anche dal punto di vista dei testi abbiamo la conferma della sua capacità: l’inizio presso i Celti è veramente drammatico ed evocativo (anche se forse non supportato dalla documentazione monumentale che Martin sfoggerà in seguito: cosa diavolo potevano fumare i Celti nelle loro pipe di metallo?) e poi la storia vira verso una trama investigativa in terra egiziana mista a elementi misteriosi e caratterizzata da un villain molto affascinante e da trovate originali ma credibili.
Anche il terzo episodio, L’Isola Maledetta, è ben scritto e dal ritmo incalzante: stavolta Alix è mandato a Cartagine per indagare su alcuni assalitori navali muniti di una nuova arma in grado di sparare fuoco che brucia sull’acqua. La sua inchiesta lo condurrà sino a un’isola nei pressi delle Colonne d’Ercole dove ha trovato riparo una colonia egizia. Con questo terzo episodio, purtroppo, avviene una netta virata del comparto grafico. Come anticipato nell’introduzione, la redazione di Tintin aveva chiesto a Martin di uniformarsi allo stile di Hergé e Jacobs e gli scarsi risultati lasciano forse trapelare quanto di malavoglia lo abbia fatto. Dal punto di vista dei disegni questo terzo episodio è oggettivamente carente (i picchi più bassi li raggiunge nelle tavole riprodotte da pagina 185 a pagina 190) e non è certo un buon viatico per la lettura dei prossimi episodi in attesa della transizione verso lo stile più conosciuto. Incredibile come ne L’Isola Maledetta compaia una sorta di proto-Capitano Haddock!
L’edizione Nona Arte è buona come sempre e forse anche di più, non ho trovato refusi o errori. Il lettering però a volte è veramente troppo piccolo per consentire una lettura agevole, anche in quelle vignette in cui effettivamente avanza dello spazio.

giovedì 21 gennaio 2016

Non è che mi lament(av)o, eh. Però...



Ormai sembrano passate ere geologiche ma come anticipato riciclo un post che avevo progettato di mettere online prima di sapere che Alix avrebbe chiuso col numero 15. Perlomeno la sospensione della testata mi esonera dalla necessità di essere troppo preciso, quindi metto il pezzo così come lo avevo lasciato, tanto non c’è più bisogno di finire di elaborarlo.

La proposta della Mondadori di Alix è eccezionale. Volumi cartonati, a colori, su carta patinata, stampati mediamente bene e a un prezzo basso. Errori come balloon invertiti o refusi ce ne sono stati pochi finora e, cosa fondamentale, la serie è veramente molto bella pur con i fisiologici alti e bassi che la serialità e l’avvicendarsi di collaboratori diversi comportano.
Forse si sarebbe potuto mettere qualche redazionale più corposo invece che le sintetiche presentazioni dei personaggi in seconda pagina (mai lette per paura che fossero spoilerose come quelle che un mio amico mi ha detto erano nella ristampa di Ken Parker), ma a questo prezzo va benissimo anche così.
La saga di Alix è però strutturata in maniera particolare: è vero che ogni episodio (almeno finora) è autoconclusivo, ma ormai è evidente che sono tutti tasselli di una struttura molto più grande e complessa in cui esiste una caterva di personaggi (spesso coprotagonisti) che si rincorrono di albo in albo e intessono una fittissima rete di relazioni col protagonista, generando ulteriori crossover tra di loro. Mi ci gioco le palle che la Mondadori ha epurato le tavole di tutti i rimandi agli episodi precedenti (i «voir» in calce alle vignette) che sicuramente costellano gli albi originali. Io non amo particolarmente i rimandi ai volumi precedenti, ma quando ci vuole ci vuole, anche perché qui i personaggi sono proprio tanti.
Probabilmente la Mondadori ha scelto questa politica per “mimetizzare” le storie presentate per prime, in realtà più in là nella cronologia ufficiale ma forse ritenute più appetibili per un pubblico vergine, come appunto precedenti a quelle presentate dopo, tanto più che nella costola campeggia solo il numero progressivo di questa collana e non quello vero del volume originale, riportato nelle gerenze dove solo i pervertiti come me lo leggeranno.
Credo sia superfluo segnalare che se il lettore si vede comparire un personaggio ricorrente dal nulla avendone solo letto la biografia nella seconda pagina avrà una reazione diversa che se avesse familiarità con lo stesso personaggio grazie alla lettura delle storie precedenti in cui compariva e tornava. Vedi Galva nel primo volume, ad esempio. Oltretutto, presentando gli episodi con questi vertiginosi salti cronologici e quindi senza riportare la giusta continuità delle apparizioni dei personaggi sembra quasi che Martin utilizzi degli deus ex machina quando invece si tratta di un risultato della forte coesione interna della saga e di un ottimo uso dei comprimari.
È anche vero che noi adesso in Italia possiamo leggerci [avremmo potuto!] tutta la saga in circa otto mesi contro i quasi settant’anni che hanno impiegato i francesi, quindi più bisognosi dei giusti riferimenti agli episodi precedenti, ma con tutto questo casino di gente che va e viene da un volume all’altro qualche aggancio sarebbe stato utile pure a noi. Anche perché secondo me si perdono certi dettagli molto ben congegnati da Jacques Martin.
Il ritorno del villain Xxxxx Xxxxxx in Xxxxx xxxxx Xxxxxxx (XX° numero della versione italiana/XX° francese) si sarebbe goduto come tale se fosse stato scritto di chi si trattava e in quale episodio avrebbe esordito nella versione italiana/aveva esordito in quella francese.
La ricomparsa provvisoria di Xxxxxxx (Roma, Roma… XX°/XX°) sarebbe sembrata meno casuale se il lettore avesse avuto l’occasione di sapere che il personaggio compariva prima e in quale episodio di preciso.
La battuta gettata lì come se niente fosse in merito ad un’aquila (Xxxxxx xxxx Xxxxxx, XX°/XX°) cela in realtà una nuova interpretazione alla bellissima scena conclusiva di Xxxxx xxxx Xxxxx (XX°/XX°), che il lettore privo di riferimenti può benissimo non cogliere.
Così come in Vercingetorige (XX°/XX°) potrebbe sembrare che Alix abbia il potere di controllare gli animali, mentre invece la fedeltà del branco si spiega benissimo con l’incontro avvenuto in Xxxxx xxxxx Xxxxxx (XX°/XX°), a cui nella versione italiana viene censurato ogni rimando.
Non dico poi che certe situazioni risultino poco comprensibili (anche se i riferimenti al fratello di Xxxxxx in Xxxxx xxxx Xxxxxx, XX°/XX°, non è che siano molto chiari a chi non ha letto il giusto volume precedente, la cui citazione viene epurata dalla Mondadori) ma a volte pare proprio che manchi un tassello, che l’affresco non sia completo. Il che è proprio questa situazione.
Confesso inoltre che, con l’età che avanza inesorabile, sono dovuto andare a rileggermi Xxxxxxx xxxxx Xxxxx (XX°/XX°) per capire se l’eremita biondo che controlla gli animali era lo stesso visto in Xxxxx xxxx Xxxxxx (XX°/XX°). Niente di drammatico, ma se fosse stato indicato chiaramente, come sicuramente era nella versione originale, mi sarei risparmiato qualche dubbio.
Ne Il Bambino Greco (XX°/XX°), epurato di tutti i riferimenti che sicuramente ci saranno stati a Xxxxx xxx Xxxxxxx (XX°/XX°) compare addirittura un arcinemico di Alix senza che ne venga rivelato inizialmente il nome, così che il lettore italiano si perde tutto il gioco sul fatto che questi inizialmente non abbia capito che ha di fronte proprio l’Alix che l’ha contrastato durante […] (cosa che viene riassunta in un dialogo, che non poteva essere ritoccato).

Alla fine avrei espresso il mio desiderio che gli episodi successivi fossero presentati nella successione corretta almeno per qualche numero, ma ormai i fatti hanno preso il sopravvento.

mercoledì 6 gennaio 2016

Alix 15: Alix l'Intrepido

Questa recensione non ha molto senso visto che non ho ancora finito di leggere l’oggetto della sua analisi, che ha un ritardo di una settimana rispetto all’uscita del volume e che purtroppo, nonostante sia il primo episodio in assoluto di Alix, rappresenta la conclusione di questa esperienza che avrebbe meritato maggior successo. Metto «recensione» nelle Etichette giusto per sfizio.
Io pensavo che i primi episodi di Alix fossero stati saltati (o meglio posticipati) dalla Mondadori perché di qualità inferiore rispetto a quelli successivi. Probabilmente mi ero fatto questa idea anche ricordando i commenti dello stesso Jacques Martin sulla pochezza dei risultati ottenuti agli inizi della carriera e della leggenda secondo cui si prese una pausa di alcuni anni per studiare disegno e imparare a disegnare meglio. A meno che questo primo episodio non sia stato ridisegnato successivamente, non è assolutamente questo il caso.
Le tavole di Alix l’Intrepido sono sicuramente datate, ma non sono affatto brutte. In quei corpi statuari (o che tali vorrebbero essere) dalle pose teatrali ho ravvisato un po’ di Alex Raymond, certamente una buona dose di Hal Foster e addirittura un po’ di Franco Caprioli. A proposito: come nel caso di Pierre Jacobs è facilmente sfatabile il mito di Martin come uno dei padri fondatori della Ligne Claire: le sue strisce abbondano di tratteggi e generose campiture nere. Nel complesso l’impressione delle quattro strisce per pagina molto dettagliate (per quanto non ancora con la scioltezza successiva) è quella di una certa monumentalità, tanto che ci sarebbe voluto un formato più grande per rendere giustizia a queste tavole. I testi assecondano alla perfezione quest’aura di imponenza e di austerità.
Non siamo certo agli albori del linguaggio del fumetto avventuroso, ma poco ci manca. È evidente quanto Martin, costretto nel formato di una tavola alla settimana, sia mosso dalla necessità di sovraccaricare il più possibile di testo le sue tavole e finire sempre con un cliffhanger, così come non abbia bene in mente una traccia precisa da seguire. Le cose sembrano ogni tanto capitare per caso, e repentini cambi di schieramento sembrano avere alla base la volontà di spiazzare il lettore più che una vera logica. È sicuramente solo una mia impressione, però secondo me questo Alix l’Intrepido piega più sul fantasy che sullo storico. L’esotismo è talmente calcato da sfociare nel fantastico e non so quanto la tribù nascosta che salva e accoglie Alix abbia un fondamento storico. Al posto dei coccodrilli potrebbero esserci dei draghi e l’atmosfera non ne risentirebbe.
Purtroppo il sovraccarico di didascalie (per quanto probabilmente smussate dalla Mondadori come testimonia il poco testo ospitato in alcune di esse) finisce per farmi perdere il filo della storia invece che farmi stare “sul pezzo”, ma immagino che sia solo un problema mio.
Insomma, se escludiamo l’effetto vintage che i primi famigerati episodi avrebbero generato nei lettori non capisco proprio perché la Mondadori abbia aspettato così tanto per pubblicarne uno: tanto più che ormai il progetto è naufragato lo stesso anche con l’aggancio delle storie più recenti e appetibili. A tal proposito, prossimamente metterò online il riciclo di un post che avevo ideato per criticare la frammentazione con cui la Mondadori ha presentato Alix. Qui sul blog non butto via niente.

giovedì 24 dicembre 2015

Perché la Mondadori odia il mio edicolante?

Non lo so, ma ormai è chiaro che deve esserci qualcosa sotto visto che, oltre a Historica che marca visita, né ieri né oggi ho visto il nuovo volume di Alix.
Quindi chissà se anche della serie di Jacques Martin, una delle migliori sorprese del 2015, vedrò i prossimi episodi… la mia preoccupazione deve essere molto evidente visto che oggi pomeriggio nella fumetteria dove ho recuperato Historica 38 hanno cercato di consolarmi dicendo che probabilmente i distributori hanno solo rallentato o incasinato le uscite come durante la settimana di Ferragosto, e che le due collane le rivedrò al prossimo appuntamento.
Glaubet und wartet! per dirla alla Kafka.

mercoledì 14 ottobre 2015

Ancora su Alix

Partendo dal presupposto che la collana di Alix è imperdibile e si mantiene su livelli molto alti, mi chiedo perché la Mondadori stia facendo dei salti temporali così consistenti tra il materiale presentato. Il quinto episodio è piuttosto recente, risale addirittura al 1988.
Questa scelta editoriale permette senza dubbio di apprezzare l'evoluzione di Jacques Martin (nel caso specifico de Il Cavallo di Troia potremmo però parlare di una lieve involuzione sul piano grafico) ma genera alcuni buchi nella continuity: la storia stessa mi è sembrata un'appendice a un volume precedente di cui riprende un personaggio e la situazione stessa di partenza, così come rivedere il presunto arcinemico di Alix senza averlo mai conosciuto prima toglie un po' di effetto alla sorpresa.
Le avventure precedenti in cui vengono introdotti questi elementi sono proprio così poco meritevoli da esserne procastinata la pubblicazione? Chi vivrà vedra.


martedì 6 ottobre 2015

Alix 4: Le Legioni Perdute

Il penultimo paragrafo della mia recensione della terza uscita di Alix voleva dire implicitamente che non avrei continuato a recensirne altri: tanto la qualità è altissima e non avrebbe avuto senso sdilinquirsi oltre. Ma con Le Legioni Perdute devo tornare sulla mia decisione perché mi sembra che sia finora il migliore tra quelli pubblicati, e la storia risale al 1965, quindi tra quelli visti finora è addirittura il più vecchio.
Non starò qui a cercare segnali di modernità in un fumetto che non lo vuole essere e che anzi ha nel suo status di classico (giustamente riconosciuto) uno dei suoi punti di forza. Rimane però un incredibile piacere vedere come Jacques Martin sapesse imbastire dei soggetti originali in un contesto già abusatissimo e come soprattutto riuscisse a intrecciare le sue trame con precisione e rigore, introducendo gli elementi giusti al momento giusto e non lasciando (almeno a quanto visto finora) nulla al caso. Nonostante i cinquant’anni di età la lettura di Le Legioni Perdute è stata un’esperienza coinvolgente e appassionante, con non poche sorprese e notevoli cliffhanger.
Non mi ci soffermo troppo: stavolta il proverbiale complotto viene ordito da Pompeo che vuole eliminare Cesare facendo riunire le tribù galliche e germaniche grazie a una reliquia che darà un incredibile carisma a chi la brandirà.
Da segnalare inoltre che persino il disegno è migliore di quello dei tre episodi precedentemente pubblicati da Mondadori che però furono realizzati in anni successivi! Forse qui Martin aveva qualche collaboratore diverso, sta di fatto che le figure umane sono molto più proporzionate e dinamiche (nessun “testone”, insomma) mentre gli sfondi, le architetture e gli animali sono impeccabili come sempre.
Anche la colorazione mi è parsa migliore, meno aggressiva di quella dei tre numeri scorsi, ma qui magari la causa è solo l’utilizzo di impianti di stampa che si sono conservati in maniera diversa.
Archiviato il fumetto in sé tra i gioielli della Nona (o Decima, o quello che è) Arte, la confezione e l’edizione con cui è presentato sono degne? Io propendo decisamente per il sì, visto il rapporto qualità-quantità-prezzo e considerato che stavolta non c’è nessun fraintendimento Enok-Enak o Alex-Alix come nei precedenti volumi. A pagina 22 c’è una didascalia che avrebbe dovuto essere una nuvoletta di dialogo, ma l’errore lo aveva compiuto Martin a suo tempo.
Al massimo è un peccato veniale che i rimandi alla continuity, qui abbastanza consistenti (il centurione Galva che riappare dopo una o più avventure citate nei dialoghi, il cugino Vanik che sicuramente sarà comparso in precedenza) siano stati eliminati e che quindi manchi qualche tassello all’affresco complessivo della saga. Ma è una cosa a cui verrà posto rimedio nel giro di poche settimane data la tabella di marcia della serie.

martedì 29 settembre 2015

Alix 3: Il Principe del Nilo

Anche questa terza uscita di Alix si rivela pienamente soddisfacente. Di un anno precedente a Il Figlio di Spartaco (o almeno così viene riportato nel colophon), ne anticipa solo in parte la brutalità mentre ne condivide l’originalità dello spunto di partenza, imbastendo forse una trama ancora più interessante.
Enak viene invitato in Egitto per raccogliere nientemeno che la sua eredità di futuro faraone della regione di Sakhara! In realtà si tratta di una macchinazione per coinvolgere Alix nell’assassinio di Cesare, anche stavolta rivelato troppo in anticipo per i miei gusti.
Il Principe del Nilo parte un po’ in sordina, ma dopo la prima quindicina di tavole decolla. Oltre alla vicenda in sé si fanno apprezzare due personaggi molto ben caratterizzati, una principessa egizia assai volitiva e un pittoresco predicatore che controlla la fauna autoctona.
È anche vero che l’indistruttibile Alix torna in piene forze senza colpo ferire dopo frustate e pestaggi furibondi ma le storie degli eroi sono divertenti anche per questo.
A questo punto credo che l’alta qualità della serie sia indiscutibile, almeno nel lasso di tempo coperto dagli episodi presentati finora.
Mi rimane qualche dubbio sul giorno effettivo di uscita: il primo l’ho trovato di mercoledì, il secondo di giovedì e questo oggi che è martedì.

giovedì 24 settembre 2015

Alix 2: Il Figlio di Spartaco

Altro che fumetto “per ragazzi”: questa seconda uscita di Alix si apre con un’orgia e nel corso della vicenda non mancheranno meretrici, mutilazioni e nudità varie. D’altronde Il Figlio di Spartaco risale al 1975 ed evidentemente il vento di rinnovamento ed emancipazione del fumetto europeo aveva raggiunto anche questa serie classica.
Al di là di questo la storia conferma le ottime impressioni che ho avuto dalla lettura del primo volume: stavolta Alix si trova coinvolto in una strana vicenda per cui è spuntato fuori dal nulla un sedicente figlio di Spartaco la cui esistenza potrebbe rappresentare una minaccia per la stabilità del governo romano visto che già si appresta insieme alla madre a sobillare la plebe.
È proprio la madre a chiedere aiuto ad Alix, rappresentato come una sorta di rockstar dell’epoca (basta la striminzita presentazione in seconda pagina a spiegare perché il protagonista è così famoso? Ne dubito), e a coinvolgerlo in un’avventura serrata e appassionante. Senza anticipare troppo, alla base della vicenda c’è un machiavellico complotto i cui componenti sono veramente insospettabili, e per un fumetto di quarant’anni fa mi pare un risultato eccellente. Anche in questo caso la rivelazione del “cattivo” avviene un po’ troppo presto per i miei gusti e il lettore non ha il tempo di divertirsi a elucubrare su chi possa essere, ma è una cosa funzionale allo sviluppo successivo della vicenda.
Piacevolissima conferma di quanto visto la settimana scorsa, quindi, con una certa apprensione per cosa mi aspetterà quando e se verranno pubblicati i primi episodi, che dubito potranno vantare la maturità e la complessità di quanto visto finora. A tal proposito, finora di linea chiara nel lavoro di Jacques Martin ne ho vista ben poca: le anatomia, testoni a parte, sono realistiche, e non mancano tratteggi e campiture nere molto marcate. Probabilmente la fase propriamente ligne claire di Alix è relativa solo ai suoi esordi, come nel caso di Ric Roland. Chi vivrà vedrà. Ammesso che pubblichino anche i primi episodi, visto che in questi volumi finora non c’è uno straccio di piano dell’opera (come nemmeno redazionali più diffusi di una rapidissima panoramica sui personaggi dei singoli episodi, che espone il lettore a un vago rischio di spoiler).
Come curiosità segnalo che oltre a un perdonabile fraintendimento come il precedente Alix-Alex (stavolta Enak-Enok) c’è una strana nota a pagina 24 che mi ha ricordato i gloriosi tempi della Planeta DeAgostini:

mercoledì 16 settembre 2015

Alix 1: la Tomba Etrusca

Con l’apprensione a cui (visto l’avanzare dell’età) dovrei cominciare ad abituarmi, mi sono reso conto che non mi ricordavo se avessi mai letto prima un episodio di Alix.
Forse avevo sfogliato un volume (l’unico?) edito a suo tempo da Alessandro, forse avevo visto qualcosina in originale, ma forse non avevo letto proprio nulla. Sta di fatto che Alix mi aveva sempre dato l’impressione di qualcosa di pesante, datato, noioso. Letto questo episodio posso felicemente dire che non è così.
La Tomba Etrusca inizia forse in media res, non conosco l’episodio precedente ma dai dialoghi mi pare di capire che ci fosse già una trama precedente in corso. Poco male, anzi meglio così: si viene subito scaraventati nella trama senza bisogno di preamboli.
Nel suo viaggio per ricongiungersi con Lidia Alix a e i suoi pards si imbattono in una setta di adoratori di Moloch-Baal, culto reinterpretato con grande scrupolo documentaristico. Non mancheranno quindi azione, intrigo e una rigorosa ricostruzione storica. In particolare, ho apprezzato la resa dei panorami e degli edifici che, pur realizzati con schematismo da ligne claire, sono molto evocativi.
La storia procede incalzante e densa di personaggi e avvenimenti (unico neo: la rivelazione per me troppo prematura di chi sia il capo dei cattivi); del tutto impercettibile lo stacco che in origine caratterizzava la prepubblicazione su rivista, per cui ogni pagina doveva concludersi con un cliffhanger: la trama scorre fluida senza quel ritmo sincopato dettato dalle esigenze editoriali che ogni tanto ho ravvisato per esempio in Ric Roland. Martin si rivela anche un valido architetto narrativo e ho apprezzato come faccia tornare al momento giusto personaggi (e animali) a prima vista ininfluenti sulla storia: spettacolare il finale che riprende un elemento apparentemente solo decorativo delle prime tavole.
Per essere un fumetto per ragazzi nato negli anni '50 (questa avventura in particolare dovrebbe risalire al 1968) Alix dimostra una grande maturità: per quanto il protagonista sia un modello di virtù c'è un certo disincanto, almeno in questo episodio. Non tutti gli innocenti sono poi così innocenti, e certi loschi individui marginali non avranno, almeno in questa sede, la dovuta punizione. La vignetta finale sembra proprio essere messa lì con intento consolatorio.
Ovviamente Alix come molti altri eroi popolari è baciato dalla fortuna (e le situazioni più cruente vengono risolte fuori scena) ma anche questo è il bello delle storie di avventura.
Graficamente Jacques Martin è ineccepibile, un robusto disegnatore accademico il cui unico difetto, ravvisabile sin dalla copertina, sono i "testoni" con cui disegna i personaggi. Non che i suoi personaggi brillino per espressività, ma in fondo in questo contesto non è un grande problema.
Decisamente buona questa edizione Mondadori, ottima se pensiamo al prezzo di lancio. Unico refuso che ho notato è un “Alex” invece di Alix, oro colato in epoca di correttori automatici. Forse i colori, originariamente pensati per la resa su carta non patinata, risultano un po' troppo accesi in questa edizione ma ci si fa presto l’occhio.
Ignoro se La Tomba Etrusca sia un unicum nella serie di Alix o se la qualità media sia effettivamente questa, data la qualità di questo primo assaggio non vedo l’ora di provare il prossimo.