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lunedì 22 gennaio 2024

Marvel Must-Have 89: Mythos

Ennesima sbrodolata celebrativa della Marvel che narra nuovamente le origini dei personaggi di punta (aggiornate ai tempi recenti da quello che si evince dalle date), si segnala per le tavole pittoriche di Paolo Marcos e per l’angolo concettuale da cui si muove, volendo svelare dei retroscena sulle origini dei personaggi della Casa delle Idee.

È probabile, anzi sicuro, che molti dei concetti espressi da Jenkins siano già emersi o accennati nella sessantennale vita dell’universo Marvel, ma per un profano possono costituire un certo motivo d’interesse o almeno di curiosità. Scopriamo ad esempio che Bruce Banner in fondo aveva da sempre un Hulk dentro di sé, e che il primo Hulk aveva una certa razionalità pur nella sua bestialità. La figura del Dottor Xavier viene poi drasticamente ridimensionata. Apparentemente meno incisiva la storia familiare di Steve Rogers/Capitan America, ma magari per i lettori Marvel è stata una rivelazione. Negli episodi dedicati all’Uomo Ragno e ai Fantastici Quattro non si svela invece praticamente nulla, essendo evidentemente soggetti a paletti narrativi più stringenti. Al massimo si accenna a un certo odio sopito di Peter Parker verso i poliziotti e la vaga presenza di qualche volontà esterna nel rientro dei Fantastici Quattro freschi di mutazione sulla Terra. Mi chiedo però perché puntare i riflettori anche su un personaggio di terza fila come Ghost Rider, forse all’epoca era in uscita un film o una serie tv.

Essendo stati realizzati tra 2006 e 2008 questi sei episodi risentono della temperie del periodo (o così mi è sembrato): i testi sono piuttosto drammatici e “maturi”, per quanto può esserlo una storia di supereroi, e se si doveva dire che una persona era grassa lo si diceva senza assecondare il politically correct. Jenkins azzecca più di un bel dialogo ed è simpatico vedere l’ingenuità delle prime storie dei supereroi scontrarsi con il suo razionalismo moderno: le tasse che dovrebbe pagare l’Uomo Ragno per i suoi show, i dettagli sulla sicurezza degli spettacoli di Ghost Rider, i tentativi di spiegare la “scienza” dei comic book

I disegni di Rivera, per quanto spettacolari a una prima occhiata, sono caratterizzati da grasse pennellate e si concedono ogni tanto delle derive grottesche, soprattutto nell’episodio di Hulk (ma pure il casco di Magneto non scherza). Però il suo lavoro è in crescendo e l’episodio realizzato per ultimo, quello su Capitan America, è il più spettacolare.

A introdurre ogni storia c’è una breve presentazione del relativo protagonista, ulteriormente approfondita dai redazionali in appendice. Considerando che si tratta di un volume cartonato di 144 pagine patinate a colori mi sembra che il prezzo di 15 euro sia conveniente – ma in fumetteria mi hanno spiegato che Mythos è già stato ristampato più volte, d’altronde è materiale di quasi vent’anni fa.

lunedì 10 ottobre 2016

Daredevil 2: Cuori nelle tenebre

Questo Daredevil è fantastico. Mark Waid porta avanti la trama principale (Devil custode di un aggeggio con segreti sensibilissimi bramato da ben 5 organizzazioni criminali del Marvel Universe) concedendosi qualche divagazione che è sempre coerente col tutto e pienamente giustificabile: così il volume si apre con una storia natalizia ben poco supereroistica, procede con un cross-over con l’Uomo Ragno, presenta un distico contro un necrofilo Uomo Talpa e si conclude con un’uscita speciale (il numero 10.1) a mo’ di riassunto della saga fino a quel punto.
I dialoghi sono eccellenti ma Waid non vende fumo: si è inventato delle situazioni originali da cui riesce a trarre il massimo (l’identità segreta di Devil è conosciuta da tutti ma Matt Murdock nega ostinatamente di essere lui: l’approccio dell’Uomo Ragno nel secondo episodio è esilarante) e si caccia ben volentieri in labirinti narrativi e logici uscendone sempre alla grande (quali sono le motivazioni della Gatta Nera? Come farà Devil a sconfiggere l’Uomo Talpa nella grotta dei diamanti?).
Tra i disegnatori che gli sono toccati in sorte solo Paolo Rivera, semplice ma elegante, è al suo stesso livello. Marcos Martin disegna un fill-in dimostrando gli stessi difetti che gli avevo riscontrato nel primo volume, la Emma Rios dell’episodio dell’Uomo Ragno è terribile e il Khoi Pham dello speciale 10.1 sembra quasi vergognarsi di disegnare un fumetto di supereroi.
Per quanto sia attendibile Wikipedia, leggo che il ciclo di Mark Waid su Daredevil è durato 36 numeri: spero che la Panini riesca a pubblicarli tutti in questo bel formato cartonato. Oltretutto questa seconda uscita costa relativamente poco (12 euro) e la qualità di stampa è migliorata rispetto al primo volume.

domenica 1 maggio 2016

Daredevil 1: Giustizia Cieca

Veramente molto buone le storie di questo volume cartonato dedicato a… Daredevil (che giustamente all’interno del fumetto è sempre chiamato Devil come lo conosciamo in Italia). Da quello che leggo nell’introduzione, Matt Murdock è tornato ad operare a New York nelle doppie vesti di avvocato e supereroe dopo un periodo di riflessione on the road a seguito di eventi drammatici e imbarazzanti per la sua reputazione.
Mark Waid scrive con piglio scanzonato e divertito producendo dei bellissimi dialoghi ed è incredibile come riesca a far funzionare il mix di realismo giudiziario e di scazzottate con alcuni tra i villain più ridicoli che abbia mai visto (un tizio fatto di… teletrasporto, un tizio fatto di onde sonore e una specie di wrestler mutante). I personaggi principali sono tutti interessanti e ben delineati.
Ai disegni Paolo Rivera fa un ottimo lavoro, ostentate citazioni kirbyane a parte: non è un disegnatore spettacolare come possono esserlo Van Sciver o Pasarin o Bryan Hitch ma non sbaglia un’inquadratura ed è molto elegante nella sua sintesi, oltre a essersi inventato delle soluzioni perfette per rendere la particolare percezione che il protagonista cieco ha del mondo. Poco importa che spesso i suoi personaggi siano degli armadi con una testolina in cima: dopotutto sono supereroi anche quando vestono in borghese. Peccato che i colori non siano allo stesso livello dei disegni e soprattutto che la qualità di stampa sia zoppicante (anzi, decisamente pessima soprattutto nel primo episodio presentato).
Marcos Martin che ha disegnato metà degli episodi del volume è a un livello nettamente inferiore rispetto a quello di Rivera: molta meno fantasia, poca attenzione alle anatomie e nasi impossibili. Si è visto di peggio nel mercato statunitense, ma anche tanto di meglio.
Nel complesso questo Daredevil è stato un’ottima lettura, spero che pubblichino il seguito quanto prima.