venerdì 29 settembre 2023

Ricevo e diffondo

 MACTE Museo di Arte Contemporanea di TermolipresentaTUTTE LE FOLLIE DI JAC!a cura di Luca Raffaelli  7 ottobre 2023 – 25 febbraio 2024La mostra fa parte di _JACOVITTISSIMEVOLMENTE_,progetto dedicato, nell’anno del centenario della sua nascita,alla galassia creativa di Jacovitti e che comprende dal 25 ottobre 2023la mostra _L’INCONTENIBILE ARTE DELL’UMORISMO_ al MAXXI di Roma  _Termoli, 13 settembre. _Dal 7 ottobre 2023, il_ _MACTE Museo di ArteContemporanea di Termoli presenta _TUTTE LE FOLLIE DI JAC!_ una mostra acura di Luca Raffaelli che attraverso l'esposizione di cento tavoleoriginali, riproduzioni e materiale di approfondimento, offre aivisitatori la possibilità di entrare nel mondo di questo grandefumettista di cui quest’anno si celebra il centenario.  Benito Franco Giuseppe Jacovitti (Termoli, 1923 – Roma,1997)esordisce giovanissimo come autore di fumetti per poi diventare unimportante nome di riferimento per il fumetto del Novecento. Dal suopennino escono personaggi divenuti celebri nell’immaginario popolare,come Cocco Bill, Zorry Kid, Jack Mandolino, Tom Ficcanaso. Jacovitti hapubblicato strisce su _Il Vittorioso_, il _Corriere dei Piccoli_ e il_Corriere dei Ragazzi_, e ha disegnato le vignette del _Diario Vitt_,che hanno accompagnato per più trent’anni (1949 – 1980) generazionidi scolari italiani.  _TUTTE LE FOLLIE DI JAC!_ approfondisce in maniera giocosa leinvenzioni tecniche e linguistiche che hanno reso _La lisca di pesce_uno stile riconoscibile e Jacovitti un inventore di segni e personaggiindimenticabili, creatore di un mondo surreale, costruito grazie a unmetodo di lavoro unico che lo portava a creare disegni, storie edialoghi direttamente con la china.  _“La mostra_ – come spiega il curatore Luca Raffaelli – _partedall'analisi dalla sua capacità di improvvisazione fumettisticaindagando, nelle varie sezioni espositive, le caratteristiche piùimportanti del suo metodo di lavoro: i riempitivi, salami, vermi einvenzioni che, senza alcun motivo logico o narrativo, invadono le suetavole; i continui giochi di parole, le assurde linee cinetiche chemostrano i movimenti dei personaggi; le onomatopee del tutto particolariper cui il suono di uno schiaffo è proprio schiaffo!, il corpo,tagliato, spezzato, fatto a fette (a volte senza neppure procuraredolore), e la sua innovativa rottura della quarta parete, per cui ipersonaggi in difficoltà possono rivolgersi direttamente ai lettori oal loro creatore.”_  La mostra al MACTE è parte del progetto _JACOVITTISSIMEVOLMENTE_realizzato_ _in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle artidel XXI secolo che dal 25 ottobre 2023 al 18 febbraio 2024 ospita_L’incontenibile arte dell’umorismo_, una mostra a cura di Dino Aloie Silvia Jacovitti con Giulia Ferracci, che presenta i cento personaggicreati nel corso della sua lunga e vivace carriera.  Due progetti paralleli e complementari che contribuiscono adapprofondire la galassia creativa dell’autore e celebrano, a centoanni dalla nascita, nelle due città cui era più legato, il suo mondofantastico, la sua inventiva giocosa, scomoda e irreverente e il suosguardo precursore.

giovedì 28 settembre 2023

The Plot Holes

Il fumettista di scarso successo Cliff Wieselwitz, vedovo di fresco e più “noto” con lo pseudonimo Inkslayer, viene arruolato da una task force che si occupa di “riparare” le opere dell’ingegno che rischiano di deragliare e rovinarsi.

Il lavoro è meno intellettuale di quello che si possa pensare e i “Plot Holes” devono ricorrere sovente alla violenza più sfrenata (tanto, una volta cancellati gli “errori” non esisteranno più). A complicare la faccenda, in un’azzardata mise-en-abîme, tutti i membri del gruppo sono a loro volta dei personaggi immaginari reclutati dalle rispettive opere: Cliff proviene da un romanzo pretenzioso e ben altri tre membri originarono nei fumetti.

Avrebbe potuto venirne fuori anche qualcosa di simpatico, in pratica è La Lega degli Straordinari Gentlemen scritto da un bambino di dieci anni. Pur criticando lo stile dei fumetti statunitensi (o così mi è parso) anche Sean Murphy non fa altro che riproporre il pacchetto completo dei comic book, con scene di violenza parossistica e battutacce di pessimo gusto miste a qualche stereotipata scena strappalacrime o dialogo “profondo” identico a mille altri. A tal proposito, The Plot Holes paga anche pegno alla sensibilità LGBT+. Ciò detto, un paio di colpi di scena azzeccati pongono questa opera un gradino al di sopra della media statunitense, e Sean Murphy non ha il sacro terrore di mostrare una tetta quando serve, ma nulla per cui stappare lo champagne.

Per quel che riguarda la parte grafica, non sono mai riuscito a mettere a fuoco i disegni di Sean Murphy: sicuramente ha una sua cifra stilistica personale ma non ho mai capito se le semplificazioni e le deformazioni anatomiche, i tratteggi buttati lì “tanto per” e l’inchiostrazione spigolosa fossero dovuti a una precisa scelta o ai suoi limiti.

Una curiosità: mi chiedo come abbia potuto Sean Murphy citare impunemente tanti brand più o meno famosi come Netflix, Dragonlance, Gundam, Il Signore degli Anelli, Cowboy Bebop, Batman, Star Trek, Ritorno al Futuro, robottoni giapponesi di cui non so il nome, ecc.

martedì 26 settembre 2023

Chico e Basco

Come avviene ormai da alcuni anni, l’albetto speciale in uscita a Riminicomix non è più una storia inedita o “corretta” di Martin Mystére ma un recupero d’annata della vasta produzione di Alfredo Castelli. In questo caso si tratta di una serie piuttosto sfortunata che durò su Il Giornalino il tempo dei due episodi qui ristampati, per poi essere continuata brevemente in parte o del tutto da Tiziano Sclavi su SuperGulp anche con un disegnatore rimasto anonimo.

Seguendo la moda dell’epoca (1976) il Basco del titolo è Bud Spencer, affiancato non da un emulo di Terence Hill ma di Charles Bronson – scelta un po’ strana forse dovuta al gusto o alla documentazione disponibile del disegnatore Jorge Moliterni. La prima storia di presentazione, La Via dei Diamanti, non li mette ancora del tutto a fuoco: Chico è un baro professionista (altro riferimento dichiarato: La Stangata) e il duo inizialmente sembra più che altro una coppia di delinquentelli. Ma dopo questa sequenza di presentazione di cinque tavole si trovano coinvolti in un caso avventuroso con un traffico di diamanti in mezzo, in cui però le loro caratteristiche sono ancora solo accennate (Basco violento e Chico donnaiolo).

Una Corriera per la Libertà li vede invece più definiti, gestori di un’attività in cui riparano di tutto: abilità che ha permesso a Basco di costruirsi un aereo a partire dai rottami di altri 36 velivoli. Un ometto che salvano da un’aggressione ha con sé una mappa del tesoro, e così partono per il Sud America dove però saranno coinvolti in un’azione rivoluzionaria contro il dittatore locale – e addio tesoro.

Fortemente derivativa e costretta nei limiti del fumetto per ragazzi dell’epoca, la serie è abbastanza godibile ma non è certo al livello de Gli Aristocratici o de L’Ombra. Certe gag sono desuete (la mamma apprensiva, il tormentone del nome sempre sbagliato del signor Hamburger) e alcune situazioni allegramente inverosimili.

Jorge Moliterni fa un ottimo lavoro come suo solito, qui inevitabilmente penalizzato dal formato ridotto e da una stampa che fisiologicamente non può essere ottimale partendo dalle pagine delle riviste. Ho notato che curiosamente si è corretto il motto, volutamente sgrammatico, dell’impresa dei due: l’originale si può vedere qui.

Come sempre capita con i lavori di Alfredo Castelli, i suoi commenti a latere sono anche più gustosi dei fumetti in sé: in questo caso scopriamo (beh, io lo scopro, magari era una cosa risaputa) che la sua “moglie emerita” era imparentata con Cesare Civita, di cui ci fornisce un ritratto inedito.

Splendida copertina a tema di Lucio Filippucci, molto elaborata.

In allegato c’è una cartolina dedicata allo Zio Boris realizzata da Massimo Bonfatti, propedeutica al recente volume con le nuove storie.

lunedì 25 settembre 2023

? ... !

L’annuncio su Anteprima 385 dell’uscita del secondo volume de Gli Uomini della Settimana mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti di questo fumetto. Sono considerazioni che sicuramente chiunque avrà fatto, cionondimeno le condivido lo stesso.

LA CITAZIONE

«L’arte dice al fumetto: “ Per esistere lei deve eliminarmi ed è per questo che è stato sempre odiato; a me, invece, per esistere basta che lei rimanga alla debita distanza, questa è la differenza”. Il fumetto colto di sorpresa, risponde qualcosa e in quel momento si accorge di poter esistere anche lui autonomamente. L’arte allora...»

DICHIARAZIONE D’INTENTI

Nel primo volume compare un David di Donatello vinto da Aquila, a suffragare la teoria che i protagonisti non sono supereroi ma attori o performerE il primo premio come scopritore dell’acqua calda va a… [rullo di tamburi] Luca Lorenzon! Forza, Luca, non essere timido, vieni sul palco e dicci qualcosa. «Io… ecco… era davvero così evidente?» [risate sguaiate dal pubblico]ma con un importante dettaglio: è privo di genitali. Al di là del fatto che questo svuota di ogni significato i paragoni con Watchmen, dove il Dottor Manhattan se ne andava in giro nudo senza problemi, è evidente che si tratta di una scelta precisa degli autori.

Da una parte è come se Bilotta dicesse «Non ho le palle», cioè dichiarasse apertamente di non avere il coraggio di fare qualcosa di rivoluzionario o anche semplicemente diverso da quello a cui i lettori sono abituati, dall’altra è come se dicesse «Non ho coglioni», ovvero non ha semplicemente la voglia di fare qualcosa di rivoluzionario o anche semplicemente diverso da quello a cui i lettori sono abituati.

LA GRANDE SFIDA DA DA

 
Uno dei personaggi più caratteristici de Gli Uomini della Settimana è Da Da Da, un po’ sorella Kessler dark e un po’ Crazy Jane di Grant Morrison (non c’entra niente, è giusto per dare qualche coordinata a chi legge supereroi) ha il potere di cambiare la posizione delle lettere nei balloon dei personaggi creando nuovi significati. Esiste un paese friulano il cui nome è oggetto di frustrazione (o vanto, a seconda dei casi) da parte dei residenti per l’unico suo anagramma possibile che la vulgata gli attribuisce: Codroipo. Ma in realtà di anagrammi di “CODROIPO” se ne possono fare moltissimi, riuscite voi a trovarne alcuni senza ricorrere al vostro dialetto? Qui di seguito alcune delle soluzioni possibili: ma attenzione che la grande sfida è un’altra!

ODO PORCI (avverto la presenza di suini)

DIRÒ POCO (non mi dilungherò)

COPRO ODI (metto un telo sopra un libro di Carducci che contiene nel titolo la parola «barbare»)

DOPO CIRO (…la Persia non è stata più la stessa!)

O RIDO O PC (quando lavoro al computer sono serissimo)

RIDO POCO (sono un tipo serio)

ODIO CROP (il termine inglese per designare il raccolto mi sta sulle balle)

RODI COOP (ti piace rosicchiare le cooperative di coonsumatori)

ORCO DI PO (babau fluviale)

OP, CORI: DO! (forza, gruppi di cantanti, intonate la prima nota)

COPI D’ORO (il creatore della Donna Seduta era proprio un persona fantastica)

COPIO ROD (Steward o Steiger potrebbero citarmi per plagio)

O, PC, ODORI! (quanto puzzi, personal computer – ma anche: toh, hai imparato ad annusare)

DO PROCIO (ti consegno uno degli uomini che hanno invaso la tua Itaca, Ulisse)

DIPO ROCO (l’animale di compagnia di John Difool ha la raucedine)

Come detto nella parte nascosta dopo i due punti, la vera sfida era un’altra: scoprire che in realtà Da Da Da non modifica affatto le parole degli altri ma inventa di sana pianta nuove frasi senza che siano anagrammi di quelle originali. Ciò si ricollega quindi alla dichiarazione d’intenti delineata sopra sul non “aver coglioni”, altresì rappresentabile con la frase «Voja de lavorà sarteme addosso – e anvedi da sbajà mira.»

I COLPEVOLI

Nella recensione al primo numero, in un patetico tentativo di fare dell’umorismo (già, perché stavolta, invece…) additavo due eccellenti figure della Repubblica Italiana come colpevoli della sparizione di Aquila. In effetti i colpevoli sono proprio loro! Solo che il loro delitto non riguarda Aquila ma un altro personaggio che è uscito dal quadro al termine del secondo capitolo. Nella splash page della sua comparsa si può infatti cogliere un dettaglio: un numero di quattro cifre che evidentemente è il suo punto debole (ogni Uomo della Settimana ne ha uno). Orbene, questo numero è facilmente ricavabile moltiplicando e sommando alcuni dati che si trovano nelle biografie dei due illustri personaggi. Mi pare evidente. Ci ho messo un’ottantina di tentativi (basandomi su date di nascita, durata dei mandati, cambi lettere/numeri…) per far tornare il numero giusto ma è evidente che è così. A voi il piacere di scoprirlo a vostra volta.

IL GRANDE RIMPIANTO

Ma perché Bilotta invece di Alessandro non si chiama Oirotare? Questa la vita del blogger: una frustrazione dopo l’altra.

domenica 24 settembre 2023

Don Camillo a fumetti: Giallissimo

Trovo paradossale che gli albi speciali editi da Cartoon Club mi arrivino tempestivamente mentre sto ancora aspettando l’ultimo parto della ReNoir, annunciato mesi fa, cioè il secondo volume del Corrierino delle Famiglie. Boh, forse vorranno presentarlo prima a Lucca.

Questo sesto speciale, comunque: la storia vede la sparizione di un bel pacco di soldi nascosti in una vecchia stufa che è stata regalata a Don Camillo da una contadina pitocca che nicchiava sul frumento da dargli per i bambini dell’asilo. I sospetti si concentrano quindi sul parroco e su Peppone, a cui era stato affidato il compito di rimettere in sesto la stufa. Senza alcuno scossone o colpo di scena, e dopo un’indagine non ufficiale assai sbrigativa, si arriverà alla frettolosa soluzione del caso. Forse la versione letteraria era più suggestiva, ma comunque Giovannino Guareschi non ha intessuto chissà quale trama e il fumetto si apprezza più che altro come testimonianza del clima sociale e della mentalità dell’epoca.

I disegni di Alessandro Gazzaneo sono sicuramente dignitosi anche se non ancora del tutto maturi. Solito discorso che da qualche anno riguarda la collana-madre e le sue propaggini: la ReNoir ha un buon occhio per trovare talenti, ma appena questi spiccano il volo vengono cooptati da altre realtà editoriali più grosse e allora tocca cercarne di nuovi per Don Camillo (forse è anche per questo che c’è stato un rallentamento nelle uscite, se non me lo sono solo immaginato). Provenendo da tutt’altro genere di fumetti Gazzaneo non ha sempre centrato le fattezze dei protagonisti come canonizzate dalla saga, mentre ha fatto un ottimo lavoro col Bradoni/Marlon Brandon.

Altra new entry (ma relativa: in precedenza aveva curato il lettering) è Luca Giorgi che ha realizzato la copertina.

Tutt’altro che un esordiente è invece il grande Luca Salvagno che ha realizzato una tavola “panoramica” interna e la quarta di copertina nel segno del Maestro Jacovitti.

Com’è consuetudine di questa collana di albetti pocket, la parte redazionale è molto ricca: Ivan Pelizzari scrive un interessantissimo pezzo su traduzioni, adattamenti e plagi di Don Camillo (anche Frate Indovino fece il furbo!), argomento che meriterebbe di essere ulteriormente sviscerato.

Silvia Riccò parla invece approfonditamente del noir padano, inframmezzando la sua disamina con brani di un’intervista a Carlo Lucarelli. E sì: ancora una volta viene incensato La Casa dalle Finestre che ridono; solo io penso che quel film sia sopravvalutato e che Pupi Avati renda molto di più nelle commedie?

Come di consueto, sono presentate anche interviste ai disegnatori.