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domenica 19 gennaio 2025

Don Camillo a Fumetti: Litigare è necessario


Decisamente in ritardo mi è arrivato il settimo volumetto di questa testata parallela alla collana madre.

La storia che dà il titolo all’episodio non è tra le migliori e vede protagonista l’incallito bestemmiatore Biasca che dopo aver maltrattato per anni la moglie ammalata si ritrova ricco vedovo coi soldi che lei sottraeva alle cure per rimpolpare un libretto di risparmio intestato a lui. Anche così è sempre incazzato con gli uomini e con Dio. Certo, è divertente vedere che persino Peppone è imbarazzato dalla furia anticlericale del Biasca (Davide Barzi ne spiega le ragioni politiche nel commento al racconto originale) ma la trama si basa su un soggetto che mi sembra inverosimile: al di là del mistero sulla malattia che non viene mai nominata, visto che Celestina è comunque condannata, come ha fatto a metterci tutti quegli anni a soccombere senza neanche prendere le medicine? Sembra che Guareschi avesse voluto fare più che altro una parabola o un apologo, la cui morale però mi sfugge visto il finale sospeso. A proposito del trascorrere del tempo, è evidente che tra il primo incontro dei futuri sposi nel 1947 e il presente del racconto (1960) sono trascorsi 13 anni e non 23 come riportato in didascalia: una svista di Guareschi o del fumetto?

I disegni di Francesco Petronelli (autore della dédicace qui a lato all’ultima Lucca) sono senz’altro validi ma forse a causa del formato si evidenziano certe imprecisioni anatomiche che non gli avevo riscontrato nelle sue prove sulla collana principale. Ma magari Litigare è necessario è stato realizzato anni fa. A Petronelli è dedicata un’intervista a cura di Ivan PLZ Pelizzari.

Approfittando del riscontro internazionale di Roberto Dakar Meli, che lo ha portato addirittura a una candidatura all’Eisner Award, vengono proposte le sue matite opportunamente rimontate per l’episodio Il Cane pubblicato una dozzina d’anni fa sul numero 4. Anche a lui Ivan PLZ Pelizzari dedica un’intervista.

La collana torna quindi momentaneamente alla struttura delle prime tre uscite privilegiando la rassegna degli autori senza i redazionali degli ultimi numeri.

lunedì 9 ottobre 2023

Corrierino delle Famiglie 2: La Famiglia Guareschi a Venezia

Il primo volume non mi aveva entusiasmato, ma in attesa della nuova uscita della serie principale ho preso anche questo. La qualità mi è sembrata decisamente più elevata.

I racconti trasposti a fumetti sono sei, e si nota soprattutto la maggiore maturità raggiunta da Adriano Fruch ai disegni. Anche le mezzetinte, occasionalmente date da Alessandro Olivieri, sono più funzionali ad aggiungere corpo ed espressività alle tavole.

La storia meno riuscita mi è sembrata La danza delle ore: di per sé il soggetto (la scoperta del servizio telefonico dell’ora esatta da parte dei piccoli Guareschi mista a considerazioni esistenziali dei grandi) si sarebbe prestato a situazioni esilaranti, ma la struttura non lo ha valorizzato a dovere, probabilmente perché Barzi ha dovuto rimanere il più fedele possibile al testo originario che si prestava poco a essere “fumettato” così com’è – la supervisione è sempre curata da Alberto Guareschi.

In compenso, le altre storie sono tutte molto divertenti (in particolare Bononia dozziet e La signora ritornò un po’ alla volta) nonostante qualche elemento malinconico o persino tragico che fa capolino ogni tanto: nella prima, Ma il mio cuore è rimasto in Polonia, Guareschi ricorda il suo internamento nel lager e il figlio morto neonato. E stavolta la dabbenaggine della signora Guareschi assume contorni surreali che la elevano almeno un po’ da quella dimensione macchiettistica di minus habens entro cui la confinava il marito.

Ogni fumetto è corredato da due pagine di commento storico-critico che ne approfondisce alcuni aspetti e introduce altre curiosità, accompagnato da una ricca selezione iconografica: geniale la radio camuffata da quadro! Sorprendenti le esperienze musicali di Guareschi, terribili invece le sue vicissitudini giudiziarie.

domenica 24 settembre 2023

Don Camillo a fumetti: Giallissimo

Trovo paradossale che gli albi speciali editi da Cartoon Club mi arrivino tempestivamente mentre sto ancora aspettando l’ultimo parto della ReNoir, annunciato mesi fa, cioè il secondo volume del Corrierino delle Famiglie. Boh, forse vorranno presentarlo prima a Lucca.

Questo sesto speciale, comunque: la storia vede la sparizione di un bel pacco di soldi nascosti in una vecchia stufa che è stata regalata a Don Camillo da una contadina pitocca che nicchiava sul frumento da dargli per i bambini dell’asilo. I sospetti si concentrano quindi sul parroco e su Peppone, a cui era stato affidato il compito di rimettere in sesto la stufa. Senza alcuno scossone o colpo di scena, e dopo un’indagine non ufficiale assai sbrigativa, si arriverà alla frettolosa soluzione del caso. Forse la versione letteraria era più suggestiva, ma comunque Giovannino Guareschi non ha intessuto chissà quale trama e il fumetto si apprezza più che altro come testimonianza del clima sociale e della mentalità dell’epoca.

I disegni di Alessandro Gazzaneo sono sicuramente dignitosi anche se non ancora del tutto maturi. Solito discorso che da qualche anno riguarda la collana-madre e le sue propaggini: la ReNoir ha un buon occhio per trovare talenti, ma appena questi spiccano il volo vengono cooptati da altre realtà editoriali più grosse e allora tocca cercarne di nuovi per Don Camillo (forse è anche per questo che c’è stato un rallentamento nelle uscite, se non me lo sono solo immaginato). Provenendo da tutt’altro genere di fumetti Gazzaneo non ha sempre centrato le fattezze dei protagonisti come canonizzate dalla saga, mentre ha fatto un ottimo lavoro col Bradoni/Marlon Brandon.

Altra new entry (ma relativa: in precedenza aveva curato il lettering) è Luca Giorgi che ha realizzato la copertina.

Tutt’altro che un esordiente è invece il grande Luca Salvagno che ha realizzato una tavola “panoramica” interna e la quarta di copertina nel segno del Maestro Jacovitti.

Com’è consuetudine di questa collana di albetti pocket, la parte redazionale è molto ricca: Ivan Pelizzari scrive un interessantissimo pezzo su traduzioni, adattamenti e plagi di Don Camillo (anche Frate Indovino fece il furbo!), argomento che meriterebbe di essere ulteriormente sviscerato.

Silvia Riccò parla invece approfonditamente del noir padano, inframmezzando la sua disamina con brani di un’intervista a Carlo Lucarelli. E sì: ancora una volta viene incensato La Casa dalle Finestre che ridono; solo io penso che quel film sia sopravvalutato e che Pupi Avati renda molto di più nelle commedie?

Come di consueto, sono presentate anche interviste ai disegnatori.

domenica 25 ottobre 2020

Don Camillo a fumetti: La Pecora Nera

Con questa siamo già alla terza uscita dello spin-off della serie principale, che di suo sta per toccare addirittura quota 20 volumi a testimonianza del grande successo che ha riscosso.

Coerentemente con il format della collana, la confezione simula un albo di Diabolik e la storia principale ha un elemento investigativo. La vicenda ruota attorno al mistero su chi stia imbrattando con svastiche e inni al fascismo i muri del paese, la soluzione non sarà affatto scontata. Ai disegni l’esordiente Lucia Gabbi, purtroppo ancora acerba.

Segue poi un adattamento da un episodio della rubrica Le Osservazioni di Uno Qualunque, antesignana del Corrierino delle Famiglie: Giovannino Guareschi si ricongiunge con moglie e figlio in quel di Igea Marina dove stavano trascorrendo la villeggiatura. Molto validi i disegni di Adriano Fruch il cui segno caricaturale si adatta alla perfezione al tono del racconto. Che siano lui e Barzi i due turisti che alla fine ascoltano l’ennesima castroneria di Margherita?

A integrare il volumetto, oltre alle schede relative ai racconti originali e ad altri redazionali, ci sono tre interviste (tutte a opera di Alex Novelli) ai due disegnatori e al copertinista Alberto Locatelli. Da quest’ultima apprendo che esiste un volume speciale “alla francese” di Don Camillo, ordinabile chissà come.

mercoledì 20 novembre 2019

Corrierino delle Famiglie

Primo volume (forse) di una versione a fumetti di un’opera meno famosa di Giovannino Guareschi rispetto al celeberrimo Don Camillo, il Corrierino delle Famiglie di cui si era già avuta traccia in alcuni volumi della serie madre – e infatti temevo di ritrovarmi con del materiale non inedito, ma così non è stato.
Per questa nuova pubblicazione la ReNoir ha scelto di partire con un formato più lussuoso: un cartonato con una parte redazionale molto ricca e nomi eccellenti a firmare le introduzioni (Enrico Beruschi, Giacomo Poretti e la moglie Daniela Cristofori), forse anche per provare a pescare tra quanti non comprerebbero il prodotto se sapessero che è una riduzione a fumetti. Il prezzo oltretutto non è nemmeno elevato considerate queste caratteristiche: 14,90 euro per 96 pagine.
Come per la serie madre, non si comincia in ordine cronologico ma da un episodio metanarrativo in cui Guareschi e famiglia incontrano i suoi personaggi. Dopodiché le storie vertono quasi esclusivamente sulla vita di Guareschi che d’estate deve barcamenarsi tra il lavoro di caporedattore a Milano e incontri sporadici con la famiglia in villeggiatura a Garessio.
L’impianto narrativo è diverso da quello di Don Camillo, qui Guareschi non voleva raccontare delle storie ma fare dei resoconti delle sue esperienze personali opportunamente esagerate dove necessario. Il risultato è che i fumetti “scorrono” meno bene rispetto alla saga principale: spesso si assiste semplicemente a una sfilata di personaggi o situazioni senza che ci sia alcun nodo da sciogliere ma solo un esile filo conduttore, eventualmente giustificato dalla gag finale. Certi dialoghi, sicuramente arguti in un racconto scritto, risultano artificiali in un fumetto. Ho poi provato una sensazione di disagio nel leggere i molti episodi in cui Guareschi descrive la moglie Ennia/Margherita come una minus habens.
Per i disegni, tutti a opera di Adriano Fruch (talvolta “colorato” in grigio da Francesco Bisaro o Francesca Carotenuto), si è optato per uno stile umoristico pur senza eccedere nel caricaturale. Lo stacco con la copertina realistica di Werner Maresta è netto. Anche questo è stato fatto evidentemente per distinguere il Corrierino delle Famiglie da Don Camillo a Fumetti, ma alcuni sfondi interamente bianchi fanno pensare più alla necessità di licenziare per tempo il volume piuttosto che a una scelta stilistica meditata.
I redazionali, come dicevo, sono molto corposi: oltre a una dichiarazione d’intenti che introduce il volume, a ogni storia a fumetti viene fatto seguire un ricordo di Alberto Guareschi corredato da fotografie, per un totale di due pagine, il che corrobora l’idea di una pubblicazione indirizzata più che altro agli appassionati di Giovannino Guareschi.
In definitiva, per me l’appeal di questo spin-off non è certo lo stesso di Don Camillo a Fumetti; se la periodicità dovesse essere più rilassata rispetto a quella della serie madre (che già di suo è un semestrale, almeno nominalmente) non escludo comunque di seguirlo, anche perché la confezione è molto buona.

domenica 29 settembre 2019

Don Camillo a fumetti: Il cadavere vivente

Nuovo episodio fuori collana della serie di Don Camillo dopo il crossover con Diabolik. La grafica del pocket viene ripresa anche stavolta, anche se è meno giustificata che in quell’altra occasione.
Il volumetto raccoglie due storie: la prima, che dà il titolo allo speciale, si sviluppa come un bel thriller di provincia, estremamente efficace nel costruire la tensione tra i due personaggi coinvolti. Ma purtroppo si conclude in maniera bonaria e moralista, con Don Camillo a fare da confessore del mancato doppio delitto mentre prega affinché i giovani d’oggi (cioè del 1954) riscoprano la pietà. Probabilmente per quegli anni Guareschi non poteva spingersi più in là, e comunque la morale della vicenda dovrebbe essere congruente con la sua di cui si fa alfiere.
La seconda storia, Il Campione, secondo me è molto più riuscita. Lo scemo del villaggio Giobà, che va a prendersi La Gazzetta dello Sport in città perché quella di paese non lo soddisfa (questo particolare l’ho già letto da qualche parte, che una versione dell’episodio sia già transitata per la serie regolare?) rifiuta di partecipare a Lascia o Raddoppia nonostante la sua conoscenza enciclopedia del ciclismo e le pressioni dei suoi compaesani, comprese le compagini politiche che invocano l’intervento di Don Camillo.
Francesco Bisaro disegna in maniera diversa le due vicende: nella prima è un po’ ingessato e non sempre espressivo come avrebbe dovuto essere, mentre ne Il Campione (realizzato qualche anno fa e rimaneggiato per questa pubblicazione) è molto più convincente potendo dare maggiore sfogo alla sua vena umoristica. In entrambi gli episodi trovo che i retini molto larghi con cui ha integrato i disegni penalizzino il suo tratto rendendolo meno leggibile.
Il pocket si conclude con una ricca appendice che comprende una presentazione di Bisaro a opera dello sceneggiatore (e coordinatore del progetto) Davide Barzi, i consueti riferimenti alla pubblicazione originale dei racconti di Guareschi, due interviste di Alex Novelli a Bisaro e al copertinista Alberto Locatelli e un interessante articolo di Nunziante Valoroso sui manifesti cinematografici della saga di Don Camillo, che avrebbe meritato un maggior supporto iconografico – ma considerato il formato va già più che bene così.

lunedì 27 agosto 2018

Don Camillo a fumetti: Un "Notturno" che non fa dormire

Albetto speciale fuori collana di Don Camillo a Fumetti che, apprendo dall’ultimo Fumo di China (che ospita la stessa intervista al figlio di Guareschi riportata qui), è la versione rimontata e ampliata di un precedente speciale. Il motivo dell’adattamento è evidente dal formato: è stato scelto di “mimetizzare” la storia da tascabile di Diabolik, con buoni e simpatici risultati (il ritratto in quarta di copertina è dedicato a Peppone).
Il nucleo centrale del volumetto è costituito dalle due parti del racconto di Guareschi che gli dà il titolo, racchiuse da una cornice inedita realizzata, se ho capito bene, per l’occasione. I riferimenti a Diabolik, sia come personaggio che come testata, sono molteplici a testimonianza dell’interesse che Giovannino Guareschi nutriva per il fumetto.
La vicenda comincia purtroppo in medias res e si inserisce nella sottotrama della nipote yéyé che va a stare dallo zio prete (e io che pensavo che se la fossero inventata apposta per il film con Terence Hill! – o era quello con Gastone Moschin?), ma pur non essendoci nessuna presentazione dei nuovi personaggi e delle circostanze che li hanno portati a questo punto, la storia risulta comunque godibile. Stanca della clausura coatta, la contestatrice Elisabetta detta Cat si mette a suonare le campane in piena notte togliendo il sonno a tutto il Borgo. Improvvisatosi emulo di Diabolik, il figlio di Peppone risolverà la situazione. Le loro vicissitudini ovviamente continueranno nei futuri racconti, che vedremo quando la collana regolare cronologica li raggiungerà, cioè immagino fra un bel po’ di anni visto che questi episodi sono datati 1966.
Le riduzioni come al solito sono di Davide Barzi, i disegni sono distribuiti tra Alberto Locatelli, Marco Villa e Tommaso Arzeno (che cura la cornice) e sono ottimi come da consuetudine della collana, la quale facendo incidentalmente da vivaio per giovani talenti è costretta a un continuo lavoro di scouting per sostituire i disegnatori che passano alla Bonelli. Il rimontaggio della versione precedente è abbastanza indolore, ma quelle che adesso sono diventate vignette a doppia pagina (poche per fortuna) sono fisiologicamente meno godibili in un albetto brossurato.
A integrare la parte a fumetti ci sono alcuni redazionali e interviste ad Alberto Guareschi e ai tre disegnatori coinvolti.

domenica 4 febbraio 2018

E siamo a quota 14

Quattordici volumi di Don Camillo a Fumetti e 100 racconti della serie di Guareschi raggiunti (e abbondantemente superati) proprio con questo numero.
L’operazione della ReNoir sembra essersi insomma confermata un successo, con i primi volumi oggetto di ristampa e operazioni collaterali come i volumetti fuori collana. D’altra parte la qualità (della confezione, dei disegnati, dei redazionali) è molto alta, ma è facile dirlo adesso mentre nel 2011 questa proposta poteva sembrare un’incognita. E invece la ReNoir è riuscita evidentemente a coinvolgere un vasto pubblico, immagino intercettando anche gli amanti di Guareschi al di fuori della solita cerchia di appassionati di fumetti – i quali hanno avuto le loro brave gratificazioni con gli interventi eccellenti di Casertano e Villa. E probabilmente ha lavorato anche in un’ottica internazionale data la fama dei personaggi, come testimonierebbero la struttura a quattro strisce e la mezzatinta, che sembrano invocare un formato più grande e il colore.
La correzione di tiro effettuata qualche anno fa col passaggio dalle 128 pagine a 14 euro alle 112 a 12,90 ha senz’altro influito sulla stabilizzazione del progetto sul mercato, anche se credo di aver sentito dire che in realtà il vero scoglio produttivo della serie è che funge involontariamente da vivaio per autori che, una volta maturati e ottenuta la ribalta, vengono ingaggiati da Bonelli lasciando alla ReNoir l’incombenza di trovarne altri!
Insomma, un piccolo miracolo fumettistico italiano in barba alla crisi del settore.
Anche se devo capire perché diavolo i volumi arrivano sempre tardi alla fumetteria da cui li ordino.