lunedì 30 ottobre 2023

Gli Uomini della Settimana Volume 2

Dopo oltre due anni dall’uscita del primo volume è lecito che non mi ricordi tutti i particolari e i personaggi in gioco, dai. Sì, insomma, non è che l’Uomo della Settimana che pensavo fosse stato eliminato lo sia stato davvero, anche se poi alla fine qui è sparito sul serio…

Andiamo con ordine.

Nel primo episodio, Non si può fare l’imitazione del silenzio, l’Ispirazione e il Mimo azzardano la seduzione di Diamante, figlia del loro arcinemico Don Baltico, di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza (è quello che ha consacrato come arte l’opera di Puah! vanificandone quindi la sua carica iconoclasta). Ma il prete/critico d’arte mangia la foglia e riesce a eliminare dal quadro il Mimo sfruttando il suo punto debole, cioè vedere la sua vera faccia. Quindi il Mimo non poteva guardare le vetrine per paura del suo riflesso e nemmeno guardarsi in uno specchio quando si truccava da qualcun altro? Vabbè, inutile farsi domande.

Frattanto Da Da Da, ancora vittima della malia di Mancinella che le fa perdere venti minuti, apprende dal redivivo Aquila che in realtà la sua morte era solo una messinscena. Visto che c’è, Aquila le spiega anche come non ci sia più nulla di concettuale e le idee siano state sostituite da idoli. E Puah! viene tratto in arresto, solo che non è Puah! ma un fan di Carolina Rotante (l’icona virtuale recentemente dileggiata da Puah!) che non sa come sia finito al suo posto.

La morte non è niente: Da Da Da apprende da Aquila che il cadavere spacciato per suo era in realtà quello di un calciatore della Lazio, Mario Romeo, di cui nessuno si ricorda più. Aquila ha accesso a un intero obitorio pieno di persone dimenticate. Aquila pontifica sull’evanescenza di miti e segni nell’epoca contemporanea. Alla fine sia lui che il ragazzino incastrato come Puah si incontrano in un capannone dismesso: da lì era stato messo online il sito che potrebbe aver condizionato la mente del fan, ed era anche lo studio della rete televisiva che aveva trasmesso il programma in cui si parlava di Mario Romeo, sull’unico canale visibile da Aquila durante un guasto tecnico – e quindi forse parte di un complotto teso a fargli scegliere proprio quel cadavere.

Non pensare al numero sei: vengono narrate le origini dell’Ispirazione, che coi suoi poteri riesce ad avvicinarsi a Diamante e quindi a Don Baltico, che pare sapere veramente quali sono i punti deboli di tutti gli Uomini della Settimana. Lo scontro col prete/critico d’arte si risolve con la scoperta che gli Uomini della Settimana catturati finiscono in un limbo/grand hotel da cui non hanno ovviamente molta fretta di uscire. Ma a quanto pare era solo un sogno dell’Ispirazione.

Di carne al fuoco ce n’è tanta (e in questo volume non è nemmeno comparso Alter), ma quali saranno le informazioni realmente importanti per lo sviluppo della trama generale e cosa invece solo fumo negli occhi? Inutile farsi domande, appunto. Aspettiamo il gran finale che se tanto mi dà tanto uscirà tra non meno di due anni.

Un appunto a Bilotta: la citazione di Zucchero-De Gregori nel primo episodio mi è sembrata troppo poco criptica. Mi ricordo che sul lato B di quel 45 giri (non che io sia un fan di Zucchero, ma da bambino quel disco girava per casa) c’era un’atra bella canzone, che da buon lato B non so se sia mia stata riproposta in album: Come il sole all’improvviso. Se Bilotta avesse citato quella, allora sì che sarebbe stata una strizzatina d’occhio elitaria.

Come consolazione alla perplessità che lasciano i testi ci sarebbero i disegni di Ponchione, che però ha continuato a pulire il suo tratto sino a renderlo piuttosto schematico, i contorni delle figure e poco più. Non a caso anche al colorista Nicola Righi viene riconosciuta dignità di coautore, visto che gli è stata demandata la creazione di vari dettagli. Se però i suoi colori non fossero stati digitali magari la resa di stampa sarebbe stata migliore.

Simpatiche le onomatopee.

domenica 29 ottobre 2023

Purr Evil 1

Mah. Sembrava un prodotto vagamente originale e per quel che la conosco Laura Braga è una brava disegnatrice (dovrei anche avercela nel blogroll, che però Blogger ha parzialmente coperto da un po’). Soprattutto, pensavo si trattasse di un lavoro per così dire autoriale della Andolfo, pensato per il mercato francese o proprio per l’Italia, e invece è solo l’ennesima serie statunitense d’azione con vaghi accenni horror.

La sedicenne Deb e sua madre Rita si spostano di città in città perché la genitrice in gioventù faceva parte di una band che invocò un demone, e così la rampolla divenne un portale vivente per “Mucci”, un’entità felina che si manifesta corrompendo gli umani infestandoli con delle specie di cuccioli di Devon Rex scarnificati e dai molteplici occhi, che spingono il corpo ospite a venerare Deb. Quando il fenomeno si presenta l’agguerritissima Rita fa strage dei “corrotti” col ricco arsenale di cui dispone. Nel loro ultimo domicilio che sono prossime a lasciare Deb ha fatto amicizia con un coetaneo fresco orfano di madre che, ignaro delle sue peculiarità (d’altra parte lei stessa è stata tenuta all’oscuro della sua vera natura), la porta fuori per farle visitare la città e così scatena l’inferno. Torna anche il padre, probabilmente intenzionato a riprendere il progetto originario di rendere Deb un’arma da noleggiare al miglior offerente.

La narrazione è frenetica e adrenalinica, probabilmente troppo. Tra affrettate spiegazioni al volo e personaggi che appaiono dal nulla quando la trama lo richiede si ha quasi l’impressione di leggere il riassunto di quella che avrebbe potuto essere una storia più corposa. Tanta azione e qualche battuta come da standard USA, l’orrore vero è però constatare che alla Star Comics non sanno come si va a capo con le S. E poi si tratta solo del primo volume della serie: tre comic book da 20 pagine l’uno a 12,90 euro.

I disegni di Laura Braga sono sicuramente molto buoni (tanto più a confronto con quelli piuttosto rozzi di Michael Malatini che l’ha assistita, cioè probabilmente sostituita, nel terzo capitolo) ma sempre nell’alveo della tradizione statunitense, con una certa ipertrofia e senza guizzi troppo personali. Si è limitata a fare bene il compitino, come si suol dire, ma coi tempi che corrono è già un’ottima cosa.

Giovanni Manca ha fornito assistenza per chine e sfondi, Bryan Valenza ha realizzato i colori.

L’edizione Star Comics è sin troppo lussuosa per un prodotto del genere, un cartonato stampato su carta patinata pesante con qualche effetto nelle copertine. Qualità di stampa ineccepibile, cosa nient’affatto scontata.

mercoledì 25 ottobre 2023

Comfortless

Ultima parte della Trilogia del Nord Est che forse più che da un progetto reale nasce a posteriori dopo il successo di Padovaland e di Fiordilatte, e non ci sarebbe nulla di male.

Ritroviamo alcuni dei protagonisti degli scorsi volumi: curiosamente viene dato un certo spazio a quello che secondo me era solo un personaggio secondario, cioè il veneto Nick che si finge meridionale per rimorchiare. È con un dialogo tra lui e un altro ragazzo che si apre la storia, per essere subito interrotta dall’invadenza del COVID in questo universo di finzione.

La paranoia e i fastidi collegati al virus producono anche situazioni drammatiche (pur se inizialmente ammantate da una velatura umoristica) e soprattutto inaspriscono ancora di più i rapporti interpersonali già tesi. La tensione assume i contorni metaforici di un’esplosione atomica, che alla fine deflagrerà davvero, rendendo ancora più instabili e pericolosi i contatti umani.

Comfortless è un ordito in cui si intersecano più vicende, talvolta poco più che scenette, apparentemente scollegate tra loro ma in realtà facenti parte di un contesto comune, satelliti e appendici di altre situazioni e personaggi – addirittura rimandi ad alcune sequenze minori di Padovaland, se ho colto correttamente il riferimento.

Questa apparente frammentarietà lo differenzia dai lavori precedenti e rischia di confondere un po’ il lettore: io ad esempio non sono del tutto sicuro di come vada collocata la sequenza dello youtuber stalker, e anche la tizia che sfugge a un massacro al centro commerciale mi pare non abbia un ruolo poi molto incisivo.

L’organizzazione delle tavole, la gestione degli spazi e degli stacchi sono quelle ottime che costituiscono il marchio di fabbrica di Vila. Il suo segno si è fatto invece più sintetico (tranne che nei suoi proverbiali primissimi piani “lombrosiani”) e nei campi lunghi i dettagli anatomici evidenziati per distinguere i personaggi finiscono per assumere un tono umoristico.

Anche se gli preferisco i più focalizzati Padovaland e Fiordilatte, Comfortless è un ottimo fumetto.

lunedì 23 ottobre 2023

La Strada per Armilia e altre leggende del mondo oscuro

Cominciamo male. La Strada per Armilia ha sì qualche inserto a fumetti, ma fondamentalmente è un racconto illustrato. Ferdinand Robur Hatteras è un ragazzino che deve raggiungere Armilia con la formula che permetterà alla città di tornare all’antico splendore. Sullo zeppelin di cui è unico passeggero incontra una piccola clandestina fuggita al suo lavoro (o meglio schiavitù) di confezionatrice di telai per dirigibili. Quello che scorre davanti agli occhi di Ferdinand e del lettore è un tour delle Città Oscure con qualche incontro bizzarro e qualche incidente di percorso fino al pericoloso avvicinamento alla glaciale Armilia, mentre in sottotraccia si colgono varie citazioni dalla letteratura d’avventura (beh, già il nome del protagonista). A ingarbugliare un po’ la trama il mistero della sparizione della lettera che contiene la formula miracolosa, che Ferdinand dovrebbe sapere a memoria e che invece gli sfugge.

Sulle prime il gioco è interessante, ma stufa presto. Ci sono alcune tavole intere, e addirittura doppie, in cui Schuiten mostra tutto il suo talento, ma la scelta grafica di incastonare il diario di Ferdinand all’interno delle pagine toglie spazio vitale alla maggior parte dei suoi disegni (credo realizzati a pastello) che diventano quasi solo dei marginalia. La lettura è andata avanti per inerzia ed è subentrata un po’ di noia se non proprio fastidio per lo spreco dell’arte di Schuiten, di cui tra l’altro alcuni disegni al tratto sarebbero stati più efficaci in un fumetto che non in questo contesto. E così i rarissimi errori di questa edizione sono risultati ancora più stridenti, come il navigatore Bilibine che a un tratto diventa Bibiline. Poi, a pagina 56, il colpo di scena che rivela quale sia la “vera” storia e rilancia alla grande il gioco di specchi che giustifica gli inserti a fumetti.

Benôit Peeters ha fatto insomma un ottimo gioco di prestigio: il lettore guardava la mano destra e intanto lui ha fatto il trucco con la sinistra. Fermo restando che il racconto del viaggio ad Armilia resta comunque suggestivo, in realtà quello che ci viene rivelata è una deriva inquietante della vita in quel di Mylos. E anche se l’introduzione nella bandella destra ci mette già una pulce nell’orecchio la rivelazione è comunque inaspettata. In definitiva un ottimo risultato.

A integrare la storia portante ci sono altri frammenti delle Città Oscure, tratti da chissà dove (Alessandro Editore sta ristampando il ciclo secondo il nuovo formato Casterman che raccoglie i dittici o come in questo caso propone materiale integrativo).

Mary l’inclinata è un racconto illustrato che evidentemente è servito da base per il successivo (e bellissimo) La Bambina Inclinata.

I cavalli della Luna è una storia muta molto suggestiva.

La perla è una rara incursione nell’umorismo (migliore di Brüsel) in cui il giovane re di una nazione (forse sarebbe stato meglio italianizzare un po’ i nomi?) deve trovare moglie. Alla fine non è altro che una rivisitazione della favola della principessa sul pisello, ma si fa apprezzare lo stesso.

Tutte e tre le storie brevi sono disegnate e colorate con la consueta perizia da Schuiten, ma la terza emerge per la sua inaspettata efficacia nell’umorismo e nella caricatura.

domenica 22 ottobre 2023

Non ci avevo fatto caso...

…me lo ha fatto notare un amico: il personaggio coi baffi che compare brevemente nel nuovo episodio di Torpedo 1972 sarà un omaggio a Carlos Trillo?



venerdì 20 ottobre 2023

Méta-baron 5 e 6

Il Meta-Barone giunge infine ad Algoma, un mitico pianeta interamente intriso della preziosissima epifite. Qui si trova coinvolto nelle diatribe tra alcune caste (o sottorazze) delle tribù primitive che abitano il luogo: un guerriero grande e grosso vorrebbe eliminarlo all’istante scambiandolo per uno dei visitatori che occasionalmente rubano il mitico liquido, ma la Meta-Guardiana Rina lo lascia in vita ravvisando in lui tracce di epifite e la missione ancestrale dei suoi antenati, che a loro volta avrebbero dovuto essere Meta-Guardiani.

Purtroppo anche i Techno-Technos sono riusciti ad arrivare su Algoma provocando una catastrofe. A guidarli c’è inaspettatamente Orne-8, diventata/o Techno-Pap(ess)a. Considerando la disparità tecnologica il Meta-Barone vuole scongiurare la guerra che i nativi stanno per intraprendere e destinata a ucciderli tutti, ma i suoi sforzi saranno vani.

Inizia così il secondo volume, Sans-Nom le Techno-Baron, che ribalta la situazione: i primitivi di Algoma, col supporto di tutta la fauna locale, in realtà stanno avendo la meglio sui Techno-Technos! Ma, colpo di scena, le cose non andranno bene per i nativi e, ulteriore colpo di scena, si scoprirà che in realtà Orne-8 è Simak, che a dispetto della programmazione dei Techno-Technos ha dei piani suoi per prendere possesso della tecno-religione duplicandosi come un virus nel clero. Ricattando il Meta-Barone, Simak lo trasforma nel Techno-Barone, ora al servizio di questa branca di Techno-Technos che prosciugheranno l’epifite dal pianeta. Ovviamente fregare il protagonista è tutt’altro che facile, ma comunque il dramma farà nuovamente capolino nella sua esistenza fornendo l’aggancio per il prossimo dittico.

Devo dire che, per quanto sia una lettura gradevole (ma che scorre forse un po’ troppo veloce per una serie franco-belga), questo ciclo è quello che secondo me si allontana un po’ di più dalla poetica jodorowskyana. Il balletto di corteggiamento tra il Meta-Barone e Rina mi è sembrato quasi un corpo estraneo al racconto, né francamente mi ricordo questa faida millenaria che dovrebbe esserci tra Meta-Baroni e Techno-Technos. E poi Jerry Frissen tende più a technobabble scientifiche piuttosto che a derive mistiche o grottesche. Ma è solo un’impressione.

Ci sarebbe poi il problema dell’imbattibilità del protagonista, pur con i depotenziamenti che si è volontariamente inflitto qualche numero fa, e quindi bisogna inventarsi qualche motivo per cui far percepire al lettore che sia veramente in pericolo. Frissen se la cava tutto sommato bene attribuendo ad alcune defaillance delle precise scelte strategiche. Forse è una cosa un po’ semplicistica ma pure questa è una dimostrazione di come anche un personaggio monolitico come il Meta-Barone possa prestarsi a interpretazioni originali – ma, certo, per sbrogliare parte della matassa si sono dovuti scomodare gli universi alternativi.

Le tavole di Valentin Secher sono spettacolari. Il grande realismo dinamico frutto dell’uso di fotografie è unito a scelte cromatiche funzionali e a loro volta spettacolari, soprattutto nel secondo volume.

mercoledì 18 ottobre 2023

Una nuova Etichetta?

Potrebbe essere il caso di aggiornare le Etichette e di sostituire quella ormai desueta “appendicectomia laparoscopica” con una più moderna per indicare le grandi rotture di balle. Un’ipotesi potrebbe essere “fottuti airbag che si rompono al minimo impatto (ma questo non è stato proprio minimo) e mi dicono richiedano un bel po’ di soldi e tempo per riparare”. Ma mi sa che è troppo lunga.


Sì, le foto sono venite uno schifo col riflesso, ma mi informano che finché non arriva il perito è meglio non aprire nemmeno l’auto.

martedì 17 ottobre 2023

Love and Rockets Colletcion 2 - Locas 2: la Ragazza di HOPPERS

 
Forse Jaime Hernandez è veramente maturato, o forse alla fine ci si affeziona ai personaggi e le cose acquisiscono un senso anche se in origine non erano pensate per avercelo. Comunque ho trovato questo secondo integralone migliore del primo.

Pur tra le molteplici vicende satellitari, tra cui il celebrato ciclo della morte di Speedy (che in realtà si intitola Vida Loca), il tema predominante di questa raccolta è la necessità di Maggie di riunirsi con Hopey, in tour con la sua sgangherata band punk. Ma in realtà questo filo conduttore occupa solo metà delle pagine, tra donne wrestler, rivelazioni sul passato di altri personaggi, Penny Century e derive facete in un contesto in cui piccoli e grandi drammi sono dominanti – in una scena Maggie getta via un “suo” fumetto, quasi a simulare una retcon con cui dire che certe cose del suo passato non sono mai avvenute.

Disegni spettacolari come e più che nel primo volume.

domenica 15 ottobre 2023

Sapristi !

Mi è appena arrivato l’ultimo numero di CaseMate, con un’intervista a Floc’h e relativa anteprima delle sue tavole per l’episodio fuori serie di Blake e Mortimer in uscita anche in Italia tra qualche mese. Forse non ho avuto una buona idea a ordinarlo… sono 128 pagine, sì, ma le tavole sono drammaticamente scarne con poche vignette che il tratto grasso di Floc’h fa sembrare dei tascabili ingranditi…


Mah, vedremo a tempo debito.

mercoledì 11 ottobre 2023

Spider-Gwen: Cloni Ombra

In pratica si tratta dello stesso canovaccio di Gwenverso con i cattivi al posto dei supereroi. La mente dietro l’invasione delle nuove Gwen ibride viene rivelata all’inizio del primo episodio insieme alle sue motivazioni, quindi inutile perdere tempo in quisquilie e subito via con le mazzate. Inframmezzate a qualche tecno-indagine (il Reed Richards di questo universo è un ragazzino di colore) e a un po’ di soap opera, ma senza il minimo tentativo di uscire da una linearità assoluta e prevedibile. Le Gwen fuse coi villains dell’Uomo Ragno non sarebbero proprio cattive, basta liberarle dal meccanismo di controllo che hanno installato e si alleano con la protagonista. Certo, non è così semplice: altrimenti come si riempiono le pagine senza combattimenti?

Kei Zama inserisce nel canone grafico dei supereroi un po’ di stilemi manga e a pagarne le conseguenze sono principalmente i volti femminili, assai bruttarelli. Ben peggio farà “Geoffo”, chiamato/a in soccorso di un/a Kei Zama evidentemente in ritardo con le consegne dell’ultimo episodio.

Cloni Ombra è un fumetto insulso, al massimo si può riconoscere a Emily Kim l’onestà di aver dato al pubblico quello che si pensa voglia, senza fronzoli, senza fantasia, senza personalità e soprattutto senza tentativi di nobilitare una trama scontata che avrebbe potuto scadere nel ridicolo con deviazioni troppo velleitarie.

Come di consueto le copertine sono opera di David Nakayama, che disegna le Gwen come fossero formose pin-up degli anni ’40 mentre invece il personaggio è un’adolescente dal fisico asciutto.

lunedì 9 ottobre 2023

Corrierino delle Famiglie 2: La Famiglia Guareschi a Venezia

Il primo volume non mi aveva entusiasmato, ma in attesa della nuova uscita della serie principale ho preso anche questo. La qualità mi è sembrata decisamente più elevata.

I racconti trasposti a fumetti sono sei, e si nota soprattutto la maggiore maturità raggiunta da Adriano Fruch ai disegni. Anche le mezzetinte, occasionalmente date da Alessandro Olivieri, sono più funzionali ad aggiungere corpo ed espressività alle tavole.

La storia meno riuscita mi è sembrata La danza delle ore: di per sé il soggetto (la scoperta del servizio telefonico dell’ora esatta da parte dei piccoli Guareschi mista a considerazioni esistenziali dei grandi) si sarebbe prestato a situazioni esilaranti, ma la struttura non lo ha valorizzato a dovere, probabilmente perché Barzi ha dovuto rimanere il più fedele possibile al testo originario che si prestava poco a essere “fumettato” così com’è – la supervisione è sempre curata da Alberto Guareschi.

In compenso, le altre storie sono tutte molto divertenti (in particolare Bononia dozziet e La signora ritornò un po’ alla volta) nonostante qualche elemento malinconico o persino tragico che fa capolino ogni tanto: nella prima, Ma il mio cuore è rimasto in Polonia, Guareschi ricorda il suo internamento nel lager e il figlio morto neonato. E stavolta la dabbenaggine della signora Guareschi assume contorni surreali che la elevano almeno un po’ da quella dimensione macchiettistica di minus habens entro cui la confinava il marito.

Ogni fumetto è corredato da due pagine di commento storico-critico che ne approfondisce alcuni aspetti e introduce altre curiosità, accompagnato da una ricca selezione iconografica: geniale la radio camuffata da quadro! Sorprendenti le esperienze musicali di Guareschi, terribili invece le sue vicissitudini giudiziarie.

sabato 7 ottobre 2023

Alice per sempre

L’Alice di Lewis Carroll è cresciuta: adesso è una ladra tossicomane che per procurarsi la “roba” deve lavorare per un poco di buono. In realtà le pillole che prende le servono per andare nel Paese delle Meraviglie insieme ai suoi due gatti che introducono e commentano la storia (e giocherellano tra le vignette). Quando il suo pusher di fiducia muore accoltellato dovrà trovare un altro sistema per procacciarsi la sua chiave verso il Paese delle Meraviglie e quindi si fa ricoverare in manicomio, dove alcune figure reali somigliano incredibilmente a quelle fantastiche. In questo ambiente un tantinello malsano verrà a capo del trauma infantile alla base della sua dipendenza e diverrà una delle cavie del simil-Klaus Kinski che fa esperimenti sui pazienti con la connivenza della direttrice ben felice dei fondi che le vengono erogati – e ne è ben felice anche il padre che vuole che il trauma di Alice rimanga nascosto.

La storia ha una sua originalità, ma più che altro va riconosciuto a Dan Panosian di essere riuscito a elaborare dei bei dialoghi: nulla di sarcastico o postmoderno (non solo) ma perfetti per l’ambientazione vittoriana in cui si svolge la storia. Ignoro quanto del contenuto (la sorella buona, quella stronza, la madre morta giovane, il padre dentista della Corona) sia frutto della fantasia dell’autore e quanto ricavato dalla letteratura critica su Carroll e forse dalla sua biografia, sicuramente l’ultimo capitolo assai affrettato (un damerino inglese che sa come forzare un cancello e picchia come un fabbro? La sorella che sa istintivamente dov’è la cella di Alice? Uno dei guardiani mastodontici messo ko con un pennino?) si fa perdonare grazie al finale inaspettatamente amaro – o forse anche no, a seconda di come lo interpretiamo.

Ai disegni Giorgio Spalletta – col supporto di Cyril Glerum – fa un lavoro abbastanza dignitoso, a patto però di apprezzare i fumettisti che prediligono (scusate la volgarità) lo storytelling: è infatti uno di quei disegnatori che guardano più all’espressività che al realismo, decisamente non il mio stile preferito ma incontrerà sicuramente il favore di quei lettori che accettano volentieri che le mani si contorcano innaturalmente e che il rispetto delle proporzioni passi in cavalleria pur di far recitare al meglio i personaggi. Io gli ho preferito lo stesso Panosian, che ha disegnato le parti ambientate “altrove”, purtroppo pochissime: è un po’ caricaturale ma comunque più rigoroso e tutto sommato il grottesco è coerente con quell’ambientazione, anche perché accompagnato da una bella colorazione a tono – quella di Spalletta è invece squadrata e un po’ rozza, quasi svogliata, ma pare che i colori li abbia fatti sempre Fabiana Mascolo.

giovedì 5 ottobre 2023

Fumettisti d'invenzione! - 187

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

PUBLIC DOMAIN
(Stati Uniti 2022, nel comic book omonimo, © Zdarsko, Inc., commedia)

Chip Zdarsky [Steve Murray]

Ennesimo atto d’accusa all’industria del fumetto statunitense, anche stavolta da parte di un autore che non si è affatto dimostrato riluttante a lavorare per le major. Il j’accuse è però aggiornato ai tempi, con una satira dello sfruttamento indiscriminato dei personaggi dei fumetti e degli universi cinematografici che stanno alimentando.

Tanya è l’assistente e segretaria del vecchio sceneggiatore Jerry Jasper, ma vorrebbe anche lei scrivere fumetti. In occasione dell’uscita del nuovo film sul supereroe Domain le viene chiesto di trovare materiale inedito da presentare ai giornalisti e così rinviene un contratto che attesta il totale possesso dei diritti del personaggio da parte del disegnatore Sydney Dallas, che non godette mai del riconoscimento e del flusso di denaro derivato dal merchandising. I due figli di Dallas, entrambi in pessime acque, insistono affinché il mite genitore intenti causa contro la casa editrice Singular che pubblica Domain: senza passare per il tribunale, otterrà un accordo secondo cui gli viene riconosciuta pubblicamente la paternità del personaggio e la conseguente possibilità di pubblicare in proprio fumetti di Domain limitatamente agli elementi che aveva creato lui. Apparentemente sembra una fregatura, ma Dallas metterà su una compagnia propria per pubblicare Domain come vuole lui, non apprezzando la versione cinica e violenta che la Singular pubblicata attualmente (da una copertina leggiamo che gli autori sono Batesman, Hilwell e Tank, probabili riferimenti ad autori veri). Tanya e i due Dallas jr. contribuiranno a realizzarlo.

Pseudofumetti: oltre alla serie di Domain vengono citati The Spectaculars, Johnny Firebomb, Singular Presents, Peril Patrol, Angel Lady, Fighting Flame, Gold Rocket, Scarlet General, Tales To Vow e Captain Malice disegnato da Gary Bilonski. Viene anche citata la rivista Astounding Tales che però dovrebbe essere una rivista di critica come The Comics Journal.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

TAD BITS

(Stati Uniti 1926, in Circulation, © King Features Syndicate, biografia, umorismo)

Will Gould

Scherzosa biografia-omaggio al cartoonist sportivo Thomas A. Dorgan (“TAD”) realizzata dall’autore di Red Barry, all’epoca quindicenne e grande ammiratore dell’autore: prima di dedicarsi al fumetto poliziesco, Will Gould si dedicò infatti a quello sportivo.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

METAFUMETTI E AUTOREFERENZIALITA’ (pag. 64)

THE RETURN OF… FORBUSH-MAN! (IDEM)

(Stati Uniti 1969, in Not Brand Echh, © Marvel Comics Group, parodia)

Roy Thomas [Roy William Thomas Jr.] (T), Tom [Thomas F.] Sutton (D)

Irving Forbush è un personaggio fantozziano che fece da mascotte per alcune testate Marvel. Su Not Brand Echh tentò anche la strada del supereroe e in questa storia riesce a entrare in altri comic book dell’editore Marble con la connivenza di un disegnatore. Il suo viaggio termina in concomitanza con l’arrivo del grande capo Stan Lee.

Un modo originale di fare pubblicità alle testate (vere) che vengono parodiate.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

CITAZIONI, CARICATURE, CAMEI (pag. 61)

SENZA TITOLO

(Stati Uniti 1981, in House of Mystery, © DC Comics, umorismo)

Karen Berger (T), Romeo Tanghal (D)

Caino, l’anfitrione della testata House of Mystery, dà il benvenuto alla nuova editor Karen Berger dopo aver cacciato in malo modo il supervisore precedente, Len Wein.

martedì 3 ottobre 2023

Love and Rockets Collection 1 - Locas 1: Maggie la Meccanica

Dopo le letturecasuali della raccolta organica di Love and Rockets mi cimento ordinatamente col primo volume, sia della serie che delle Locas. Tono e ambientazione sono ben diversi da quelli di Palomar (ma forse anche gli anni che separano i due cicli hanno inciso). Unico punto di contatto che ho trovato: la passione per la cultura pop, se non proprio camp, anche se approcciata in maniera diversa. Ma è inutile cercare temi ricorrenti o una marca stilistica precisa nei testi e nelle tematiche, perché Jaime è ancora più imprevedibile di suo fratello Gilbert “Beto”. E così ad aprire il volume sono una storiellina di fantascienza affrettata e alquanto sciocchina affiancata a un meraviglioso fumetto muto su una scrittrice che non trova l’ispirazione. Da lì in poi sfilerà di tutto: la scena punk californiana dei primi anni ’80 accanto a storie lunghe che fanno il verso ai classici dell’avventura, miliardari con i corni in testa senza alcuna spiegazione accanto alle loro vezzeggiate bamboline che vogliono diventare supereroine, vecchie ma combattive lottatrici di wrestling accanto ad amorazzi da fotoromanzo, i problemi a sbarcare il lunario accanto ai ricordi di quando si era il sidekick del supereroe locale, street art e disagio suburbano accanto alla magia, terzomondismo da operetta accanto a inserti di finte strisce giornaliere in una lingua incomprensibile… A seconda dell’estro del momento le storie possono essere umoristiche, drammatiche (rare, queste), avventurose, investigative, grottesche, metanarrative… Difficile anche solo provare ad abbozzarne un riassunto. E poi sarebbe inutile, perché di storia in storia si cambia repentinamente ambientazione e atmosfera, a volte anche nello stesso arco narrativo.

Nonostante la raccolta sia intitolata a Maggie, Locas è un fumetto corale con un sacco di protagonisti che interagiscono o si rubano la scena. Principalmente si tratta di donne, in particolare Maggie e la sua amica/amante punkettina Esperanza “Hopey”, a dire il vero le uniche a essere talvolta confondibili nonostante la grande maestria di Jaime nel personalizzare le donne, talento che condivide col fratello.

A proposito della sua maestria, leggo che è nato nel 1959, sicché all’epoca della realizzazione di queste storie (le prime sono datate 1981) aveva poco più che vent’anni. È incredibile come a quell’età avesse raggiunto una tale eleganza nel tratto e una padronanza che solo dopo decenni alcuni autori raggiungono (se ci arrivano) in anatomia, sintesi, dinamismo, espressività, chiaroscuro, tratteggio, cura del dettaglio, costruzione e regia delle tavole. In pratica un incrocio tra Vittorio Giardino e Brian Bolland. E lui usava le sue enormi doti per illustrare delle storielle che francamente a volte sembrano proprio minchiatine. Il fatto che spesso ricorra alla metanarrazione sembra quasi un invito a non prenderlo sul serio, però questo mettere le mani avanti si scontra con l’atmosfera che si respira altrove, dove si avverte la sincerità quasi documentaristica di chi quelle cose le ha viste veramente (intendo i concerti punk e le amiche che ingrassano, non i dinosauri). Sì, lo so che sembro Franco Spiritelli che si lamenta perché Moebius disegna le storie di Jodorowsky, ma per il momento ho potuto godere solo dei bellissimi disegni e di alcune sequenze esilaranti nella speranza che in futuro ci sia più sostanza e coesione. Se non sbaglio sulla posta di Comic Art si favoleggiava di una meravigliosa Morte di Spider, vedremo.

domenica 1 ottobre 2023

Torpedo 1972: Fa male, lo so!

Dopo un meritato calcio nelle palle («fa male, lo so!») l’anziano Rascal ha qualche problema di erezione. Per tirarlo su Torpedo lo porta in un postribolo di fiducia e qui la tenutaria Lou gli affida un lavoro. Il killer Luca Torelli è vecchio e minato dal Morbo di Parkinson ma accetta, anche perché così Lou chiuderà un occhio sui suoi debiti e le sue intemperanze. I bersagli sono un poliziotto che tiene sotto scacco il bordello e la baby prostituta che probabilmente era in combutta con lui fornendogli il pretesto per ricattare Lou.

Se il primo volume del nuovo corso mi era piaciuto senza entusiasmarmi, in questo ho ritrovato tutta la cattiveria, il sarcasmo e i giochi di parole del Torpedo migliore. È poi rinfrancante vedere la totale mancanza di political correct, certe scene potrebbero sollevare un bel polverone se a leggerle fosse la persona sbagliata.

Ai disegni Eduardo Risso rende onore alla sua fama, occupandosi probabilmente anche dei colori. Gli si perdona facilmente che i calzini di un personaggio compaiano a intermittenza.

Questa edizione presenta un’introduzione magniloquente di Álvaro Pons (che il passaggio da una pagina all’altra ha privato di parte del testo) e un’appendice di una dozzina di pagine dedicata al dietro le quinte del lavoro di Risso. Il passaggio da Panini a Cosmo ha determinato un certo aumento di prezzo: da 16,90 a 19,90 euro, ma sono anche passati sei (!) anni dall’uscita del volume precedente. Come in quel caso, il formato è un po’ più piccolo del canonico albo franco-belga ma purtroppo stavolta la carta non è più patinata.