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domenica 11 settembre 2022

Il Regista di Film Brutti che vinse il Festival di Cannes

Dopo aver passato in rassegna i veri registi di serie z in due ghiottissimeoccasioni, Davide La Rosa ne inventa uno per fargli interpretare un fumetto di fantasia.

Con l’espediente del flashforward, partendo da quando riceverà l’inaspettato premio del titolo, ci viene presentata attraverso le testimonianze che sfilano nella trasmissione televisiva Storie che fustellano l’Anima la vita di Emiliano Speroni. Nato in una famiglia in perenne affanno economico, continua a credere al suo sogno di affermarsi come regista nonostante le due porcherie orribili con cui si è fatto una pessima fama. E alla fine, sempre con il cast di ristoratori cinesi presso cui lavora e con il ruspante sponsor che lo accompagnano dall’inizio, ce la farà.

Lo stile di scrittura di La Rosa si coglie nell’arguto umorismo a volte metanarrativo e a volte un po’ cattivello, ma la necessità di avere un’ossatura portante che giustifichi una storia lunga e abbia un minimo di realismo lo rende meno deflagrante di quello che si coglie nei due Dizionari o nelle sue opere più surreali. Inoltre qualche pagina in più avrebbe contribuito ad appassionarsi alla vicenda (in totale sono una novantina, ma gli inserti “filmati” sono preceduti da frontespizi), tanto più che sono solo due i Film Brutti che ci vengono mostrati prima del trionfo finale. Non tutto poi è farina del sacco di La Rosa, che si ritrae in un cameo con Fabrizio “Pluc” Di Nicola: l’aneddoto delle urla e delle frattaglie è successo veramente mentre lavoravano al seguito italiano apocrifo di Alien, e mi pare che lo stesso La Rosa lo ricordi in uno dei due Dizionari. Ma l’aspetto meno convincente è il meccanismo con cui Speroni ottiene la Palma d’Oro: spacciare l’incomprensibilità per profondità è qualunquista e non è nemmeno un’idea originale, i primi esempi che mi vengono in mente sono Oltre il Giardino e Hollywood Ending. E così La Rosa passa da fustigatore di costumi che parodia la tv del dolore a spettatore populista che mette in un unico calderone tutto ciò che esula dai rassicuranti schemi consueti e più comprensibili – da notare che il film coreano che si è inventato per esprimere questa idea, Forchetta, è meraviglioso!

Come i due Dizionari, anche questo libro è disegnato da due mani diverse e accanto al bravo Fabrizio “Pluc” Di Nicola che come al solito si occupa dei film stavolta c’è Chiara Karicola (e non più lo stesso La Rosa) che illustra la storia portante. La disegnatrice è piuttosto scrupolosa nel disegnare i volti dei personaggi, ma il suo stile è molto, troppo stilizzato per i miei gusti. E le sue tavole costituiscono la maggior parte del fumetto. A dirla tutta, anche lo stesso Di Nicola a colori mi ha convinto un pochino di meno rispetto al solito.

Shockdom ha confezionato un bel volumetto, cartonato e stampato su carta patinata, al costo di 16 euro. Purtroppo non si tratta di una delle opere migliori di Davide La Rosa, ma mi fornisce materiale per i Fumettisti d’Invenzione (con una mise-en-abyme finale che è tutt’altro che originale).

lunedì 23 settembre 2019

Dizionario dei film brutti a fumetti 2

Secondo tomo dedicato all’analisi e alla catalogazione dei film trash a cura di Davide La Rosa e Fabrizio “Pluc” Di Nicola. Come nel caso del primo volume leggendo certe parti mi pisciavo addosso dalle risate: sicuramente è molto più divertente leggere le sinossi e le scene salienti di molti di questi film piuttosto che vedere i film stessi, che dai riassunti risultano essere in alcuni casi assai pesanti, o proprio inguardabili.
Stavolta l’aggancio viene dato da alcuni alieni che in un remoto futuro arrivano sulla terra per fare una tesina sulla cinematografia terrestre (benché studino ragioneria), e trovandola disabitata resuscitano i due autori che secoli prima avevano provvidenzialmente leccato il cavallo della RAI imprimendogli le loro tracce genetiche. Se prima avevo qualche dubbio sull’inserimento dell’opera nei Fumettisti d’Invenzione adesso non ne ho più. Scorre quindi una carrellata sui film brutti delle latitudini, delle epoche e dei generi più vari: c’è persino spazio per un film d’animazione brasiliano.
Tra gli altri, spiccano per paraculaggine Godfrey Ho e Bruno Mattei e accanto a lavori misconosciuti viene citato e analizzato anche il ben più noto Il Ritorno dei Pomodori Assassini, in cui aveva una parte anche un giovane George Clooney.
Sono rimasto un po’ perplesso per quel che riguarda i capitoli relativi ai Pierini apocrifi e ai musicarelli. Nel primo caso non vengono citati gli “apocrifi ufficiali”, quei film con Alvaro Vitali che solo in fase di distribuzione furono inseriti artatamente nel filone (vedi Pierino medico della SAUB) e nemmeno la ripresa del personaggio nei primissimi anni ’90, mentre sui musicarelli ho qualche dubbio che l’ultimo sia stato proprio Jolly Blu: Laura non c’è è dello stesso anno e forse venne distribuito dopo.
Lo stile di La Rosa tende come sempre al surreale e al nonsense ed è confinato fisiologicamente nelle parti di raccordo in cui gli autori parlano con gli alieni: la maggiore forza comica erutta però dallo scrupolo analitico con cui vengono trattate queste porcherie. I disegni di “Pluc” sono ottimi come sempre e come al solito è riuscito a interpretare alla perfezione le fattezze dei moltissimi attori e registi citati. Tutti tranne uno: Mario Merola, che come l’altra volta è sfuggito al suo tratto!

martedì 3 luglio 2018

Dizionario dei film brutti a fumetti

Uscito nel 2016, preso a Palmanova complice la presenza di La Rosa. Si tratta di una raccolta “fumettata” di film trash, che vanno dalle sceneggiate con Mario Merola ai finti seguiti made in Italy di blockbuster statunitensi passando per velleitarie operazioni western, celebrazioni di Padre Pio e bizzarrie varie che sulla carta sembrerebbero quasi opere d’Autore (vedi Naked Blood del giapponese Sato).
I due autori, Davide La Rosa e Fabrizio “Pluc” Di Nicola, si alternano nella realizzazione dei vari riassunti, che nella cornice narrativa del volume si vorrebbero presentati da una versione malvagia di Vincenzo Mollica (!). Gli interventi di La Rosa sono spesso più scritti che “fumettati”, ma il risultato non cambia: vedere descritte le castronerie che si sono inventati i registi e gli sceneggiatori le rende ancora più esilaranti che viste di persona!
Nei riassunti emergono occasionalmente curiosità e dietro le quinte, e si capisce quanto i due autori siano veri appassionati di questo tipo di cinema. Se La Rosa si concentra sulla parte scritta, Di Nicola si conferma un ottimo disegnatore dopo la già riuscitissima prova del Detective Smullo. Purtroppo la qualità di stampa non è ottimale e spesso anche lessico e sintassi lasciano a desiderare (la virgola tra soggetto e verbo, un «diciott’enne», ecc.), ma nel secondo caso voglio credere che si sia trattato di una scelta consapevole per fare il paio con gli strafalcioni che si sentono nei film.
In appendice ci sono due soggetti per film trash con protagonisti Paolo Fox e Giorgio Mastrota, ma la vera chicca finale dopo i “titoli di coda”, ovvero l’indice del libro, è la spietatissima recensione a L’Arrivo di un Treno alla Stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière!

sabato 25 novembre 2017

Detective Smullo: Mi sa che ho ucciso l'Uomo Ragno

Nuovo socio del club del 50% di sconto. Il Detective Smullo è un omino che indaga su casi surreali, anche se spesso con più di un aggancio con la realtà, e alla fine conclude le sue storie mettendosi sempre al fresco da solo a causa di qualche capriola semantica: ad esempio disprezza la merce di uno spacciatore di cocaina, e poiché chi disprezza compra si autoaccusa di detenere quintalate di droga.
Lo stile è quello consueto di Davide La Rosa, un nonsense in cui affiorano inaspettate citazioni colte e qualche strale di satira sociale o di costume. Il suo umorismo pervade anche i titoli dei singoli episodi oltre che le citazioni in esergo e le biografie stesse degli autori. Le storie si articolano sulla lunghezza di 4 o 6 tavole, con due uniche eccezioni più lunghe tra cui il crossover finale tra le due versioni di Detective Smullo. In appendice ci sono una manciata di pagine con giochi enigmistici virati ovviamente sul comico.
Al di là delle situazioni esilaranti, quello che colpisce di Detective Smullo sono gli splendidi disegni di Fabrizio Di Nicola, a cui credo che siano dovuti i riferimenti al cinema italiano anni ’70 e ’80 sparsi per le tavole. In particolare, il suo stile di inchiostrazione è fantastico; inoltre i molti personaggi di cui ha fatto la caricatura sono perfettamente riconoscibili, cosa niente affatto scontata. Questo volume è uscito tre anni fa, spero che nel frattempo Di Nicola abbia trovato uno spazio nel panorama fumettistico italiano adeguato alle sue capacità.
Unica nota leggermente negativa, questa edizione di Nicola Pesce Editore (che pure ha pubblicato anche volumi curatissimi) sembra un po’ dimessa, con una grafica minima, una numerazione ondivaga (forse le ultime sei pagine sono state aggiunte alla fine e non erano previste?) e una copertina ruvida particolarmente suscettibile a rovinarsi, almeno nel caso della copia che ho preso io. Per 6 euro è comunque un affarone – anzi, peccato non aver notato prima questo volumetto che avrei pagato volentieri anche a prezzo pieno.