E così non si è trattato di una
modifica delle dimensioni ma solo dell’adozione del cartoncino per la copertina
e di un leggero restyling grafico, per renderlo (come ammesso nell’editorialinus) più conforme alla
versione originaria della rivista. Questo più la copertina di Zerocalcare e la
curiosità di sapere cosa custodisse il cellophan (il calendario dei Peanuts) sono comunque bastati a farmi
capitolare e a prenderlo.
I contenuti sono praticamente i
soliti già leggiucchiati in biblioteca da anni: una parte scritta molto
consistente mentre quella dedicata ai fumetti è sempre limitata a strisce o
comunque all’umorismo. E tra le strisce rientrano due retrospettive colorate
digitalmente che riprendono glorie passate (e francamente, per quanto ne
riconosca la qualità e l’importanza, a me Doonesbury
non è mai piaciuto particolarmente). Nel complesso la parte scritta è più
interessante di quella a fumetti (ma quanti errori negli a capo del pezzo di Paolo
Morando, sembrano messi apposta!), o per meglio dire raggiunge dei picchi più
alti nella grande eterogeneità dei contributi. Quindi dubito che ricomincerò a
comprare la rivista nonostante i sempre piacevoli Monty e Perle ai Porci,
anche perché Ralph König non mi ha mai convinto e il moominesco Richard Short
non è nelle mie corde. E le pagine di Maicol&Mirko non spostano l’ago della
bilancia più di tanto. Che belli erano Get
Fuzzy e Zits…
Certo, se Linus cominciasse a serializzare qualche volume francese, anche in
dosi omeopatiche, un pensierino lo farei.
