È già uscito e occhieggiava da un po’ in fumetteria, ma stavolta salto l’acquisto del nuovo Blake e Mortimer. In effetti sono rimasto un po’ scottato dalla mezza truffa di Floc’h, ma chiaramente non voglio scaricare su altri autori le colpe di uno. È che L’Enigma di Atlantide mi è sempre sembrato uno degli episodi meno interessanti della saga, anche se per me il peggiore rimane La Diabolica Trappola. Magari se avessero pensato al seguito di un’altra storia. Anche perché tutte le altre storie classiche erano ottime, per me. Mah, vedremo. Intanto non ho ordinato nemmeno i nuovi annunciati episodi di Thorgal (“nuovi” per l’Italia, ovviamente).
domenica 8 febbraio 2026
martedì 7 dicembre 2021
Blake e Mortimer 28: L'Ultimo Espadon
La storia si basa su fatti realmente accaduti che Van Hamme sintetizza in una breve introduzione. Ispirandosi ai contatti tra IRA e IV Reich lo sceneggiatore immagina che dei ribelli irlandesi in combutta con transfughi nazisti vogliano impossessarsi di un Espadon e usarlo per attaccare Buckingham Palace! Ma i cinque Espadon rimanenti sono ancora nella base segreta di Makran, dove Mortimer deve recarsi per riprogrammare il codice di accensione dei micidiali velivoli anfibi, senza il quale sono inutilizzabili. Scampato a un agguato e infine fatto prigioniero insieme al fido Nasir (che in questo episodio ha un ruolo di rilievo e più profondità del solito), Mortimer attende lo sviluppo degli eventi mentre Blake si industria per liberarlo e sventare l’attentato. Indovinate un po’ chi era che stato assoldato per rubare l’Espadon…
Non si tratta di un episodio del filone fantascientifico ma di quello spionistico, cionondimeno l’ho gradito molto: la storia è documentata, appassionante e molto articolata, con parecchia azione. Lo stile di scrittura di Van Hamme è quello saputello del suo primo episodio, solo un tantino più controllato, ma anche stavolta ci tiene a far vedere che si è riletto Il Segreto dell’Espadon riprendendo dei dettagli che manco Jacobs avrebbe ricordato e riempiendo ogni buco di continuity presente e futura (questo episodio è ambientato nel 1948). Cionondimeno, questo citazionismo non è così invasivo come ne Il Caso Francis Blake e soprattutto Van Hamme condisce la storia con una certa ironia anche metanarrativa, ad esempio citando la presunta omosessualità dei protagonisti e mettendo alla berlina i frequentatori (e il cuoco) del Centaur Club. L’unico colpo di scena è facilmente intuibile, mentre quelli che avevo subodorato come tali non lo sono: all’inizio Mortimer e Blake litigano veramente, non era una strategia per ingannare eventuali spioni; e la talpa nell’MI5 è proprio chi doveva essere, non Mrs. Morrisson – quella sì che sarebbe stata una sorpresa!
Gli ingredienti non sono niente di ricercato od originale (i nazisti comparivano già in un dittico di Van Hamme, La Maledizione dei Trenta Denari, e l’Espadon rispunta con una certa frequenza) ma il cuoco ha saputo cucinarli in maniera creativa e innovativa: non ricordo scene tanto drammatiche o addirittura sanguinolente nei precedenti volumi.
Nulla da eccepire sui disegni e i colori di Teun Berserik e Peter Van Dongen, se non il solito rimpianto in merito al fatto che ad autori anche affermati venga imposto di seguire solo quello che si ritiene essere lo stile più caratteristico di Edgar Pierre Jacobs, che in pratica ha disegnato ogni storia di Blake & Mortimer in modo diverso. Quasi a prendersi una piccola rivincita (ma piccola piccola) ecco che per rendere i pinnacoli del deserto a pagina 22 la coppia ha sfumato la pietra con la matita, cosa che a suo tempo era vietato al creatore della saga per ragioni meramente tecniche.



