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venerdì 7 luglio 2023

Chi l'ha visto?

Conosco e apprezzo il lavoro di Francesco Tozzuolo Editore, che mi ha permesso mi riscoprire due bei fumetti che, anche se non sono capolavori, costituiscono delle letture piacevoli – e anche un ottimo esempio di archeologia fumettistica. I libri dell’editore sono curati anche se non certo lussuosi, cosa che consente di mantenere il loro prezzo entro limiti più che accettabili. Purtroppo del terzo fantomatico volume, ordinato chissà quanto tempo fa, non ho ancora visto traccia. Da mesi (anni?) Fumo di China ospita una pubblicità dell’editore in cui è presente anche la seconda fatica di Bernasconi, ma sul sito dell’editore non ce n’è traccia.

Che debba ancora uscire?

lunedì 6 dicembre 2021

Bob Lance

Dopo Doctor Salomon Francesco Tozzuolo Editore propone il secondo numero della collana Italian Masters che, con questi chiari di luna, non era affatto scontato che avremmo visto. E oltretutto lo fa con grande tempismo, a differenza di operatori che sono nel settore da anni: neanche il tempo di ordinarlo sull’ultima Anteprima che mi è già arrivato.

Bob Lance è una serie realizzata da Pier Carpi e Luciano Bernasconi per la casa editrice francese Lug, transitata anche in Italia per due sole uscite presso Naka nel 1970, quelle su cui si è basato l’editore per questa ristampa.

Il protagonista della serie è un discendente di Lancillotto, che scopre di appartenere a una società segreta che si rifà alla leggendaria tavola rotonda. Orfano e mantenuto agli studi da misteriosi figuri, proprio il giorno della laurea al Wellington College (in che facoltà non è dato sapere) viene messo alla prova a sua insaputa per saggiarne le qualità e superato il test viene accolto in questa società segreta che in pratica lo ha forgiato quasi dalla nascita. Più che massoni questi cavalieri sembrano dei cosplayer dediti vagamente a opere filantropiche – anche se un po’ paraculi, visto che per evitare di pagare una banale multa ricorrono alla magia.

Dopo questo doveroso incipit, il primo episodio La tavola rotonda si sviluppa con una storia piuttosto originale in cui il villaggio di Lang, sede del castello di Flang e rimasto ancora nel medioevo, viene funestato dai delitti di una ragazza tornata dalla morte dopo essere stata uccisa dai villici che la ritenevano una strega. Bob Lance e Ginevra indagano fino a svelare la soluzione del mistero, che non ha nulla di paranormale ma francamente è piuttosto inverosimile.

Il secondo episodio, L’uomo senza volto, inizia con un caso poliziesco brillantemente risolto da Bob Lance per poi affrontarne un altro apparentemente slegato dal primo, mentre dagli Stati Uniti un cavaliere locale viene in visita alla tavola rotonda inglese. Pier Carpi riesce a collegare tutti questi elementi in modo elegante e punta un po’ di più sull’umorismo.

Mi sembra di capire che lo sceneggiatore avesse delle idee solo sommarie dello sviluppo delle trame, e forse improvvisava a mano a mano che scriveva. Non che sia un male: le 60 pagine canoniche degli episodi si affastellano così di trovate a getto continuo, poco importa se questo portava a qualche incongruenza: nel primo episodio ad esempio quello che si rivelerà il vero colpevole viene introdotto con dei balloon di pensiero che non sono congruenti con il seguito della vicenda. Sempre nel primo episodio Bob Lance sa che il suo antagonista si chiama Arthur anche se in precedenza non viene mai menzionato, così come nel secondo episodio riporta le “parole” del cattivo di turno che in realtà erano i suoi pensieri di qualche pagina prima. Mi piace pensare che siano problemi sorti con la traduzione dal francese, ma dubito che sia così.

Luciano Bernasconi è stata una piacevole sorpresa, anche se ovviamente a causa dell’irreperibilità dei materiali di stampa originali la qualità della riproduzione è quella che è. Nei redazionali in appendice viene celebrato il suo dinamismo (ed è una cosa sacrosanta) però io ho apprezzato di più il realismo e il dettaglio con cui ha reso i vari personaggi e gli ambienti. Evidentemente Merlon/Merlino è ispirato a un attore che non ho identificato. Da molti particolari si percepisce poi l’atmosfera di un’Inghilterra che era ancora swinging. Inoltre le sue donne sono stupende.

Come da prassi, in appendice viene presentata una corposa sezione di redazionali che tra le altre cose ricostruiscono le vicissitudini della casa editrice Lug e dell’italiana Naka e forniscono dei ritratti approfonditi dei due autori.

La copertina, tratta dal primo volume edito in Italia a suo tempo, è opera di Giorgio Trevisan.

In definitiva un fumetto molto gradevole e presentato in una confezione che senza essere lussuosa (cosa che avrebbe portato a un prezzo di copertina ben superiore ai 14 euro che costa) si fa apprezzare per la cura profusa. Spero che l’uscita di questo secondo volume sia un segnale del buon esito della collana, e di vedere quindi presto altri “Italian Masters”.

mercoledì 6 aprile 2016

Il Morto 22: Murder Inc.

Questo nuovo episodio de Il Morto ha stentato a decollare nonostante la premessa originale e interessante alla sua base. I portinai dell’enorme palazzone di uffici Torre Magnus si sono inventati un sistema per fare i soldi: spiano le conversazioni dei vari direttori, amministratori delegati, ecc. e a seconda delle eventuali acredini (e ce ne sono) offrono i loro servigi anonimamente come «MURDER Inc.» per eliminare le cause dei “fastidi”.
La prima metà dell’albo si dilunga un po’ troppo sulla presentazione dei vari personaggi coinvolti, e Peg (in questo episodio autista di un pezzo grosso) viene chiamato in ballo con il vecchio e banale trucchetto dello scambio di persona. Quando però si arriva all’azione anche questo episodio deflagra e pur non essendo tra le storie migliori de Il Morto alla fine la lettura è più che soddisfacente, tanto più che il cinismo di Ruvo Giovacca ci risparmia un lieto fine posticcio proponendone uno più realistico coi “cattivi” che non vengono puniti ma si limitano a progettare di trasferire la loro attività altrove. Forse li rivedremo in qualche numero futuro: Norma è un personaggio molto ben caratterizzato che meriterebbe di tornare.
Anche i disegni di Luciano Bernasconi mi sono sembrati un po’ sottotono, nonostante la sua prova sia comunque dignitosa. Molto buona la costruzione della dinamica dell’incidente d’auto da pagina 56 a pagina 59.
In appendice la breve storia del mistero Edizione Straordinaria – Notizie del domani, in cui Giovacca riprende un canovaccio non originale ma suggestivo, purtroppo penalizzato dalla resa grafica dilettantesca di Pat Elly.

domenica 20 marzo 2016

Il Morto 3: Il convento dei frati silenziosi

Continua il programma di ridistribuzione in edicola dei primi numeri de Il Morto, originariamente riservati al circuito delle fiere. Arrivati al numero 3 si avverte una netta impennata nel comparto grafico grazie al lavoro di Luciano Bernasconi. Anche i testi sono molto validi.
Alla ricerca dell’identità di Zaxan, Peg/il Morto finisce nientemeno che in un convento nella ridente località di Malcantone, dove vengono tenuti dei vecchi registri cartacei delle nascite su cui probabilmente potrà trovare le informazioni su tal Zanerbi Xavier Antonio che i registri dell’anagrafe non possiedono.
Il convento, però, è ormai sotto il controllo di una banda di criminali che lo usa come copertura per la produzione e lo spaccio di marijuana! Grazie al suo addestramento letale ma anche con l’aiuto di un vero monaco più coriaceo degli altri, Il Morto sgominerà la banda ma rimarrà quasi a bocca asciutta per quel che riguarda i dati riguardanti il presunto Zaxan, anche se qualcosina riuscirà a scoprirla.
A corredo della storyline principale ci sono le due riuscitissime divagazioni sul soccorso che Peg fornisce a un barbone e la sequenza parallela della ricerca del Morto da parte dei poliziotti Berri e Gambisi. Dei dialoghi azzeccati e un ottimo cast di comprimari contribuiscono a rendere questo terzo numero di gran lunga il migliore fra quelli usciti a suo tempo.
In appendice, la prima parte di una deliziosa storiella di Gary & Spike di Fulber e una storiellina minore (ma non disprezzabile) di H. W. Grungle a opera di Ruvo Giovacca e Rino Aiello.

domenica 7 febbraio 2016

Il Morto 21: Nostra Signora dei Porci

Episodio di ottimo livello per questo numero 21 de Il Morto. Venuto a conoscenza di una taglia di 100.000 euro (!) che pende sulla sua testa e che qualcuno ha già provato a riscuotere senza successo, Peg fugge su un treno merci e con un altro hobo all’amatriciana trova impiego presso una porcilaia gestita da due volitive e piacenti donne, madre e figlia, che raccattano proprio tra i disperati le maestranze per portare avanti l’attività, tra cui scelgono anche qualche fusto che le soddisfi in camera da letto e non solo come dipendente.
Peg e il suo nuovo amico Zeno, già frequentatore del posto, vi capitano proprio quando un simpaticone soprannominato “Machoman” ha fatto una brutta fine per aver avanzato pretese con la padrona Circe Giano, nomen omen.
Nella premiata azienda agricola Giano Peg/Il Morto dovrà vendersela non solo con dei cacciatori di taglie decisi a riscuotere i 100.000 euro ma anche con una congiura degli altri operai, in una vicenda che pesca a piene mani dalla continuity della serie ricollegandosi ad alcuni filoni sospesi che danno la piacevole impressione che ci sia un quadro generale alla base in cui tutti i pezzi stanno andando a posto. E infatti una nuova minaccia post-Zaxan si profila all’orizzonte.
Il sano cinismo a cui ci ha abituati il Ruvo Giovacca migliore (che non esclude dei dialoghi molto brillanti) si manifesta non solo nella delineazione delle due figure femminili molto decise e risolute e alla loro paraculata finale, ma anche nei particolari meno evidenti come la mano del killer che apparentemente sta per prendere nella giacca una pistola che poi diverrà una banconota con cui “oliare” il funzionario delle FF. SS., e soprattutto come lo scontrino che la cassiera batte all’inizio della storia: 80 centesimi contro l’euro e 10 fatto pagare a Peg. Magari è solo una mosca di Dreyer, un particolare estemporaneo nato dalla contingenza, però ci sta benissimo.
Ai disegni Luciano Bernasconi fa un buon lavoro, ma va riconosciuto anche allo Studio Telloli la buona resa che hanno ottenuto integrando i suoi disegni ruspanti e carichi di neri con i soliti sfondi e dettagli realizzati al computer.
In appendice una storia di H. W. Grungle ben disegnata da Laura D’Allura. Anche se il colpo di scena finale è prevedibile rimane comunque una piacevole lettura.
Straniante ma efficace la copertina parzialmente fotografica: immagino che la pin up che vi compare sia amica o fidanzata di qualcuno della Menhir.