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venerdì 6 febbraio 2026

Le avventure a striscia di Martin Mystère

Ristampa del volume uscito a Lucca quasi 10 anni or sono, in cui vengono raccolte le apparizione in formato di tripla striscia di Martin Mystère su vari quotidiani, con storie già edite adattate al formato oppure create ex novo.

Si comincia con il secondo speciale estivo, disegnato da Alessandrini, per continuare poi con due storie comparse rispettivamente sui numeri 66 e 67 della collana regolare (Space Invaders, disegnata da Alessandrini, ma scopro che ve ne fu anche una versione embrionale transitata su Messaggero Estate disegnata da Casertano) e su quelli dal 46 al 48 disegnati da Giovanni Freghieri.

Vista l’anzianità delle storie e la facilità con cui si possono reperire non credo sia il caso di soffermarcisi troppo, queste nuove versioni possono comunque costituire un motivo d’interesse per gli appassionati per la curiosità di vedere come sono state adattate: ad esempio Java e Diana nella prima vignetta che apre la seconda striscia dell’ultima tavola di Space Invaders sono evidentemente stati disegnati da un’altra mano.

Gli inediti sono L’Amuleto di Tin Hinan disegnato da Lucio Filippucci, bravissimo anche quando si scorda i baffi di Orloff, e Il Mistero della Camera Rossa disegnato da un Franco Devescovi ancora molto legato allo stile di Alessandrini ma con inaspettate derive alla Bernet.

La prima storia venne serializzata nel 1993 sul quotidiano Il Giorno che ne pubblicò i primi 11 episodi a colori per poi adottare il bianco e nero, che in questa ristampa è stato scelto in toto per dare uniformità al fumetto – comunque due esempi della versione a colori (la prima e l’ultima tripla striscia) vengono riprodotti in appendice.

La storia verterebbe attorno all’amuleto della mitica regina/fondatrice dei Tuareg(h) Tin Hinan: l’elemento mysterioso è l’imiktar, ovvero la mazza del leggendario tamburo con cui avrebbe chiamato a sé gli Imajhiren, gli “uomini liberi” del deserto che costituirono il nucleo seminale dei Tuareg(h), probabilmente di origine extraterrestre. “Verterebbe” perché Castelli approfittò dell’intrigo per parlare della condizione degli extracomunitari in Italia: l’algerino Toufik Bounab si ritrova casualmente con l’imiktar rubato e vuole restituirlo ai legittimi proprietari ma viene braccato da loschi figuri e solo grazie all’intervento di Martin, Java e del loro amico tassista Franco Ferretti riesce a salvarsi. Da Milano l’azione si sposta nel deserto del Sahara ma l’elemento avventuroso rimane comunque in secondo piano – non so come Castelli abbia risolto a livello di continuity l’imprigionamento di Orloff.

Il Mistero della Camera Rossa comparve invece su Il Piccolo nel 1994 – a suo tempo rimpiansi di non aver ritagliato e conservato le strisce, perché c’era chi le vendeva in blocco a 50.000 lire. Qui il ruolo di mystero ce l’ha la stanza segreta del titolo che leggenda vuole fosse (ammesso che sia mai esistita) utilizzata dall’Inquisizione per i suoi processi segreti, collegando la storia alla vicenda di un collezionista di cimeli bellici realmente esistito morto vent’anni prima in un incendio sospetto, qui trasfigurato con un altro nome.

In realtà di mysterioso c’è poco e la storia si rivela, riallacciandosi ad altre fole popolari triestine, più virata sullo spionaggio o meglio sul traffico di armi: si era negli anni del conflitto nella ex-Jugoslavia.

L’offerta a fumetti non finisce qui, perché il volume ripropone anche le uniche due storie pubblicate del progenitore di Martin Mystère, l’Allan Quatermain che comparve su SuperGulp! disegnato da Fabrizio Busticchi la cui parabola incompiuta divenne poi il primo episodio del Detective dell’Impossibile – che poi non venne pubblicato come primo. Questo esperimento seminale è stato opportunamente corretto e restaurato ma ovviamente non potendo partire dalle tavole originali la resa di stampa è quella che è. La sua presenza offre comunque l’occasione di presentare la sinossi del seguito della sua avventura incompiuta (riallacciandosi ad altre proposte collaterali del Detective dell’Impossibile che vi attinsero) e soprattutto un sacco di testimonianze sulla sua realizzazione come le prove grafiche per il personaggio realizzate da Enric Sió, Sergio Zaniboni ed Enrico Bagnoli negli infruttuosi tentativi di Castelli di proporlo alle realtà editoriali più diverse prima di accasarsi presso Bonelli. Un’odissea già abbondantemente dettagliata su Fumo di China 23 ma che comunque costituisce, come il resto degli interventi redazionali, una lettura interessantissima. Anche perché, con tutto rispetto per i fumetti che sono l’elemento principale del volume, gli scritti di Castelli sono come al solito una miniera di ghiotte informazioni. Non sapevo ad esempio che a sedici anni cercò di esordire come autore di strip, né che lui e Silver realizzarono “clandestinamente” (Bonvi non ne fu informato, ma d’altro canto era irreperibile) una striscia di Nick Carter. E a parte i dietro le quinte sul mondo del fumetto, sempre apprezzatissimi, non mancano approfondimenti sulla stampa quotidiana italiana, sulla storia delle strisce e della critica fumettistica. Il tutto arricchito da una generosissima selezione iconografica.

domenica 16 agosto 2020

Sir Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior

Il volume raccoglie una serie molto poco conosciuta di Alfredo Castelli, progettata per una rivista francese che durò giusto il tempo dell’unico numero di prova per testarne le potenzialità commerciali. Come spesso accade nei volumi ad opera di (e curati da) Castelli, i redazionali sono quasi meglio dei fumetti. In questo caso, al di là della risaputa storia di Pilote e dell’influenza che ebbe sul mercato delle riviste francesi, è molto interessante la ricostruzione della vicenda editoriale di Vaillant/Pif; i ritratti di vari autori come Marcel Gotlib, Philippe Druillet e Jean-Claude Forest sono riportati con affettuoso divertimento e Castelli ci mette a parte di un preziosissimo cadavre exquis realizzato e regalatogli dal Gotha del fumetto franco-belga. E ovviamente non mancano degli interessanti dietro le quinte, come la conclusione anticipata de Gli Aristocratici su Pif a seguito delle accuse di apologia di banditismo!
Sir Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior era stato pensato per il numero 0 della rivista Bazar, di cui furono stampate solo 150 copie (e ti credo che non ebbe successo!), ed era il remake di una storia breve realizzata insieme a Bonvi per Sorry. Il protagonista è un fanfarone che narrando vicende inverosimili può spaziare in tutti i generi, l’horror come il poliziesco come la fantascienza. Ai disegni c’era nientemeno che Georges Pichard, la cui necessità fisiologica di disegnare donne nude portò a qualche modifica dei dialoghi del primo episodio. Questo primo capitolo non è che sia granché, in effetti. Non credo di essere io a non averlo capito, perché a quanto si legge nell’introduzione la redazione di Bazar pensò bene di inserire un testo esplicativo che gli donasse un senso (e che non è stato inserito nel volume Cut-Up perché tradiva le intenzioni originali di Castelli).
Chiusa Bazar (che pure pubblicava Luis Garcia, molti autori umoristici di successo e l’asso pigliatutto Barbarella ancora al top della popolarità), Sir Aladdin… continuò a vivere su Scop Magazine, che però a sua volta non durò abbastanza a lungo da ospitare i nuovi episodi che vennero realizzati direttamente per l’Italia dal disegnatore Vincenzo (Enzo) Jannuzzi.
Prese le misure di Pichard, con il secondo capitolo Castelli confeziona una storia veramente bella, originale e divertente, con una donnina pienamente giustificata visto che è il perno attorno a cui ruota tutto. Anche il disegnatore deve aver gradito, visto che ha prodotto delle tavole spettacolari. Il terzo episodio, uscito su Il Mago, è una simpatica parodia delle storie di vampiri, basato su un’abile costruzione di false aspettative da parte del lettore. Non ricordo di averlo letto sulla rivista, o almeno non l’ho trovato. Ricordavo invece molto bene il quarto capitolo, che presentava uno scenario poi visto varie volte (ad esempio in uno dei Paradossi Temporali di Juan Gimenez e in una storia di Dal Pra’ su Comic Art): il protagonista si ritrova su quello che si scopre essere il corpo di una donna gigante. A suo tempo mi era sembrata una trovata di grana grossa indegna di Castelli, ma in realtà la trama è più articolata di quelle che sfruttando lo stesso canovaccio sarebbero venute dopo, non si risolve in questo semplice elemento e di conseguenza non ho fatto nessuno spoiler.
Nell’introduzione Castelli lamenta il pessimo lettering e la scarsa qualità di stampa delle due storie pubblicate su Il Mago, che lo fecero desistere dal continuare la serie. A me non sembra che il primo sia poi così male, mentre sulla qualità di stampa avrà forse influito il fatto che Jannuzzi disegnava a matita – o così mi sembra sfogliando la vecchia rivista. E d’altra parte questo volume della Cut-Up riproduce ancora peggio le tavole di Jannuzzi, non potendo ovviamente usare gli impianti di stampa men che meno le tavole originali. Chiaramente in questi due episodi made in Italy risaltano come un pugno nell’occhio le correzioni digitali al lettering precedente, che pensavo (speravo) nascondessero chissà quali contenuti nefandi oggi non più accettabili. In realtà Castelli ha solo corretto dei dettagli logici e narrativi. Di seguito un confronto all’americana.



A integrare il volume ci sono anche altri fumetti, che mi hanno trasmesso un senso di deja vu: inevitabile, visto che La Grande Invention de Cecil Billet de Mille è la versione francese dell’esperimento fatto con una banconota da 1000 lire su Horror, così come Il faut tuer Flossie! (disegnato da Enric Sio e “Henry Martin”, cioè Enrico Bagnoli) è un remake fatto per Scop Magazine, poi mai pubblicato, di un’altra storia di Horror, Delitto Perfetto. Poiché nel volume Nona Arte entrambi i fumetti venivano citati ma non riprodotti, si può dire che Sir Aladdin… funga anche da “companion” a quel volume.
Simpatiche le vignette di Fausse donne, “interpretate” da carte da gioco, altro bonus del volume. Da notare anche la presenza nell’indice finale di una vignetta parzialmente fotografica in cui Castelli si prende in giro e, sullo sfondo di pagina II, la comunicazione dei dati tecnici del documentario che si sarebbe occupato di Bazar, per cui venne chiesta l’autorizzazione di mostrare i fumetti realizzati da Castelli e quindi stimolo per la realizzazione di questo volume. Che spero venda più della tiratura di Bazar.