Ma sì, alla fine è valsa la pena di seguire questa miniserie. Mi ci sono
avvicinato solo per i disegni di Bryan Hitch, temendo un’abissale porcata viste
le premesse (un reality show con supereroi) ma in ultima analisi è stata una
lettura abbastanza piacevole.
Gli elementi che Jonathan Ross ha messo insieme sono di una banalità
desolante, tutto già visto e fatto meglio da altri,
però ha saputo gestirli abbastanza bene e l’attenzione non è calata fino alla
fine. Inoltre la natura indie del
progetto ha permesso di inserire certe situazioni che penso difficilmente
sarebbero passate altrove: la violenza ha connotati realistici, e dubito che in
un comic book Marvel o DC vedremo mai degli adolescenti che si sono fatti uno
spinello.
Alla fine l’elemento che mi ha lasciato un po’ (ma proprio poco poco)
perplesso sono stati proprio i disegni di Hitch. Lo ritengo sempre il migliore
disegnatore americano di oggi accanto a pochi altri come Immonen e Pasarin, ma
purtroppo in tutti questi anni non ha ancora imparato a disegnare un viso di
profilo. E, vecchia storia, basandosi massicciamente su fotografie e facendo un
grande ricorso al tratteggio è inevitabile che quando lui o i suoi inchiostratori
non imbroccano la linea giusta tutto l’immane lavoro alla base delle sue
vignette crolli impietosamente.
America’s got Powers non è un capolavoro (ben lungi
dall’esserlo) ma è andato giù liscio che è stato un piacere, tranne un po’
nell’ultimo volumetto che raccoglie gli ultimi episodi tirati un po’ troppo per
le lunghe.
A margine (ma neanche tanto), segnalo che anche se la brossura della
collana Panini Comics Presenta ha una sua eleganza sarebbe stato mille volte
meglio pubblicare America’s got Powers
su uno spillato vista la quantità di tavole doppie che non si riescono a godere
del tutto senza fare a pezzi i volumetti – e alcune sono pure state stampate
spaiate per cui la tavola di destra sporge di due o tre millimetri buoni
rispetto a quella di sinistra.

