Preso principalmente per i
Fumettisti d’Invenzione
ma con la speranza che fosse comunque interessante. Non mi è andata bene. Airboy racconta di un tentativo di
rilancio del vecchio personaggio libero da copyright da parte della Image che
lo affida al recalcitrante sceneggiatore James Robinson.
Robinson si descrive come una
persona disgustosa, pessimo marito perso tra droghe pesanti e
autocommiserazione. Col suo sodale superdotato Greg Hinkle, che ha scelto come
disegnatore, va in giro per i locali di San Francisco a strafarsi e a scopare
la prima che passa, finché Airboy in persona compare nelle loro vite.
Immaginando che si tratti solo di
un’allucinazione dovuta alle sostanze psicotrope e all’alcol (non disdegnando
però anche altre spiegazioni) i due stanno al gioco e danno corda all’eroico e ingenuo
Airboy finito nella sordida San Francisco contemporanea, finché questi esasperato
li trasporta nel suo mondo di fantasia dove dovranno contribuire alla causa
degli eroi aviatori che combattono contro i nazisti.
Il giochetto metanarrativo è alla
fine solo la scusa per inanellare stereotipi, le battute sono spesso scontate
(ma alcune fanno sorridere) e il maledettismo egocentrico di Robinson risulta
esagerato e fasullo – e spero bene che lo sia: se uno si spara veramente tutti
quei cocktail di droghe si guarderà bene dal dirlo pubblicamente. Non capisco
proprio il vittimismo dello sceneggiatore, né trovo elegante che getti i suoi
problemi e le sue paturnie in faccia al lettore: sicuramente non sarà ai
livelli di popolarità di Gaiman o Moore ma mi pare che abbia comunque un suo
seguito, e soprattutto che continui a lavorare nel settore. Certo, piangendosi
addosso Robinson si è risparmiato la fatica di trovare qualche idea originale
con cui portare avanti la trama.
Il finale di Airboy, poi, è decisamente banale (anche il cazzo enorme di Hinkle
era un sogno) e finanche patetico col suo messaggino implicito sulla necessità
di voltare pagina.
Robinson spiega di aver scelto
proprio Hinkle come disegnatore perché si discosta dallo stile classico dei disegnatori
americani. Detta così sembra una buona notizia, ma purtroppo Hinkle si
differenzia dagli altri autori di comic
book perché è esasperatamente caricaturale. È innegabile che molte tavole
siano state costruite con abilità e che in generale abbia dedicato molta cura
ai dettagli, ma comunque non è il mio genere.
Anche in riferimento ai
Fumettisti d’Invenzione Airboy
presenta qualche problema: come lo categorizzo? Lo inserisco in una voce a sé o
parto da quella dell’Airboy originale,
di cui effettivamente può essere considerato una versione?
