sabato 21 febbraio 2026

Batman/Scooby-Doo! vol. 4: Maschere e Mostri

Nuova tripletta di team-up tra la gang di Scooby-Doo e il cast di Batman.

Nella prima storia scritta da Sholly Fisch e disegnata da Dario Brizuela, è di scena Nightwing. Un circo sembra essere infestato e infatti durante l’esibizione di un trapezista si manifesta Deadman che crea un bel po’ di scompiglio traumatizzando la star dello spettacolo che vuole rinunciare al lavoro. L’ex-Robin, forte del suo passato di trapezista, propone quindi di fare da esca per attirare Deadman e capirci qualcosa, con il supporto di Daphne all’altro trapezio. Alla fine il colpevole non è quello su cui Fisch aveva inizialmente indirizzato i sospetti, ma è comunque prevedibile. Meno prevedibile, anzi piuttosto sorprendente, la comparsata di Batman.

Nel secondo episodio (di J. Torres e Scott Jeralds) come guest star c’è invece Solomon Grundy che appare davanti alla Mystery Machine seminando il panico tra i ragazzi. Mentre Shaggy e Scooby-Doo fuggono scompostamente e finiscono nelle sabbie mobili da cui saranno salvati da Batman, gli altri incontrano dei campeggiatori che non sono affatto spaventati dall’idea di incontrare uno zombi di palude ma anzi si fiondano a cercarlo per farci dei selfie visto che partecipano a un’esperienza di turismo paranormale. Batman dubita che questo Grundy sia l’originale, visto che l’ha arrestato poco tempo prima, e il vero colpevole è esattamente chi si intuiva fosse.

Il canovaccio cambia col terzo capitolo scritto da Ivan Cohen (disegni nuovamente di Dario Brizuela, che mi sembra più efficace di Jeralds pur con delle proporzioni anatomiche incerte): la Mystery Inc. cattura l’autrice di una serie di furti che si sono verificati a Gotham, nientemeno che Catwoman, ma Batman li informa che in realtà non è lei la vera ladra e qualcun altro sta seminando falsi indizi per incolparla. La soluzione viene abbondantemente anticipata, ma la presenza di un villain a me sconosciuto aggiunge un po’ di interesse.

Niente per cui entusiasmarsi, insomma, se non altro qualche gag è divertente.

giovedì 19 febbraio 2026

Speciale Fantastici Quattro Marvel Tutto-in-Uno: La Cosa vs. L'Universo Marvel

Ecco un fumetto onesto: offre esattamente quello che il titolo promette (almeno a livello concettuale), cosa per niente scontata nel mercato statunitense. La Cosa ritorna sulla terra dopo una missione spaziale in solitario. Ad accoglierlo c’è un missile che punta proprio contro di lui. Come se non bastasse, gli altri membri dei Fantastici Quattro gli si gettano contro. In realtà si tratta di robot coi poteri degli originali, di cui Ben Grimm ha facilmente ragione. Solo che poi anche Iron Man lo attacca con tutto il suo arsenale, rivelandogli che l’intera popolazione è stata sostituita da robot che vogliono farlo fuori!

Parte quindi un massacro sviluppato tramite splash pages e tavole doppie, con derive vagamente splatter: i robot hanno in circolo un fluido grigiastro che schizza dagli arti strappati e dagli orifizi dei loro resti mutilati e finisce per imbrattare la Cosa. La creazione di un cast di replicanti permette a Ryan North di non farsi troppi problemi di continuity (mi pare che i finti supereroi abbiano costumi o identità di epoche diverse) e di calibrare i poteri dei personaggi come meglio gli aggrada: teoricamente sono meno potenti degli originali, nei fatti la lotta si conclude con Fenice che getta addosso alla Cosa la luna.

La mente dietro questa sarabanda è uno dei primissimi nemici dei Fantastici Quattro, quello talmente ridicolo che non ricordo se l’aneddoto a lui legato si limitava alla caterva di lettere di protesta giunte alla Marvel o se in effetti Lee e Kirby chiesero pubblicamente scusa per la sua creazione. Per quanto semplice e farsesco, il finale è piuttosto divertente e non è obbligatorio vederci una riflessione metanarrativa, per quanto possa prestarsi.

Come detto sopra, La Cosa vs. l’Universo Marvel si sviluppa interamente tramite splash pages e tavole doppie; non poche presentano sullo sfondo un edificio o qualche altro elemento per costruire una prospettiva ardita che rende più coinvolgenti quelle che in sostanza sono delle pin-up. Estrapolandole quindi dai vincoli narrativi, si può dire che le immagini raffigurino dei veri scontri tra la Cosa e il resto del cast, anche se i suoi avversari non sono tecnicamente gli originali. Alle matite Ed McGuinness non è certo Bryan Hitch o Gary Frank ma tutto sommato fa un buon lavoro, forse grazie al supporto di Mark Farmer alle chine (i colori sono di Marcio Menyz). Io almeno me lo ricordavo fastidiosamente caricaturale, cosa che qui è molto limitata se non un po’ nelle smorfie di Hulk. E comunque per una storiellina così scanzonata Hitch o Frank non sarebbero forse stati adatti.

Ovviamente bisogna stare al gioco per godersi questo fumetto, ma se lo si prende per quello che è saprà essere piuttosto godibile. E tutto sommato 6 euro per una sessantina di pagine a fumetti non sono nemmeno tanti di questi tempi, almeno per gli standard attuali della Panini.

martedì 17 febbraio 2026

Speciale Tex n. 42: Inferno a Red Junction

Tex e Kit Carson arrivano giusto in tempo per salvare una donna dall’essere impiccata da alcuni brutti ceffi. Si tratta di Candice Madison, una volitiva ranchera che dichiara di non sapere perché sia stata attaccata. I due pard non se la bevono e decidono di seguirla nonostante il suo rifiuto di essere ulteriormente aiutata. Niente di sospetto nel suo ranch, ma nella vicina cittadina di Red Junction si scoprirà che è in corso una faida degna di Per un Pugno di Dollari: due fazioni si stanno facendo la guerra e la popolazione è terrorizzata; gli uomini di legge, poi, preferiscono tenersene alla larga vista la mortalità che il loro ruolo comporta. Candice ci si è trovata in mezzo perché non vuole cedere il suo ranch secondo le dinamiche che adottano entrambi i rivali, che prevedono lo sterminio di chi non accetta le loro misere offerte. Tex risolve la cosa mettendoli uno contro l’altro agendo di nascosto, ma in realtà come il ranger aveva intuito Candice non è innocente come voleva far credere e anche lei avrà il suo ruolo nella rovina finale dei due, pagandone le conseguenze.

La storia di Tito Faraci non è molto originale, nemmeno nei suoi aspetti secondari (uno dei due contendenti, l’ebefrenico Hughes, parla col ritratto del padre morto), ma è caratterizzata da una buona dose d’azione e un ritmo molto sostenuto che la fanno leggere d’un fiato arrivando alla fine con gusto.

Ma ovviamente l’attrattiva principale nonché il motivo stesso dell’esistenza dei volumi di questa collana è il disegnatore ospite, in questo caso un Horacio Altuna in grandissima forma nonostante l’età non più verde. Non so quanto la sua interpretazione di Tex, tanto giovanile da sembrare efebico (mentre Kit Carson a volte è quasi mefistofelico), troverà il plauso dei lettori storici. Forse anche i retini sono una novità per il ranger, come anche le anatomie e le fisionomie a volte quasi caricaturali per far recitare meglio i personaggi di contorno. Io ho gradito moltissimo l’espressività, il dinamismo, le inquadrature ragionate e la cura per i particolari delle sue tavole, anche se mi pare che nell’ultima ventina abbia accelerato bruscamente tralasciando i dettagli. Mi ha stupito vedere all’ultima Lucca che le tavole sono poco più grandi (se lo sono) del formato di stampa. Altuna gode evidentemente di una vista invidiabile e in effetti anche in quelle rare occasioni in cui gli ho parlato non ha mai inforcato occhiali.

I “Texoni” si segnalano ovviamente anche per i loro redazionali: nell’introduzione Graziano Frediani coglie l’occasione della presentazione di Altuna per offrire una panoramica sugli altri disegnatori ispanici di Tex; Gianmaria Contro intervista Altuna e Luca Barbieri fornisce una breve storia delle historietas – curiosamente cita molti particolari storici poco conosciuti ma ignora del tutto la Columba. Testi interessanti (chi l’avrebbe mai detto che Altuna avviò un allevamento di polli con Juan Dalfiume e che fu il fallimento dell’impresa a spingerlo a fare fumetti!) ma che rabbia vedere le strisce di Loco Chavez e le tavole di Time Out e Dopo il grande splendore riprodotte meglio qui che nella loro destinazione originale sulle riviste degli anni ’80…

domenica 15 febbraio 2026

Babs

Questo fumetto è esattamente quello che ci si aspetterebbe conoscendo lo sceneggiatore: una parodia del genere fantasy filtrata attraverso la sua volgarità infantile. E sì: checché ne dica Torunn Grønbekk nell’introduzione, Babs è semplicemente una parodia. Non proprio delle migliori.

La protagonista è una guerriera con una spada parlante e un cavallo più intelligente di quello che sembra. E, in sostanza, vede gente e fa cose trovandosi invischiata in situazioni più o meno tipiche del genere opportunamente rilette: scoiattoli infilzati nel culo di un orso, un esercito di scheletri guidati dai corrispettivi di Sandra e Raimondo Vianello, elfi che fanno orge (ma guai a mostrare anche solo mezza tetta), Barry la spada che non solo parla ma gesticola coi margini della guardia facendo anche il dito medio. Oh, che ridere, ma com’è sovversivo questo Ennis.

Praticamente un film dei Vanzina: il tizio a cui è stato incastrato un boccale in bocca se ne ritrova un altro nel culo per bilanciare la cosa. Solo che i Vanzina non avevano paura di mostrare una tetta.

In effetti c’è anche una parvenza di trama che si sviluppa: gli sfigati che Babs ha pestato per bene si alleano a un ordine di cavalieri xenofobi e populisti per ottenere vendetta mentre lei si imbarca alla ricerca del tesoro dei nani che però sono stati sfrattati dalle miniere (i cavalieri sono appunto xenofobi) e quindi parte alla riscossa dell’amica Izzy finendo pure lei schiava nella miniera dove il cattivone fa scavare i “mostri” opportunamente allontanati dalla civiltà.

Come spesso capita con Ennis c’è quindi il tentativo di nobilitare le sue minchiate di grana grossa con accenni di critica sociale, in questo caso lo sberleffo del maschilismo, del patriarcato, delle politiche razziste e delle teorie del complotto in generale. Purtroppo ciò si concretizza in discorsi che parodizzano quelli reali, così lunghi che alla fine diventano noiosi e inefficaci. Meglio gli riesce la critica a internet (sempre che non me la sia immaginata io), che come i villains della storia raccoglie solo informazioni anche contraddittorie senza approfondirle, trasmettendo la smania di dare voti – o stelle o cuori o pollici alzati…

A voler essere proprio buoni, le uniche cose che vagamente si salvano sono la gag ricorrente del nazgul un po’ sfigato che incrocia Babs e la trovata di pronunciare la formula di un incantesimo mescolandola alla confessione che viene estorta.

Jacen Burrows, colorato da Andy Troy e Lee Loughridge, non è male come disegnatore ma le sue immagini mi sembrano comunque un po’ vuote nonostante l’impegno che evidentemente ci mette per renderle espressive. Penso sia un problema di inchiostrazione: a volte i personaggi (la protagonista in primis) cambiano volto di vignetta in vignetta, e in generale le figure poco dettagliate sono veramente poco dettagliate.

Un fumetto trascurabilissimo, posso immaginare Garth Ennis che sghignazza al pensiero che le sue puttanate verranno prese seriamente e che magari qualcuno creda che ci sia un deuxième degré che eleva e giustifica battute e situazioni la cui destinazione ideale sarebbero le commediacce di Mariano Laurenti. Ma finché vende fa benissimo a farlo e non si può che invidiarlo.

sabato 14 febbraio 2026

Sorpresa!


Quando ho ritirato il volume di Topin Mystère in fumetteria mi hanno detto che in teoria avrebbe dovuto esserci allegata una stampa che però la mia copia non aveva. Oh, beh, amen. Inaspettatamente è arrivata con un’altra spedizione! Misteri dell’editoria, o della distribuzione.

Comunque la stampa è proprio carina:


giovedì 12 febbraio 2026

La Morte di Silver Surfer

Come da tradizione il titolo di questo volume è solo uno specchietto per le allodole e anche se alla fine Norrin Radd fosse morto sul serio (cosa di cui mi permetto di dubitare) la trama si concentra su altro. A dispetto dell’immagine che avevo del protagonista, che poi non è nemmeno sempre sotto i riflettori, qui c’è poca introspezione e tantissima azione, peraltro piuttosto confusa.

Il magnate Dennis Harmon guida lo S.W.O.R.D. o forse solo la sua divisione B.A.N. (agenzie che contrastano l’azione aliena sulla Terra) e incarica la zelante agente Kelly Koh di catturare Silver Surfer per sfruttarne i poteri. Fallito il primo tentativo, viene messa sulle tracce di Skaar, figlio di Hulk che a sua volta dispone di una certa dose di potere cosmico, mentre Harmon penserà bene di recuperare il potentissimo sangue di Galactus da un suo colossale simulacro per catturare Silver Surfer e poi lanciare la sostanza contro la Terra per diventare un eroe. O una roba così.

La Morte di Silver Surfer mi sembra essere stata confezionata in fretta e furia per la necessità di introdurre una modifica nello status quo della Marvel. Forse questa sensazione è anche dovuta al fatto che Greg Pak scrive in maniera sincopata affastellando una sequenza dietro l’altra senza apparente connessione. D’accordo che i personaggi in gioco hanno poteri o mezzi incredibili, ma vederli saltare da un punto all’altro dell’universo dà un po’ di vertigini, finisce per diventare quasi parodistico, tanto più che tutti sembrano conoscersi tra di loro (ma qui potrei essere io a non essere aggiornato sull’attuale cosmologia Marvel: probabilmente Harmon è un villain storico ripescato). È evidente il sottotesto di presa di posizione contro l’ottusità dei militari e l’odio verso il diverso/alieno, ma è roba vecchia di almeno 50 anni – e infatti mi pare che Pak riprenda proprio la fine della serie originale di Silver Surfer, con quell’episodio disegnato da Jack Kirby che però non ebbe seguito.

Ai disegni Sumit Kumar non è certo il peggio che si è visto sulle pagine di un fumetto di supereroi ma anche lui indulge in quelle ipertrofie, quelle inquadrature esagerate e quelle derive vagamente caricaturali che finiscono per diventare ridicole e togliere pathos alla storia. Anche lui mi pare che abbia dovuto lavorare in fretta e furia e infatti si è fatto aiutare da Tiago Palma e dall’inchiostratore Jonas Trindade. Diverso il discorso per le copertine di Dike Ruan, piuttosto suggestive nella loro semplicità.

La Morte di Silver Surfer è un prodotto fatto con un certo mestiere ma nessuna originalità, anche se immagino che gli autori siano stati impastoiati dalle direttive delle alte sfere Marvel e la miniserie serva solo a introdurre un nuovo personaggio (o a spiegarne le origini nel caso fosse già stato introdotto a mia insaputa – di volti per me nuovi, come un Johnny Storm baffuto, ce ne sono tanti).

martedì 10 febbraio 2026

Dylan Dog Color Fest 56: Dissolvenze al Nero

Antologia di due episodi rispettivamente di 56 e 40 tavole.

Territorio Nemico è una storia kafkiana che inizia col botto: Dylan Dog si risveglia in un avamposto di confine dell’MI5 – che però mi pare si occupi di security interna e non sia nemmeno parte dell’esercito. Non ha memoria di come sia finito lì, gli viene solo ricordato che aveva mandato una pec in cui dava la sua disponibilità ad aiutare i militari (!), che in effetti di aiuto ne hanno dannatamente bisogno perché un nemico misterioso sta falcidiando i soldati mandati in avanscoperta nei boschetti circostanti lasciando solo dei cadaveri che sembrano morsicati da denti umani.

Lo svelamento del mistero è alquanto scontato (forse Gigi Simeoni contava proprio sulle aspettative di una soluzione rivoluzionaria per poi stupire il lettore con una totalmente prevedibile?) ma la narrazione è serrata e avvincente. Curioso il meccanismo, non so quanto volontario, per cui le battute più divertenti sono quelle che vengono fatte dagli altri in reazione a quelle di Groucho.

I disegni di Giuseppe Matteoni (ottimamente colorati da Sergio Algozzino) sono molto validi, magari non sempre azzecca la fisionomia giusta al 100% ma rispetto all’altra storia dell’albo fa un figurone.

Frequenza Zero è infatti realizzata in toto da Officina Infernale, autore (o collettivo) che dati i risultati ne ha ben donde di nascondersi dietro uno pseudonimo. Questo stile geometrico e ostentatamente sgraziato alla Ted McKeever o (orrore!) Gary Panter non lo digerivo quand’era di moda qualche decennio fa, figuriamoci oggi. Anche il ricorso al collage, stile tipico di Officina Infernale per quanto lo conosco, è poco funzionale a rendere l’invasività dei suoni come vorrebbe la trama.

Dylan Dog si sveglia infatti con un micidiale mal di testa che gli rende insopportabile anche il minimo rumore. A ciò si aggiunge che uno sconosciuto con impianti biomeccanici gli viene a morire proprio sulla soglia di casa dopo aver invano chiesto aiuto. La sorella del morto prontamente sopraggiunta gli rivela che si trattava di un seguace del musicista/mistico Isseo Isegawa morto in circostanze misteriose nel 1993 forse a seguito dei suoi esperimenti di modificazione corporea. Il tutto è una trappola per l’Indagatore dell’Incubo e lo spunto, piuttosto suggestivo, risulta un po’ sprecato per una storia breve – anche se lo stile giovanilistico dei dialoghi nella prima parte non invogliava alla lettura. Il salvataggio di Groucho è comunque geniale nella sua beffarda semplicità.

Il titolo del Color Fest è Dissolvenze al Nero e nell’editoriale Barbara Baraldi cerca di spiegarne l’attinenza con le storie senza convincermi molto. Ma si sa, il nero sta bene con tutto.

lunedì 9 febbraio 2026

Ricevo e diffondo

 LUCCA COLLEZIONANDO 2026 

TORNA IL FESTIVAL DEL FUMETTO VINTAGE-POP

 

Tra gli ospiti il disegnatore Sergio Gerasi, autore del manifesto omaggio a Valentina

e protagonista di una mostra che ne ripercorre la carriera,

 i vignettisti satirici Vauro e Mario Natangelo e l'autore Neyef.

E ancora, un'esposizione-omaggio per celebrare i 40 anni

di Saint Seiya - I Cavalieri dello zodiaco


Tante occasioni per divertirsi in famiglia e con gli amici
con l'area Sali e Gioca, cabinati arcade, mattoncini, giochi da tavolo e di carte collezionabili, miniature, wargames e tanto altro

 

Sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 al Polo Fiere di Lucca

 

Lucca, 9 febbraio 2026 – È ufficialmente iniziato il conto alla rovescia verso Lucca Collezionando, il festival vintage-pop dedicato al fumetto e ai mondi del fantastico che torna in primavera: sabato 28 e domenica 29 marzo il Polo Fiere di Lucca aprirà le sue porte per regalarci un’immersione nelle magiche atmosfere del mondo analogico.

L’evento, organizzato da Lucca Crea (società che realizza Lucca Comics & Games), in collaborazione con il Comune di Luccaconferma la formula che ha raccolto grandi consensi nelle passate edizioni, regalando ai visitatori la possibilità di rallentare il ritmo quotidiano, rivivendo il clima della cultura pop degli anni ‘70, ‘80 e ’90 con tocchi di contemporaneità.

Tra gli ospiti del mondo fumetto Sergio Gerasi, autore del manifesto di questa nona edizione della manifestazione e protagonista di una mostra con oltre 30 opere che ne ripercorrono la carriera artistica. L’esposizione sarà impreziosita da una tavola originale di Crepax, un ritratto del personaggio simbolo Valentina, che creerà un ideale ponte con la rivisitazione contemporanea a cui ha dato vita Sergio Gerasi attingendo proprio dall’universo creato dal genio di Guido Crepax, con nuove storie legate al personaggio che ha popolato la fantasia di diverse generazioni.

Ospiti speciali a Lucca Collezionando anche Vauro, disegnatore, scrittore, editore, personaggio televisivo e attore italiano, tra i vignettisti satirici più conosciuti in Italia protagonista anche di una mostra curata da Pio Corveddu, che ci restituisce un caustico excursus sulla situazione internazionale. E dalla Francia Neyef, al secolo Romain Maufront, che alla manifestazione lucchese presenterà, in anteprima in Italia, grazie a Tunué, il suo straordinario graphic novel Hoka Hey!, un western di ampio respiro vincitore del prestigioso premio BD Cezam 2024, ma soprattutto una dolorosa storia di formazione che tocca temi universali come l’incontro-scontro tra culture e la discriminazione delle minoranze. A Lucca Collezionando sarà presentata anche la variant cover di Hoka Hey! realizzata da Fabio Civitelli. Si aggiunge a questo magnifico tris di autori anche Mario Natangelo, autore delle vignette del Fatto Quotidiano e collaboratore per diversi anni di realtà come Linus e Smemoranda, già ospite d’onore la scorsa edizione, che proprio con Vauro duetterà sui fondamenti della satira in Italia.

E in occasione delle celebrazioni per i 40 anni di Saint Seiya - I Cavalieri dello zodiaco, Collezionando ospiterà un'esposizione/omaggio curata da Giorgia Vecchini che metterà in mostra oggetti da collezione, figures e statue, cel e molto altro eccezionale merchandising. 

 

Lucca Collezionando è il momento migliore per inseguire le proprie passioni, condividerle con la famiglia e gli amici, di tutte le età, per passare un weekend in un contesto accogliente e rilassato. È il luogo ideale per completare la propria collezione di fumetti, figurine e collectibles, trovare le ultime novità editoriali e incontrare i propri artisti e artiste preferiti, tra grandi autori e giovani talenti, con spazi dove esplorare tutte le sfumature della Nona Arte come il Paladedicando, l'Artist Alley e la Self Area. A Lucca Collezionando, come ogni anno, insieme ad ANAFI saranno presenti tutte le principali community del fumetto italiano, associazioni ludiche oltre a tantissimi autori, disegnatori e illustratori.

Un viaggio non solo alla riscoperta del vintage da collezione italiano, europeo ed americano, ma anche dei manga e degli anime classici, nonché del retrogaming, rispolverare le proprie abilità da “sala giochi” con il ritorno degli “arcade” e la possibilità di sfidarsi in famiglia e tra amici a Subbuteo, oppure ai classici giochi da tavolo e carte collezionabili. Torna infatti al piano superiore del Polo Fiere l’area Sali e gioca con oltre 50 tavoli gestiti in collaborazione con le associazioni e dedicati ai giocatori di ogni età ed esperienza. Oltre alle molte attività a partecipazione libera come la Ludoteca Vintage, le dimostrazioni di Pokémon Tcg, la Palestra di Miniature e le dimostrazioni di giochi di miniature e wargames, con tornei dedicati ai giocatori più esperti.

La biografia di Gerasi

Sergio Gerasi esordisce nel 2000 come disegnatore sulle pagine di Lazarus Ledd (Star Comics) per poi disegnare molte altre serie tra cui Jonathan SteeleNemrod e Valter Buio. Dal 2010 lavora per la Sergio Bonelli Editore su Dylan Dog ed Eternity (Premio Micheluzzi e premio Gran Guinigi come miglior serie italiana del 2023). Sempre per SBE ha realizzato anche Mercurio Loi, un albo della collana Le Storie (L’ultima Trincea, n°21), Cani Sciolti Orbit Orbit (insieme ad altri disegnatori) scritto da Caparezza. Per ReNoir Comics realizza con Davide Barzi G&G (ripubblicato da BeccoGiallo), graphic novel omaggio a Giorgio Gaber e da autore unico Le Tragifavole.

Dal 2014 al 2020 pubblica tre graphic novel per Bao Publishing: In Inverno le mie mani sapevano di mandarino (ripubblicato da Corriere/Gazzetta nella collana Visioni), Un romantico a Milano (Premio Andrea Pazienza 2018) e L’Aida (pubblicato anche in Francia da Ankama Editions). Dal 2024 inizia una collaborazione con Feltrinelli Comics e Archivio Crepax per scrivere e disegnare nuove storie attualizzate di Valentina di Guido Crepax. I primi due libri si intitolano Valentina è vera (Premio Coco a Etna Comics 2025) e Valentina quanto ti amo.

Ha collaborato alle trasmissioni TV di Michele Santoro (da Servizio Pubblico a M - La7 e Rai3), realizzando le inchieste a fumetti. Ha disegnato per importanti riviste e quotidiani nazionali tra cui Gazzetta dello Sport, La Lettura e 7 del Corriere della Sera.

È batterista e fondatore della punk rock band 200Bullets.

Si esibisce in teatro insieme ai Formazione Minima con spettacoli di teatro-canzone illustrato dedicati a Giorgio Gaber.

www.luccacollezionando.com  

 

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domenica 8 febbraio 2026

Passo (anzi ho già passato)

È già uscito e occhieggiava da un po’ in fumetteria, ma stavolta salto l’acquisto del nuovo Blake e Mortimer. In effetti sono rimasto un po’ scottato dalla mezza truffa di Floc’h, ma chiaramente non voglio scaricare su altri autori le colpe di uno. È che L’Enigma di Atlantide mi è sempre sembrato uno degli episodi meno interessanti della saga, anche se per me il peggiore rimane La Diabolica Trappola. Magari se avessero pensato al seguito di un’altra storia. Anche perché tutte le altre storie classiche erano ottime, per me. Mah, vedremo. Intanto non ho ordinato nemmeno i nuovi annunciati episodi di Thorgal (“nuovi” per l’Italia, ovviamente).

venerdì 6 febbraio 2026

Le avventure a striscia di Martin Mystère

Ristampa del volume uscito a Lucca quasi 10 anni or sono, in cui vengono raccolte le apparizione in formato di tripla striscia di Martin Mystère su vari quotidiani, con storie già edite adattate al formato oppure create ex novo.

Si comincia con il secondo speciale estivo, disegnato da Alessandrini, per continuare poi con due storie comparse rispettivamente sui numeri 66 e 67 della collana regolare (Space Invaders, disegnata da Alessandrini, ma scopro che ve ne fu anche una versione embrionale transitata su Messaggero Estate disegnata da Casertano) e su quelli dal 46 al 48 disegnati da Giovanni Freghieri.

Vista l’anzianità delle storie e la facilità con cui si possono reperire non credo sia il caso di soffermarcisi troppo, queste nuove versioni possono comunque costituire un motivo d’interesse per gli appassionati per la curiosità di vedere come sono state adattate: ad esempio Java e Diana nella prima vignetta che apre la seconda striscia dell’ultima tavola di Space Invaders sono evidentemente stati disegnati da un’altra mano.

Gli inediti sono L’Amuleto di Tin Hinan disegnato da Lucio Filippucci, bravissimo anche quando si scorda i baffi di Orloff, e Il Mistero della Camera Rossa disegnato da un Franco Devescovi ancora molto legato allo stile di Alessandrini ma con inaspettate derive alla Bernet.

La prima storia venne serializzata nel 1993 sul quotidiano Il Giorno che ne pubblicò i primi 11 episodi a colori per poi adottare il bianco e nero, che in questa ristampa è stato scelto in toto per dare uniformità al fumetto – comunque due esempi della versione a colori (la prima e l’ultima tripla striscia) vengono riprodotti in appendice.

La storia verterebbe attorno all’amuleto della mitica regina/fondatrice dei Tuareg(h) Tin Hinan: l’elemento mysterioso è l’imiktar, ovvero la mazza del leggendario tamburo con cui avrebbe chiamato a sé gli Imajhiren, gli “uomini liberi” del deserto che costituirono il nucleo seminale dei Tuareg(h), probabilmente di origine extraterrestre. “Verterebbe” perché Castelli approfittò dell’intrigo per parlare della condizione degli extracomunitari in Italia: l’algerino Toufik Bounab si ritrova casualmente con l’imiktar rubato e vuole restituirlo ai legittimi proprietari ma viene braccato da loschi figuri e solo grazie all’intervento di Martin, Java e del loro amico tassista Franco Ferretti riesce a salvarsi. Da Milano l’azione si sposta nel deserto del Sahara ma l’elemento avventuroso rimane comunque in secondo piano – non so come Castelli abbia risolto a livello di continuity l’imprigionamento di Orloff.

Il Mistero della Camera Rossa comparve invece su Il Piccolo nel 1994 – a suo tempo rimpiansi di non aver ritagliato e conservato le strisce, perché c’era chi le vendeva in blocco a 50.000 lire. Qui il ruolo di mystero ce l’ha la stanza segreta del titolo che leggenda vuole fosse (ammesso che sia mai esistita) utilizzata dall’Inquisizione per i suoi processi segreti, collegando la storia alla vicenda di un collezionista di cimeli bellici realmente esistito morto vent’anni prima in un incendio sospetto, qui trasfigurato con un altro nome.

In realtà di mysterioso c’è poco e la storia si rivela, riallacciandosi ad altre fole popolari triestine, più virata sullo spionaggio o meglio sul traffico di armi: si era negli anni del conflitto nella ex-Jugoslavia.

L’offerta a fumetti non finisce qui, perché il volume ripropone anche le uniche due storie pubblicate del progenitore di Martin Mystère, l’Allan Quatermain che comparve su SuperGulp! disegnato da Fabrizio Busticchi la cui parabola incompiuta divenne poi il primo episodio del Detective dell’Impossibile – che poi non venne pubblicato come primo. Questo esperimento seminale è stato opportunamente corretto e restaurato ma ovviamente non potendo partire dalle tavole originali la resa di stampa è quella che è. La sua presenza offre comunque l’occasione di presentare la sinossi del seguito della sua avventura incompiuta (riallacciandosi ad altre proposte collaterali del Detective dell’Impossibile che vi attinsero) e soprattutto un sacco di testimonianze sulla sua realizzazione come le prove grafiche per il personaggio realizzate da Enric Sió, Sergio Zaniboni ed Enrico Bagnoli negli infruttuosi tentativi di Castelli di proporlo alle realtà editoriali più diverse prima di accasarsi presso Bonelli. Un’odissea già abbondantemente dettagliata su Fumo di China 23 ma che comunque costituisce, come il resto degli interventi redazionali, una lettura interessantissima. Anche perché, con tutto rispetto per i fumetti che sono l’elemento principale del volume, gli scritti di Castelli sono come al solito una miniera di ghiotte informazioni. Non sapevo ad esempio che a sedici anni cercò di esordire come autore di strip, né che lui e Silver realizzarono “clandestinamente” (Bonvi non ne fu informato, ma d’altro canto era irreperibile) una striscia di Nick Carter. E a parte i dietro le quinte sul mondo del fumetto, sempre apprezzatissimi, non mancano approfondimenti sulla stampa quotidiana italiana, sulla storia delle strisce e della critica fumettistica. Il tutto arricchito da una generosissima selezione iconografica.

martedì 3 febbraio 2026

Asterix in Lusitania

I Galli ricevono una richiesta d’aiuto da parte di un Lusitano e così Asterix e Obelix partono per salvare un innocente produttore di garum (la salsa di pesce di cui erano ghiotti i Romani) accusato ingiustamente di aver avvelenato Cesare.

I colpevoli sono in realtà il governatore della provincia Surplus (che ambisce a entrare nelle grazie di Cesare e spostarsi a Roma) e Cresus Lupus, un produttore a livello industriale di garum dalle fattezze riconducibili a quelle di un noto Cavaliere italiano.

Il punto è che l’incolpevole Candides non va solo liberato dai sotterranei, ma bisogna anche dimostrarne l’innocenza davanti a Cesare. Nel corso di un’orgia (niente di peccaminoso: una festa coi maggiorenti dell’epoca) Asterix avrà modo di farlo con astuzia e l’aiuto degli amici, lusitani e non, che si è fatto. Forse la situazione viene risolta un po’ troppo rapidamente, ma le tavole devono essere pur sempre le canoniche 44.

Asterix in Lusitania è principalmente una storia d’azione con uno sguardo attento alla continuity: l’aggancio con il lusitano risalirebbe addirittura al diciassettesimo volume della serie, se ho ben capito, né mancano altri rimandi sparsi. Ovviamente ci sono anche moltissime sequenze esilaranti basate soprattutto sull’impatto con la cucina locale e con la tipica saudade, ma la priorità di FabCaro non è fare satira di costume come altrove. Comunque anche qua non mancano frecciatine al mondo contemporaneo, dai meeting aziendali ai protocolli di sicurezza digitali e forse anche ai camperisti snob. In particolare, si fa dell’ironia sul politically correct, ma è più che altro un’autoironia amara perché al di là della battuta sul fatto che “non si può più dire niente” la nuova versione del pirata nero Baba viene criticata proprio perché depurata dagli elementi che lo hanno caratterizzato da sempre e che oggidì potevano risultare offensivi per qualcuno – il recente volume dello Spirou di Yann e Dany è stato ritirato dal commercio per essere ridisegnato in alcune parti per gli stessi motivi.

Ai disegni Conrad fa il solito ottimo lavoro, colorato da Thierry Mébarki.

Rispetto al volume precedente Asterix in Lusitania costa un euro in più, almeno nella versione brossurata che ho comprato io. Coi tempi che corrono mi sembra comunque poco per un volume a colori su carta patinata, ma evidentemente Asterix è l’unico personaggio del fumetto franco-belga che gode di abbastanza popolarità in Italia per permettere queste cifre.

lunedì 2 febbraio 2026

Thriller Collection 11: Topin Mystère e Orobomis La Città che Cammina

Raccolta di avventure topolinesche che ruotano attorno a criptozoologia e fantarcheologia. La storia eponima è un omaggio/parodia in due parti a Martin Mystère, in cui il celebre archeologo avventuriero Topin Mystère, «detective dell’implausibile» fresco di svelamento del mistero del Mostro di Loch Ness, viene ingaggiato da un eccentrico miliardario per trovare la leggendaria città di Orobomis, che ha lasciato tracce di sé nel corso di tutta la storia dell’umanità e che recentemente è stata immortalata anche nei disegni di un bambino che ha partecipato a uno scambio culturale nella scuola dove insegna la fidanzata di Topin. La cosmologia mysteriana viene ovviamente ribaltata in salsa disneyana: Minni diventa Dinni (e da Lombard che è Diana diventa… Friulan), Gambadilegno/Sergej Orloff è Piotr Gaglioff mentre Pippo/Java diventa Scava, con prevedibili equivoci quando viene chiamato per nome.

La ricerca dei personaggi è molto avvincente e abbonda di elementi esilaranti (se lo stato africano in cui si svolge si chiama Maquindi immaginate come si chiamano i singoli villaggi), mentre sullo sfondo c’è la vicenda dei fratelli Calisota che a loro volta andarono alla ricerca di Orobomis senza fare ritorno. Casty imbastisce una storia a orologeria in cui tout se tient e riesce a giustificare tutti gli elementi con una grande inventiva. Non manca l’umorismo ma c’è anche un bel po’ di sense of wonder e abbondano colpi di scena. Forse potrebbe sembrare un po’ fuori luogo la deriva metanarrativa per cui, a simulare la logorrea del modello di riferimento, le nuvolette di testo di Topin Mystère ogni tanto devono essere contenute dagli altri personaggi, oppure gli incisi con cui si vuole giustificare ogni particolare della trama: tutti dettagli che spariscono alla luce del geniale finale che mette in campo i veri Topolino e Pippo.

Strizzatine d’occhio metanarrative, o per meglio dire un uso avveduto delle convenzioni del fumetto, caratterizzano anche Topolino e Pippo nella Valle del Picchio Gigante, che in sostanza è un lungo flashback in cui i due protagonisti riepilogano quanto successo loro poco prima quasi consapevoli di parlare ai lettori. Anche questa storia è un esemplare meccanismo a orologeria, in cui il mistero viene svelato in maniera perfettamente razionale (e soprattutto coerente) e gli apparenti “buchi” nella vicenda e nella memoria dei personaggi sono pienamente giustificati. Non mancano dei bei colpi di scena, dei cambi di prospettiva che vivacizzano la lettura. Se in Topin Mystère Casty aveva disegnato con il suo consueto stile scarpiano, qui Paolo Mottura sfoggia uno stile espressivo e concitato.

L’ultima portata del menu è Topolino e l’Uomo del Carbonifero: Topolino e Pippo tornano indietro di milioni d’anni per andare in soccorso a un ipotetico viaggiatore del tempo che avrebbe lanciato una richiesta d’aiuto durante uno dei suoi viaggi (la storia è del 2014, un anno prima di The Martian). Qui Casty combina documentazione scientifica con trovate fantascientifiche molto suggestive, lo sviluppo è lineare ma molto appassionante e si finisce in bellezza con un paio di trovate umoristiche. I disegni di Marco Mazzarello mi hanno un po’ ricordato la Ziche per gli occhioni di Topolino, nel complesso l’ho trovato un po’ abbozzato ma comunque efficace.

Coerentemente con la sua natura deluxe, questo volume cartonato è integrato da una lunga intervista a Casty.

domenica 1 febbraio 2026

Henri Vaillant: Una Vita di Sfide

Raccolta dei tre volumi originali dedicati al capostipite della famiglia Vaillant, in sostanza un prequel della serie portante (quella classica, viste le date).

Marc Bourgne ha affrontato l’incarico con scrupolo filologico e in gerenza vengono citati gli episodi da cui sono state tratte le informazioni di cui si è servito per imbastire questa breve saga. Che comincia quando il sedicenne Henri, orfano di guerra, lascia la natia Brest e l’épicerie di famiglia (insegne e titoli di giornale sono rigorosamente lasciati in francese) per cercar fortuna alla corte di Ettore Bugatti in Alsazia. La sua sfacciata intraprendenza e le sue qualità gli fruttano un buon impiego, l’amicizia di Jean Bugatti (figlio di Ettore) e persino l’amore. Il sogno di gareggiare nelle corse automobilistiche dovrà scontrarsi con la riconoscenza verso chi gli ha dato lavoro e con gli eventi che tormentano l’Europa negli anni ’30 e ’40. E anche una volta fondata la sua scuderia con l’aiuto della ricca moglie statunitense (o inglese?) le varie vicissitudini dell’economia e della guerra non gli permetteranno di gareggiare quanto avrebbe voluto.

Henri Vaillant è più di una cavalcata nell’universo della serie Michel Vaillant: la Storia della Francia viene evocata in molte sequenze, né mancano omaggi a personalità dello sport (l’incidente di Fangio e Levegh a Le Mans avrà un ruolo pesante nella storia) e abbondano le descrizioni delle corse più famose. Sicuramente sarà una gioia per gli appassionati del personaggio e non solo. Confesso che certi elementi importanti non me li ricordavo affatto (Gilles Mansart, chi era costui?) mentre avevo ancora vivida la falsa immagine di debosciato trombettista che voleva dare Michel nella sua primissima apparizione su rivista.

Claudio Stassi è un disegnatore di indole espressionista: non si perde troppo in dettagli e preferisce una pennellata grossa e sinuosa al tratteggio, né si preoccupa di prendere occasionali (comunque piccole) deroghe all’anatomia. Ben venga, visto che la chiarezza delle sue tavole è encomiabile e i personaggi recitano con efficacia, soprattutto quelli sullo sfondo o ai margini delle vignette che con le loro espressioni fanno da contrappunto o anticipazione per quello che succede in primo piano. Il suo stile trasmette inoltre una piacevole impressione vintage corroborata anche dalla “colorazione” a mezzatinta che, se è stata realizzata digitalmente, rende comunque bene l’idea degli acquerelli. Che Stassi abbia usato il computer è evidente da alcuni particolari tecnici o architettonici (e dal fatto che nella carrozzeria a pagina 76 si sia dimentico di togliere la pixellatura di alcuni tratti!) ma lo ha fatto con abilità senza che gli interventi digitali risultassero invasivi come nel caso di altri fumettisti.

Ottima l’idea di introdurre progressivamente il colore (a opera di Jerémy Lelorrain) nel terzo capitolo quando inevitabilmente la storia di Henri sfocia in quella di Michel. Mi ha ricordato un po’ lo stratagemma analogo che usò Ettore Scola per rappresentare il passaggio di testimone da un’epoca all’altra in C’Eravamo Tanto Amati.