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giovedì 21 maggio 2026

Superman/Spider-man 1

Le micidiali sproporzioni anatomiche della copertina di Jorge Jimenez saranno controbilanciate dai testi del bravo Mark Waid? Beh, basta leggere questo team-up.

Evidentemente mi sono perso qualcosa, perché Clark Kent e Peter Parker qui si conoscono non solo professionalmente ma sanno delle rispettive identità segrete. Forse la spiegazione del loro rapporto si trova nel loro primo storico incontro, che lessi decenni fa ma di cui ricordo solo la gag dell’Uomo Ragno che voleva cambiare costume in una cabina del telefono solo che la città (New York o Metropolis?) le aveva dismesse. [Seguirà figuraccia in cui nei commenti mi verrà notificato che quella scena era in un altro fumetto o me la sono sognata]

La storia, dunque: i due reporter indagano su un furto di neutroni veloci, particelle che un giorno permetteranno comunicazioni più efficienti, solo che queste in particolare sono state potenziate dalla kryptonite. I ladri sono Brainiac e il Dottor Octopus, cosa che contribuisce a dare l’impressione di aver iniziato la lettura in medias res visto che i due supereroi non devono manco indagare per capire che sono loro i colpevoli ma lo sanno sin dall’inizio. Lo scopo dei due villain è liberare la mente di Brainiac da un virus e per farlo lo scaricano nei cervelli dei terrestri, rendendoli dei pazzi catatonici e doloranti che moriranno nel processo di assimilazione dei dati.

Sì, il soggetto è abbastanza originale; sì, i dialoghi non sono male. Tutto però alla fin fine si riduce a mazzate e qualche battutina di Spider-man. Jimenez fa addirittura peggio che nella copertina, ma se il pubblico vuole questo fa bene a darglielo. Ma cos’altro avrei dovuto aspettarmi? Lettura tollerabile, rigorosamente vietata ai maggiori di anni 12. Dopotutto Waid non poteva nemmeno fare miracoli visto che la storia in sé dura appena una ventina di pagine. Il resto dell’albo è infatti farcito di brevi raccontini in cui si incontrano altri personaggi dei due universi narrativi.

Si comincia con uno scontro visto dagli occhi di Lois Lane e Mary Jane Watson, disegnato nientemeno che da Jim Lee con inchiostri di Scott Williams. Jim Lee conferma la sua ossessione nel disegnare personaggi in posa, posa che però non è mai dinamica o espressiva (e anche sull’anatomia ci sarebbe da ridire). La storia di Tom King è invece divertentissima, con le due protagoniste che si raccontano come vecchie amiche le rispettive esperienze assurde da compagne di supereroi, e che alla fine risolvono la situazione con l’aiuto di una guest star mutante. [non inserisco Williams nelle Etichette per sopraggiunto limite dei caratteri, sono sicuro che saprà perdonarmi]

Ci si rifanno gli occhi con il Daniel Sampere che disegna una storia di Christopher Priest in merito a due personaggi che dovrebbero essere versioni alternative dei protagonisti, solo che questo Superman vive in una realtà in cui legge i fumetti di Spider-man e ha l’abilità di muoversi attraverso le pagine dei fumetti. Troppa metanarrazione per una storiella che è già debole e inconcludente di suo. Ma almeno i disegni di Sampere sono belli.

Sean Murphy scrive e disegna l’incontro tra l’Uomo Ragno del 2099 e Superboy, immagino anche lui proveniente dal futuro. All’assalto alla Lexcorp che sta per fondersi con la Alchemax partecipa anche un Batman futuribile (credo) ma questo è solo l’incipit di una storia che non verrà mai realizzata. E lo stile approssimativo e geometrico di Murphy non è proprio il mio genere.

Finite le versioni alternative dei personaggi, i riflettori sono puntati su Jimmy Olsen che viene assunto dal Daily Bugle per scattare foto a Spider-man, solo che lui viene da Metropolis e non sa che aspetto abbia. Peter Parker gliene dà una descrizione sommaria e così Jimmy lo scambia per Carnage, una versione di Venom! La brutta esperienza ha anche un risvolto positivo perché con le foto che procura diventa il beniamino di J. Jonah Jameson. La trama scritta da Matt Fraction è molto simpatica e riprende quelli che immagino siano dei canoni desueti di scrittura dei vecchi fumetti della DC. Credo che anche il disegnatore sia stato scelto per dare una patina demodé, visto che si tratta di Steve Lieber (il fratello di Stan Lee, giusto?). Spiace dirlo, ma i suoi disegni sono tra i migliori di tutto l’albetto.

Anche Rafa Sandoval nella storia successiva se la cava comunque bene. Peccato che la storiellina di Jeff Lemire si possa a malapena definire tale e sia solo un’analisi pretestuosa di quanto le vite di Superman e Spider-man siano simili. E non sono nemmeno sicuro che i protagonisti siano gli originali o versioni alternative o altri personaggi che non conosco.

Si continua più o meno sulla stessa linea con un dibattito televisivo che vede contrapposti Lois Lane e J. Jonah Jameson sulla presunta pericolosità dei supereroi che nascondono il volto. Niente azione ma solo delle riflessioni in questo pamphlet di Greg Rucka. I disegni di Nicola Scott non sono male, conosce sicuramente l’anatomia. Solo che hanno qualcosa di freddo, di ingessato, che non me li ha fatti apprezzare. Probabilmente anche il colorista Marcelo Maiolo avrà notato la cosa, e ha usato dei toni chiassosi e delle soluzioni elaborate che finiscono per peggiorare la situazione piuttosto che ravvivarla. [non inserisco Maiolo nelle Etichette per sopraggiunto limite dei caratteri, sono sicuro che saprà perdonarmi]

Si finisce in relativa bellezza con un team-up tra il Punitore e Supergirl. Che si tratti di lei il lettore poco addentro nelle identità segrete della DC come me lo scoprirà solo verso la fine, dopo che ci viene presentata come una semplice ragazza che ha un appuntamento al buio proprio in un ritrovo di supercriminali di Gotham che il Punitore deve bonificare. La storia di Gail Simone è molto carina e ben congegnata e fa soprassedere su alcune licenze che si è concessa Belén Ortega ai disegni – ma certe esagerazioni anatomiche ci stanno bene in questo contesto umoristico.

giovedì 7 agosto 2025

Metamorpho: L'Uomo Elementale

Per apprezzare appieno questa miniserie bisogna avere una conoscenza abbastanza buona del cosmo DC (soprattutto della Silver Age, credo) che io non ho. Ma vabbè.

Un supercriminale che può mutare il suo organismo nei tre stati della materia si infiltra nell’edificio delle industrie Stagg ma Metamorpho e l’eterogeneo cast di personaggi che lo attornia (tra cui il cavernicolo Java a cui si ispirò Castelli per il partner di Martin Mystére) riesce a farlo fuggire, non senza difficoltà visto che il tizio può anche trasformarsi nell’unico elemento che inibisce i poteri di Metamorpho. A quanto pare il marrano lavora per conto di un’associazione che ha dei piani criminali oscuri ma sicuramente apocalittici.

Prima di sbrogliare la matassa Metamorpho & co. dovranno vedersela con androidi canterini che rivaleggiano con la sua fidanzata (che è una popstar, a quanto capisco), Vandal Savage (commissario di polizia a Gotham?!), un intero edificio robotico, una nuova ridicola versione di un villain storico, divinità solari, altre varianti di Metamorpho; Al Ewing organizza insomma questa miniserie come fosse un fumetto di quelli di una volta, cioè con una trama conclusa a ogni puntata, anche se un filo conduttore unisce tutti e sei i numeri.

Lo stile di scrittura è un’imitazione di quello degli anni ’60, o così mi sembra: ogni episodio/capitolo è introdotto da una splash page simile a una vecchia copertina con strilli enfatici, presentazioni ironiche dei personaggi e interpellazioni dirette al lettore, così come ogni episodio/capitolo viene chiuso con delle ammiccanti anticipazioni del prossimo. Le allitterazioni abbondano, anzi strabordano, e Ewing infila anche qualche concetto di chimica che probabilmente vorrebbe fare il verso alle vecchie «Flash News» ma al contempo costituisce un metodo elegante per risolvere gli impicci in cui si trovano i personaggi. Accanto alla voluta artificialità del tutto non mancano dialoghi più moderni e molto simpatici. In questo contesto ridanciano e autoironico la metanarrazione per una volta non infastidisce ma anzi ci sta benissimo.

I disegni di Steve Lieber sono perfetti per il mood del fumetto. Pensavo si trattasse del fratello di Stan Lee direttamente dagli anni ’60, ma quello era Larry Lieber. Il tratto pulito e senza troppi fronzoli di Steve è espressivo e leggibile e rende i molti “freak” pittoreschi senza farne delle caricature.

Gli inevitabili ma un po’ eccessivi riferimenti al passato del personaggio mi sono risultati alquanto ascosi, ed è stato un po’ frustrante non capire se molte delle bizzarrie buttate sul piatto fossero elaborazioni da storie precedenti o farina del sacco di Ewing. Cionondimeno ho trovato L’Uomo Elementale una miniserie molto divertente.