Raccolta di avventure
topolinesche che ruotano attorno a criptozoologia e fantarcheologia. La storia
eponima è un omaggio/parodia in due parti a Martin Mystère, in cui il celebre
archeologo avventuriero Topin Mystère, «detective dell’implausibile» fresco di
svelamento del mistero del Mostro di Loch Ness, viene ingaggiato da un
eccentrico miliardario per trovare la leggendaria città di Orobomis, che ha
lasciato tracce di sé nel corso di tutta la storia dell’umanità e che
recentemente è stata immortalata anche nei disegni di un bambino che ha
partecipato a uno scambio culturale nella scuola dove insegna la fidanzata di
Topin. La cosmologia mysteriana viene ovviamente ribaltata in salsa disneyana:
Minni diventa Dinni (e da Lombard che è Diana diventa… Friulan),
Gambadilegno/Sergej Orloff è Piotr Gaglioff mentre Pippo/Java diventa Scava,
con prevedibili equivoci quando viene chiamato per nome.
La ricerca dei personaggi è molto
avvincente e abbonda di elementi esilaranti (se lo stato africano in cui si
svolge si chiama Maquindi immaginate come si chiamano i singoli villaggi),
mentre sullo sfondo c’è la vicenda dei fratelli Calisota che a loro volta
andarono alla ricerca di Orobomis senza fare ritorno. Casty imbastisce una
storia a orologeria in cui tout se tient
e riesce a giustificare tutti gli elementi con una grande inventiva. Non manca
l’umorismo ma c’è anche un bel po’ di sense
of wonder e abbondano colpi di scena. Forse potrebbe sembrare un po’ fuori
luogo la deriva metanarrativa per cui, a simulare la logorrea del modello di
riferimento, le nuvolette di testo di Topin Mystère ogni tanto devono essere
contenute dagli altri personaggi, oppure gli incisi con cui si vuole
giustificare ogni particolare della trama: tutti dettagli che spariscono alla
luce del geniale finale che mette in campo i veri Topolino e Pippo.
Strizzatine d’occhio
metanarrative, o per meglio dire un uso avveduto delle convenzioni del fumetto,
caratterizzano anche Topolino e Pippo
nella Valle del Picchio Gigante, che in sostanza è un lungo flashback in cui i due protagonisti
riepilogano quanto successo loro poco prima quasi consapevoli di parlare ai
lettori. Anche questa storia è un esemplare meccanismo a orologeria, in cui il
mistero viene svelato in maniera perfettamente razionale (e soprattutto
coerente) e gli apparenti “buchi” nella vicenda e nella memoria dei personaggi
sono pienamente giustificati. Non mancano dei bei colpi di scena, dei cambi di
prospettiva che vivacizzano la lettura. Se in Topin Mystère Casty aveva disegnato con il suo consueto stile
scarpiano, qui Paolo Mottura sfoggia uno stile espressivo e concitato.
L’ultima portata del menu è Topolino e l’Uomo del Carbonifero:
Topolino e Pippo tornano indietro di milioni d’anni per andare in soccorso a un
ipotetico viaggiatore del tempo che avrebbe lanciato una richiesta d’aiuto
durante uno dei suoi viaggi (la storia è del 2014, un anno prima di The Martian). Qui Casty combina documentazione
scientifica con trovate fantascientifiche molto suggestive, lo sviluppo è
lineare ma molto appassionante e si finisce in bellezza con un paio di trovate
umoristiche. I disegni di Marco Mazzarello mi hanno un po’ ricordato la Ziche
per gli occhioni di Topolino, nel complesso l’ho trovato un po’ abbozzato ma
comunque efficace.
Coerentemente con la sua natura deluxe, questo volume cartonato è integrato da una lunga intervista a
Casty.