mercoledì 1 luglio 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Leyendas Vikings (1976)


Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Leyendas Vikings

Toh, Robin Wood ha contribuito alla serie Vikings e non ne sapevo niente. Che strano. Questo episodio apparve sul numero 384 di El Tony nel novembre del 1976 quindi siamo nella fase delle storie autoconclusive scritte da Grassi dopo il ciclo sul pastore/vichingo Corval di Oesterheld. Sulla copertina mi sembra che campeggi proprio il volto di Corval, ma tant’è. Però questo fumetto non è stato archiviato secondo l’ordine della serie, mantenuto anche se ora presentava episodi slegati: non vedo cioè nessuna «E» più un numerino vicino. Oh, è proprio strano. E poi in questa fase Vikings la disegnava ancora Saichann, magari con il supporto di Uzal. Sempre più strano. Ah, ecco: checché sia indicato in copertina, questa serie non è Vikings propriamente detta ma Leyendas Vikings (il che spiega l’errore nel titolo: in castigliano si dovrebbe dire leyendas vikingAs, giusto?). Mai coperta. Poi magari ne salteranno fuori decine di altri episodi, ma ne dubito. Strano, stranissimo. Ma vediamo com’è questa storia, che giustamente essendo inserita all’interno di una serie antologica ha un titolo proprio: La Muerte de Boroj.

Il Boroj del titolo è un appestato. Non che il suo aspetto tradisca questo fatto, ma fidiamoci dei dialoghi. Osvaldo Cataldo non si lascia irretire da facili stereotipi e non disegna i vichinghi come vuole la tradizione (falsa) cioè con gli elmi cornuti. Bravo – almeno in questo. A dirla tutta non è che i personaggi sembrino proprio vichinghi, elmi cornuti o meno, hanno quasi l’aspetto di uomini primitivi.

Sia come sia, Boroj viene osteggiato da un po’ tutti nel suo villaggio, e qualcuno ricorre anche alle maniere forti per farlo allontanare. Solo la sua amata Lena gli sta ancora accanto (ma perché serra i pugni come se fosse incazzata quando lui le dice che la ama?) e al rifiuto di partire insieme gli suggerisce di andare a visitare il vecchio saggio della montagna che magari gli darà qualche consiglio utile. Dopo giorni di cammino l’unica informazione che ottiene dal vecchio, oltre a vaghi accenni su mondi lontani, è che la sua vita è legata a quella del “Re Orso”, finché vivrà il mostro anche Boroj vivrà benché appunto appestato. Tornato al villaggio dei… uhm… vichinghi, scopre che Lena è stata rapita e probabilmente uccisa (non la rivedremo più) proprio dal Re Orso. Per vendicarla Boroj ammazza il mostro, che più che un plantigrado a me sembra uno scimmione o meglio ancora un baram, e così teoricamente pone fine anche alla sua vita, anche se alla fine lo vediamo allontanarsi solitario dal villaggio.

Le tavole di Cataldo mi trasmettono una sensazione di déjà vu: Boroj viene sfidato da un trio di altri “vichinghi”… il vecchio gli propone il trucco del pezzo di stoffa da spezzare… lo stesso stregone gli mostra la visione di misteriose città… e come dicevo l’orso non mi pare affatto un orso. Dov’è che ho già visto tutto questo? Ah, sì: qui.


Insomma: è palese che La Muerte de Boroj altro non è che il primo episodio di Or-Grund con le tavole mescolate e i dialoghi reinventati per essere pubblicato a se stante probabilmente vista la scarsa performance di Cataldo (che pure ricordo come abile imitatore di Mandrafina, ma chissà in che anni). La Columba non volle sprecare il materiale anche a rischio di ritorsioni legali da parte di Victor De La Fuente da cui mi pare che il disegnatore abbia copiato parecchie vignette. Per farlo pensò di fingere che si trattasse di un episodio non tanto di Vikings, di cui sarebbe stato indegno, quanto di un suo spin-off creato alla bisogna da utilizzare come tappeto sotto cui nascondere questa prova nemmeno comparabile con il lavoro di Alberto Saichann dell’epoca, di cui rimarrà (salvo l’emergere di evidenze contrarie) l’unico episodio.

La Columba dovette essere molto motivata nel coprire questo passo falso: anche se Boroj è comunque condannato dalla peste, anche se la sua fine ha qualcosa di rituale, anche se la simbologia evocata dal mago può rimandare alla promessa di un aldilà, la storia si conclude comunque con quello che tecnicamente è un suicidio, e si sa quanto la cattolicissima Columba fosse sensibile sull’argomento.

Per la cronaca, due anni dopo Cataldo si prenderà veramente carico della serie Vikings e disegnerà altri liberi a tema vichingo per la Record. E in quelle occasioni disegnerà decisamente meglio.