giovedì 12 febbraio 2026

La Morte di Silver Surfer

Come da tradizione il titolo di questo volume è solo uno specchietto per le allodole e anche se alla fine Norrin Radd fosse morto sul serio (cosa di cui mi permetto di dubitare) la trama si concentra su altro. A dispetto dell’immagine che avevo del protagonista, che poi non è nemmeno sempre sotto i riflettori, qui c’è poca introspezione e tantissima azione, peraltro piuttosto confusa.

Il magnate Dennis Harmon guida lo S.W.O.R.D. o forse solo la sua divisione B.A.N. (agenzie che contrastano l’azione aliena sulla Terra) e incarica la zelante agente Kelly Koh di catturare Silver Surfer per sfruttarne i poteri. Fallito il primo tentativo, viene messa sulle tracce di Skaar, figlio di Hulk che a sua volta dispone di una certa dose di potere cosmico, mentre Harmon penserà bene di recuperare il potentissimo sangue di Galactus da un suo colossale simulacro per catturare Silver Surfer e poi lanciare la sostanza contro la Terra per diventare un eroe. O una roba così.

La Morte di Silver Surfer mi sembra essere stata confezionata in fretta e furia per la necessità di introdurre una modifica nello status quo della Marvel. Forse questa sensazione è anche dovuta al fatto che Greg Pak scrive in maniera sincopata affastellando una sequenza dietro l’altra senza apparente connessione. D’accordo che i personaggi in gioco hanno poteri o mezzi incredibili, ma vederli saltare da un punto all’altro dell’universo dà un po’ di vertigini, finisce per diventare quasi parodistico, tanto più che tutti sembrano conoscersi tra di loro (ma qui potrei essere io a non essere aggiornato sull’attuale cosmologia Marvel: probabilmente Harmon è un villain storico ripescato). È evidente il sottotesto di presa di posizione contro l’ottusità dei militari e l’odio verso il diverso/alieno, ma è roba vecchia di almeno 50 anni – e infatti mi pare che Pak riprenda proprio la fine della serie originale di Silver Surfer, con quell’episodio disegnato da Jack Kirby che però non ebbe seguito.

Ai disegni Sumit Kumar non è certo il peggio che si è visto sulle pagine di un fumetto di supereroi ma anche lui indulge in quelle ipertrofie, quelle inquadrature esagerate e quelle derive vagamente caricaturali che finiscono per diventare ridicole e togliere pathos alla storia. Anche lui mi pare che abbia dovuto lavorare in fretta e furia e infatti si è fatto aiutare da Tiago Palma e dall’inchiostratore Jonas Trindade. Diverso il discorso per le copertine di Dike Ruan, piuttosto suggestive nella loro semplicità.

La Morte di Silver Surfer è un prodotto fatto con un certo mestiere ma nessuna originalità, anche se immagino che gli autori siano stati impastoiati dalle direttive delle alte sfere Marvel e la miniserie serva solo a introdurre un nuovo personaggio (o a spiegarne le origini nel caso fosse già stato introdotto a mia insaputa – di volti per me nuovi, come un Johnny Storm baffuto, ce ne sono tanti).

martedì 10 febbraio 2026

Dylan Dog Color Fest 56: Dissolvenze al Nero

Antologia di due episodi rispettivamente di 56 e 40 tavole.

Territorio Nemico è una storia kafkiana che inizia col botto: Dylan Dog si risveglia in un avamposto di confine dell’MI5 – che però mi pare si occupi di security interna e non sia nemmeno parte dell’esercito. Non ha memoria di come sia finito lì, gli viene solo ricordato che aveva mandato una pec in cui dava la sua disponibilità ad aiutare i militari (!), che in effetti di aiuto ne hanno dannatamente bisogno perché un nemico misterioso sta falcidiando i soldati mandati in avanscoperta nei boschetti circostanti lasciando solo dei cadaveri che sembrano morsicati da denti umani.

Lo svelamento del mistero è alquanto scontato (forse Gigi Simeoni contava proprio sulle aspettative di una soluzione rivoluzionaria per poi stupire il lettore con una totalmente prevedibile?) ma la narrazione è serrata e avvincente. Curioso il meccanismo, non so quanto volontario, per cui le battute più divertenti sono quelle che vengono fatte dagli altri in reazione a quelle di Groucho.

I disegni di Giuseppe Matteoni (ottimamente colorati da Sergio Algozzino) sono molto validi, magari non sempre azzecca la fisionomia giusta al 100% ma rispetto all’altra storia dell’albo fa un figurone.

Frequenza Zero è infatti realizzata in toto da Officina Infernale, autore (o collettivo) che dati i risultati ne ha ben donde di nascondersi dietro uno pseudonimo. Questo stile geometrico e ostentatamente sgraziato alla Ted McKeever o (orrore!) Gary Panter non lo digerivo quand’era di moda qualche decennio fa, figuriamoci oggi. Anche il ricorso al collage, stile tipico di Officina Infernale per quanto lo conosco, è poco funzionale a rendere l’invasività dei suoni come vorrebbe la trama.

Dylan Dog si sveglia infatti con un micidiale mal di testa che gli rende insopportabile anche il minimo rumore. A ciò si aggiunge che uno sconosciuto con impianti biomeccanici gli viene a morire proprio sulla soglia di casa dopo aver invano chiesto aiuto. La sorella del morto prontamente sopraggiunta gli rivela che si trattava di un seguace del musicista/mistico Isseo Isegawa morto in circostanze misteriose nel 1993 forse a seguito dei suoi esperimenti di modificazione corporea. Il tutto è una trappola per l’Indagatore dell’Incubo e lo spunto, piuttosto suggestivo, risulta un po’ sprecato per una storia breve – anche se lo stile giovanilistico dei dialoghi nella prima parte non invogliava alla lettura. Il salvataggio di Groucho è comunque geniale nella sua beffarda semplicità.

Il titolo del Color Fest è Dissolvenze al Nero e nell’editoriale Barbara Baraldi cerca di spiegarne l’attinenza con le storie senza convincermi molto. Ma si sa, il nero sta bene con tutto.

lunedì 9 febbraio 2026

Ricevo e diffondo

 LUCCA COLLEZIONANDO 2026 

TORNA IL FESTIVAL DEL FUMETTO VINTAGE-POP

 

Tra gli ospiti il disegnatore Sergio Gerasi, autore del manifesto omaggio a Valentina

e protagonista di una mostra che ne ripercorre la carriera,

 i vignettisti satirici Vauro e Mario Natangelo e l'autore Neyef.

E ancora, un'esposizione-omaggio per celebrare i 40 anni

di Saint Seiya - I Cavalieri dello zodiaco


Tante occasioni per divertirsi in famiglia e con gli amici
con l'area Sali e Gioca, cabinati arcade, mattoncini, giochi da tavolo e di carte collezionabili, miniature, wargames e tanto altro

 

Sabato 28 e domenica 29 marzo 2026 al Polo Fiere di Lucca

 

Lucca, 9 febbraio 2026 – È ufficialmente iniziato il conto alla rovescia verso Lucca Collezionando, il festival vintage-pop dedicato al fumetto e ai mondi del fantastico che torna in primavera: sabato 28 e domenica 29 marzo il Polo Fiere di Lucca aprirà le sue porte per regalarci un’immersione nelle magiche atmosfere del mondo analogico.

L’evento, organizzato da Lucca Crea (società che realizza Lucca Comics & Games), in collaborazione con il Comune di Luccaconferma la formula che ha raccolto grandi consensi nelle passate edizioni, regalando ai visitatori la possibilità di rallentare il ritmo quotidiano, rivivendo il clima della cultura pop degli anni ‘70, ‘80 e ’90 con tocchi di contemporaneità.

Tra gli ospiti del mondo fumetto Sergio Gerasi, autore del manifesto di questa nona edizione della manifestazione e protagonista di una mostra con oltre 30 opere che ne ripercorrono la carriera artistica. L’esposizione sarà impreziosita da una tavola originale di Crepax, un ritratto del personaggio simbolo Valentina, che creerà un ideale ponte con la rivisitazione contemporanea a cui ha dato vita Sergio Gerasi attingendo proprio dall’universo creato dal genio di Guido Crepax, con nuove storie legate al personaggio che ha popolato la fantasia di diverse generazioni.

Ospiti speciali a Lucca Collezionando anche Vauro, disegnatore, scrittore, editore, personaggio televisivo e attore italiano, tra i vignettisti satirici più conosciuti in Italia protagonista anche di una mostra curata da Pio Corveddu, che ci restituisce un caustico excursus sulla situazione internazionale. E dalla Francia Neyef, al secolo Romain Maufront, che alla manifestazione lucchese presenterà, in anteprima in Italia, grazie a Tunué, il suo straordinario graphic novel Hoka Hey!, un western di ampio respiro vincitore del prestigioso premio BD Cezam 2024, ma soprattutto una dolorosa storia di formazione che tocca temi universali come l’incontro-scontro tra culture e la discriminazione delle minoranze. A Lucca Collezionando sarà presentata anche la variant cover di Hoka Hey! realizzata da Fabio Civitelli. Si aggiunge a questo magnifico tris di autori anche Mario Natangelo, autore delle vignette del Fatto Quotidiano e collaboratore per diversi anni di realtà come Linus e Smemoranda, già ospite d’onore la scorsa edizione, che proprio con Vauro duetterà sui fondamenti della satira in Italia.

E in occasione delle celebrazioni per i 40 anni di Saint Seiya - I Cavalieri dello zodiaco, Collezionando ospiterà un'esposizione/omaggio curata da Giorgia Vecchini che metterà in mostra oggetti da collezione, figures e statue, cel e molto altro eccezionale merchandising. 

 

Lucca Collezionando è il momento migliore per inseguire le proprie passioni, condividerle con la famiglia e gli amici, di tutte le età, per passare un weekend in un contesto accogliente e rilassato. È il luogo ideale per completare la propria collezione di fumetti, figurine e collectibles, trovare le ultime novità editoriali e incontrare i propri artisti e artiste preferiti, tra grandi autori e giovani talenti, con spazi dove esplorare tutte le sfumature della Nona Arte come il Paladedicando, l'Artist Alley e la Self Area. A Lucca Collezionando, come ogni anno, insieme ad ANAFI saranno presenti tutte le principali community del fumetto italiano, associazioni ludiche oltre a tantissimi autori, disegnatori e illustratori.

Un viaggio non solo alla riscoperta del vintage da collezione italiano, europeo ed americano, ma anche dei manga e degli anime classici, nonché del retrogaming, rispolverare le proprie abilità da “sala giochi” con il ritorno degli “arcade” e la possibilità di sfidarsi in famiglia e tra amici a Subbuteo, oppure ai classici giochi da tavolo e carte collezionabili. Torna infatti al piano superiore del Polo Fiere l’area Sali e gioca con oltre 50 tavoli gestiti in collaborazione con le associazioni e dedicati ai giocatori di ogni età ed esperienza. Oltre alle molte attività a partecipazione libera come la Ludoteca Vintage, le dimostrazioni di Pokémon Tcg, la Palestra di Miniature e le dimostrazioni di giochi di miniature e wargames, con tornei dedicati ai giocatori più esperti.

La biografia di Gerasi

Sergio Gerasi esordisce nel 2000 come disegnatore sulle pagine di Lazarus Ledd (Star Comics) per poi disegnare molte altre serie tra cui Jonathan SteeleNemrod e Valter Buio. Dal 2010 lavora per la Sergio Bonelli Editore su Dylan Dog ed Eternity (Premio Micheluzzi e premio Gran Guinigi come miglior serie italiana del 2023). Sempre per SBE ha realizzato anche Mercurio Loi, un albo della collana Le Storie (L’ultima Trincea, n°21), Cani Sciolti Orbit Orbit (insieme ad altri disegnatori) scritto da Caparezza. Per ReNoir Comics realizza con Davide Barzi G&G (ripubblicato da BeccoGiallo), graphic novel omaggio a Giorgio Gaber e da autore unico Le Tragifavole.

Dal 2014 al 2020 pubblica tre graphic novel per Bao Publishing: In Inverno le mie mani sapevano di mandarino (ripubblicato da Corriere/Gazzetta nella collana Visioni), Un romantico a Milano (Premio Andrea Pazienza 2018) e L’Aida (pubblicato anche in Francia da Ankama Editions). Dal 2024 inizia una collaborazione con Feltrinelli Comics e Archivio Crepax per scrivere e disegnare nuove storie attualizzate di Valentina di Guido Crepax. I primi due libri si intitolano Valentina è vera (Premio Coco a Etna Comics 2025) e Valentina quanto ti amo.

Ha collaborato alle trasmissioni TV di Michele Santoro (da Servizio Pubblico a M - La7 e Rai3), realizzando le inchieste a fumetti. Ha disegnato per importanti riviste e quotidiani nazionali tra cui Gazzetta dello Sport, La Lettura e 7 del Corriere della Sera.

È batterista e fondatore della punk rock band 200Bullets.

Si esibisce in teatro insieme ai Formazione Minima con spettacoli di teatro-canzone illustrato dedicati a Giorgio Gaber.

www.luccacollezionando.com  

 

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domenica 8 febbraio 2026

Passo (anzi ho già passato)

È già uscito e occhieggiava da un po’ in fumetteria, ma stavolta salto l’acquisto del nuovo Blake e Mortimer. In effetti sono rimasto un po’ scottato dalla mezza truffa di Floc’h, ma chiaramente non voglio scaricare su altri autori le colpe di uno. È che L’Enigma di Atlantide mi è sempre sembrato uno degli episodi meno interessanti della saga, anche se per me il peggiore rimane La Diabolica Trappola. Magari se avessero pensato al seguito di un’altra storia. Anche perché tutte le altre storie classiche erano ottime, per me. Mah, vedremo. Intanto non ho ordinato nemmeno i nuovi annunciati episodi di Thorgal (“nuovi” per l’Italia, ovviamente).

venerdì 6 febbraio 2026

Le avventure a striscia di Martin Mystère

Ristampa del volume uscito a Lucca quasi 10 anni or sono, in cui vengono raccolte le apparizione in formato di tripla striscia di Martin Mystère su vari quotidiani, con storie già edite adattate al formato oppure create ex novo.

Si comincia con il secondo speciale estivo, disegnato da Alessandrini, per continuare poi con due storie comparse rispettivamente sui numeri 66 e 67 della collana regolare (Space Invaders, disegnata da Alessandrini, ma scopro che ve ne fu anche una versione embrionale transitata su Messaggero Estate disegnata da Casertano) e su quelli dal 46 al 48 disegnati da Giovanni Freghieri.

Vista l’anzianità delle storie e la facilità con cui si possono reperire non credo sia il caso di soffermarcisi troppo, queste nuove versioni possono comunque costituire un motivo d’interesse per gli appassionati per la curiosità di vedere come sono state adattate: ad esempio Java e Diana nella prima vignetta che apre la seconda striscia dell’ultima tavola di Space Invaders sono evidentemente stati disegnati da un’altra mano.

Gli inediti sono L’Amuleto di Tin Hinan disegnato da Lucio Filippucci, bravissimo anche quando si scorda i baffi di Orloff, e Il Mistero della Camera Rossa disegnato da un Franco Devescovi ancora molto legato allo stile di Alessandrini ma con inaspettate derive alla Bernet.

La prima storia venne serializzata nel 1993 sul quotidiano Il Giorno che ne pubblicò i primi 11 episodi a colori per poi adottare il bianco e nero, che in questa ristampa è stato scelto in toto per dare uniformità al fumetto – comunque due esempi della versione a colori (la prima e l’ultima tripla striscia) vengono riprodotti in appendice.

La storia verterebbe attorno all’amuleto della mitica regina/fondatrice dei Tuareg(h) Tin Hinan: l’elemento mysterioso è l’imiktar, ovvero la mazza del leggendario tamburo con cui avrebbe chiamato a sé gli Imajhiren, gli “uomini liberi” del deserto che costituirono il nucleo seminale dei Tuareg(h), probabilmente di origine extraterrestre. “Verterebbe” perché Castelli approfittò dell’intrigo per parlare della condizione degli extracomunitari in Italia: l’algerino Toufik Bounab si ritrova casualmente con l’imiktar rubato e vuole restituirlo ai legittimi proprietari ma viene braccato da loschi figuri e solo grazie all’intervento di Martin, Java e del loro amico tassista Franco Ferretti riesce a salvarsi. Da Milano l’azione si sposta nel deserto del Sahara ma l’elemento avventuroso rimane comunque in secondo piano – non so come Castelli abbia risolto a livello di continuity l’imprigionamento di Orloff.

Il Mistero della Camera Rossa comparve invece su Il Piccolo nel 1994 – a suo tempo rimpiansi di non aver ritagliato e conservato le strisce, perché c’era chi le vendeva in blocco a 50.000 lire. Qui il ruolo di mystero ce l’ha la stanza segreta del titolo che leggenda vuole fosse (ammesso che sia mai esistita) utilizzata dall’Inquisizione per i suoi processi segreti, collegando la storia alla vicenda di un collezionista di cimeli bellici realmente esistito morto vent’anni prima in un incendio sospetto, qui trasfigurato con un altro nome.

In realtà di mysterioso c’è poco e la storia si rivela, riallacciandosi ad altre fole popolari triestine, più virata sullo spionaggio o meglio sul traffico di armi: si era negli anni del conflitto nella ex-Jugoslavia.

L’offerta a fumetti non finisce qui, perché il volume ripropone anche le uniche due storie pubblicate del progenitore di Martin Mystère, l’Allan Quatermain che comparve su SuperGulp! disegnato da Fabrizio Busticchi la cui parabola incompiuta divenne poi il primo episodio del Detective dell’Impossibile – che poi non venne pubblicato come primo. Questo esperimento seminale è stato opportunamente corretto e restaurato ma ovviamente non potendo partire dalle tavole originali la resa di stampa è quella che è. La sua presenza offre comunque l’occasione di presentare la sinossi del seguito della sua avventura incompiuta (riallacciandosi ad altre proposte collaterali del Detective dell’Impossibile che vi attinsero) e soprattutto un sacco di testimonianze sulla sua realizzazione come le prove grafiche per il personaggio realizzate da Enric Sió, Sergio Zaniboni ed Enrico Bagnoli negli infruttuosi tentativi di Castelli di proporlo alle realtà editoriali più diverse prima di accasarsi presso Bonelli. Un’odissea già abbondantemente dettagliata su Fumo di China 23 ma che comunque costituisce, come il resto degli interventi redazionali, una lettura interessantissima. Anche perché, con tutto rispetto per i fumetti che sono l’elemento principale del volume, gli scritti di Castelli sono come al solito una miniera di ghiotte informazioni. Non sapevo ad esempio che a sedici anni cercò di esordire come autore di strip, né che lui e Silver realizzarono “clandestinamente” (Bonvi non ne fu informato, ma d’altro canto era irreperibile) una striscia di Nick Carter. E a parte i dietro le quinte sul mondo del fumetto, sempre apprezzatissimi, non mancano approfondimenti sulla stampa quotidiana italiana, sulla storia delle strisce e della critica fumettistica. Il tutto arricchito da una generosissima selezione iconografica.

martedì 3 febbraio 2026

Asterix in Lusitania

I Galli ricevono una richiesta d’aiuto da parte di un Lusitano e così Asterix e Obelix partono per salvare un innocente produttore di garum (la salsa di pesce di cui erano ghiotti i Romani) accusato ingiustamente di aver avvelenato Cesare.

I colpevoli sono in realtà il governatore della provincia Surplus (che ambisce a entrare nelle grazie di Cesare e spostarsi a Roma) e Cresus Lupus, un produttore a livello industriale di garum dalle fattezze riconducibili a quelle di un noto Cavaliere italiano.

Il punto è che l’incolpevole Candides non va solo liberato dai sotterranei, ma bisogna anche dimostrarne l’innocenza davanti a Cesare. Nel corso di un’orgia (niente di peccaminoso: una festa coi maggiorenti dell’epoca) Asterix avrà modo di farlo con astuzia e l’aiuto degli amici, lusitani e non, che si è fatto. Forse la situazione viene risolta un po’ troppo rapidamente, ma le tavole devono essere pur sempre le canoniche 44.

Asterix in Lusitania è principalmente una storia d’azione con uno sguardo attento alla continuity: l’aggancio con il lusitano risalirebbe addirittura al diciassettesimo volume della serie, se ho ben capito, né mancano altri rimandi sparsi. Ovviamente ci sono anche moltissime sequenze esilaranti basate soprattutto sull’impatto con la cucina locale e con la tipica saudade, ma la priorità di FabCaro non è fare satira di costume come altrove. Comunque anche qua non mancano frecciatine al mondo contemporaneo, dai meeting aziendali ai protocolli di sicurezza digitali e forse anche ai camperisti snob. In particolare, si fa dell’ironia sul politically correct, ma è più che altro un’autoironia amara perché al di là della battuta sul fatto che “non si può più dire niente” la nuova versione del pirata nero Baba viene criticata proprio perché depurata dagli elementi che lo hanno caratterizzato da sempre e che oggidì potevano risultare offensivi per qualcuno – il recente volume dello Spirou di Yann e Dany è stato ritirato dal commercio per essere ridisegnato in alcune parti per gli stessi motivi.

Ai disegni Conrad fa il solito ottimo lavoro, colorato da Thierry Mébarki.

Rispetto al volume precedente Asterix in Lusitania costa un euro in più, almeno nella versione brossurata che ho comprato io. Coi tempi che corrono mi sembra comunque poco per un volume a colori su carta patinata, ma evidentemente Asterix è l’unico personaggio del fumetto franco-belga che gode di abbastanza popolarità in Italia per permettere queste cifre.

lunedì 2 febbraio 2026

Thriller Collection 11: Topin Mystère e Orobomis La Città che Cammina

Raccolta di avventure topolinesche che ruotano attorno a criptozoologia e fantarcheologia. La storia eponima è un omaggio/parodia in due parti a Martin Mystère, in cui il celebre archeologo avventuriero Topin Mystère, «detective dell’implausibile» fresco di svelamento del mistero del Mostro di Loch Ness, viene ingaggiato da un eccentrico miliardario per trovare la leggendaria città di Orobomis, che ha lasciato tracce di sé nel corso di tutta la storia dell’umanità e che recentemente è stata immortalata anche nei disegni di un bambino che ha partecipato a uno scambio culturale nella scuola dove insegna la fidanzata di Topin. La cosmologia mysteriana viene ovviamente ribaltata in salsa disneyana: Minni diventa Dinni (e da Lombard che è Diana diventa… Friulan), Gambadilegno/Sergej Orloff è Piotr Gaglioff mentre Pippo/Java diventa Scava, con prevedibili equivoci quando viene chiamato per nome.

La ricerca dei personaggi è molto avvincente e abbonda di elementi esilaranti (se lo stato africano in cui si svolge si chiama Maquindi immaginate come si chiamano i singoli villaggi), mentre sullo sfondo c’è la vicenda dei fratelli Calisota che a loro volta andarono alla ricerca di Orobomis senza fare ritorno. Casty imbastisce una storia a orologeria in cui tout se tient e riesce a giustificare tutti gli elementi con una grande inventiva. Non manca l’umorismo ma c’è anche un bel po’ di sense of wonder e abbondano colpi di scena. Forse potrebbe sembrare un po’ fuori luogo la deriva metanarrativa per cui, a simulare la logorrea del modello di riferimento, le nuvolette di testo di Topin Mystère ogni tanto devono essere contenute dagli altri personaggi, oppure gli incisi con cui si vuole giustificare ogni particolare della trama: tutti dettagli che spariscono alla luce del geniale finale che mette in campo i veri Topolino e Pippo.

Strizzatine d’occhio metanarrative, o per meglio dire un uso avveduto delle convenzioni del fumetto, caratterizzano anche Topolino e Pippo nella Valle del Picchio Gigante, che in sostanza è un lungo flashback in cui i due protagonisti riepilogano quanto successo loro poco prima quasi consapevoli di parlare ai lettori. Anche questa storia è un esemplare meccanismo a orologeria, in cui il mistero viene svelato in maniera perfettamente razionale (e soprattutto coerente) e gli apparenti “buchi” nella vicenda e nella memoria dei personaggi sono pienamente giustificati. Non mancano dei bei colpi di scena, dei cambi di prospettiva che vivacizzano la lettura. Se in Topin Mystère Casty aveva disegnato con il suo consueto stile scarpiano, qui Paolo Mottura sfoggia uno stile espressivo e concitato.

L’ultima portata del menu è Topolino e l’Uomo del Carbonifero: Topolino e Pippo tornano indietro di milioni d’anni per andare in soccorso a un ipotetico viaggiatore del tempo che avrebbe lanciato una richiesta d’aiuto durante uno dei suoi viaggi (la storia è del 2014, un anno prima di The Martian). Qui Casty combina documentazione scientifica con trovate fantascientifiche molto suggestive, lo sviluppo è lineare ma molto appassionante e si finisce in bellezza con un paio di trovate umoristiche. I disegni di Marco Mazzarello mi hanno un po’ ricordato la Ziche per gli occhioni di Topolino, nel complesso l’ho trovato un po’ abbozzato ma comunque efficace.

Coerentemente con la sua natura deluxe, questo volume cartonato è integrato da una lunga intervista a Casty.

domenica 1 febbraio 2026

Henri Vaillant: Una Vita di Sfide

Raccolta dei tre volumi originali dedicati al capostipite della famiglia Vaillant, in sostanza un prequel della serie portante (quella classica, viste le date).

Marc Bourgne ha affrontato l’incarico con scrupolo filologico e in gerenza vengono citati gli episodi da cui sono state tratte le informazioni di cui si è servito per imbastire questa breve saga. Che comincia quando il sedicenne Henri, orfano di guerra, lascia la natia Brest e l’épicerie di famiglia (insegne e titoli di giornale sono rigorosamente lasciati in francese) per cercar fortuna alla corte di Ettore Bugatti in Alsazia. La sua sfacciata intraprendenza e le sue qualità gli fruttano un buon impiego, l’amicizia di Jean Bugatti (figlio di Ettore) e persino l’amore. Il sogno di gareggiare nelle corse automobilistiche dovrà scontrarsi con la riconoscenza verso chi gli ha dato lavoro e con gli eventi che tormentano l’Europa negli anni ’30 e ’40. E anche una volta fondata la sua scuderia con l’aiuto della ricca moglie statunitense (o inglese?) le varie vicissitudini dell’economia e della guerra non gli permetteranno di gareggiare quanto avrebbe voluto.

Henri Vaillant è più di una cavalcata nell’universo della serie Michel Vaillant: la Storia della Francia viene evocata in molte sequenze, né mancano omaggi a personalità dello sport (l’incidente di Fangio e Levegh a Le Mans avrà un ruolo pesante nella storia) e abbondano le descrizioni delle corse più famose. Sicuramente sarà una gioia per gli appassionati del personaggio e non solo. Confesso che certi elementi importanti non me li ricordavo affatto (Gilles Mansart, chi era costui?) mentre avevo ancora vivida la falsa immagine di debosciato trombettista che voleva dare Michel nella sua primissima apparizione su rivista.

Claudio Stassi è un disegnatore di indole espressionista: non si perde troppo in dettagli e preferisce una pennellata grossa e sinuosa al tratteggio, né si preoccupa di prendere occasionali (comunque piccole) deroghe all’anatomia. Ben venga, visto che la chiarezza delle sue tavole è encomiabile e i personaggi recitano con efficacia, soprattutto quelli sullo sfondo o ai margini delle vignette che con le loro espressioni fanno da contrappunto o anticipazione per quello che succede in primo piano. Il suo stile trasmette inoltre una piacevole impressione vintage corroborata anche dalla “colorazione” a mezzatinta che, se è stata realizzata digitalmente, rende comunque bene l’idea degli acquerelli. Che Stassi abbia usato il computer è evidente da alcuni particolari tecnici o architettonici (e dal fatto che nella carrozzeria a pagina 76 si sia dimentico di togliere la pixellatura di alcuni tratti!) ma lo ha fatto con abilità senza che gli interventi digitali risultassero invasivi come nel caso di altri fumettisti.

Ottima l’idea di introdurre progressivamente il colore (a opera di Jerémy Lelorrain) nel terzo capitolo quando inevitabilmente la storia di Henri sfocia in quella di Michel. Mi ha ricordato un po’ lo stratagemma analogo che usò Ettore Scola per rappresentare il passaggio di testimone da un’epoca all’altra in C’Eravamo Tanto Amati.

venerdì 30 gennaio 2026

The Originals

Era da tanto che volevo leggerlo e finalmente mi sono tolto lo sfizio. The Originals è un’opera piuttosto particolare di Dave Gibbons, che non parla di supereroi o altri argomenti popolari e mainstream ma è basata sui suoi ricordi di mod, quella sottocultura giovanile che si sviluppò nel Regno Unito sessant’anni or sono e si contrapponeva (anche fisicamente) a quella dei rockers. Ebbe un suo momento di notorietà anche in Italia grazie a quel paraculo di Ricky Shayne che invertì i termini della questione spacciando per “mod” l’estetica e la musica che invece erano tipiche dei loro nemici naturali: in Italia nessun giovane avrebbe ritenuto indice di ribellione un’acconciatura curata, vestirsi con ricercatezza e guidare una Vespa (“mod” dovrebbe essere l’abbreviazione di modernist, mi pare).

L’ambientazione è un’Inghilterra in cui un’atmosfera anni ’60 perfettamente evocata convive con elementi fantascientifici. I mods qui sono gli eponimi originals mentre i rockersgrease» li chiamava il giovane Gibbons) diventano i grits.L’ambientazione è un’Inghilterra in cui un’atmosfera anni ’60 perfettamente evocata convive con elementi fantascientifici. I mods qui sono gli eponimi originals mentre i rockersgrease» li chiamava il giovane Gibbons) diventano i grits.

Lel e Bok sono degli aspiranti originals ma appena finita la scuola le finanze per comprarsi una lambretta levitante sono quelle che sono. La grande occasione si presenta quando, dopo aver “taggato” un muro con il logo dei loro idoli, ne incontrano nientemeno che il capo con tutta la ciurma e li guidano verso un covo di grit, partecipando attivamente alla missione punitiva che vi avrà luogo. L’iniziazione è avvenuta, adesso sono accettati nel branco e possono finalmente frequentare i locali degli originals, ma devono ancora procurarsi i loro “hover” (le sbriluccicanti lambrette levitanti cromate). Lel, che con Bok già si dedicava all’assunzione di droghe, comincia a spacciarne e il suo credito presso gli originals cresce sempre di più.

La vita procede a ritmi indiavolati e alla banale quotidianità familiare Lel contrappone gli scontri coi grit, le corse in Vespa (pardon, hover), lo sfogo sulle piste da ballo, la gag ricorrente del rimbalzo dell’aspirante original Warren, che alla fine ottiene il suo posto nel branco in virtù delle finanze della zia e delle amicizie giuste. In questo contesto Viv, la ragazza di Lel, è la voce (inascoltata) della ragione e l’unica che capisce quanto infantile sia quella vita. Comincia a vedersi qualche crepa ma la vera tragedia è dietro l’angolo.

Probabilmente ispirandosi ai tafferugli di Brighton, Gibbons imbastisce nella Drinkwater Dome (una sua felice invenzione di architettura ludica) uno scontro epocale tra bande che avrà degli strascichi drammatici. Gli impermeabili degli originals con quei baveri che coprono tutto il viso sembravano ridicoli, ma proprio per questo avranno un ruolo determinante nello sviluppo della trama e tra uno scambio di persona e l’altro i protagonisti andranno incontro al loro destino.

Forse da parte di Lel c’è una minima presa di coscienza, come testimonierebbe l’ultima correzione che fa alle scritte sul muro, ma nessuna redenzione: solo un finale amaro.

Si potrebbe dire che nonostante il titolo non ci sia poi molto di originale in questo fumetto e, tra Rusty il selvaggio e I Guerrieri della Notte passando ovviamente per Quadrophenia, certe situazioni e certe ambientazioni siano già state sviscerate altrove. Gibbons però conduce il gioco magistralmente, con le giuste dosi di pathos, azione e anche ironia. E poi il materiale di partenza è quello, quasi un sottogenere a se stante, per forza di cose certi topoi devono riproporsi, anche se in questo caso nobilitati idealmente dalla testimonianza diretta di un autore che prese parte attiva a quel mondo pur senza viverne gli aspetti più esagerati – che poi pare che esagerati lo fossero davvero, ma dalla stampa scandalistica inglese che campava ingigantendo o inventandosi di sana pianta i fatti!

E forse si può vedere in controluce anche una certa disincantata distanza da quelle mode spacciate per ideali e magari Gibbons con le finte pubblicità che occasionalmente costellano il fumetto voleva mostrare come le sottoculture giovanili siano in realtà solo una maniera di arricchire le industrie della musica, della moda e dei motocicli – oltre che i barbieri più avveduti.

Ecco, venendo alla parte grafica è ovvio che Dave Gibbons è sempre Dave Gibbons e quindi è inutile aspettarsi virtuosismi. Onore al merito, gli va comunque riconosciuta una certa attenzione a personalizzare i vari attori in scena (col suo stile un po’ scarno non è facile) e soprattutto una grande cura nel design di interni, edifici e abbigliamento. The Originals è stato realizzato a mezzatinta con qualche sano effetto analogico come gli incasinatissimi decori Op Art e le luci granulose dei motoveicoli (aerografo o pastelli?). L’attenzione è posta maggiormente sull’aspetto grafico che non su quello estetico, una scelta tutto sommato positiva perché la qual cosa si concretizza anche in una composizione funzionale delle tavole e in un alternarsi avveduto di pagine canoniche e altre riempite in parte o del tutto di masse nere, coi conseguenti effetti drammatici.

Forse The Originals non è un fumetto adatto a un pubblico molto vasto, ma quelli che lo apprezzeranno probabilmente lo apprezzeranno veramente tanto.

martedì 27 gennaio 2026

Mental Incal

Ho ceduto alla curiosità. Questo volumone è in sostanza un prologo de L’Incal Nero, di cui riprende alcune scene sul finale, ma espande anche molto liberamente la cosmologia dell’universo di Jodorowsky. La diagonale delle tavole e la durata dei singoli capitoli mi fanno venire il sospetto che sia stato serializzato in cinque comic book da 20 pagine l’uno, o che comunque quella fosse una sua potenziale declinazione, in un tentativo di rilanciare il fumetto franco-belga negli USA nonostante non sia mai riuscito ad attecchire nel Nuovo Mondo salvo rarissime eccezioni.

Mark Russell mette le cose in chiaro sin da subito: l’universo narrativo dell’Incal è diviso in un piano materiale e un altro piano mentale. Le due dimensioni hanno dei punti di contatto (ad esempio, quando qualcuno ha un’intuizione nel mondo materiale il corrispettivo oggetto/idea sparisce dal mondo mentale) ma devono rimanere separati. A sigillare i due piani c’è l’Incal; l’ordine delle Psico-suore contribuisce a vigilare sulla separazione dei due mondi. Quando l’Incal viene rubato le monache pensano bene di andare nel mondo materiale per distruggere un pianeta dopo l’altro finché non troveranno quello dove è nascosto il maltolto. Nel mentre a John Difool viene dato l’incarico di indagare sulla morte dell’Imperatore/trice (teoricamente morto/a con la distruzione del Pianeta d’Oro, in realtà trasportato/a col pianeta stesso nel piano mentale) e il Metabarone finisce nella galassia Berg per trovare indizi sulla sparizione del/la figliastro/a Solune risalendo alle Psico-suore. L’Incal, intanto (come ben sappiamo), ha dei piani tutti suoi.

La storia è ricca di azione e trovate intelligenti e i dialoghi di Russell sono spesso molto divertenti. C’è qualche deriva nel bizzarro che cerca di evocare la fantasmagoria di Jodorowsky, ma non sono molte e sono abbastanza riuscite. Allo sceneggiatore è stata concessa una grande libertà nel gestire il materiale di partenza, e oltre a introdurre i due strati della realtà ha anche raccontato le origini della madre dei Berg. È stato però inevitabile riandare con la memoria all’opera seminale e alcune incongruenze sono piuttosto evidenti anche senza andare a spulciarsi i vecchi volumi. In Mental Incal Deepo parla già dall’inizio e non a seguito dell’ingestione dell’Incal (ma alla cosa viene messa una pezza alla fine), il Metabarone è amicone di Kill Testa-di-Cane con cui forma una rodata coppia di avventurieri e il voto sacro di non fare più il mercenario non è proprio rispettato come in teoria avrebbe dovuto. Anche la sua lotta col padre-madre Aghora non sono sicuro che sia stata riportata proprio fedelmente. E non è che il messia dell’Incal fosse John Difool, ammesso che Russell volesse sottintendere questo. D’altra parte può anche darsi che queste deroghe, se tali sono, siano giustificate da alcuni episodi ufficiali che non ricordo. Ma ovviamente non ha molto senso lamentarsi della scarsa aderenza al canone dell’opera originale visto che fu lo stesso Jodorowsky a fregarsene nelle molteplici ramificazioni che ideò.

Pur inchiostrati in modo un po’ schematico i disegni di Yanick Paquette sono molto buoni (un po’ schematici anche i colori di Dave Caig, comunque apprezzabili) ed è lodevole come abbia dato un’interpretazione coerente al volto di John Difool che lo stesso Moebius disegnava in maniera diversa di vignetta in vignetta: è stato molto bravo a prendere a modello uno dei visi con cui Moebius lo disegnò e a rimanerci fedele dandone un’interpretazione realistica. Ovviamente rispetto a Moebius siamo su un altro piano della realtà (ah! ah!) visto che la diagonale da comic book privilegia il dinamismo o l’ipertrofia scenografica nelle tavole doppie. Anche gli effettini sulla copertina tradiscono una certa filosofia nel fare/vendere fumetti, ma tutto sommato sono già stati sdoganati da anni anche in Francia e non necessariamente sinonimo di pacchianeria.

Con ogni probabilità questo volume/serie venne concepito per fare da ponte a una nuova edizione dell’Incal in terra statunitense o per sfruttarne la popolarità già acquisita sperando in un colpaccio commerciale. Col senno di poi tutta fatica sprecata, ciononostante sono usciti anche altri due fumetti apocrifi ambientati nell’universo dell’Incal.

domenica 25 gennaio 2026

Disney Collection n. 20: Paperone e i BitQuack

Non ho mai seguito i Disney d’Autore che da anni stanno realizzando in Francia, anzi a volte mi sembrava uno spreco che fior di autori si dedicassero a queste produzioni invece che a quelle canoniche. Però una recensione su CaseMate mi ha incuriosito. Nonostante la parte grafica sembrasse ributtante.

Paperone ha un nuovo rivale nel campo della ricchezza: il papero più ricco del mondo adesso è Carsten Duck, nouveau riche arrembante e ignorantello che ha fatto i miliardi con un misero investimento grazie alle criptovalute inventate da Archimede. Adeguandosi ai tempi, il vecchio papero investe a sua volta in BitQuack e riottiene il titolo facendosi anche consigliare da Qui, Quo e Qua forti del loro ruolo di influencer delle Giovani Marmotte. Ma Carsten Duck gioca sporco e ingaggia i Bassotti, qui nell’astrusa (ma giustificata dalla trama) veste di hacker, per depauperarlo di tutto il patrimonio. Sconvolto e impoverito, Paperone deve ricostruirsi un’immagine sui social network per riottenere almeno il consenso delle masse, che al giorno d’oggi pare essere più importante del vil denaro. L’ultima pensata dei suoi spin doctor è quella di realizzare un biopic sulla sua vita, con la speranza di farlo partecipare nientemeno che al Festival di Pannes. Nonostante gli sforzi profusi (e le solite interferenze del rivale) il risultato non è degno delle aspettative. Sarà proprio l’ennesimo intervento di Carsten Duck a determinare il trionfo di Paperone, che con il film totalmente rimontato in maniera casuale vincerà la Zampa Palmata d’Oro a Pannes risollevando le sue fortune.

Come evidente da questo riassunto, la storia ideata da Jul è pesantemente ancorata nel presente e dietro molti personaggi pittoreschi si possono intuire altre figure ben reali. Per i lettori francesi l’effetto sarà stato ancora più dirompente e divertente visto che oltre ad attori stranoti vengono parodiati anche il direttore del Festival di Cannes e (immagino) altre personalità francofone.

Questo fumetto potrebbe anche essere interessante per cogliere le differenze che forse esistono nelle caratterizzazioni dei personaggi al di qua e al di là delle Alpi. Non so ad esempio se l’ossessione di Paperina per le torte alla banana sia specifica di questa storia o un elemento comune nelle storie francesi.

I disegni di Nicolas Keramidas sono atroci. Più di una volta ho dovuto interrompere la lettura dal disgusto per quelle figure ostentatamente sghembe e sproporzionate. E a quanto pare questo non è nemmeno il suo lavoro peggiore! Anche se è una cosa conclamata da tempo, è sempre doloroso constatare come Francia e Belgio non siano più i baluardi del bel fumetto che si faceva una volta.

Paperone e i BitQuack merita comunque l’acquisto perché Jul ha saputo mettere i protagonisti in un contesto contemporaneo senza snaturarli, inoltre molte sequenze e battute fanno ridere di gusto. E poi il volume Panini costa solo 15 euro, che per un cartonato a colori su carta patinata non sono tanti oggidì. In appendice vengono presentate alcune illustrazioni a tema di Keramidas, e un paio in cui si è impegnato di più non sono nemmeno malvagie. Troppo poco però per redimere l’obbrobrio che ha fatto prima.

giovedì 22 gennaio 2026

Perché?!

Da un po’ di tempo Hotmail si comporta in maniera bizzarra, o perlomeno fastidiosa. Da computer diversi e sia su Chrome che FireFox. Dunque, mi collego per fare il login:

Dopo aver scritto l’indirizzo compare questa schermata che mi chiede se voglio accedere con la password o tramite un altro account:

Per risparmiare tempo (relativamente, perché devo comunque selezionare un’opzione) metto la password ma il più delle volte la risposta è questa:

Quindi devo passare per Gmail dove viene inviato un codice. Da quello che ho potuto vedere questo problema c’è solo con Hotmail, non con gli altri gestori di posta elettronica. Ma se uno vuole entrare nella mail sempre con la password e poi slogarsi ogni volta perché non gli viene concesso? E se uno manco ce l’avesse, un account Gmail? I vari link non si sono rivelati utili per risolvere la cosa.

Curiosamente dal tablet del lavoro il problema non si verifica (a parte in un’unica occasione, se ben ricordo). Mah!

lunedì 19 gennaio 2026

Miti e Leggende del Lago di Como

A dispetto di quello che pensavo questo primo volume della collana dedicata all’universo storico e leggendario di Como e dintorni non si è rivelato poi così entusiasmante. Per cominciare, nonostante il titolo gli argomenti non sono precipuamente dedicati al folklore ma si riducono spesso a trasporre a fumetti biografie o eventi circoscritti, che solo occasionalmente sfociano nel paranormale – o fatato o esoterico o mitologico o fantastico. In second’ordine, la durata degli episodi, 10 tavole contro le 15 del volume successivo, non ha permesso di sviluppare delle trame articolate e i fumetti si limitano a essere delle testimonianze un po’ lapidarie, tanto più che Dario Campione ha optato per fornire una cornice a quasi tutti i racconti, principalmente mostrandosi mentre introduce le storie da uno studio televisivo (cosa che probabilmente fa sul serio), riducendo quindi ancora di più lo spazio per la narrazione. Inoltre ha anche scelto di utilizzare i testi reali dei documenti d’epoca come didascalie, scelta lodevolmente filologica ma che appesantisce un po’ la lettura che d’altra parte riserva poche sorprese essendo già anticipata in dettaglio dai trafiletti che introducono i fumetti.

Sfilano quindi nobili che tornano come fantasmi, il lariosauro, popolane che scampano alle attenzioni del diavolo (o era solo un contrabbandiere?), streghe che sfuggono all’inquisizione, un pirata che di mito o leggenda non mi pare abbia proprio nulla. Il tutto, onore al merito, narrato anche con espedienti originali (come la vicenda che si trasfigura nella sua rappresentazione teatrale) ma senza ramificazioni narrative, sviluppi rilevanti, colpi di scena, una qualsivoglia dinamica.

Questo per quel che riguarda i testi – che comunque in seguito saranno calibrati molto meglio. I disegni invece sono eccezionali e, come si suole dire, da soli valgono l’acquisto. Villa si è veramente scatenato (come si intuisce dall’intervista in appendice) e utilizza inquadrature e tecniche raffinatissime. Certe tavole, se non tutte, sono spettacolari, da lasciare a bocca aperta.

Piccinelli non è da meno e così a memoria mi sembra che anche lui abbia colto l’occasione per sfogare i suoi istinti più sperimentali e calligrafici, che nel secondo volume erano più trattenuti – ma vado appunto a memoria.

La qualità di stampa non è proprio ottimale e si riallaccia a quella già schizofrenica (ma migliore, sempre a memoria) del secondo volume e di molta altra stampa contemporanea: si vedono le matite sotto le chine e le sfumature del bianchetto coprente, ma al contempo i tratteggi sono smangiucchiati e quelli più sottili spariscono in un puntinismo nebuloso.

Anche in questo volume sono presenti interviste ai disegnatori e un’ampia bibliografia.

Il lettering è opera di Aldo Lanfranchi e lascia un po’ a desiderare sia come carattere usato che come forma dei balloon, mentre le intestazioni delle storie sono curiosamente degne del Cortez migliore, forse realizzate dagli stessi disegnatori?

La mia copia presenta comunque un fenomeno intrigante che ha, questo sì, qualcosa di misterioso e fantastico. Alcune delle tavole di Villa presentano la metà vicina ai margini delle pagine fuori fuoco, come una foto sovraesposta: quello che capitava secoli fa con le pellicole “bruciate” nel processo di stampa. Solo che una di queste presenta il medesimo difetto anche nei testi e nel numero di pagina, in teoria a testimonianza forse di uno slittamento della rotativa:

un’altra non ha problemi nei testi mentre il numero di pagina sì:
e infine un’altra presenta il difetto solo nei disegni mentre testi e numero sono perfettamente leggibili:

Misteri.

mercoledì 14 gennaio 2026

Fumettisti d'invenzione! - 200

 

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

Originariamente per celebrare questo duecentesimo post avrei voluto elaborare un massiccio elenco di molto del materiale che ho scoperto grazie a Lars Ingebrigtsen, ma finora non è stato possibile perché da una parte la mole è veramente gigantesca e dall’altra è difficile reperirlo, essendo molti fumetti stampati in tirature minime.

Passo quindi a evidenziare una tendenza che si è affermata in Francia in questi ultimi anni. Tendenza che c’è sempre stata ma che mi sembra essersi intensificata in tempi recenti, forse testimonianza non solo del rispetto che i paesi francofoni riservano a chi ha fatto grande la BéDé ma (chissà) anche di una rassegnata nostalgia per un passato che, stante il panorama odierno e le mutate condizioni produttive, difficilmente rivedremo.

A parte un saggio scritto, il resto rientra nella categoria

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

DANS L’ATELIER DE FOURNIER

(Belgio 2013, © Dupuis, biografia, umorismo)

Nicoby [Nicolas Bidet] (T), Joub [Marc Le Grand] (D)

Volume pubblicato in occasione dei 75 anni di Spirou. I due autori, avvezzi alla realizzazione di reportage e biografie, partono alla volta della Bretagna dove intervisteranno Jean-Claude Fournier, autore noto soprattutto perché ebbe il delicato compito di continuare la serie di Spirou dopo André Franquin di cui fu allievo.

Fournier apre generosamente i suoi archivi e parla a ruota libera, si respira un’atmosfera divertita anche se traspare l’amarezza per essere stato sollevato dal prestigioso incarico. La lunga parte a fumetti è integrata da un’ulteriore ventina di pagine con riproduzioni di documenti vari.

GOTLIB, UNE VIE EN BANDESSINEES

(Francia 2025, © AUDIE/ Le Gouëfflec/Solé, biografia)

Arnaud Le Gouëfflec (T), Julien Solé (D)

Biografia rigorosa (realizzata con la collaborazione della figlia di Marcel Gotlib) di uno dei più amati autori di fumetto franco-belga, pressoché sconosciuto in Italia nonostante qualche apparizione su vecchie riviste e qualche tentativo più recente.

Il rigore della ricostruzione storica non preclude la possibilità di trasfigurare certe scene in maniera fantasiosa come nella sequenza della deportazione del padre.

LA PORTE OUVERTE, 1971-1977, MES ANNEES MOEBIUS

(Francia 2025, © Glénat, autobiografia)

Dominique Hé

Giunto a Parigi alla ricerca della sua vocazione artistica dopo infruttuosi studi di Matematica, Dominique Hé scopre per puro caso, attraverso la “porta aperta” del titolo, che all’Università di Vincennes viene tenuto anche un corso di fumetti. Il docente è Jean Giraud, tra gli allievi ci sono Loisel, Juillard, Le Tendre…

Mentre racconta la ricerca della sua affermazione come autore, Hé ricostruisce un periodo indimenticabile e fondamentale per il fumetto francese, mettendo però in scena anche i protagonisti più importanti di epoche precedenti – non sempre trattati con generosità. Contribuiscono a questo lavoro di ricostruzione i testi in appendice di altri fumettisti famosi e la riproposta della postfazione al primo volume di Hé, uscito appunto nel 1977: era firmata da Moebius, autore famigerato per essere piuttosto scostante ma che ebbe sempre un occhio di riguardo per Hé.

[ALTRO] SAGGISTICA (categoria non presente nel volume di Castelli)


UNE HISTOIRE DE L’ASSOCIATION

(Francia 2024, © Presses Universitaires François-Rabelais, saggio)

Benjamin Caraco

Ricostruzione della storia e analisi delle strategie dell’editore indipendente che ridefinì la scena del fumetto franco-belga. Molto spazio viene riservato ai vari autori che l’animarono.