domenica 1 marzo 2026

DC Facsimile Edition: Justice League America 1

Nuovo tuffo tra i supereroi vintage, stavolta nella Silver Age e non nella Golden Age.

Flash scopre la presenza di alcuni alieni sulla Terra: hanno i capelli verdi, quindi per forza devono essere alieni. Si tratta di profughi di un lontano «mondo extradimensionale» che si sono rifugiati da noi per completare un’arma (anzi, anti-arma) con cui togliere l’energia ai macchinari del despota da cui sono sfuggiti, tal Despero che esordisce così nell’universo DC. Costui non solo giunge tranquillamente sul nostro pianeta ma agisce d’anticipo e cattura i membri della Lega della Giustizia dopo averli ipnotizzati. Flash si salva dai poteri del terzo occhio di Despero grazie all’esposizione alle radiazioni dell’astronave dei profughi e l’alieno crestato gli propone il gioco che campeggia in copertina: il Velocista Scarlatto muoverà su una scacchiera le pedine che rappresentano i suoi compagni e se sceglie una casella sfortunata (decisa dall’estrazione di una delle 64 carte di un mazzo) allora quel supereroe verrà teletrasportato in un altro mondo. Despero bara e fa uscire proprio i numeri sfortunati: evidentemente Flash è immune all’ipnosi ma non alle illusioni. Comunque deve rispettare i patti e si autoesilia con il trasportatore dimensionale di Despero, ma il furtivo Snapper Carr (mai coperto, doveva essere una specie di mascotte della Lega) si infila anche lui nel macchinario.

Cominciano quindi le ordalie dei vari personaggi: Wonder Woman è finita su un mondo primitivo pieno di dinosauri e, a sorpresa, anche Superman è finito lì; Aquaman e Lanterna Verde sono precipitati in un pianeta acquatico dove un’enorme lente sta facendo evaporare gli oceani e con loro la vita locale; Batman e Martian Manhunter (ma a sorpresa anche Flash) sono confinati in un pianeta evolutissimo dove un conto alla rovescia segna il tempo che manca prima che un missile faccia esplodere il sole di quella galassia. Insomma, Despero non si fa problemi a polverizzare interi pianeti pur di eliminare la Lega. Mentre i supereroi risolvono non senza qualche difficoltà le singole tribolazioni (Superman becca della kryptonite, Martian Manhunter affronta un avversario fatto di fuoco, la lente gigante è gialla e quindi l’anello di Lanterna Verde è inutile, ecc.) Snapper Carr sistema per bene Despero: dopotutto basta guardarla all’opera qualche secondo per capire come far funzionare una macchina assorbi-energia. E tutto è bene quel che finisce bene.

Più che il sense of wonder ho avvertito la paraculaggine di Gardner Fox nell’imbastire ostacoli e soluzioni in cui roboanti tecnologie indefinibili hanno praticamente il ruolo della magia: creano e sciolgono problemi senza fornire troppe spiegazioni. Resta comunque il fatto che la storia è abbastanza appassionante anche se si conclude forse un po’ troppo in fretta; d’altra parte l’albetto contava 32 pagine, nemmeno tutte a fumetti.

Immagino che i disegni siano nella media del periodo: Mike Sekowski, inchiostrato da Bernie Sachs, non si perde in dettagli o preziosismi e a volte incorre in qualche semplificazione o errore anatomico. La copertina realizzata da Murphy Anderson e Ira Schnapp si pone sullo stesso livello. Puro schematismo Pop Art senza troppe ambizioni, insomma – l’albo porta come data d’uscita il febbraio 1960, quindi immagino sia uscito a fine 1959.

Come già avevo riscontrato, gli elementi di contorno sono quasi più interessanti del fumetto in sé. I redazionali e le inserzioni sono un po’ schizofrenici: da una parte ci sono quiz scientifici educativi e pubblicità-progresso su come ci si comporti in pubblico, dall’altra l’invito a entrare nel business dei motti religiosi (!) e la vendita per corrispondenza di scherzi e burle che oggidì varrebbero una denuncia. La pagina della posta si apre con la lettera di un fan che, per quanto sia probabilmente molto giovane, è piuttosto preparato sulla storia della DC. Potrebbe averne fatta di strada, questo Roy Thomas, Jr. di Jackson, Mo.

La qualità di stampa non è pessima come nel fascicolo di Wonder Woman e anzi è abbastanza decente ma comunque i tratteggi più grossi di Sekowski & Sachs si impastano spesso in un nero compatto. La scelta della carta patinata non è proprio felicissima: la più rozza newsprint avrebbe restituito il sapore vintage, avrebbe dato l’impressione che l’albo fosse più corposo e soprattutto non avrebbe fatto “squillare” così tanto i colori. La resa delle pubblicità fa rimpiangere che anche le tavole non siano state riprodotte fotograficamente così com’erano, senza interventi correttivi digitali.

Comunque la semplice curiosità vale i 3,50 euro del prezzo.

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