Questo secondo e conclusivo volume della serie mi ha spiazzato. Considerata la frenesia del primo credevo che qui ci sarebbe stata altrettanta azione. E all’inizio pareva che la direzione della storia fosse proprio quella: ora che si è alleato con la tartaruga-farfalla Lireley, Xar-Cero azzarda di sconfiggere la flotta di un milione di corazzate protobancarie – attenzione a non confondere Protobanchieri con Magnobanchieri. Grazie ai poteri della Tartaruga d’Oro la prima corazzata è facilmente catturata. La rappresaglia sarà spietata, con 100.000 “Roborossi” comandanti dal governatore Bishop, che ne ha ben donde di volersi vendicare di Xar-Cero/dottor Zang. Nel frattempo lui e Leonarda si inseguono per il cosmo nella speranza di soddisfare il loro sogno d’amore contrastato dalle circostanze.
Ora, non è che manchino azione, ritorni a sorpresa, voltafaccia, ecc. ma tutto è finalizzato ad arrivare al gran bel colpo di scena a due terzi del volume, che rimescola le carte in tavola e getta nuova luce sull’intera saga (saga per modo di dire, son due volumi). Senza anticipare troppo, adesso Xar-Cero si vede affidata una nuova missione, che però sarà una missione di pacificazione universale. E la cosa mi va pure bene, se non fosse che l’ultima ventina di pagine non è più la narrazione di una storia ma semplicemente la descrizione di quello che succede mentre “vissero felici e contenti”, un po’ come le ultime pagine del quarto volume di Plume aux Vents. Ve l’immaginate se Magnus invece di riassumere la sorte delle mogli di Hsi-Men nell’ultima tavola de Le 110 Pillole ne avesse disegnato scrupolosamente la fine una per una? O se alla fine di Notte di Carnevale Pazienza non avesse fatto riassumere a Colasanti le conseguenze di quello che avevano fatto ma lo avesse illustrato per altre dieci o venti tavole? Ecco, l’impressione è la stessa. A me va benissimo un finale totalmente positivo e fiabesco (e Jodorowsky ne aveva già elaborato uno in Petrolino) ma qui è evidente un netto squilibrio tra parti narrative e parti descrittive.
I disegni di Pete Woods non sono certo disprezzabili ma le sue anatomie geometriche finiscono per risultare freddine e le sue tavole sono un po’ vuote. E non è che riempirle copia/incollando digitalmente gli stessi elementi migliori l’impressione, anzi la peggiora.
Solo pochi anni fa avrei sbraitato contro questo fumetto. Visto il panorama attuale mi tocca dirmi soddisfatto e gustarmi quel poco che resta della BéDé come la si faceva una volta. Anche se questo non è proprio l’esempio più esaltante.
La storia ha comunque un lieto fine anche per i lettori: essendo il volume costituito da un sedicesimo in meno costa gli annunciati 19,90 euro contro i 22 di quello precedente.

A proposito di Alessandro (e di BéDé come la si faceva una volta), sembra che a giugno pubblicherà - a quattro anni di distanza dalla Francia! - l'ultimo volume dei Passeggeri del Vento.
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