venerdì 17 luglio 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Perú Rimá (1979)


Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

Perú Rimá

Tra le serie di Robin Wood questa è una delle più sfuggenti essendo stata pubblicata quasi esclusivamente nel natio Paraguay sulla rivista a grande diffusione Ñandé, che significa “Noi” in lingua guaranì, di cui in rete non si trova praticamente nulla. Alla faccia di chi sostiene che «su internet c’è tutto». Nonostante non abbia conosciuto la stessa popolarità di Nippur, è evidente che Wood ne avesse un’alta considerazione visto che campeggiava in bella mostra nei poster promozionali che firmava alle manifestazioni.

Robin Wood a Lucca 2012: in basso a destra si vede il poster di cui parlo.

Fortunatamente se ne hanno tracce, per quanto miserrime, anche in Argentina, dove un episodio (il primo?) transitò sull’effimera rivista Gunga Din della Record, rivale storica della Columba.

Il protagonista non è un’invenzione di Wood ma è una figura tratta dal folklore paraguayano. Dalla documentazione che ho raccolto mi par di capire che gli stessi paraguayani si siano rassegnati all’idea che non sia possibile determinare se si trattasse di una persona realmente esistita di cui vennero ingigantite le gesta (Perú è una deformazione locale del nome Pedro) o se è la declinazione locale di un archetipo che si può trovare praticamente in tutte le culture: il burlone Perú ama tirare scherzi anche pesanti ai danni di quelli che vengono percepiti come oppressori se non proprio invasori dalla popolazione locale, dai burocrati europei ai missionari che vogliono convertire i nativi. Una specie di Till Eulenspiegel con un minimo di coscienza politica o un Pulcinella più dinamico. Si tratta comunque di una figura molto conosciuta in patria, a cui sono stati dedicati romanzi, saggi, opere teatrali; persino un’orchestra di successo porta il suo nome.

Nell’interpretazione di Wood Perú Rimá è un popolano con qualche ascendenza india, felicemente dedito al latrocinio ma dotato di gran cuore e molto sensibile al fascino femminile. Anni e anni di lavoro per la cattolicissima e compiacente Columba si manifestano inoltre nel differente rapporto che il birbante di Wood ha con i religiosi e le forze dell’ordine rispetto a quello della tradizione: preti e poliziotti non sono bersagli ma alleati, per quanto talvolta involontari. La tradizione vorrebbe poi che Perú abbia anche un gemello, Vyro, assente nel fumetto – o almeno in questo episodio. Episodio che si svolge nel villaggio di Caacupé in subbuglio per l’arrivo di un pezzo grosso che aprirà una grande segheria con cui darà lavoro ai paesani festanti. La realtà però è diversa e Perú scopre le vere mire del Señor Fonseca e del suo entourage. Pur nella sua linearità la storia è architettata molto bene: i veri cattivi non sono esattamente quelli che sembrano esserlo (non solo loro, almeno) e come nella migliore tradizione di Wood Perú sconfigge i suoi avversari col ridicolo e la furbizia piuttosto che con la violenza. E non mancano battute e sequenze veramente esilaranti.

I disegni di Gomez Sierra/Enrique Villagran sono esattamente quelli che ci si aspetterebbe da lui: senza tanti fronzoli (ma non mancano retini, forse testimonianze di una precedente pubblicazione a colori) confeziona delle tavole dinamiche ed espressive.

Da quel poco che ho potuto leggerne, Perú Rimá potrebbe inserirsi tra le migliori serie di Robin Wood, al suo enorme bagaglio di “mestiere” si unisce il palese divertimento nello scrivere quello che evidentemente lo appassiona. Resta la triste certezza che potrebbero esisterne altri dieci, venti o cento episodi ma questo sarà l’unico che leggerò mai in vita mia.

2 commenti:

  1. Bene bene, quindi una figura mitopoietica riconducibile senza troppa fatica al Coyote (trickster) presente un po' ovunque nell'area latinoamericana, mescolato col classico Robin Hood (penso che Borges non avrebbe avuto nulla in contrario felice com'era della sua ascendenza britannica), magari con un po' di Loki.
    No, non quel Coyote che cerca sempre invano di inchiappettare Beep-Beep... quello è il mito della "nostra" generazione.e purtroppo è made in USA

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    1. In effetti c'è un po' di Robin Hood oltre che di Robin Wood. Credo comunque che quell'archetipo si trovi dovunque, forse anche lo Yankee Doodle della canzoncina con cui gli inglesi sfottevano gli americani delle colonie ha assunto un connotato di sfrontato sbeffeggiatore che lotta per i suoi.

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