Avventura celebrativa per il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza Americana. La strega arturiana Morgana Le Fay è tornata indietro nel tempo per far vincere gli Inglesi, cosa che metterebbe a repentaglio la nascita degli Stati Uniti e quindi la sicurezza del mondo intero. Eh, già: questo è il tono. Con l’aiuto mistico di Cagliostro (immagino una sua versione Marvel già vista altrove) Benjamin Franklin viaggia nel tempo per avvertire il Dottor Strange della minaccia e così lo Stregone Supremo raggruppa il proverbiale manipolo di eroi. Bruce Banner e Tony Stark avanzano i dubbi sui viaggi nel tempo che ogni lettore si sarà già posto, ovvero l’impossibilità di modificare veramente il passato, ma Strange spiega che Morgana è immortale e ciò comporta che bla bla bla. Giustamente Banner avanza anche l’ipotesi che forse una Guerra d’Indipendenza vinta dagli Inglesi possa non essere una cosa negativa ma il piano della villain prevede la frammentazione dei potenziali Stati Uniti in una dozzina di nazioni come quelle europee: quindi gente in perenne competizione che ogni tanto si fa la guerra. Sembra che Straczynski si diverta a rendersi ridicolo.
Capitan America, l’Uomo Ragno, Hulk, Iron Man e la maga Clea vanno quindi nel passato ma almeno non si limitano a tirare mazzate a destra e a manca, infatti 1776 è più che altro una lunga lezione di Storia che racconta anche fatti poco conosciuti come l’ambizione del generale Gates che voleva fare le scarpe a Washington. Ma forse sarebbe stato meglio abbondare con le mazzate, perché tra citazioni letterali e altre dichiarazioni roboanti la narrazione si inceppa e si frammenta. Per fortuna Straczynski non lesina sull’umorismo, che all’inizio pare fuori luogo ma alla lunga è una panacea – o almeno fornisce un minimo di sollievo.
I disegni sono assai schizofrenici. Le matite sono di Sean Damien Hill e Ron Lim: il primo dovrebbe essere quello realistico mentre l’altro è più cartoonesco e i loro stili non si integrano bene. A peggiorare le cose c’è la caterva di inchiostratori che ha lavorato sulle tavole: Jay Leisten, Roberto Poggi, Oren Junior e Scott Hanna. Il disegnatore realistico, che sia o meno Hill, a volte viene inchiostrato con grande cura e raffinatezza e i molti tratteggi non appesantiscono affatto i disegni, ma più spesso il ripasso è impreciso, quasi goffo, fino ad arrivare a delle vere distorsioni anatomiche. E queste differenze nella resa si vedono addirittura in una stessa tavola.
L’impressione è che la Marvel abbia voluto fare non tanto una miniserie celebrativa quanto una lezione di Storia indirizzata ai lettori più giovani con il viatico dei supereroi come esca, e infatti nonostante alcune sequenze vagamente realistiche e drammatiche (l’Uomo Ragno si becca una pallottola, ma è per spirito patriottico e quindi va bene) i combattimenti rimangono sullo sfondo e coinvolgono più che altro le fantasiose orde di mostri evocate da Morgana. In ogni caso l’uso di tutte quelle persone nel comparto grafico mi fa pensare a una certa improvvisazione o a una corsa disperata per arrivare in tempo alla data d’uscita. L’impressione che sia una miniserie raffazzonata mi viene in parte confermata dal fatto che Pete Woods abbia ritratto nelle prime copertine dei cinque comic book originali dei supereroi che poi nella storia non ci sono!

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