martedì 18 febbraio 2014

Fumettisti d'invenzione! - 72



Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.
In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME PROTAGONISTA – SERIE (pag. 19)

THE 3-D-T’s
(Stati Uniti 1953, in Whack, © ?, parodia)
Koobert & Moorer [Joseph Kubert & Norman Albert Maurer]
Distico che ribalta in parodia la moda dei 3-D Comics introdotti dagli stessi Joe Kubert e Norman Maurer, autoritratti come spietati affaristi che fanno lavorare come schiavi i loro assistenti.
Nel secondo e ultimo episodio si assiste al declino del settore ispirato all’esperienza dei due autori in merito alla registrazione del brevetto per i fumetti in 3-D (con un metodo ideato da Leonard Maurer, fratello di Norman) con le conseguenti rappresaglie degli altri editori.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

FAMILY COMPO (F. Compo)
(Giappone 1996, in Allman, © Hojo/Shueisha, commedia)
Tsukasa Hojo

Ritrovatosi orfano, il giovane Masahiko Yanagiba viene adottato dalla famiglia degli zii: sarà grande la sua sorpresa quando scoprirà che in realtà il “padre” Sora è una donna e la “madre” Yukari è un uomo!
Sora è un/a mangaka (com’è uso comune in Giappone usa uno pseudonimo, Haruka) e dispone di 4 assistenti anch’esse transessuali.
Pseudofumetti: Sora realizza quello che in Italia è stato tradotto come Il Marchio dei Maschi, un manga per ragazzi che ha anche generato film e serie televisive.
Ringrazio per la segnalazione lui e per l’insostituibile consulenza lei.



CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – ONE SHOTS IN PUBBLICAZIONI ANTOLOGICHE (pag. 56)

LUCIEN (Luciano)
(Francia 1979, in Metal Hurlant, © Margerin/Humanoïdes Associés, umorismo)
Frank Margerin

Personaggio di grandissimo successo in Francia, nato come comprimario nelle storie brevi della rock band Ricky Banlieue et ses Riverains; dalle sue storie è anche stata tratta una serie animata giunta in Italia, oltre che vari album spin-off. Lucien è un giovane rocker che vive avventure metropolitane parodistiche.

Lucien, Ricky, Gillou & Riton à la Convention in Metal Hurlant 53 (1981). Frank Margerin
Lucien e Riton vanno a una fiera del fumetto ad incontrare i loro amici Gillou e Riton che presentano una fanzine.
Tra la varia fauna che infesta la manifestazione non mancano ovviamente vari autori di fumetti, tramite cui Margerin offre una panoramica di quello che può succedere durante le sessioni di dédicaces.
Ad André Juillard questo è capitato veramente.
Pseudofumetti: Baston chez les Junkies, Bloubérie, Titi la Fourmi. Da segnalare che in Italia una fanzine intitolata Lobotomia è esistita veramente.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie
PARODIE (pag. 67)

FABLES (idem)
(Stati Uniti 2002, © Willingham, fantastico)
Bill Willingham (T), Lan Medina e Craig Hamilton (D)

I personaggi delle fiabe, delle filastrocche e dei racconti popolari vivono in incognito tra noi.
Anche nell’universo di Fables ci sono fumetti, di cui Pinocchio, il Principe Ranocchio e Blue Boy sembrano avidi lettori. Tra gli altri, si vedono The Un-Muncy, Stalk Thing, Red Hood, Fairytale Four.
Come si scoprirà in seguito, questi fumetti vengono realizzati in tempi da record e in pochissime copie da alcuni elfi ridotti in schiavitù.

sabato 15 febbraio 2014

Cosmo Serie Gialla 17 - I Guerriglieri - La Vendetta del Gringo



Non credo che tra i quattro gatti che seguono il mio blog ci siano molti appassionati di Tex. E comunque anche se ci fossero non sapranno mica dove abito. Quindi dichiaro senza timore di rappresaglie che secondo me uno dei più grandi disegnatori di Tex è stato Jesus Blasco. In Tex secondo Nizzi di Allagalla lo sceneggiatore diceva che era infastidito dal fatto che nelle storie disegnate da Blasco Tex sparava con due pistole in direzioni diverse ma poi nella vignetta successiva si vedeva che i proiettili seguivano traiettorie parallele. Francamente non ci avevo mai fatto caso, tanto erano belli e curati i disegni di Blasco. La sua splendida linea latina, un po’ crepuscolare, traeva sicuramente beneficio dalla base fotografica di alcune immagini, come mi pare di ricordare si notasse anche in Dolce Frenesia. Peccato che la Planeta DeAgostini sia riuscita a pubblicare solo il primo volume del suo Artiglio d’Acciaio.
L’uscita “latina” I Guerriglieri nel catalogo della Cosmo è stata veramente una graditissima sorpresa.
Al di là degli splendidi disegni, la storia è una cannonata che si legge tutta d’un fiato senza interruzioni. Anzi, forse c’è pure troppa carne al fuoco, gli avvenimenti e i personaggi si susseguono frenetici senza pausa fino alla fine.
Ray Walker e il suo pard indiano Yuma si trovano invischiati in una storia di furti di cavalli che li porterà a conoscere il sedicente Don Pedro Alvarado Guzman e a salvare dalle attenzioni di alcuni malfattori una ricca possidente e suo figlio. In appendice a questa prima storia, che finisce dopo le canoniche 62 tavole di un volume francese “lungo”, ne inizia subito un’altra in cui il terzetto si sposta a Shumla dove la simpatica canaglia Pedro pensa bene di sostituirsi al temibile pistolero ingaggiato per fare le veci di sceriffo.

Accanto a situazioni stereotipate ce ne sono di più originali (non per questo più realistiche), i personaggi principali sono ben delineati e alcuni dialoghi sono divertenti e ben scritti.
Comunque solo i disegni avrebbero abbondantemente giustificato l’acquisto, Jesus Blasco è un mostro di bravura e poco importa se qua e là l’ispirazione fotografica si avverte con marcata evidenza. Oltretutto, la qualità di stampa è ottima.
In ultima analisi ho avvertito una curiosa sensazione di déjà vu, ma immagino che sia semplicemente dovuto al fatto che bene o male nel genere western si è già visto tutto e il contrario di tutto e le situazioni di partenza sono sempre quelle. Ma chissà che non abbia veramente già letto da qualche parte questo I Guerriglieri, anche se francamente non ricordo dove. Che poi... perchè «Guerriglieri»? Mica fanno la rivoluzione in Messico come i Los Gringos di Charlier e De La Fuente; però dal colofon risulta che pure in Francia siano stati presentati come Les Guerrilleros.

Mi è balenato nella mente il dubbio che questo volume sia frutto di rimontaggio, alcuni passaggi sembrano avere un ritmo troppo frenetico e sincopato e la gabbia quasi sempre bonelliana viene rispettata con un rigore sospetto. Però la prima storia finisce appunto in 62 tavole, quindi se rimontaggio c’è stato deve esserci stato a monte.

venerdì 14 febbraio 2014

Lo Speciale Lettori allegato a Gordon Link 6



Gordon Link era una divertente serie bonellide della Dardo, ideata e scritta niente meno che da Gianfranco Manfredi quando non era ancora l’autore acclamato che è oggi. Mi pare che all’epoca avesse già pubblicato dei racconti su Corto Maltese (illustrati da Crepax, Toppi, ecc.), ma in un Osservatorio sul Fumetto Popolare di Comic Art l’arrivo di Marcello Toninelli come sceneggiatore di Gordon Link venne salutato con entusiasmo, quasi con sollievo, a testimonianza di quanto Manfredi (già attivo nella letteratura, nel cinema e nella televisione) non avesse ancora alcun nome nel fumetto.
Ai disegni c’era principalmente uno studio diretto da Raffaele Della Monica, e a causa del tracollo della casa editrice Gordon Link chiuse i battenti dopo 22 uscite. Questo almeno è quello che scrive Salvatore, a me pare fossero di più.
Nell’Osservatorio sul Fumetto Popolare del numero 89 di Comic Art Francesco Manetti segnalava la tracotanza della Dardo, che a pochi mesi dall’uscita del suo bonellide gli aveva addirittura dedicato uno Speciale Lettori per approfondire i temi e i personaggi della serie. Ricordo che a suo tempo qualcuno si chiese anche «Quanti speciali dovrebbe allora dedicare ai suoi personaggi la Bonelli?», ma non sono riuscito a risalire alla fonte.
Io di Gordon Link non possiedo più nessun numero, ne avevo acquistato una decina tra i primi ma poi devo averli venduti. Lo Speciale Lettori allegato al numero 6 invece ce l’ho ancora (insieme al referendum che compilai ma non spedii), nell’attesa che un giorno, ne sono sicuro, valga miliardi. Eccolo:

martedì 11 febbraio 2014

Historica 16 - Attila vol. 1 - L'Invasione dell'Occidente



Dopo Vae Victis! e Le Sette Vite dello Sparviero la benemerita collana Historica ospita un’altra serie lunga che non si conclude in un solo volume. All’epoca della sua uscita per Alessandro Editore avevo snobbato Attila... Mon Amour incasellandola tra le serie più popolari del mercato franco-belga: meno male che ci ha pensato la Mondadori a farmi recuperare quello che, almeno da quello che ho potuto leggere finora, è un invece un fumetto molto bello e originale.
L’Attila del titolo è in realtà il coprotagonista di questa saga in sei volumi e divide la scena con l’affascinante Lupa, una donna che un temperamento ferino e la pelle di lupo che indossa bastano a spacciare per un mostro esotico da esibire nelle fiere. Nel 449 dopo Cristo l’Impero Romano d’Occidente sta per andare incontro al suo tramonto: i barbari Unni vanno ingraziati per frenare la loro sete di conquista. Tra i tanti doni che vengono fatti ad Attila da Cesare Augusto Valentiniano c’è anche Lupa, che eserciterà sul leader barbaro un fascino irresistibile. Farne la sua amante (tra l’invidia delle sue altre donne e soprattutto della sua favorita) sarà una mossa decisiva per Attila visto che con l’avanzare degli episodi Lupa rivela delle doti tattiche fuori dal comune e delle altrettanto inaspettate conoscenze sull’esercito e sugli usi e costumi dei Romani, che si riveleranno fondamentali per le fortune dell’avanzata unna. Il passato di Lupa ci viene svelato lentamente nel corso degli episodi e costituisce uno degli aspetti più interessanti della serie, tanto più che i flashback accompagnano con eleganza il progressivo ruolo egemone che Lupa avrà nella trama e alla corte di Attila.
Attila coniuga una grande precisione storica con la giusta dose di azione e avventura, e Mitton dimostra di essere molto ispirato nella scrittura (d’altronde già la scelta della protagonista è un bel colpo di genio). Il ritmo dei singoli episodi è gestito alla perfezione, contrappuntando ottimamente le varie scene e gestendo molto bene la suspence: prendiamo ad esempio la scena dell’incontro tra Attila e Bledda nel terzo episodio, o la stessa entrata in scena di Lupa. I personaggi, anche quelli che programmaticamente devono essere antipatici, sono resi con grande profondità e non manca occasionalmente qualche tocco d’ironia per stemperare, o almeno equilibrare, le sequenze più crude.
Sono molto ben congeniati anche i singolari cliffhanger con cui si conclude ogni episodio: non un semplice rimando a cose a venire ma una scena che rimette parzialmente in discussione quanto letto finora e che introduce nuovi particolari.
A volere trovare un difetto in Attila, va rilevato che i disegni di Bonnet non presentano sempre delle anatomie inappuntabili, soprattutto per quel che riguarda i volti. Ma (oltre al fatto che si è visto e si vede ben di peggio) mi sembra che col procedere della serie il disegnatore stia trovando una sua strada sempre più convincente.
Da notare che nell’introduzione Sergio Brancato non fa solo le solite considerazioni antropologiche molto interessanti ma guadagna spazio parlando del pericolo degli spoiler – e, vivaddio, evitando di farne!

domenica 9 febbraio 2014

Forse non tutti sanno che...

...la gloriosa collana Euramaster, nata a seguito del XIII della Panini e che per molto tempo pubblicò dignitosamente dell'ottima BéDé prima di ricadere nei viziacci dell'Eura (numerazione rifatta, balloon allargati, interventi redazionali, ecc.), ebbe una sua prima incarnazione come una sorta di Euracomix più moderna, con personaggi più recenti e una grafica un po' diversa.
Ne uscirono solo cinque numeri, con una periodicità spezzata a volte mensile e a volte bimestrale (ma tra il secondo e il terzo numero ci fu uno stacco di ben tre mesi, almeno a giudicare dai dati riportati in gerenza). A quanto pare i lettori non gradivano un clone di Euracomix, e difatti tutti i personaggi presentati su questa Euramaster prima serie emigrarono sull'altra collana.
Se vi chiedevate perché i volumi Euracomix di Spaghetti Bros. e di Morgan sembrassero cominciare in media res adesso sapete perché.
A complicare ulteriormente le cose c'è il fatto che l'Eura aveva già dedicato dei volumetti allegati a Martin Hel, Chiara di Notte e Spaghetti Bros., quindi nemmeno in Euramaster ci sono i primi episodi di queste serie. Cosa abbastanza ininfluente per Chiara di Notte e al limite anche per Martin Hel, ma piuttosto decisiva per Spaghetti Bros.
Purtroppo Euramaster fu anche il campo di prova per la colorazione al computer, e se i risultati dei successivi Euracomix erano quelli che tutti ricordano con raccapriccio, figuriamoci come potevano essere quei primi tentativi:
Addirittura, sul volume di Spaghetti Bros. la redazione ritenne necessario mantenere una delle terribili didascalie-mangia vignette con cui riassumevano la trama o la spiegavano ai lettori ritenuti meno attenti...
Al pari della "Biblioteca Eura" che presentò Lope de Aguirre, Fulù e Frank Cappa (esperimento concluso perché a suo tempo i lettori non gradivano degli omologhi di Euracomix dalla foliazione meno consistente) anche dell'esperienza di questa prima serie di Euramaster si è persa la memoria con la conseguente difficoltà nel ricostruire la bibliografia completa delle serie che ospitò, con l'unica eccezione di Chaco che non venne poi proseguita in volume con gli episodi di Casalla e di cui addirittura venne ripristinata la vera scansione degli episodi, senza spezzare il primo come era stato fatto su Lanciostory.
Ma forse, visti gli esiti, l'oblio non è un destino tanto immeritato per questi "Euracomix bis".

martedì 4 febbraio 2014

Ancora fumettisti che hanno prestato la loro opera per dei giochi di ruolo

O meglio, per dei librogames. In Italia Jacques Terpant ed Erik Juszezak sono praticamente sconosciuti (solo qualche volume pubblicato su Skorpio e Lanciostory), ma in Francia hanno entrambi delle carriere molto articolate e di successo. Il Verso Sud disegnato da Juszezak e pubblicato su Lanciostory, per dire, era scritto da Patrick Cothias.
A metà degli anni '80 hanno prestato la loro opera per illustrare la sfortunata collana autarchica di librogames francesi La Saga du Pretre Jean, vista anche da noi col titolo Misteri d'Oriente. Terpant fece anche le copertine, mentre per le illustrazioni interne si alternavano. Ignoro chi abbia illustrato il quinto volume, il primo e il quarto sono di Terpant e gli altri due di Juszezak (presentato erroneamente come D'Erik Juszezak).
Jacques Terpant sfoggiò uno stile decisamente "fumettoso", senza troppi fronzoli e apparentemente teso a cogliere il dinamismo delle scene d'azione e l'atmosfera delle scene oltre che l'espressività di uomini e mostri. Anche la mezzatinta impiegata aveva un ruolo più funzionale che decorativo. La qualità di stampa delle Edizioni E. Elle non sempre era buona, ma per fortuna Terpant non ne esce penalizzato:

Juszezak adottò invece uno stile molto elaborato, direi con una certa tendenza epica dove necessario. Purtroppo ebbe meno fortuna con la resa tipografica:
(vi ricorda nessuno questo uomo avvoltoio?)