venerdì 30 maggio 2025

Dylan Dog Gigante N. 24 - Daryl Zed: Il Cacciatore di Mostri

Dritto dal 2020 giunge questo volumetto, che non è una ristampa ma proprio quello che sarebbe dovuto uscire cinque anni fa dopo la prima pubblicazione sotto forma di albi. «Fumetto di un fumetto nel fumetto che, a sua volta, contiene un altro fumetto» lo definisce Roberto Recchioni nell’introduzione, e in effetti questa miniserie si basa su una serie di ardite mise-en-abyme riprendendo un fumetto-nel-fumetto del numero 69 della collana regolare creato appositamente per controbattere alla campagna diffamatoria dell’epoca contro i fumetti dell’orrore. Io però mi ricordo che Daryl Zed era anche il fumetto di successo di uno dei tre avatar di Sclavi in uno dei suoi romanzi (mi pare Non è successo niente), e coesisteva come fumetto con Dylan Dog: la cosa è perfettamente congruente perché il protagonista è anche confidente di Tiz, un altro degli avatar di Sclavi di quel romanzo che appunto trae spunto dalle storie di Daryl per scrivere Dylan Dog.

Il gioco di questo esperimento è il ribaltamento dei canoni della serie originale. Daryl Zed è quasi la versione speculare dell’Indagatore dell’Incubo: non crede nella bontà dei “mostri” e nella possibilità di una loro redenzione ma anzi dà loro la caccia per guadagnarsi da vivere, un po’ detective e molto cacciatore di taglie. Inoltre indulge nell’alcol, è molto sprezzante, non si abbandona a malinconie filosofiche e ama la violenza. La sua battuta caratteristica è «Giosafatte salterino», che ha tutta l’aria di essere un omaggio al «jumpin’ Jehosaphat» di Jonathan Cartland. E ripensandoci, hai visto mai che pure «Giuda ballerino» non fosse una citazione di quella serie, che Sclavi presentò generosamente (ma invertendone gli episodi, se ben ricordo) sul suo Pilot?

L’ambientazione è una specie di distopia pulp in cui varie tipologie di mostri, alieni o umani col dna corrotto, scorrazzano tra la gente comune. Un fantasma (anzi, un vampiro) torna dal passato di Daryl Zed ma la vera minaccia si rivelerà un’associazione tanatofoba che vuole eliminare i “mostri” con un virus appositamente creato. Viste le premesse mi aspettavo che la vicenda finisse con una rivelazione come quella de L’Uomo di Wolfland di Barreiro e Saudelli e infatti così è stato.

Il Cacciatore di Mostri è un fumetto scatenato e fracassone e Tito Faraci ha ben gestito la deriva metanarrativa in cui Daryl Zed incontra Dylan Dog, entrambi il personaggio dei fumetti preferito l’uno dell’altro: si dilungano in disquisizioni teoriche un po’ avulse dal contesto, ma quella scena avrà una sua giustificazione ironica nel finale. Ciò detto, il vero piacere per l’appassionato di Dylan Dog sarà vedere le varie citazioni dalla serie regolare e la trasformazione di molti punti fermi invertiti di senso: si comincia con un Johnny Freak che qui è un omicida telecinetico, un po’ come il Ken Parker “cattivo” del film muto che guardava Marvin il Detective avrà divertito gli appassionati di Lungo Fucile.

I disegni sono affidati a tre disegnatori diversi (i tre albi originali duravano 64 pagine) e chi più chi meno ha visto il proprio lavoro rovinato da quei fastidiosissimi retini colorati che a Sclavi devono piacere tanto, vedi le copertine del suo Pilot. Lo schematico Nicola Mari non ne esce troppo devastato, ma Angelo Stano che già di suo aveva inserito degli “effetti speciali” nelle sue tavole risulta molto mortificato e poco leggibile. Caso vuole che l’anemico Werther Dell’Edera abbia deciso di darci dentro coi tratteggi proprio per questo fumetto (oltretutto lasciandoli a matita, se ho ben capito) rendendo il tutto ancora più impastato e meno leggibile.

L’albo è integrato da finte pubblicità dell’immaginario giornalino e del merchandising di Daryl Zed e da una striscia dedicata a Dylan Dog realizzata da Sergio Algozzino (non molto esilarante, a dire il vero). Algozzino è anche autore dei colori, ma sono sicuro che la scelta dei fottuti retini sia stata un’imposizione dall’alto. Forse dallo stesso supervisore che non si è accorto che una scena che avrebbe dovuto svolgersi prima dell’alba è stata colorata come se fosse pieno giorno.

giovedì 29 maggio 2025

What If...? Topolino e i suoi Amici diventano The Avengers

Anche se siamo arrivati alla quinta uscita e il meccanismo non è più una novità, questo ennesimo What If…? Disney è molto divertente. Il concept è sempre quello: prendere una storia classica della Marvel e farla interpretare da topi e paperi; in questo caso è toccato a The Avengers numero 1.

Per quello che posso ricordare, il soggetto è un ricalco fedele di quella vicenda che fu il pretesto per creare il supergruppo della Casa delle Idee: Gastone-Loki scatena la minaccia di Pippo-Hulk per ripicca contro Paperino-Thor e quindi devono intervenire anche gli altri supereroi (che non si conoscono ancora) per fermarlo. Resto dell’idea che Topolino sarebbe stato perfetto per interpretare Capitan America piuttosto che Iron-Man, ma immagino che lo scrupolo filologico lo abbia impedito visto che in origine Capitan America comparve solo qualche numero dopo nella vecchia serie Marvel. Però è anche vero che qui c’è una Paperina-Lady Sif (forse c’era già all’epoca?) e francamente Pluto nel ruolo di Ant-Man mi sembra ridicolo, Steve Behling non poteva metterci Archimede o al limite Orazio?

Purtroppo come nel caso del primo di questi speciali la storia si legge molto in fretta e si avverte un po’ di rimpianto per lo sviluppo più articolato che avrebbe meritato. Ma alla fine non importa molto: l’importante è divertire il lettore e Behling e Luca Barbieri ci sono riusciti alla grande con tutte le situazioni buffe che si sono inventati.

Al di là di questo, il fumetto si segnala per i disegni straordinariamente dinamici ed espressivi di uno scatenato Alessandro Pastrovicchio molto generoso con tratteggi e dettagli. I colori sono opera dell’habitué Lucio Ruvidotti.

mercoledì 28 maggio 2025

Batman in Nove Vite

Cartonatino dal curioso formato orizzontale, i francesi direbbero “all’italiana”. Non viene indicato con precisione il periodo in cui si svolge la storia ma dal modello di un’automobile si intuisce che non ci troviamo prima del 1938. Dick Grayson, ex-poliziotto ed ex-acrobata, è un detective che si trova invischiato in una brutta storia, penalizzato oltretutto dal fatto che il commissario Gordon non lo vede di buon occhio visto che sua figlia Barbara lavora come segretaria per lui – e gli presta sconsideratamente l’auto che le ha regalato per il diploma.

Il cadavere di Selina Kyle viene ritrovato nelle fogne di Gotham e Bruce Wayne è uno dei sospettati. È stato proprio lui ad averlo rinvenuto nei panni di Batman dopo una furibonda lotta coi coccodrilli che popolano le fogne. Ma più probabilmente gli è stato fatto trovare apposta da chi lo ha stordito. Va specificato che in questo universo alternativo Batman è noto per essere il tirapiedi di Bruce Wayne.

La morte di Selina scoperchia il proverbiale vaso di Pandora visto che aveva dei rapporti praticamente con tutta la brutta gente di Gotham (e molta di quella “bella”) e ricattava tutti con foto e documenti compromettenti. Ma dove sono finite le chiavi della sua cassetta di sicurezza? Visto che Dick Grayson era stato fino a poco prima la sua guardia del corpo (e amante, uno dei tanti) anche lui finisce tra i sospettati. Nel mentre incombe il piano per una gigantesca rapina in cui sono coinvolti praticamente tutti i personaggi del fumetto, perlomeno quelli che arriveranno vivi al fatidico momento.

I testi di Dean Motter sono la quintessenza del noir: detective picchiati a sangue che tornano in pista imperterriti, cattivi pittoreschi, dialoghi taglienti e tanti personaggi e sottotrame buttati lì per intorbidire le acque, quando invece la soluzione del caso è tanto semplice da risultare beffarda! Al di là della lettura piacevole in sé, è molto divertente vedere la vasta rogues gallery di Batman reinterpretata in maniera gangsteristica e non come i supercriminali spesso ridicoli che sono di solito.

Le tavole di Michael Lark sono molto belle senza essere rutilanti. È elegante, espressivo e usa oculatamente il chiaroscuro. Inoltre è in grado di caratterizzare ogni personaggio con pochi tratti, dote non comune.

I colori di Matt Hollingsworth sono sicuramente azzeccati, ma forse Nove Vite avrebbe funzionato meglio in bianco e nero o con toni di grigio.

Ah, le «nove vite» del titolo non fanno riferimento alla natura gattesca di Selina Kyle ma ai giochi di parole dei titoli dei nove capitoli in cui è divisa la storia.

domenica 25 maggio 2025

Fumettisti d'invenzione! - 197

Mi permetto di integrare il divertente e interessantissimo volume di Alfredo Castelli con altri “fumettisti d’invenzione” e simili.

In grassetto le categorie in cui ho inserito la singola segnalazione e la pagina di riferimento del testo originale.

CARTOONIST COME COPROTAGONISTA OCCASIONALE – FUMETTI SERIALI (pag. 28)

WONDER WOMAN (IDEM)

(Stati Uniti 1941, in All-Star Comics, © DC Comics, supereroi)

Charles Moulton [William Moulton Marston] (T), Harry George Peter (D)

Ispirata sia alla mitologia classica che alla letteratura pulp, Wonder Woman nelle sue varie incarnazioni è sempre stata parte della trinità per eccellenza dell’universo DC insieme a Superman e Batman.

Logo in Wonder Woman Annual 2 (1989). George Perez (T), Ramona Fradon (D)

Forse anche sull’onda lunga della Crisis on Infinite Earths che riscrisse le origini dei supereroi della DC Comics, l’Annual del 1989 riassume la vita e le gesta della “nuova” Wonder Woman con l’espediente dei ricordi dell’agenzia pubblicitaria che ha avuto in carico l’immagine della supereroina. I testi sono del titolare George Perez mentre il resto della produzione compresi colori e lettering (e alcuni testi) sono appannaggio di fumettiste donne.

Tra le varie campagne pubblicitarie messe in atto ne venne fatta una tramite un fumetto, ovviamente riportato nell’Annual: Play like scritto da Lee Marrs e disegnato da Trina Robbins (autrici provenienti dai fumetti underground). A fare da cornice a questa storia ce n’è un’altra, Logo, in cui Wonder Woman si relaziona con la Robbins.

CINEMA  (pag. 81)

SEPARATION (SEPARAZIONE)

(Stati Uniti 2021, horror)

Regia: William Brent Bell; sceneggiatura: Nick Amadeus e Josh Braun, con Rupert [William Anthony] Friend (Jeff Vahn), Madeleine [Kathryn] Brewer (Samantha Nally), Violet [Elizabeth] McGraw (Jenny Vahn)

Jeff è un fumettista male in arnese il cui matrimonio sta naufragando e con esso la possibilità di avere ancora contatti con la figlia dopo che la sua futura ex-moglie Maggie, spalleggiata dal padre avvocato, ne chiede l’affido esclusivo con la prospettiva di trasferirsi lontano da lui.

Le cose peggiorano ulteriormente quando Maggie viene investita da un pirata della strada e la piccola Jenny sembra comunicare con una entità sovrannaturale nascosta nella soffitta di casa.

Pseudofumetto: costretto ad accettare lavori minori come inchiostratore, Jeff aveva realizzato insieme alla moglie un fumetto di successo: The Grisly Kin, da cui si sarebbe dovuta trarre un serie televisiva che avrebbe risolto i problemi economici della coppia.

Fuori tema: fumettisti non d’invenzione: citazioni, caricature, camei; fumetti biografici; metafumetti e autoreferenzialità; parodie

FUMETTI BIOGRAFICI (pag. 63)

BARA WA SHURABA DE UMARERU: 70 NENDAI SHOUJO MANGA ASSISTANT FUNTOUKI (L’ASSISTENTE DELLE ROSE)

(Giappone 2020, Nami Sasou, biografico)

Nami Sasō

I micidiali ritmi di lavoro del fumetto giapponese ricostruiti da chi li visse in prima persona. Dopo il debutto in giovane età con lo pseudonimo Naoko Sasao, l’autrice ha realizzato alcune opere personali tra il 1976 e il 1981 ma si è dedicata più che altro a fare da assistente alle mangaka più importanti del periodo d’oro degli shojo, gli anni ’70.

[ALTRO] PUBBLICITA’ (categoria non presente nel volume di Castelli)

OPEL FRONTERA (2025)

Una famiglia viene trasportata all’interno di un comic book dove sperimenta le prestazioni del nuovo SUV ibrido o elettrico della Opel.

Pseudofumetto: il fumetto stesso si intitola Frontera.

venerdì 23 maggio 2025

Batman: Stirpe Condannata

Sette anni dopo una serie di efferati omicidi ne inizia un’altra, mentre Bruce Wayne non fa più quegli incubi spaventosi che pensa gli servissero a confinare il suo istinto violento nell’innocuo mondo dei sogni. Per entrambi i problemi ricorre all’aiuto di una ragazzina preveggente, figlia adottiva di un medico che “curava” con metodi non ortodossi. C’è un meccanismo esoterico in atto: qualcuno compie un rituale omicida basandosi sui cinque punti-chiave del simbolo della croce e ne ricava così poteri con cui continuare a perpetrare i suoi omicidi. Storicamente, ammesso che i racconti siano veri, il fenomeno è stato accompagnato da eventi nefasti visto che ogni omicidio apre un po’ di più le porte dell’inferno. E infatti dopo i primi tre casi a Gotham cominciano ad aggirarsi creature demoniache.

La trama si snoda rapida e lineare, eccezion fatta per una falsa pista e soprattutto per un inserto diaristico che rallenta in maniera drastica il ritmo. La rivelazione sull’identità dell’assassino mi è sembrata ben congegnata e il contesto sovrannaturale intriso di misticismo è piuttosto originale per Batman, almeno per come lo conosco io. Può darsi che Stirpe Condannata si legga troppo in fretta, fatto salvo l’inserto di cui sopra, ma ovviamente lo scopo principale della sua esistenza sono i dipinti di George Pratt. In un altro contesto li avrei trovati inadatti, se non proprio “sbagliati”: Batman e Bruce Wayne cambiano fisionomia di vignetta in vignetta, certi dettagli sono poco più che sketch a cui è stata messa una pezza coi colori e ogni tanto Pratt ha pasticciato troppo con le tempere (o gli acrilici o quello che sono). In questo contesto però queste scelte, che siano dettate da fretta, pigrizia o ponderazione, sono funzionali a evocare l’orrore nascosto di molte sequenze e le derive deliranti di Bruce Wayne.

mercoledì 21 maggio 2025

Intanto, in Norvegia...


…un tizio si è procurato tutti (o quasi) i fumetti (e non solo) pubblicati da alcune case editrici statunitensi underground o comunque indipendenti ma anche da sottoetichette autoriali. E ci ha costruito attorno degli indici che rimandano a ogni singola serie o one shot fornendone una recensione circostanziata (e spesso divertente da leggere) e della rassegna stampa laddove possibile. Ricostruisce anche la storia delle attività, delle politiche editoriali e delle vicissitudini delle case editrici. Nel novero non rientrano etichette misconosciute con pochi titoli all’attivo, ma colossi (beh, relativamente al settore alternativo) come Eclipse, Kitchen Sink e Pacific. Tocca fare un po’ la spola nei suoi vari blog per ricostruire il tutto ma mi pare che ne valga abbondantemente la pena. Ecco a cosa serve internet.

domenica 18 maggio 2025

Il Signore dei Ratti

Da quello che si evince dalla postfazione e dal numero di ristampe che ha avuto, questo fumetto è uno dei più grandi successi di Leo Ortolani. Al di là del fascino sempreverde dell’opera tolkieniana parodiata (e quando uscì nel 2004 godette anche del traino della trilogia cinematografica), è uno di quei lavori in cui l’autore faceva ancora recitare il suo conosciuto e consolidato cast di personaggi, pescando anche da Venerdì 12, senza azzardare nuovi protagonisti e nuovi scenari tutti da testare.

Pur con la necessità di contenere il materiale di partenza nella dimensione di 64 pagine da sei vignette in media per tavola, la riduzione è fedele. D’altra parte Leo Ortolani si dichiara fan de Il Signore degli Anelli. Gli oltre vent’anni trascorsi della prima pubblicazione si fanno sentire, l’umorismo è piacevolmente caotico e a volte un po’ greve e in quell’epoca precedente a Cinzia l’autore non si faceva problemi a inanellare doppi sensi e situazioni piccanti con l’elfa Annabello/Cinzia Otherside.

Ci sono gag visive, giochi di parole, citazioni, trovate surreali, parodie e quant’altro ma nonostante questo non ho trovato Il Signore dei Ratti una delle opere più esilaranti di Ortolani. È sicuramente una lettura accattivante, ma al massimo mi ha fatto sorridere senza raggiungere l’ilarità di altri suoi lavori. Sarà che verso la fine imbocca qualche scorciatoia metanarrativa che rende il tutto meno coinvolgente. Assolutamente geniale invece il finale della storia con la rivelazione di quello che si sarebbe dovuto impedire, e che invece è successo lo stesso – ma si tratta di una trovata valida in sé, funzionerebbe anche in un contesto non umoristico.

Interessante una curiosità metaeditoriale: la presenza di Shelob nel testo di partenza offre a Ortolani il destro per far apparire il suo, di Ragno, ovvero la personificazione dello sfruttamento intensivo dei fumetti con variant cover, versioni estese, gadget, ecc. Nel 2004, quando il fumetto venne pubblicato per la prima volta, fu quindi paventata scherzosamente nei dialoghi la futura uscita di una versione estesa de Il Signore dei Ratti per rimediare ad alcuni salti narrativi del fumetto che invece era stato proprio impostato così – dopotutto i film di Peter Jackson seguirono quel destino in dvd e quindi come ipotesi non era così balzana, e anche Salvador Dalí integrava la sua autobiografia di sempre nuovi aneddoti per costringere i lettori a comprarsi le nuove versioni. In realtà una extended edition non era mai stata nelle intenzioni dell’autore, che però in questa sede appaga parzialmente la fame dei fan con una generosa sezione (una dozzina di pagine) di contenuti extra ovvero sequenze e variazioni sul tema che all’epoca non realizzò e che ha concretizzato appositamente per questa «Special Edition».

Ignoro quali fossero le caratteristiche della prima edizione e di quelle successive, questo è un cartonato di grande formato stampato a colori (realizzati da Lorenzo Ortolani) su carta patinata. La copertina con effetti metallici presenta un disegno inedito realizzato appositamente. Introduzione ed editing di Andrea Plazzi, che compare anche nel fumetto come personaggio grottescamente “multitasking”.