venerdì 30 gennaio 2026

The Originals

Era da tanto che volevo leggerlo e finalmente mi sono tolto lo sfizio. The Originals è un’opera piuttosto particolare di Dave Gibbons, che non parla di supereroi o altri argomenti popolari e mainstream ma è basata sui suoi ricordi di mod, quella sottocultura giovanile che si sviluppò nel Regno Unito sessant’anni or sono e si contrapponeva (anche fisicamente) a quella dei rockers. Ebbe un suo momento di notorietà anche in Italia grazie a quel paraculo di Ricky Shayne che invertì i termini della questione spacciando per “mod” l’estetica e la musica che invece erano tipiche dei loro nemici naturali: in Italia nessun giovane avrebbe ritenuto indice di ribellione un’acconciatura curata, vestirsi con ricercatezza e guidare una Vespa (“mod” dovrebbe essere l’abbreviazione di modernist, mi pare).

L’ambientazione è un’Inghilterra in cui un’atmosfera anni ’60 perfettamente evocata convive con elementi fantascientifici. I mods qui sono gli eponimi originals mentre i rockersgrease» li chiamava il giovane Gibbons) diventano i grits.L’ambientazione è un’Inghilterra in cui un’atmosfera anni ’60 perfettamente evocata convive con elementi fantascientifici. I mods qui sono gli eponimi originals mentre i rockersgrease» li chiamava il giovane Gibbons) diventano i grits.

Lel e Bok sono degli aspiranti originals ma appena finita la scuola le finanze per comprarsi una lambretta levitante sono quelle che sono. La grande occasione si presenta quando, dopo aver “taggato” un muro con il logo dei loro idoli, ne incontrano nientemeno che il capo con tutta la ciurma e li guidano verso un covo di grit, partecipando attivamente alla missione punitiva che vi avrà luogo. L’iniziazione è avvenuta, adesso sono accettati nel branco e possono finalmente frequentare i locali degli originals, ma devono ancora procurarsi i loro “hover” (le sbriluccicanti lambrette levitanti cromate). Lel, che con Bok già si dedicava all’assunzione di droghe, comincia a spacciarne e il suo credito presso gli originals cresce sempre di più.

La vita procede a ritmi indiavolati e alla banale quotidianità familiare Lel contrappone gli scontri coi grit, le corse in Vespa (pardon, hover), lo sfogo sulle piste da ballo, la gag ricorrente del rimbalzo dell’aspirante original Warren, che alla fine ottiene il suo posto nel branco in virtù delle finanze della zia e delle amicizie giuste. In questo contesto Viv, la ragazza di Lel, è la voce (inascoltata) della ragione e l’unica che capisce quanto infantile sia quella vita. Comincia a vedersi qualche crepa ma la vera tragedia è dietro l’angolo.

Probabilmente ispirandosi ai tafferugli di Brighton, Gibbons imbastisce nella Drinkwater Dome (una sua felice invenzione di architettura ludica) uno scontro epocale tra bande che avrà degli strascichi drammatici. Gli impermeabili degli originals con quei baveri che coprono tutto il viso sembravano ridicoli, ma proprio per questo avranno un ruolo determinante nello sviluppo della trama e tra uno scambio di persona e l’altro i protagonisti andranno incontro al loro destino.

Forse da parte di Lel c’è una minima presa di coscienza, come testimonierebbe l’ultima correzione che fa alle scritte sul muro, ma nessuna redenzione: solo un finale amaro.

Si potrebbe dire che nonostante il titolo non ci sia poi molto di originale in questo fumetto e, tra Rusty il selvaggio e I Guerrieri della Notte passando ovviamente per Quadrophenia, certe situazioni e certe ambientazioni siano già state sviscerate altrove. Gibbons però conduce il gioco magistralmente, con le giuste dosi di pathos, azione e anche ironia. E poi il materiale di partenza è quello, quasi un sottogenere a se stante, per forza di cose certi topoi devono riproporsi, anche se in questo caso nobilitati idealmente dalla testimonianza diretta di un autore che prese parte attiva a quel mondo pur senza viverne gli aspetti più esagerati – che poi pare che esagerati lo fossero davvero, ma dalla stampa scandalistica inglese che campava ingigantendo o inventandosi di sana pianta i fatti!

E forse si può vedere in controluce anche una certa disincantata distanza da quelle mode spacciate per ideali e magari Gibbons con le finte pubblicità che occasionalmente costellano il fumetto voleva mostrare come le sottoculture giovanili siano in realtà solo una maniera di arricchire le industrie della musica, della moda e dei motocicli – oltre che i barbieri più avveduti.

Ecco, venendo alla parte grafica è ovvio che Dave Gibbons è sempre Dave Gibbons e quindi è inutile aspettarsi virtuosismi. Onore al merito, gli va comunque riconosciuta una certa attenzione a personalizzare i vari attori in scena (col suo stile un po’ scarno non è facile) e soprattutto una grande cura nel design di interni, edifici e abbigliamento. The Originals è stato realizzato a mezzatinta con qualche sano effetto analogico come gli incasinatissimi decori Op Art e le luci granulose dei motoveicoli (aerografo o pastelli?). L’attenzione è posta maggiormente sull’aspetto grafico che non su quello estetico, una scelta tutto sommato positiva perché la qual cosa si concretizza anche in una composizione funzionale delle tavole e in un alternarsi avveduto di pagine canoniche e altre riempite in parte o del tutto di masse nere, coi conseguenti effetti drammatici.

Forse The Originals non è un fumetto adatto a un pubblico molto vasto, ma quelli che lo apprezzeranno probabilmente lo apprezzeranno veramente tanto.

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