martedì 9 giugno 2026

Ho ucciso Adolf Hitler e altre storie d'amore

Irretito dal 25% di sconto ho acquistato questo vecchio (neanche tanto: 2019) volume della 001.

Sono raccolte 3 storie di Jason, autore di cui ho già letto qualcosa e che mi era anche abbastanza piaciucchiato.

Nella prima, Perché lo fai?, un uomo depresso per la rottura con la sua donna viene incaricato da un amico di innaffiargli le piante mentre sarà via: almeno così uscirà di casa e riaffronterà il mondo. Oh, no! Un’altra “storia” intimista? Fortunatamente no: il nostro “eroe” si trova invischiato in una trama hitchcockiana e finisce per essere accusato dell’omicidio del suo stesso amico dopo averne colto sul fatto il vero killer. Costretto alla fuga, trova riparo presso una buona donna e la sua bambina, manco fossimo in un film di Bresson. Un thriller appassionante con momenti di una certa ilarità, peccato che non ho capito il finale.

La seconda storia, I lupi mannari di Montpellier, ha per protagonista Sven, un anseatico in terra di Francia che vive rubando di notte negli appartamenti travestito da lupo mannaro, come se fosse la cosa più normale del mondo. Meno male che ci viene spiegato che si traveste, altrimenti i disegni di Jason non permetterebbero di capirlo. Le sue giornate le trascorre invece giocando a scacchi con un amico al parco o a poker con la coppia di dirimpettaie lesbiche. Il punto è che a Montpellier i licantropi esistono davvero e non gradiscono che qualcuno che non fa parte della loro cerchia scorrazzi nel loro territorio. Ma tutto è bene quel che finisce bene, anche a costo di far scoppiare la coppia di amiche e di finire infettato davvero con la licantropia. Una storia leggera e carina.

Anche l’ultima storia, quella che dà il titolo al volume, è molto simpatica. Un assassino a pagamento viene incaricato di uccidere nientemeno che Hitler. Ad assoldarlo è uno scienziato che ha inventato la macchina del tempo, che richiede tanta energia da poter essere usata solo ogni 50 anni. Ma le cose non vanno come previsto: tra paradossi temporali (neanche troppo arditi) e una storia d’amore che attraversa i decenni anche qui ci sarà il lieto fine.

Tutte le tavole sono organizzate su quattro strisce e, a parte nella prima storia, ripropongono sempre la stessa struttura regolare a otto vignette. Il disegno di Jason sarà pure raffinato e anche abbastanza dinamico, ma i suoi personaggi sono solo cani (o quello che sono) e corvi (o quello che sono) e si distinguono solo per il colore dei vestiti. Nelle storie con più personaggi diventa estenuante ricordarsi chi è chi, e nemmeno gli espedienti di Jason per far apparire un personaggio un po’ diverso dall’altro, come le rughe di vecchiaia, funzionano bene. I licantropi, poi, non capisco da cosa si distinguano dagli altri: forse i denti aguzzi? L’espressività è ridotta al minimo, direi che quasi non c’è. Anche se Jason gioca molto sui silenzi e sulla struttura delle tavole, rimpiango come nel caso di Lauzier quanto sarebbero state più efficaci queste storie disegnate in maniera realistica.

Dalla loro lunghezza intuisco che in origine erano state pubblicate come classici volumi cartonati franco-belgi: la prima conta 45 tavole e le altre due le canoniche 46. Per la sintesi del disegno, i dialoghi diradati e la procedura a gag si leggono molto velocemente, direi meno di una ventina di minuti l’una; non so come possono averle accolte i lettori francesi e belgi. Verrebbe anzi da chiedersi se valesse la pena la spesa per quelle che sono barzellette appena un po’ rimpolpate, per quanto divertenti. Molto meglio questa edizione antologica, quindi, dove il formato più piccolo non incide sulla godibilità dei disegni, visto che sono così rudimentali? Direi di sì, ma l’accumulo di situazioni surreali potrebbe venire a noia, quindi ne consiglierei una lettura centellinata.

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