mercoledì 3 giugno 2026

DC Facsimile Edition: Flash 105

Ecco, a proposito di materiale arrivato in fumetteria mentre ero via. Ma è roba che risale agli inizi del 1959: parlarne con qualche settimana di ritardo dall’uscita italiana non sarà poi così grave.

Dunque, tra i pochi altri DC Facsimile che ho preso questo è il peggiore. Contiene due storie di Flash: nella prima un abitatore della Terra di 8 milioni di anni fa riemerge dall’animazione sospesa e coi suoi poteri mentali vuole soggiogare i terrestri. Per farlo gli servono dei componenti non precisati che ruba in giro e ciò fa intervenire Flash, che viene catturato ma si libera grazie all’applicazione pragmatica della sua velocità. Mi pare sia una scemenzuola scialba e banale anche per l’epoca.

Con la seconda storia, almeno, si ride di gusto per le corbellerie che inanella: quando era ancora in prigione il rapinatore Scudder ha scoperto che lo specchio che aveva rovinato sbagliandone l’argentatura tratteneva per alcuni minuti l’immagine di chi vi si era specchiato. Uscito di galera si è costruito una macchina per creare degli ologrammi ante litteram a partire dalle immagini “registrate”. Visto che lo spunto non era ancora abbastanza ridicolo, Scudder ha pure inventato il “controlla immagini” con cui può telecomandare queste proiezioni 3D. E così si crea la propria copia di un cassiere della stessa banca in cui Barry Allen, guarda caso, deve andare a riscuotere un assegno. Messo sull’attenti dall’aspetto “speculare” del ragioniere Wilkins, il solerte poliziotto-supereroe lo segue non senza difficoltà (le immagini si muovono alla velocità della luce e possono anche surclassare Flash) fino a giungere alla tana di Mirror Master, una vecchia magione in cui il criminale (che comunque non abbiamo visto rubare manco un penny) gli lancia addosso il riflesso ingigantito di una zanzara e persino di un minotauro. Questi però si rivelano ben materiali, altro che immagini virtuali. Staccando la corrente all’impianto della villa Flash vanifica gli attacchi dei riflessi, che hanno bisogno della luce per esistere, e cattura il villain – che, ripeto, non sembra aver commesso alcun delitto. Forse la supervelocità di Flash gli dona anche una specie di infravisione, altrimenti non si spiega come possa acciuffare Mirror Master gironzolando nel buio più pesto in una casa che non conosce. Ma mi pare evidente che con questo tipo di storie non sia il caso di farsi domande. Forse la breve lunghezza ha influito sulla loro qualità: 12 pagine la prima e 13 la seconda, oltretutto ridotte anche dalle splash page iniziali e da alcune “strisce” occupate da pubblicità (e nella prima si sprecano anche un paio di pagine per rinarrare le origini di Flash) ma penso che all’epoca si pubblicasse con gli stessi criteri e per lo stesso pubblico infantile anche materiale un po’ più originale o almeno verosimile pur nell’intorpidito contesto dei supereroi.

Il resto dell’albo è occupato da curiosità scientifiche rese anche a fumetti (ma visto che nella storia con Mirror Master viene detto che un aeroplanino di carta può attraversare il legno non so quanto siano attendibili) e da varie inserzioni che per la prima volta in questa sede vedo accompagnate dal disclaimer «Pubblicità d’epoca incluse per accuratezza storica». Non dico che le reclame in rima di dolciumi e leccalecca siano la parte migliore dell’albo ma solo perché se la giocano con gli annunci degli altri fumetti della DC e con la pubblicità progresso delle tessere bibliotecarie.

Francamente non capisco perché la Panini abbia scelto proprio questo numero di Flash per farne un DC Facsimile: forse perché nella prima storia vengono riassunte le origini del protagonista o forse perché Mirror Master è un personaggio importante nella cosmologia DC. Se non ricordo male all’epoca la DC si guardava bene dall’attribuire la paternità di testi e disegni. La Panini segnala come autore dei primi John Broome e come responsabili dei secondi Carmine Infantino e Joe Giella (che con Ira Schnapp realizzarono la copertina). I colori sono opera di Richmond Lewis; se non ricordo male è quella che colorò Batman Year One e in effetti una colorazione moderna ci vuole visto che i retinoni della Silver Age pensati per essere assorbiti dalla cartaccia newsprint vengono uno schifo su carta patinata come questa.

Un albetto cui accostarsi principalmente per motivi filologici, quindi, o per ridere dell’ingenuità dei nostri nonni (o padri, a seconda dell’età).

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