martedì 8 marzo 2011

intervista ad Angel Lito Fernandez

Angel Alberto Fernandez è stato uno dei pilastri dell’Eura, e oggi dell’Aurea. Praticamente ha accompagnato da sempre e costantemente i lettori di Lanciostory e Skorpio, uscendo addirittura dai confini dei settimanali per realizzare degli albi bonelliani (Leo Morgan su Formula 4 e soprattutto il bimestrale Martin Hel).
Suoi sono i disegni di due serie fondamentali dei primissimi anni dei settimanali: Larry Mannino – Distretto 56 (scritto da Ray Collins) e Calico Jack (testi di Carlos Albiac). In realtà il protagonista della prima serie in origine si chiamava Zero Galvàn e il vero titolo della seconda serie era A travès de Oceania ma all’epoca l’Eura non si faceva tanti problemi ad “adattare” i fumetti...
La presenza di Angel “Lito” Fernandez sui settimanali è stata ininterrotta sino a oggi. Finito Larry Mannino, ad esempio, su Lanciostory c’era già John Smith a prenderne il posto e ad accompagnare i lettori per diversi anni (pur con una lunga pausa) fino al 1989.
Skorpio non fu da meno e oltre a Calico Jack presentò Bull Rockett, Samoa Kent, Gala, Grace Henrichsen, Mafia a luci rosse...
Fernandez ha lavorato praticamente con tutti gli sceneggiatori argentini (anche se le sue collaborazioni con Wood e Collins sono sicuramente le più famose) e a cavallo degli anni ’80 e ’90 ha prestato la sua arte anche a due sceneggiatori che all’epoca erano poco più che esordienti, Mazzitelli e Slavich, con cui ha prodotto molte altre serie e miniserie di alto livello. Citando alla rinfusa: Browning & Cooper, Cannon, La morte non fa trucchi, Eredità di sangue, Videoman, L’Attore.
E accanto a tutta questa produzione seriale e continuativa va ricordata anche la sterminata produzione di “liberi”, storie autoconclusive senza protagonisti fissi. Tra i tanti, merita la segnalazione almeno Loco Jones, 10 anni dopo scritto da Carlos Trillo[1].
Ma dal 1992 in poi il suo nome è legato indissolubilmente a uno dei personaggi-simbolo dell’Eura, e tra i suoi maggiori successi: Martin Hel.
Ben lungi dall’essere assorbito completamente da Martin Hel nonostante la mole di tavole che deve produrre (12 pagine settimanali a cui si aggiungeranno 96 pagine bimestrali nel 1995), Fernandez continua a produrre molto altro materiale, come ad esempio la serie True Crimes scritta da Cinzia Tani.
Chiaramente la produzione di tanto materiale e di qualità tanto alta non è possibile per un uomo solo e Lito Fernandez è celebre per essere stato il maestro di moltissimi disegnatori che oggi sono validi professionisti e che agli esordi hanno fatto da assistenti proprio per lui.
Nonostante sia stato una delle figure più rilevanti dell’Eura (e continui ad esserlo tutt’oggi per l’Aurea) solo recentemente su Lanciostory gli è stata dedicata una serie di puntate della rubrica Nuvolette.
Benché legato quasi esclusivamente all’Eura, in Italia abbiamo visto opere di Fernandez anche per Comic Art e più recentemente presso Sergio Bonelli Editore, per cui dopo il numero 17 di Demian ha avuto l’onore di essere scelto per disegnare un Texone.
Tra le altre cose, Fernandez ha realizzato su testi di Robin Wood uno dei volumi celebrativi per le Colombiadi, di cui in Italia al momento si è visto solo quello scritto da Zentner e disegnato da Mattotti.


Le notizie che abbiamo su di Lei in Italia sono piuttosto frammentarie e vengono ripetute identiche da tutte le fonti: sappiamo solo che è nato nel 1941, che disegnò classici argentini come Misterix, che ha lavorato anche per l’Inghilterra e che ha frequentato la Escuela Panamericana de Arte seguendo i corsi di Alberto Breccia e Angel Borisoff. E nel volume Speciale Eura uscito per Lucca Fumetto nel 1994 Robin Wood ha detto che Lei ha 9 figli. Tutto qua. Cos’altro può dirci di sè?


Todo lo dicho es correcto, seguramente, mi familia ha sido la fuente de inspiración de mi gran producción. Tengo 5 hijos de mi primer matrimonio y 4 del segundo. La familia se sigue agrandando ya que próximamente nacera mi nieto número 14.

Il disegnatore Pablo Fayó ha detto «È normale sentire dire ai vecchi disegnatori che a loro non piace il fumetto. Lavorano nel fumetto, amano la grafica e la pittura ma non leggono i fumetti»[2]. Io invece credo che Lei ami veramente il fumetto, come testimoniano i Suoi studi e il fatto che abbia ripreso diversi fumetti altrui. Mi sbaglio o effettivamente è così? Mi ricordo di avere letto da qualche parte che Lei possiede anche un disegno originale di Moebius con dedica.

Amo profundamente la historieta desde el momento en que por equivocación (y no por vocación) entré al aula en la que daba clase el maestro Alberto Breccia. Pablo Fayó dice que no leemos historieta, algo de cierto hay, me encanta “leer” gráficamente las historietas, es decir qué me cuenta el dibujante, cuál es su narrativa y qué tan acertada es la simbiosis entre el guionista y su intérprete gráfico. En cuanto al dibujo de Moebius, desde que vino a Argentina y oficié de su chofer y ocasional confidente, allá por los ’70, decora mi estudio.

Una delle poche cose che sappiamo di Lei è che ha lavorato anche per il Daily Mirror: che tipo di lavoro ha svolto? Caricature, illustrazioni o veri e propri fumetti?

Realicé una historieta de guerra, semanal, fue en la década del ’60.

Qual è stato il Suo primo lavoro professionale in Argentina?

Esa es una historia digna de una historieta. Fue guionada por mí y era de aventura, tipo Jim de la selva. Salió publicada en “Día D” y la fui haciendo mientras estudiaba con Breccia, el editor Donadio fue a buscar nuevos valores a la Panamericana (la escuela emblemática, donde se enseñaba historieta con los popes de ese momento: Ugo Pratt, Arturo del Castillo, etc.) Los alumnos mostramos nuestros trabajos y fui seleccionado, nunca cobré. Lo trágico es que poco después, Donadio fue envenenado por su esposa, cosa que muchos dibujantes fantasearon hacer ya que el susodicho solía “olvidarse” de pagar a sus colaboradores.

Nel primo numero dello Skorpio argentino (1974) compare il primo episodio di Precinto 56, remake di un fumetto che Ray Collins scrisse per Misterix e che dal 1963 disegnò José Muñoz [3]: fu un’idea di Collins riprendere quella serie o l’idea fu dell’editore?

A decir  verdad, no lo sé, cuando yo llegué ya estaba todo resuelto.

Precinto 56 è una serie che mi ha sempre affascinato. Ho notato che con il procedere degli episodi le fattezze del protagonista cambiavano, inizialmente aveva dei baffi sottili vagamente alla Clark Gable e alla fine aveva un aspetto quasi animalesco, più somigliante a Charles Bronson. È stato un fenomeno involontario oppure ha voluto sottolineare con i disegni il trascorrere del tempo, l’inasprirsi della violenza nel mondo, o l’incupirsi della situazione politica nell’Argentina dell’epoca?
evoluzione dell'aspetto di Zero Galvan/Larry Mannino

Quiero resaltar la agudeza de tu análisis tan certero. Quería buscar una tipología muy masculina, y consultando con mi mujer, ella me sugirió a Clark Gable, galán descubierto por ella durante su adolescencia; lo curioso es que luego su preferencia se inclinó hacia Charles Bronson y siguiendo la evolución de sus gustos, Larry Mannino también cambió. Sin duda que la situación política ha tenido y tiene una gran influencia en la producción creativa de cada tiempo, más allá de lo anecdótico del caso, la violencia tan crudamente expuesta entonces, se manifestaba gráficamente funcionando como una catarsis. 

Sempre a proposito di Larry Mannino: nel numero 38 della rivista italiana L’Eternauta vennero messe a confronto due versioni diverse di una tavola di Precinto 56, una disegnata da Martinez e l’altra ovviamente disegnata da Lei. È normale che prima di partire con la produzione di un fumetto seriale ci sia più di un disegnatore che fa le prove per vedere chi è più adatto, ma questa circostanza è un po’ strana perchè la tavola in oggetto fa parte di quello che in Italia è il 7° capitolo, quindi già avanti nella serie. Forse la serie sarebbe dovuta passare a Martinez?

Ignoro este episodio, lo que te puedo decir es que Martínez es el dibujante argentino Chiche Medrano, ya fallecido y quien jamás me mencionó nada al respecto.

Da chi partì l’idea di riprendere Bull Rockett? Fu un’idea Sua o della Record? Su Skorpio 9 del 1978 si parlò di un Suo «amico scrittore» che Le aveva fornito il soggetto[4].

La idea fue de Record, y sin duda que la referencia era a Héctor Germán Oesterheld; cuyo domicilio era desconocido.

L’attribuzione dei testi di Bull Rockett mi pare sia un po’ problematica, di certo gli ultimi episodi li scrisse Barreiro. I primi episodi furono scritti da Oesterheld?

Efectivamente así fue. Osterheld fue desaparecido junto a sus hijas por la Junta Militar de Gobierno. Suelo hablar con Elsa Sánchez, su viuda, quien está recibiendo merecidos y tardíos reconocimientos.

Il Suo stile mi ricorda molto quello di Frank Robbins, però forse è solo un caso perchè nei primi episodi di Dennis Martin (quelli che ho potuto vedere io, almeno)[5] mi pare ci sia più uno stile caricaturale, al massimo un tocco di Milton Caniff se proprio vogliamo trovare dei riferimenti.
L’influenza di Frank Robbins c’è effettivamente stata oppure si tratta di un caso?

Frank Robbins es mi primera influencia. Mi padre tenía un reparto de diarios y uno de sus clientes era Ramón Columba, dueño de la legendaria editorial. Me contacté con él a los 14 años, mi padre fue el puente. Muy generosamente, don Ramón me aconsejó mirar a Frank Robbins. Hice mis primeras experiencias amalgamando, un par de años después, lo aprendido en la escuela Panamericana con las historietas que editaba Columba y que yo tenía a mano por el trabajo de mi padre.

Secondo me il Suo stile ha anche delle componenti umoristiche, e in effetti molte storie che abbiamo visto anche in Italia hanno un lato grottesco (Fog, Undermédanos) o comunque ironico (Browning & Cooper, La Torre dei Miracoli, ecc.) – Lei ha anche prodotto opere propriamente umoristiche, come hanno fatto ad esempio Enrique Breccia e Domingo Mandrafina?

Como en la vida, el humor se cuela en mi trabajo, será por esto que me divierte tanto dibujar.

Come è stato il Suo rapporto con Columba? Non ci furono problemi quando, con la nascita di Skorpio nel 1974, molti disegnatori passavano da un editore all’altro oppure lavoravano contemporeaneamente per entrambi?

Si bien hubo al principio algunos conflictos, fueron superados posteriormente, la responsabilidad de una familia numerosa me ha orientado a  limar asperezas y a “encontrarle la vuelta” a mi trabajo. Los  historietistas tenemos altos y bajos, y es difícil encontrar quien tenga su situación económica resuelta, los mercados, que ya  eran fluctuantes,  se fueron tornando cada vez más difíciles.

In Italia Le è stata attribuita anche la paternità dei testi di alcuni fumetti, sempre disegnati da Lei: ad esempio Samoa Kent, che però dovrebbe essere stato scritto da Roger King. Queste omissioni erano abbastanza normali per l’Eura ma anche Comic Art pubblicando la storia Una probabilità su mille (su L’Eternauta 134) ha indicato Lei come unico autore: Lei ha quindi anche scritto occasionalmente fumetti oltre a disegnarli?

No tenía conocimiento de esto, y voy a ser muy categórico al respecto,  no soy guionista ni nunca lo he sido, salvo la primera y trágica historieta antes mencionada. En muchos casos, nos hemos sentado con los guionistas a soñar personajes e historias, sobretodo con Carlos Albiac, pero de ningún modo, he escrito esos guiones.

Oltre al lavoro per le due più importanti realtà editoriali argentine, Columba e Record, Lei ha anche collaborato con le Ediciones de la Urraca su Fierro: cosa può dirci di questa esperienza?

Recuerdo “Los de arriba y los de abajo”, “El declive sordo” con guión de Carlos Trillo. También se publicaron 2 capítulos salteados de una saga de Carlos Gardel, de esta historia tengo 8 capítulos inéditos.

Dopo anni di letture di Lanciostory e Skorpio mi sembra di capire che Lei abbia instaurato un rapporto privilegiato con Ray Collins, con cui tra le altre cose avete realizzato anche le divertenti storie del cosacco Juan[6]. C’è effettivamente una sintonia particolare?

Por lo menos en mi caso, han sido siempre las editoriales quienes me han provisto de los guiones y por ende, así surge la comunicación con los guionistas.

Lei è famoso per essere a capo di uno studio che realizza molti fumetti, e da cui sono usciti tantissimi professionisti (Carlos Gomez, Alfredo Falugi, ecc.). In che anni ha cominciato a utilizzare questo metodo di lavoro? È una cosa che risale già ai tempi di Dennis Martin o è successiva?

Son muchos años y muchos profesionales, me parece mentira, haciendo cálculos ¡son como algo más de 40 años! Si de algo puedo jactarme es de haber tomado los “lápices” recibidos, cada uno con su estilo, y profesionalizarlos con mi pasado a tinta; ha sido un interesante método, ya que cada joven  co-equiper  pudo explorarse a sí mismo y llevarse un poco de mi experiencia. A veces me traían bocetos que servían para sistematizar normativas sobre la historieta, y a pesar de que cada uno luego siguiese su propio camino, creo que han sido verdaderas clases sobre el tema.

Il lavoro “in equipo” ha sempre caratterizzato la storia del fumetto e ancora oggi tantissimi esordienti si fanno le ossa collaborando con il professionista affermato. Ci sono però molti modi diversi di intendere questo processo: ad esempio, Hugo Pratt lasciava in bianco le parti vuote delle strisce e le passava a Fuga o Vianello per riempirle secondo i suoi ordini, Manara invece curava le chine dei disegni fatti da Bacilieri, Tibet faceva avere ai collaboratori le tavole quasi interamente bianche che loro dovevano riempire con gli sfondi e Will Eisner aveva un metodo quasi da catena di montaggio con gli apprendisti alla fine del processo che sgommavano le matite.
Come avviene la realizzazione dei vari fumetti su cui lavora? C’è un rapporto molto stretto tra Lei e i Suoi collaboratori o le varie fasi della realizzazione sono distinte e ognuno le segue per conto proprio?

Algo dije en la pregunta anterior, creo que mi producción se parece más a la de Will Eisner. El que hace el lápiz tiene toda la libertad de interpretar el guión como le parezca, cuando trae el material los superviso y doy los lineamientos para el próximo capítulo, muchas veces rehago cuadros. La segunda parte es el pasado a tinta de la escenografía, concluida la cual paso los personajes y retoco los fondos. En una última instancia, el ayudante más novel  hace los recuadros, borra el lápiz, corrige los bordes con blanco, etc. y si es necesario pasa al colorista.

Come è avvenuta la nascita di Martin Hel? È stato il primo lavoro realizzato direttamente per l’Eura?

Sì, luego fue publicado en capítulos en ed. Columba hasta que cerró.

Le sceneggiature di Wood sono molto dettagliate? Immagino che dopo quarant’anni di lavoro insieme non ci siano problemi a comprendervi subito.

Lo extraordinario de Robin es la libertad de acción que me brindó, esa confianza saca del otro lo mejor, la excesiva minuciosidad bloquea la imaginación y la apropiación de la historieta por parte del dibujante. Luego de Oesterheld, Robin es uno de los mejores guionistas, tiene ese plus inexplicable del duende.

Anche Lei come molti colleghi argentini (Alcatena, Zanotto, Zaffino, Garcia Lopez, ecc.) ha realizzato fumetti per il mercato statunitense, nello specifico ricordo L’Invasione scritta da Chuck Dixon[7]. Ci sono anche altri fumetti oltre a questo realizzati per il Nord America?

Del mismo Dixon, he hecho Batichica y Airboy. Con Barreto participé en un pocket-book de Batman.

Lei ha anche disegnato uno dei 25 volumi che compongono una collana che la spagnola Planeta DeAgostini dedicò alle celebrazioni delle Colombiadi. Come si è svolta la realizzazione del volume?

Vivo en un barrio suburbano de la provincia de Buenos Aires. Un día tocaron a mi puerta y al abrirla me encontré con un sevillano enviado del gobierno español, Pedro Tabernero. “He cruzado el océano para pedirte que dibujes esta historia” fueron sus palabras y ahí comenzó todo.

Come sono avvenuti i contatti con Sergio Bonelli? Anche Lei da bambino leggeva Tex/Colt Miller su Rayo Rojo?

No lo leía, “lo devoraba”, quién hubiese dicho que algún día lo dibujaría. Es un poco raro estar hoy dentro de mi propia fantasía infantil. Sabía que ellos conocían mi trabajo y en algún momento nos contactamos para la realización de Demián, personaje que sigue dibujado por otros destacados colegas.

Come sta procedendo la realizzazione del Texone? Può anticiparci qualcosa?

Podría calificarlo como una gran producción, Mauro Boselli despliega un argumento espectacular, he debido documentarme grandemente para plasmar toda la complejidad de esos personajes y la riqueza de sus escenarios. Pienso que los lectores encontrarán lo que siempre brindó el Texone: aventura, intriga, suspenso, acción.

Tra tutte le migliaia di pagine che ha realizzato ci sono un fumetto o un personaggio (o anche più di uno) di cui si sente particolarmente fiero o a cui è molto affezionato?

Son varios, Precinto 56, Dennis Martin y sin duda “A través de Oceanía”  donde la aventura por la aventura misma dejaba volar mi imaginación sin limitaciones. La variedad de sus personajes podría hacer de cada uno de ellos otra historia aparte y el exotismo del lugar donde transcurría brindaba un “extra” a la creatividad.

Grazie per la disponibilità.

Gracias a vos por tu interés y ojalá podamos conocernos personalmente.





[1] Con questo titolo, probabilmente più fedele all’originale, compare su L’Eternauta Junior 2 mentre presso l’Eura la storia è nota come Samuel Jones, dopo.
[2] Pablo Fayó, La Generacion del ’80 in Fierro 78 – versione tradotta in italiano riportata da I Nipoti dell’Eternauta – nuovo fumetto argentino, Carlos Scolari, Granata Press, 1994 (pag. 58).
[3] In Italia alcuni episodi vennero pubblicati su Sergente Kirk di Ivaldi.
[4] Per presentate Bull Rockett l’Eura ricorse addirittura a una lunga nota un po’ melodrammatica nella pagina delle «lettere a skorpio», un trattamento decisamente speciale per la serie che sarebbe comparsa sul numero 33 del 1978: «Fernandez, il disegnatore di Calico Jack [...] e di Larry Mannino [...], viene a parlarmi ed io lo affronto duro, per rimproverarlo dell’eccessivo ritardo con cui continua a consegnarci Calico Jack. Lui sorride, e mi mostra quattro episodi di un nuovo personaggio che si chiama Bull Rockett. Dice che lo ha realizzato perchè gli piacevano le storie di un suo amico scrittore. Cerco di non perdere la pazienza e mi metto a guardare le storie... mi torna il sorriso. La classe di Fernandez viene fuori tutta, in una realizzazione agile e ariosa per storie davvero fuori dagli schemi, a metà tra il fantascientifico e il giallo, tra l’epopea cosmica e il racconto umoristico. Accetto il personaggio (apparirà su Skorpio molto presto), “umilmente”, lo prego di non giocarmi altri scherzi del genere (Fernandez è un burlone, io lo sono molto di meno, travolto da mille problemi organizzativi), e con gli occhi feroci gli strappo la promessa che starà alzato la notte, ma ci consegnerà puntualmente sia Calico Jack che Bull Rockett (del personaggio di Larry Mannino è innamorato e «per quello non ci saranno problemi»). Voi ci credete? Mah...».
[5] Dennis Martin esordì nel 1967 coi testi di Robin Wood, in Italia conosciamo la versione successiva scritta da Collins. Il nome di Angel Lito Fernandez è strettamente legato al personaggio ma il primo episodio, Hombre para Tanger, lo disegnò Luis “Lucho” Olivera. Fernandez prese le redini della serie dal secondo episodio, Pasaje para Bulgaria, pubblicato su D’Artagnan 163 dell’ottobre 1967.
[6] Criptoserie di cui sono apparsi diversi episodi come liberi nell’arco di oltre vent’anni tra Lanciostory e Skorpio.
[7] Su Skorpio a partire dal numero 20 del 1997.

domenica 6 marzo 2011

le serie di Robin Wood in Italia - (da Fucine Mute 55) BIG NORMAN

Nei bei tempi andati in cui ancora si pensava che Robin Wood scrivesse tutti i suoi fumetti (ma qualche indiscrezione già trapelava grazie a nippurweb.com.ar) avevo scritto un lungo pezzo su Wood che si concludeva con l’elenco delle sue serie arrivate in Italia. «E speriamo di non aver scritto troppe idiozie» dicevo per introdurlo su Fucine Mute 51. Ecco, appunto, colgo l’occasione del blog per aggiornare e correggere alcune cose...
E ovviamente per ampliare la lista con le nuove serie di Wood comparse sui settimanali dopo il 2002.

Big Norman (Skorpio 27/85)

Dave “Big” Norman è un detective newyorkese che merita abbondantemente il suo soprannome: è alto più di due metri, pesa oltre 100 chili e la militanza nel corpo dei marines gli ha lasciato un fisico ed una forza impressionanti. Si occupa dei casi più vari, spaziando tra tutti i canoni del genere (rapimenti, estorsioni, ricatti, lotta all’”Organizzazione”, ecc.) e di solito è proprio la sua prestanza a salvarlo dalle situazioni in cui lo conduce il fiuto da detective. Insieme a Hard world - Morgan e Kozakovitch & Connors è una delle serie dai testi più sarcastici di Wood e la narrazione in prima persona contribuisce molto al fascino della serie. Purtroppo però Big Norman è sempre stato bersagliato da critiche riguardanti la presunta banalità delle sue storie e dello stesso assunto di base (il detective che lavora a New York). Ma una volta messi da parte i pregiudizi la serie è godibilissima e, proprio per il sarcasmo ricordato sopra, anche molto coinvolgente e dissacrante.
Numero di Skorpio in cui comparve il primo inserto di Big Norman
Il valido Daniel Haupt non è stato l’unico disegnatore di Big Norman, ma i primi episodi realizzati da Horacio Altuna non sono arrivati in Italia. Lo pseudonimo Robert O’Neill sotto cui si celava Robin Wood potrebbe essere in realtà uno pseudonimo-ombrello usato in questo caso anche da Ray Collins e forse da altri [No: era sempre Wood]. Big Norman fu pubblicato in maniera inconsueta: comparve su Skorpio nel 1985 come “secondo inserto” inedito e non fu mai ristampato [Il secondo inserto fu un esperimento di metà anni ’80 presago di quello che sarebbe successo per un breve periodo su Skorpio con il passaggio alla brossura del 2004]. L’adattamento su tre strisce dell’Eura è visibile ma molto meno fastidioso che in altri casi.
Una curiosità: pare che le fattezze del personaggio siano ispirate a quelle di uno zio gigantesco di Wood!

venerdì 4 marzo 2011

Intervista a Carlos Trillo-2

La nascita di Skorpio e gli anni successivi (dal 1974 al 1978)

Nel luglio del 1974 la scena fumettistica argentina è scossa da un avvenimento epocale: le edizioni Record di Alfredo Scutti pubblicano Skorpio, dal formato più piccolo rispetto a quello di Columba ma con un grande miglioramento nella presentazione e nel concetto stesso del fumetto. Ottima stampa, lettering manuale, colori accettabili quando non ottimi, redazionali puntuali; nel bene (tutti questi motivi) e nel male (Scutti conserva i diritti dei fumetti che pubblica) Skorpio diventa il nuovo punto di riferimento per gli autori e i lettori di historietas. E il successo sarà tale che altre riviste edite da Record seguiranno a breve: Tit-Bits (1975), Corto Maltés (1975), Pif-Paf (1975), più numeri speciali e altre riviste negli anni successivi. Come avvenne l’incontro con la Record? La chiamarono o fu Lei a proporsi come sceneggiatore?

En primer lugar refutaría lo de avvenimento epocale: Ediciones Record no era más que una copia de las revistas que había hecho Oesterheld con su Editorial Frontera. Si miras los primeros números verás: El Corto Maltés, que ocupaba el lugar de Sargento Kirk, esta vez con Pratt como autor único y los correspondientes cambios de escenario. El Condenado, de Saccomanno y Mandrafina, buena serie, seguía el Cayena de Oesterheld y Haupt, Derek, de Saccomanno, Mandrafina y un dibujante que hacía los lápices[1], que se parecía a Ticonderoga. Watami parecía retomar de Ticonderoga las historias de indios americanos. A Buster Pike, de Oesterheld y Solano y ayudantes lo reemplazaba Precinto 56. Patria Vieja, de Oesterheld y Roume era emulada (yendo un poco más atrás en el tiempo) por Alvar Mayor. Y Gimenez dibujaría una serie con aviones en la segunda guerra mundial a la manera de Amapola Negra, de Oesterheld y Solano López[2]. Y – la guinda del postre -  El  Eternauta fue, como ya había sido en Hora Cero Semanal, el gran hit de Record. Los autores estábamos muy influídos por la obra de Oesterheld y su manera de contar, así que un editor que te pidiera seguir ese camino era para muchos de nosotros una bendición.
Habían pasado diez o más años, eso sí, y el lenguaje general de la historieta se había hecho más adulto. No era más una lectura de iniciación.
Y, pidiendo disculpas por la disgresión, voy a la presunta: Guillermo Saccomanno había empezado a trabajar con Record desde el principio, creo recordar que contactado por Eugenio Zappietro (Ray Collins), el autor de Joe Gatillo en la vieja Misterix (un inolvidable western que dibujaba Carlos Vogt). Zappietro era un guionista profesional de gran trayectoria, que había trabajado no solo en Editorial Abril y en Yago - la editora de Misterix y Rayo Rojo en sus últimos años – y que se desempeñaba en ese período en Editorial Columba. En los comienzos de Record era algo así como el jefe de redacción y le había pedido guiones autoconclusivos e ideas para nuevas series a Guillermo. Yo, por mi parte, estaba comenzando esa carrera rara para un guionista de historietas que consistia en escribir guiones en revistas que no eran de historietas (García Ferré, Satiricon, Mengano, el diario Clarín, un poco después la revista Humor) y ya estaba trabajando con Alberto Breccia en lo que sería UN TAL DANERI, y con Altuna en la tira diaria EL LOCO CHAVEZ. Preparé un guión autoconclusivo de ciencia ficción y Saccomanno me presentó en Record.

Ray Collins è stato uno sceneggiatore molto prolifico, a me piaceva moltissimo ma in Italia non è mai stato molto amato. Secondo una leggenda oltre che romanziere e sceneggiatore era anche ispettore di polizia. Anche alla luce del suo lavoro nella redazione di Skorpio che Lei ha appena descritto mi sembra ancora più improbabile che facesse un altro lavoro. Lei sa se questa leggenda aveva un fondamento? Credo sia impossibile scrivere tutte quelle pagine in servizio attivo.

Ray Collins, eugenio Zappietro, era comisario de la Policia Federal Argentina. Y novelista, y un gran autor de historietas. Il suo Joe Gatillo, con disegni di Vogt, è indimenticabile.

Eugenio Zappietro/Ray Collins - foto di Juan Barriento


Si ricorda qual è stato il primo fumetto che ha scritto per Skorpio?

Era un trabajo de doce páginas, la medida que pedía la editorial, autoconclusivo, unitario, ustedes le dicen “libero”, de ciencia ficción con nave espacial. No recuerdo el título pero, como lo dibujó Juan Gimenez (a quien conocí personalmente mucho después) fue recopilado en un libro de historias breves diseñadas por él y que fue publicado en España[3]. No ha de ser difícil dar con él. La historia la firmé con seudónimo. Yo, en 1972, había escrito un par de novelas policiales que después – como decía Raymond Chandler de sus cuentos que fueron gérmen de relatos más largos – “canibalicé” para hacer historietas. Y una de esas novelas la había firmado como Lester Millard. Usé ese nombre y como tal me nombraron cuando la historieta apareció en Skorpio.
Por si te interesa, las dos novelas se llamaban Círculo Mortal (la de Lester Millard), que se convirtió, con grandes cambios, en el hilo argumental de Light & Bold que dibujaría Jordi Bernet, y  Trampa para Ratones (de un cierto David Grennell) que me sirvió mucho para no perderme en la larga aventura de COSECHA VERDE (Frutto Acerbo), dibujada por Mandrafina. La editorial que las publicó, Finisterre, era un invento de un amigo editor, Carlos Marcucci, Guillermo Saccomanno y yo. Las novelas fingian ser de autores europeos y norteamericanos, por eso los seudónimos. El Knutt Wellhaven de Saccomanno ha de haber sido el primer autor sueco que se conoció en argentina, antes del boom de la literatura negra escandinava que es tan fascinante.

Ci sono testimonianze discordanti sulla natura della Record. Secondo alcuni nacque in pratica come service editoriale per realizzare fumetti che poi sarebbero stati programmaticamente venduti all’estero. Se accettiamo questa ipotesi l’Eura sarebbe stata quindi una specie di Marvel Italia argentina. A supporto di questa tesi potrebbe esserci l’esistenza della rivista francese Karakal (che però pubblicava anche materiale italiano). Qual è il Suo parere? Secondo lei Scutti e il suo socio Zerboni volevano creare una vera alternativa ai fumetti in Argentina oppure volevano strutturarsi come agenti?

Skorpio fue un invento italiano, nada menos que de Alvaro Zerboni, que por entonces había regresado a Italia y era agente internacional de los fotoromanzi de la Lancio. Continuaba relacionado con el mercado argentino con la editorial Record, que publicaba, desde comienzos de los años ´70, revistas de fotonovelas góticas y eróticas. En ellas, bajo el título genérico de “fotohistorias escalofriantes”  había lanzado Killing, Ultratumba, etc. En esos tiempos de semanarios de comics de enormes ventas en Italia, propuso al editor para el que trabajaba producir una revista de historietas, LancioStory, a la que luego se sumó Skorpio . Los precios de guión más dibujo en Argentina eran mucho más bajos que los precios italianos. Esto auguraba un buen negocio para una producción hecha en su totalidad en la Argentina.  Zerboni conocía bien el mercado argentino desde hacía años:  había sido ilustrador de la mítica colección Robin Hood de novelas juveniles, y luego distribuidor de fotonovelas y editor. En su revista Totem, de los años ´60, había repropuesto a Hugo Pratt (Ann y Dan) y había publicado, por ejemplo, memorables trabajos dibujados, por ejemplo, por García Seijas, un jovencito que ya había dibujado en Frontera su interessante Tom de la pradera. Totem duró poco pero fue una bocanada de aire en esas épocas en que Columba se estaba adueñando prácticamente del mercado argentino. En Buenos Aires, Alvaro contaba con un viejo empleado de su desaparecida editorial argentina, Scutti, y con ayuda de él, que estaba “in situ”, colaborando con los fotoromanzi,  inició la producción (que llegó a ser de mil páginas mensuales) para los italianos de la Lancio.
Como toda esa mole de material no tenía revista que lo albergara en Argentina, Zerboni inventó Ediciones Record para publicar primero Skorpio y luego otros títulos. Su idea de publicar El Corto Maltés en la tapa del primer número de Skorpio revivió en muchos ex-lectores, que añoraban sus publicaciones de años atrás,  las ganas de volver a leer historietas. Y como en la producción del material estuvieron el mismísimo Oesterheld,  Zappietro, Arturo del Castillo, Jorge Moliterni, Lito Fernandez, García Seijas, Solano López, se vivió además como si, de alguna manera, las desaparecidas Hora Cero y Frontera volvieran a vivir.

Nei primi anni ’80 alcune riviste spagnole pubblicarono le versioni di Precinto 56, El Eternauta, ecc. nella versione dell’Eura[4]. I fumetti della Record non venivano venduti direttamente anche in Spagna? Mi sembra strano che prodotti di tale qualità potessero interessare solo l’Italia, che come gusti in fatto di fumetti è abbastanza simile alla Spagna (anche se in effetti all’epoca il fumetto popolare spagnolo era stato spazzato via dei supereroi e forse mancò quell’aggancio che qui in Italia potevano fornire L’Intrepido e Il Monello).

Dejé de trabajar con Record a fines de 1983. Seguramente, si no borraban las firmas, habrá salido en Italia que el último episodio de Alvar Mayor que se hizo es de comienzos de 1984, cuando el dibujante terminó su trabajo. Desde esa fecha y hasta 1986 escribí bastante para que Toutain Editor de España hiciera la primera publicación de mis guiones en sus revistas (1984 - luego Zona 84 -, Creepy, Comix Internacional y en Argentina seguí haciendo El Loco Chávez y algunas historias para Ediciones de la Urraca, la revista erótica Don y Tiras de Cuero, una publicación muy interessante dirigida por el semiólogo y poeta Oscar Steimberg. Toutain me había contactado en 1982 y él fue quien primero publicó La Leyenda de las Cuatro Sombras (dibujada por Fernando Fernández), El Ultimo Recreo (dibujada por Altuna), Custer, Light and Bold, Ivan Piire (dibujadas por Jordi Bernet). En 1986 me contactó Filippo Ciolfi de la Eura para que trabajara directamente para ellos. Estas revistas españolas que mencionas han de haber tenido muy escasa difusión y poquísima venta porque no las recuerdo. Tal vez las haya hecho un ex socio de Alvaro Zerboni, Francesco Rocca, que estaba en España por esos años y supo tener una editorial que se llamaba Nueva Frontera, pero la verdad es que no lo sé. Lo que sí sé es que a la Eura, cuando comencé a trabajar directamente para ellos en 1986, no les interesaba ser agentes del material en los demás países de Europa y solo pretendían un derecho exclusivo por un tiempo no muy largo para Italia. Seguramente sus intentos de vender en otros países habían fracasado. Francia, que es el gran mercado europeo, nunca apreció el comic a la italiana, lo llamaban fumetì, con acento en la í y lo criticaban porque – decían – los italianos (y parte de la escuela argentina que vendía su producción a la Eura) dibujan demasiado de cerca y hacen historias de aventuras con cabezas parlantes.


Nel Suo caso il lavoro alla Record era frutto di una collaborazione diretta con i disegnatori (con alcuni di essi, almeno) o Scutti Le chiedeva semplicemente delle sceneggiature che poi passava ai disegnatori? Alcuni autori ricordano che all’epoca incontravano gli altri solo quando andavano a ritirare i compensi.

Los guiones se llevaban a la editorial y eran ellos, Scutti y la persona que hacía el editing del material, María Teresa Lentini, quienes decidían si estaban bien o eran rechazados. María Teresa era una persona sutil, clara y con autoridad para discutir con los autores y para torcer su vanidad. No Scutti, que entendía lo que pensaba Zerboni pero era incapaz de trasmitirlo. Siempre pensé que Lentini era un cerebro gris que manejaba los temas, las estructuras y la ideología de las historias con gran capacidad. Una vez aprobado el guión, se lo pasaban al dibujante. Yo tuve la suerte de trabajar, en la mayoría de los casos, con artistas que conocía, así que siempre podía hablar con ellos e intercambiar ideas sobre cómo pensábamos cada uno que había que desarrollar el cuento. Incluso, algunos de los dibujantes los propuse yo a la editorial. Mi experiencia en García Ferré, en Patoruzú, en Satiricón y en Mengano me habían contactado con mucha gente.


Per Skorpio e Tit-Bits Lei ha scritto molte serie e miniserie[5] oltre che “unitarios”, però credo che la Sua collaborazione con la Record, almeno in Italia, venga identificata principalmente con due opere realizzate insieme a Enrique Breccia: Alvar Mayor e El peregrino de las estrellas[6]. In entrambi i casi la conclusione è sospesa, come se fossero rimaste ancora molte cose da raccontare: le due serie sono in effetti concluse come Lei aveva in mente in origine oppure ci furono altri motivi alla base della loro chiusura?

Creo que la Eura era, en definitiva, quien decidía sobre qué material se publicaba en Italia y qué material no les interesaba. Probablemente, en el caso de El Peregrino de las Estrellas, fueron ellos quienes bocharon la serie y por eso se interrumpió abruptamente la producción. A mí, en Record, me dijeron que había que terminarla porque querían darle otra tarea al dibujante y que necesitaban más episodios de Alvar Mayor y la producción de Peregrino obstaculizaba esa necesidad. El hecho de que en Italia existiera una autoridad superior a la de Record era para los autores apenas una intuición más que una certeza, ya que el editor argentino trabajaba sin explicar nada sobre las reventas al exterior y nunca, hasta que viajé a Roma por primera vez en 1979, había visto una revista de la Eura.

Sempre riguardo El peregrino de las estrellas: solo recentemente, grazie all’interessamento della casa editrice Allagalla, abbiamo visto il dodicesimo capitolo rimasto inedito per trent’anni. Lei sa come mai non venne pubblicato dall’Eura?

Ahora que lo mencionas, es probable que el hecho de que la Eura haya rechazado esa historia sea la causa de la interrrupción de la serie en Record. Pero esa niebla misteriosa que rodeaba todos los actos de Record incluse que yo me haya enterado gracias a Allagalla que había un capítulo inédito.
Hubo una serie, que a Ernesto García Seijas y a mí nos gustaba mucho, que también tuvo un final abrupto a pedido del editor. Pero, y aquí aquella vidriosa mentira permanente que recibíamos los autores en la Record en lugar de la atendible verdad, a mi me dijeron que era porque a García Seijas no le gustaba y a Ernesto le dijeron que a mi la serie me parecía una porquería por el dibujo. ¡Justamente el dibujo de ERGS, uno de los que más amo! Alvar Mayor, en cambio, se interrumpió cuando decidí no trabajar nunca más para Ediciones Record, a fines de 1983.

Qual era la serie di Ernesto García Seijas che venne chiusa prima del tempo? El Pequeño Rey, Reno Reagan (ma non sono sicuro che l’abbia scritta Lei) o un’altra?

Il titolo era El Pequeño Rey (“Il piccolo re”, ma non sono sicuro che questo fosse il titolo in Italia[7]). Io non ho scritto Reno Reagan.



Oltre ai fumetti Lei ha realizzato anche una rubrica sui fumetti (a proposito: si intitolava El Club del Comic oppure El Club de la Historieta? Le fonti non sono concordi). Appare su Skorpio dal numero 15 del dicembre 1975 e altri interventi si spostano sulla rivista Tit-Bits. Purtroppo non ne ho letto nemmeno un numero... Lei e Saccomanno seguivate più un approccio critico o storico?

Primero apareció EL CLUB DE LA HISTORIETA, una sección que se publicaba en Skorpio con noticias y comentarios del mundo del cómic y novedades de la editorial. Poco tiempo después empieza a publicarse LA HISTORIA DE LA HISTORIETA en Tit-Bits. En esta segunda sección, con Saccomanno comenzamos una breve historia de la historieta en el mundo para rápidamente comenzar a escribir la historia de la historieta en la Argentina. Buena parte de esos artículos fueron utilizados cuando se nos pidió el libro HISTORIA DE LA HISTORIETA ARGENTINA, en 1980, y que ha sido publicado en Italia.


9) El Club de la Historieta e La Historia de La Historieta sono poi tornati utili al momento di scrivere Historia de la Historieta[8] o le due cose hanno seguito percorsi diversi?

Siempre estuvieron separados. Tit-Bits publicada una y Skorpio la otra. Solo la sección de Tit-Bits fue útil, muy útil, a la hora de escribir la HISTORIA, que con Saccomanno debimos redactar en tiempos muy reducidos porque tenían que llevar parte de la edición a Lucca ´80, dedicada en ese año a la Argentina. Ese año en Lucca hubo una enorme delegación de nuestro país: Juan Zanotto, Mandrafina, Macagno, Breccia padre e hijo, Oski, Fontanarrosa, Caloi, Barreiro, Solano López, David Lypszic y yo (y probablemente me esté olvidando de alguno).

Ok, abbiamo parlato di Skorpio perchè è impossibile non citarlo e a mio avviso rappresenta il trampolino di lancio per la Sua carriera internazionale, ma il 1974 è un anno fondamentale anche per un altro motivo: Lei realizza Un tal Daneri insieme ad Alberto Breccia. Come è avvenuto l’incontro con Breccia? Mi ha sempre stupito la disponibilità dei disegnatori argentini affermati a dare una mano agli sceneggiatori che ancora non avevano raggiunto la loro fama (ad esempio Zanotto e Solano Lopez che collaborarono col giovane Barreiro, e poi negli anni successivi Del Castillo ed Enrique Breccia con Slavich e Mazzitelli).

A Alberto Breccia lo conocí en Satiricon, en 1972. Tomamos un café, hablamos de historietas, se ve que él fue leyendo algunas cosas que yo escribía porque en 1973 me llamó para proponerme que hiciéramos una serie de episodios breves. Fue Un tal Daneri, que le gustó mucho y empezó a dibujar enseguida. Con relación a tu sorpresa sobre la disponibilidad de los dibujantes te puedo decir que en 1974 ó 75 la militancia política de Oesterheld lo estaba apartando de la producción – digamos – comercial, para volcarlo a historias con precisos significados ideológicos en revistas y diarios “de partido” (el semanario montonero “El Descamisado”, el diario montonero “Noticias”). Su desaparición física, en 1977 terminó con la posibilidad, para los dibujantes más viejos, de contar con su pluma irrepetibile. Todos, entonces, debieron buscar nuevos guionistas, supongo. Y Ediciones Record fue perdiendo, en los años sucesivos, algunos autores importantes, como Eugenio Zappietro, que comenzó a vender sus trabajos en Italia sin intermediarios. Es posible que las necesidades del mercado fueron inventando nuevos autores, algunos de gran talento, por supuesto.

La realizzazione di Un tal Daneri fu piuttosto tormentata, almeno da quello che posso desumere guardando le date di realizzazione degli episodi arrivati in Italia: in 4 anni, dal 1974 al 1977, furono realizzati solo 8 episodi. Fu una cosa voluta (forse nasceva come storia conclusa e fu continuato a seguito del successo) o ci furono dei problemi?

Nada de atormentada. Fue un trabajo muy meditado y respondió a las necesidades de Alberto Breccia. En algún momento se puso a hacer otras cosas para vivir y Daneri pasó al cajón de los recuerdos. No era una serie pensada para tener un final. Eran pequeños episodios con remate. Y un poco todo lo que escribíamos en esos años tenía que ver con un sistema de producción de hacer uno o dos episodios todos los meses teniendo en cuenta que tuvieran un remate fuerte. Nadie pensaba en el final y se interrumpían porque los autores corrían en pos de nuevos horizontes o algo así.

Gli anni ’70 sono ovviamente anche gli anni della nascita di El Loco Chavez, forse il Suo personaggio più importante, o almeno quello con cui maggiormente La si identifica. A quel tempo El Clarin stava puntando molto sulle strisce a fumetti e incentivava la produzione nazionale: Lei e Altuna veniste contattati o foste voi a proporvi?

En 1973, Clarín tuvo un jefe de redacción que se dio cuenta de que las tiras diarias producidas en la Argentina eran más apreciadas por los lectores que las viejas strips de syndicate americano (Mutt & Jeff y similares). Fueron quitando lentamente esas producciones importadas y las reemplazaron por cosas hechas por autores nacionales. Alberto Broccoli con El Mago Fafa, Caloi con Clemente, Fontanarrosa y Crist con su cartoon cotidiano, Viuti con Teodoro & cia, Guinzburg, Abrevaya y Tabaré con Diogenes y el linyera, se convirtieron en una necesidad para quienes leían el diario. Era fama que todos empezaban la lectura mirando primero y antes que nada los chistes de la contratapa.
En ese lugar, en algún momento de 1974, se dieron cuenta de que la única cosa que desentonaba era la historieta “seria”, que era un complejo e interessante relato del pasado escrito por un conocido historiador. Hicieron una specie de concurso. A Altuna y a mí nos avisó Alberto Broccoli, uno de los renovadores de la página. Presentamos, pues, El Loco Chavez, que comenzó a salir el 26 de julio de 1975.

È difficile scrivere una striscia quotidiana? La necessità di iniziare e finire una scena in tre o quattro vignette è un limite o invece offre delle possiblità che una struttura più lunga non dà?

El Loco Chavez, nos fuimos dando cuenta con el rodaje, tenía que tener un primer cuadrito que recordara lo que había pasado ayer, un desarrollo y un gag con suspenso para enganchar al lector para mañana. Las historias tenían una escaleta, sabíamos dónde empezaban, qué pasaba y dónde terminaban las acciones de los personajes. El ejercicio le da ritmo a las cosas. Los lectores tardaron algunos meses en sentirse atrapados por lo que pasaba en El Loco. En las primeras historias el personaje era corresponsal viajero del diario y eso no resultaba muy atrapante. Pero en un momento se me ocurrió traerlo, dunque fuera por un par de meses, y ahí grité Eureka!. Habíamos encontrado el tono costumbrista para seguir adelante durante los años que iban a venir.

Nonostante io abbia sempre visto Loco Chavez come una serie allegra e spensierata, è noto che ci fu una grandissima cautela da parte vostra nell’evitare di trattare alcuni temi ritenuti “pericolosi” (non si poteva addirittura parlare del prezzo della verdura). Persino un autore come Robin Wood, che si definisce assolutamente disimpegnato, ricevette una visita sgradita di persone che gli chiesero se Helena facesse propaganda bolscevica (!)[9]. Ci sono mai stati casi di intimidazione diretti a Lei, ad Altuna oppure all’editore, come avveniva frequentemente in Argentina in quegli anni?

El jefe de redacción del diario ejercía una censura preventiva. Nadie quería hacer dos veces sus tiras, porque en general se entregaban sobre la hora del cierre. Nos fuimos, pues, acostumbrando y entendiendo qué cosas se podían publicar y qué cosas no. Recuerdo algún episodio de presión externa, por ejemplo un programa radial embanderado con la dictadura hasta niveles inconcebibles,  donde decían que no mostrábamos un buen ejemplo de ciudadano a los lectores. Pero en el diario nadie nos dijo nada. Yo trabajé en otros medios gráficos más arriesgados en esos años, los de ediciones de la Urraca, por ejemplo: Humor, Hurra, SuperHumor, El Péndulo y ahí si se percibía más la paranoia. Todos tenemos guardada alguna carta anónima llegada a Humor diciendo que tuviéramos cuidado o la íbamos a pasar muy mal…

Los grandes reportajes del Loco Chavez, serie che compariva su Skorpio Extra, era una ristampa delle strisce o era materiale inedito?

LOS GRANDES REPORTAJES era una suerte de página dominical de EL LOCO CHAVEZ. Ocupaban media página una vez por semana, en otra sección del diario, mientras la tira seguía salendo de lunes a domingo. Se publicaba primero semanalmente pero muy pronto se convirtió en quincenal y alternaba con un gran personaje humorístico argentino que había pasado ya por varias revistas: INODORO PEREYRA, de Roberto Fontanarrosa.

El Loco Chavez venne pubblicato su El Clarin dal 26 luglio 1975 al 10 novembre 1987. Facendo un calcolo rapido e molto approssimativo mi sembra che manchi qualcosa nei pur voluminosi libri dell’Eura. Per l’edizione estera avevate optato per una selezione delle storie di Loco? Corre voce ad esempio di un’avventura inedita in cui indaga sulla morte di Hitchcock.

Lo que preparé para la Eura con un “montajista” de las tiras fue una versión reducida de EL LOCO CHAVEZ. Eliminé las larguísimas escenas de conversación en los bares y en la redacción, que habrían sido muy pesadas para el lector de una revista. También eliminé las redundancias de esos cuadros que en la tira recordaban lo que había pasado ayer y reescribí los diálogos con un poco más de dinámica para ser leídos de un tirón y no a razón de tres o cuatro viñetas diarias.
La historia de Hitchcock es la primera aventura de EL LOCO CHAVEZ como corresponsal viajero, o sea, la que comenzó a aparecer en julio del ´75. Era una intriga con el maestro del suspenso. En 1980 murió Alfred Hitchcock. El Loco empezó a salir bastante después en las revistas Eura. Fue eliminada, como tantas otras cosas intraducibles de la historia. Era más difícil adaptar la historieta a revista que escribir la historieta original.

Pampita è un personaggio straordinario. Il disegno di Altuna ne fa una bellezza ideale, irraggiungibile, eppure il suo fascino non si limita al fatto che è una donna bellissima, Pampita ha una personalità molto forte, è veramente un personaggio tridimensionale[10]. C’era forse alla sua base l’ispirazione a una donna realmente esistente (o magari a più donne), come fece Robin Wood con Helena?

Altuna solía decir, para impresionar al que preguntaba esto que me estás preguntando ahora, que Pampita era una chica que no solo existía, sino que posaba como modelo para él. Era una broma. Él dibujaba, dibuja, mujeres hermosas y con personalidad, y su presencia en la historieta fue siempre “peligrosa”, por lo que había que ofrecerlo con cuentagotas. Si aparecía mucho, el protagonista empezaba a desdibujarse. Cuando eso pasaba, había que hacerlos pelearse, o ella se iba de viaje, así el loco recuperaba su papel principal. No, no existía ni en mi realidad ni en la de Altuna, desgraciadamente.

Esiste anche una serie televisiva tratta da El Loco Chavez, realizzata nel 1978 ma di breve durata. Com’era? È vero che fu chiusa dalla censura politica perchè Hugo era un cattivo esempio per gli argentini (dava l’impressione di non rispettare il suo capo Balderi)?

La serie, una suerte de teleteatro con bastantes exteriores, fue lanzada por un canal de televisión importante y, efectivamente, fue levantado del aire por el gobierno militar porque el Loco era un mal argentino, un pésimo ejemplo: le gustaban demasiado las mujeres y respetaba poco a su jefe Balderi. Cuando la quitaron del aire tuvimos un desagrable episodio en la productora que realizaba el programa porque, para no pagarnos, nos amenazaron con los militares. Nuestro abogado que estaba presente se enfureció y dijo que haría conocer públicamente esa amenza. Los de la productora se asustaron de su propia avanzada sobre un terreno tan peligroso y terminaron pagando en el acto lo que nos debían. Evidentemente, el abogado se había dado cuenta de que estaban “usando el nombre de esos monstruos en vano”. Y si uso esta frase es porque, en su omnipotente poder sobre la vida y la muerte de los ciudadanos, los militares se sentían Dios.

(2 – continua)





[1] Rodriguez Uzal, disegnatore che ha collaborato con moltissimi altri colleghi argentini (Lito Fernandez in primis).
[2] Si tratta ovviamente di Asso di Picche scritto da Ricardo Barreiro.
[3] Con ogni probabilità si tratta della storia Dos castigos para el cobarde comparsa su Tit-Bits 7 del gennaio 1976. Il volume spagnolo cui fa riferimento Trillo è El extraño juicio a Roy Ely pubblicato da Toutain nel 1984.
[4] L’immagine a corredo è tratta da Dossier Negro 165 (Norma Editorial, 1983)
[5] Qualche titolo: Agente “Nessuno” disegnata da Alberto Breccia, Agenzia investigativa 12 con Perez D’Elia, Tahli Tyler con Garcia Seijas (questi i nomi con cui sono giunti in Italia Nadie, Detectives’ Studio ed El Pequeño Rey)
[6] Noto su Lanciostory come Robin delle stelle, ha avuto recentemente una notevole ristampa in volume a cura di Allagalla che ne ha ripristinato titolo e dialoghi originali.
[7] Cfr. nota 4.
[8] Fondamentale testo storico scritto da Trillo in collaborazione con Guillermo Saccomanno. Nato come catalogo della mostra sui disegnatori argentini tenutasi in occasione della Fiera di Lucca del 1980, è stato ampliato fino a diventare un vero e proprio saggio edito dalle edizioni Record. Edito in Italia da ProGlo Edizioni.
[9] V. Fumo di China 26 del settembre 1986.
[10] A onor del vero, in Loco Chavez tutte le donne sono tratteggiate in maniera molto realistica e non si limitano a essere elementi di contorno.

giovedì 3 marzo 2011

le serie di Robin Wood in Italia - (da Fucine Mute 55) LOS AMIGOS


Nei bei tempi andati in cui ancora si pensava che Robin Wood scrivesse tutti i suoi fumetti (ma qualche indiscrezione già trapelava grazie a nippurweb.com.ar) avevo scritto un lungo pezzo su Wood che si concludeva con l’elenco delle sue serie arrivate in Italia. «E speriamo di non aver scritto troppe idiozie» dicevo per introdurlo su Fucine Mute 51. Ecco, appunto, colgo l’occasione del blog per aggiornare e correggere alcune cose...
E ovviamente per ampliare la lista con le nuove serie di Wood comparse sui settimanali dopo il 2002.

Los Amigos   (Lanciostory 12/84)

Josè Quiroga è un estroverso donnaiolo argentino che si guadagna da vivere con le corse (con tutti i tipi di corse: persino quelle a dorso d’asino di Mijas!). Quince Mil è un freddo e disincantato avventuriero che si è lasciato alle spalle il mestiere di mercenario. Risiedono insieme su una barca ormeggiata nel porto di Estapona e, come da manuale, vivono un bel po’ di avventure. Los Amigos è una serie nata sotto il segno dell’avventura e del divertimento, e sa offrire ai lettori buone dosi di entrambi. Di certo alcune trame di detection sono semplici o banali, ma il modo con cui Wood fa suoi i canoni del buddy movie è notevole. Molto dell’interesse per la serie nasce infatti dal contrasto tra i caratteri dei due protagonisti. E se questi a volte sono poco più che macchiette bidimensionali le loro storie si fanno leggere quasi sempre con un certo piacere. I disegni di Macagno, al contrario, sono un vero supplizio. D’altronde si tratta di un Macagno quasi agli esordi e la sua inesperienza si nota non tanto nel tratto grezzo ed approssimativo quanto nella terribile organizzazione delle tavole (soprattutto dei primi episodi), assolutamente fuorviante e per nulla funzionale. E anche se all’origine di queste tavole distraenti ci fosse lo zampino dell’Eura i disegni di Macagno rimarrebbero comunque molto lontani da ciò che avrebbe fatto in seguito.
Abbandonata da Wood, la serie fu proseguita con storie più articolate da Robson e altri (forse semplicemente Fernandez o lo stesso Wood in incognito) [sinceramente non so a chi corrispondesse lo pseudonimo Montalván]; anche Macagno fu poi sostituito da un tal Franco ai disegni [E, in Argentina, anche da Pedrazzini, Heufemann e un certo Lorenzano]. Di certo Los Amigos non figura tra le opere più mature ed interessanti di Robin Wood ma negli anni ’80 sapeva coinvolgere ed appassionare i lettori; forse ancor oggi alcune storie riuscirebbero a strappare un sorriso.

martedì 1 marzo 2011

le serie di Robin Wood in Italia - (da Fucine Mute 55) GILGAMESH


Nei bei tempi andati in cui ancora si pensava che Robin Wood scrivesse tutti i suoi fumetti (ma qualche indiscrezione già trapelava grazie a nippurweb.com.ar) avevo scritto un lungo pezzo su Wood che si concludeva con l’elenco delle sue serie arrivate in Italia. «E speriamo di non aver scritto troppe idiozie» dicevo per introdurlo su Fucine Mute 51. Ecco, appunto, colgo l’occasione del blog per aggiornare e correggere alcune cose...
E ovviamente per ampliare la lista con le nuove serie di Wood comparse sui settimanali dopo il 2002.

Gilgamesh   (Skorpio 49/83)

In un futuro lontanissimo un uomo osserva con perplessità ed apprensione lo svolgersi della storia umana: è Gilgamesh, uno dei Guardiani che presiedono alla pace e alla armonia dell’universo. La sua preoccupazione deriva dal non riuscire più a capire le motivazioni dell’animo umano. Per tornare con serenità al suo incarico decide quindi di ripetere la sua vita passata per riassaporare le sensazioni dimenticate. Inizia così la saga dell’Immortale, liberamente tratta da quell’Epos di Gilgamesh che costituisce la prima testimonianza scritta della civiltà umana. Insoddisfatto re di Uruk, Gilgamesh è ossessionato dall’idea di dover morire e il provvidenziale aiuto di Utnapistim (che nell’interpretazione di Wood è un marziano) gli farà coronare il suo sogno. Ma l’immortalità è un dono avvelenato e il passaggio dei secoli e delle civiltà lo lascerà sempre più pessimista e disincantato. Dopo l’olocausto che stermina la vita sulla Terra (forse la pagina più alta di tutta la carriera di Wood) Gilgamesh parte con 12 bambini ibernati alla ricerca di un nuovo pianeta da colonizzare: si stabilirà su Sumer, sventerà la minaccia dei Primordiali e alla fine entrerà nei ranghi dei Guardiani, chiudendo quindi la sua vicenda con una circolarità ed una cura perfette, quasi impossibili da trovare in altre storie di Wood.

[MEA CULPA! MEA CULPA! MEA MAXIMA CULPA! All’epoca non sapevo la vera origine di Gilgamesh, che è una creazione del solo Luis “Lucho” Olivera. Gilgamesh, el Inmortal esordì su Anuario D’Artagnan nel dicembre 1969 con una storia in cui c’era già TUTTA la vicenda poi raccontata da Wood, dalle origini alla fine del mondo, prevista per il 10 novembre 1984. La serie originale continuò per dieci episodi (testi e disegni del solo Olivera) fino al 1973, quando Sergio Mulko subentrò ai testi e la scrisse per oltre 20 episodi.
Robin Wood rilanciò la serie nel 1980, probabilmente quando Olivera aveva concluso la sua collaborazione con la Record, facendone in pratica un “reboot” come avviene regolarmente nel mercato nordamericano dei supereroi]

I primi trentacinque episodi di Gilgamesh meritano solo lodi: Wood avrebbe potuto raccontarci centinaia di vicende sparse per la Storia e invece si limita a 20 (bellissimi) episodi autoconclusivi dopo la prima miniserie introduttiva in 5 puntate. La molteplicità dei livelli di lettura è un importante valore aggiunto, e che dire poi di quei 10 episodi indimenticabili in cui Gilgamesh è l’unico attore sulla scena… Ma con la trasferta spaziale la serie scadrà molto, sia a livello testuale che grafico. Verso la fine ritroveremo parte dell’eccellenza dei primi tempi, ma la stagione migliore era già finita da un pezzo. Di sicuro Gilgamesh è stata una delle serie più importanti mai pubblicate dall’Eura e, escludendo gli episodi meno riusciti, un capolavoro attuale a tutt’oggi. Malgrado la bella conclusione definitiva, in Argentina Gilgamesh è continuato senza Wood [E molto a lungo: l’ultimo episodio scritto da Grassi è comparso in Argentina nel 1998! Che si trattasse di una ristampa? Grassi però scrisse solo pochi episodi, mentre quelli successivi alla gestione Wood erano di Ferrari]. Come si confà a un’opera della sua portata, Gilgamesh ha avuto varie ristampe: in inserto tuttocolore su Skorpio dall’11/88 al 6/89, su Euracomix (12 volumi) e in una collana tutta sua di 12 volumetti bonelliani.