domenica 13 settembre 2026

Sospesi nel tempo

 

Da qualche giorno Blogger non aggiorna il blogroll che è fermo a quattro giorni fa. Da quanto ho potuto vedere è una cosa generalizzata, non riguarda solo il mio profilo o i device da cui accedo. Poco male, riscopro il gusto della ricerca per vedere se ci sono novità.

venerdì 11 settembre 2026

1776: Uniti per l'Indipendenza

Avventura celebrativa per il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza Americana. La strega arturiana Morgana Le Fay è tornata indietro nel tempo per far vincere gli Inglesi, cosa che metterebbe a repentaglio la nascita degli Stati Uniti e quindi la sicurezza del mondo intero. Eh, già: questo è il tono. Con l’aiuto mistico di Cagliostro (immagino una sua versione Marvel già vista altrove) Benjamin Franklin viaggia nel tempo per avvertire il Dottor Strange della minaccia e così lo Stregone Supremo raggruppa il proverbiale manipolo di eroi. Bruce Banner e Tony Stark avanzano i dubbi sui viaggi nel tempo che ogni lettore si sarà già posto, ovvero l’impossibilità di modificare veramente il passato, ma Strange spiega che Morgana è immortale e ciò comporta che bla bla bla. Giustamente Banner avanza anche l’ipotesi che forse una Guerra d’Indipendenza vinta dagli Inglesi possa non essere una cosa negativa ma il piano della villain prevede la frammentazione dei potenziali Stati Uniti in una dozzina di nazioni come quelle europee: quindi gente in perenne competizione che ogni tanto si fa la guerra. Sembra che Straczynski si diverta a rendersi ridicolo.

Capitan America, l’Uomo Ragno, Hulk, Iron Man e la maga Clea vanno quindi nel passato ma almeno non si limitano a tirare mazzate a destra e a manca, infatti 1776 è più che altro una lunga lezione di Storia che racconta anche fatti poco conosciuti come l’ambizione del generale Gates che voleva fare le scarpe a Washington. Ma forse sarebbe stato meglio abbondare con le mazzate, perché tra citazioni letterali e altre dichiarazioni roboanti la narrazione si inceppa e si frammenta. Per fortuna Straczynski non lesina sull’umorismo, che all’inizio pare fuori luogo ma alla lunga è una panacea – o almeno fornisce un minimo di sollievo.

I disegni sono assai schizofrenici. Le matite sono di Sean Damien Hill e Ron Lim: il primo dovrebbe essere quello realistico mentre l’altro è più cartoonesco e i loro stili non si integrano bene. A peggiorare le cose c’è la caterva di inchiostratori che ha lavorato sulle tavole: Jay Leisten, Roberto Poggi, Oren Junior e Scott Hanna. Il disegnatore realistico, che sia o meno Hill, a volte viene inchiostrato con grande cura e raffinatezza e i molti tratteggi non appesantiscono affatto i disegni, ma più spesso il ripasso è impreciso, quasi goffo, fino ad arrivare a delle vere distorsioni anatomiche. E queste differenze nella resa si vedono addirittura in una stessa tavola.

L’impressione è che la Marvel abbia voluto fare non tanto una miniserie celebrativa quanto una lezione di Storia indirizzata ai lettori più giovani con il viatico dei supereroi come esca, e infatti nonostante alcune sequenze vagamente realistiche e drammatiche (l’Uomo Ragno si becca una pallottola, ma è per spirito patriottico e quindi va bene) i combattimenti rimangono sullo sfondo e coinvolgono più che altro le fantasiose orde di mostri evocate da Morgana. In ogni caso l’uso di tutte quelle persone nel comparto grafico mi fa pensare a una certa improvvisazione o a una corsa disperata per arrivare in tempo alla data d’uscita. L’impressione che sia una miniserie raffazzonata mi viene in parte confermata dal fatto che Pete Woods abbia ritratto nelle prime copertine dei cinque comic book originali dei supereroi che poi nella storia non ci sono!

lunedì 7 settembre 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: El Gordo y el Flaco (1971)

Oggigiorno è facilissimo procurarsi almeno virtualmente il materiale della Columba, quindi questa ormai non più ipotetica ricognizione sulle serie inedite di Wood è un po’ inutile perché chiunque sia interessato può toccare con mano direttamente il prodotto. Abbiate pazienza, devo pur inventarmi qualcosa per mandare avanti il blog. Diciamo che questa iniziativa potrebbe essere utile a qualche appassionato per decidere se imbarcarsi in download molto pesanti o nella lettura di quelle migliaia di tavole che ha già scaricato.

El Gordo y el Flaco

Praticamente nessuna delle prime serie di Wood era pensata per essere tale ma Nippur, Dennis Martin, Billy Grant, Big Norman, Jackaroe e anche Tino e Poppy di Lei e Io erano semplicemente i protagonisti di “liberi”. Anche il Pepe Sanchez cui sarà dedicata una serie nel 1975 esordì già nel 1969. Curiosamente, personaggi che invece erano pensati per essere ricorrenti venivano spacciati per protagonisti di unitarios oppure non fecero in tempo che a fare un’unica rapida apparizione.

Tra gli ultimi anni ’60 e i primissimi ’70 le riviste della Columba erano dei calderoni germinativi rigurgitanti di personaggi che evidentemente si speravano abbastanza graditi ai lettori da imbastirci una serie di successo. Ovviamente le storie scritte da Wood che terminavano con la morte del protagonista (come El Filibustero disegnato da Garcia Lopez nel 1968) o con il suo ravvedimento forzato (lo spassoso Billy Wood disegnato da Haupt nel 1972) non erano adatte alla bisogna, ma con ogni probabilità El Gordo y el Flaco rientra nella categoria delle serie “potenziali”, per quanto Wood non lo citi nel famoso elenco presentato su Fumo di China 26 – ma d’altra parte non citava nemmeno il trittico Hjalmar-Sagrant-Harald né Jack Robin, che una serie lo era veramente.

In questo fumetto Wood riprende la formula del buddy movie che frequenterà con maestria in futuro e che aveva già dato dimostrazione di gestire bene, prendendo però ispirazione anche da una celeberrima coppia comica cinematografica: in un commissariato argentino lavorano infatti Hurt e Martinez, il primo soprannominato “Gordo”, cioè grasso, mentre il secondo è magro come Boedo. Probabilmente è opportuno specificare che «gordo» e «flaco» sono due dei soprannomi di base argentini, ma sono anche i nomignoli con cui sono conosciuti nei Paesi ispanofoni Stan Laurel e Oliver Hardy.

Alla coppia viene affidata una missione importante: è stato scoperto che un importatore giapponese di orologi in realtà traffica in eroina e così i due dovranno scortarlo fino a Tokio con l’ordine di proteggerlo come fosse loro figlio, visto che sicuramente ha informazioni importantissime sull’organizzazione di cui fa parte che potrebbe volerlo liberare come eliminarlo fisicamente. E infatti già in California cominciano gli attentati.

El Gordo y el Flaco è un misto di umorismo e poliziesco: ci sono personaggi pittoreschi, battute, tormentoni (al “Grasso” non piace ovviamente essere chiamato così) ma Wood non lesina sui morti ammazzati, tra cui uno che si becca un proiettile in fronte in bella vista. La storia si sviluppa in maniera sin troppo rapida e benché sia perfettamente conclusa si avverte il rimpianto per aver sprecato due protagonisti che, sebbene meno originali di un guerriero sumero filosofeggiante o di un agente segreto ridanciano che lancia coltelli, avrebbero potuto dar vita a un bel filone di storie. Ma evidentemente il gusto del pubblico o altri motivi editoriali non fecero concretizzare questa opzione.

Dignitoso il lavoro di Vogt, anche se più schematico di quanto fosse solitamente all’epoca.

Da notare che la riedizione a colori del 1985 venne rimontata (cosa non inedita ma comunque rara in Columba) con qualche dialogo aggiornato e una presentazione differente dei personaggi, come se fossero appunto protagonisti di una serie: venne persino introdotta come sottotitolo una citazione da Stanlio e Ollio, quasi fosse il titolo di quel presunto primo episodio. Ma ovviamente (a maggior ragione a distanza di quasi quindici anni) non ci fu alcun seguito.

venerdì 4 settembre 2026

Ancora gatti, ancora Giappone, ancora intelligenza artificiale

https://www.youtube.com/@GingerDailyMeow

https://www.youtube.com/@GingerKittenStory-NBmedia

https://www.youtube.com/@CatBros3D

https://www.youtube.com/@mccatcooking1

https://www.youtube.com/@AICatLife888

https://www.youtube.com/@Catslifestyle98

https://www.youtube.com/@aiaidoga

È incredibile la quantità e la qualità di questi video. Qui sopra ho messo solo una minima parte di quanto si trova su YouTube. L’intelligenza artificiale non solo permette di creare video molto buoni, ma anche di produrli a una rapidità incredibile. Ruberà il “lavoro” agli youtuber “veri”? Almeno i gatti non supplicano di iscriversi-mettereunbellike-attivarelacampanellina.

mercoledì 2 settembre 2026

Le serie di Robin Wood inedite in Italia: Primera Fundacion de Buenos Aires (1992)

Niente tiritera sulla Columba e la reperibilità dei suoi fumetti online, stavolta: qui si parla di un volume di altra provenienza e di facile reperibilità materiale.

Nel 1992 ricorreva il cinquecentenario della Scoperta dell’America e la meritevole casa editrice spagnola Planeta-De Agostini pubblicò una collana per celebrare la ricorrenza. Ricordate quando la Planeta-De Agostini pubblicava fumetti anche in Italia? Bei tempi, quelli. Di questi «Relatos del Nuevo Mundo» fino a pochissimi anni fa nel Belpaese si è visto solo il Caboto di Zentner e Mattotti ma recentemente Nicola Pesce Editore ha annunciato anche il volume di Breccia padre dopo aver pubblicato quello di Micheluzzi. I volumi della collana vertevano ovviamente su personalità legate alla scoperta, all’esplorazione e alla conquista delle Americhe ed erano costituiti (oltre che da un’introduzione) da un fumetto dalla classica durata di 46 tavole e da un ricchissimo apparato redazionale. Per raccontare un episodio inerente quella che diventerà l’Argentina l’editore pensò bene di ingaggiare degli autori che lavoravano per quel mercato.

Per insaporire la storia Wood ricorre a un po’ di realismo magico, scelta non inedita ma poco comune nei suoi fumetti: a introdurre la storia sono degli scheletri in armatura, i fantasmi di quanti parteciparono all’avventura che compaiono in sogno a Domingo Irala, teoricamente il protagonista del fumetto. “Teoricamente” perché Primera Fundacion de Buenos Aires è una storia corale e Domingo è uno dei tanti personaggi attirati da una nuova spedizione verso le “Indie” organizzata con faraonica profusione di mezzi da Pedro de Mendoza, già gravemente malato. Il sottotitolo del volume non a caso è La Spedición Maldita: una volta giunti a terra gli avventurieri speranzosi fondano la città (ma credo sia meglio dire l’avamposto) di Nuestra Señora de los Buenos Aires però la situazione non è delle migliori. La zona è inospitale e scarseggiano sia animali che piante commestibili, cosa drammatica per loro che dalla Spagna non hanno portato né bestiame né sementi. Per fortuna trovano degli indigeni che, per quanto in ristrettezze pure loro, possono fornire un minimo di carne e pesce in cambio delle proverbiali perline colorate. Ma la situazione precipita e alcuni guasti diplomatici con gli indios portano a una battaglia sanguinosissima e poi a un assedio ancora più falcidiante. Sarebbe la fine se non fosse che la donna india unitasi a Domingo spiega ai potenziali conquistadores (tra cui molti tedeschi) come trovare e mangiare radici e suggerisce di andare a cercare cibo e aiuto presso altre tribù.

Passano gli anni e da Buenos Aires il contingente si spinge all’interno alla ricerca delle favoleggiate città d’oro, ovviamente senza risultati. E nel 1556 anche Domingo Irala troverà la morte, ma sarà una morte serena a differenza di quella degli altri, dopo vent’anni da governatore di Nuestra Señora de la Asunción e guardando disincantato la marea di illusi che continua a riversarsi nelle Americhe alla ricerca dell’El Dorado, della Città del Re Bianco, della Città del Sole.

Pur essendo un lavoro su commissione Wood non rinuncia alla sua personalità e non mancano i suoi marchi di fabbrica come le didascalie auliche e (per quanto limitata dalle circostanze) un po’ di ironia. Il gusto per l’aneddotica non rallenta la narrazione ma la arricchisce: si veda in particolare l’episodio della ragazza imbarcatasi in incognito per seguire l’amato la cui scandalosa unione fuori dal matrimonio viene risolta dalla provvidenziale presenza di un prete nella ciurma. Come già diede prova di saper fare in altri contesti, Wood riesce a inserire moltissime informazioni in uno spazio tutto sommato limitato, senza però dare l’impressione di fare dell’infodumping forzato.

Lo stile adottato da Lito Fernandez (cioè dal suo studio dell’epoca, ovviamente) non è tra quelli che preferisco. I contorni delle figure non sono molto marcati e i tratteggi caotici contribuiscono a rendere poco incisivi i soggetti raffigurati: sono adatti per rappresentare le venature del legno, decisamente meno per le barbe o i vestiti. Va detto che anche la disposizione delle vignette non è sempre efficace e a volte il senso di lettura viene meno. Una colorazione molto vivace facilita la leggibilità e, appunto, vivacizza tutto l’insieme.

La «referencia historica» in appendice è affidata a Manuel Lucena.